Procedimento disciplinare per il presidente del comitato “Ss Rosario” Vaccone

La notizia circola ormai con insistenza negli ambienti dell’ospedale di comunità “Ss Rosario” e non solo: Gianni Vaccone sarebbe finito al centro di un procedimento disciplinare.
Al momento non è chiaro per quale motivazione, fatto sta che da più parti temono che con questo fardello sulle spalle il presidente del comitato “Ss Rosario” possa essere più debole e vulnerabile nelle sue battaglie per la difesa del nosocomio.
Nei mesi scorsi tra vaccinazioni e servizio di portineria Vaccone è stato spesso al centro dell’attenzione. Tuttavia, nessuno immaginava che si potesse arrivare a tanto. Gli amici raccontano che il presidente del comitato sarebbe rimasto stupito dall’arrivo della nota con la quale veniva annunciata l’apertura del procedimento.
Chiaramente si tratta di una prassi prevista nel pubblico impiego, e Vaccone avrà tutte le possibilità e i modi per difendersi. Però secondo alcuni questo procedimento potrebbe rischiare di indebolire le battaglie del comitato, soprattutto ora che con il presidente-commissario Donato Toma era stato trovato, grazie pure al sindaco Alfredo Ricci, un punto di contatto.
Ovviamente la speranza di tutti è che le due questioni possano restare scisse, con Vaccone ancora in prima linea per la difesa della sanità venafrana.
Per il “Ss Rosario”, a seguito dell’incontro con Regione-gestione commissariale e Asrem si erano aperti spiragli positivi. La comunità locale attende l’attivazione dei servizi promessi. Adesso c’è la ‘preoccupazione’ per il procedimento disciplinare nei confronti del presidente del comitato, che da anni si batte per il “Ss Rosario”, e che – anche se il procedimento non deriverebbe dall’attività del comitato – potrebbe essere ricondotto a più miti consigli.

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Centrale a biogas, il Comitato: basta silenzi

Alza di nuovo la guardia il Comitato “Riccia Borgo Pulito” in merito alla centrale a biogas da realizzare in contrada Piano della Melia. Il 15 aprile si è concluso, ai sensi della legge 241/90, il procedimento di dichiarazione di inefficacia della Procedura abilitativa semplificata in cui si autorizzava il progetto del mega impianto. Al momento non è dato sapere – rileva il Comitato – se la ditta “Agrimetano Sud” abbia presentato osservazioni e intergrato la documentazione mancante né se le osservazioni presentate da “Riccia Borgo Pulito” saranno accolte. «Nessuno pensi di ripetere i 18 mesi silenzi che hanno permesso l’approvazione di quel progetto in violazione delle norme urbanistiche e ambientali» avverte il Comitato che torna a bocciare l’impianto sul piano formale e sostanziale «perché non vi erano le condizioni giuridiche per autorizzare la costruzione di quell’impianto industriale in quella zona agricola, perché non è possibile reperire, in regime di filiera corta, le biomasse necessarie al suo funzionamento, perché erano state omesse la valutazione di incidenza ambientale e quella dell’effetto cumulo con un impianto identico già autorizzato in quella zona». E c’è una presa di distanza anche rispetto all’exit strategy intrapresa dalla capogruppo dem a Palazzo D’Aimmo ed ex sindaca di Riccia Micaela Fanelli che, con una mozione, sposta il problema dal Comune alla Regione chiedendo al governatore Toma di porre sull’area in questione un vincolo ambientale. «Seppure venisse discussa e approvata – sostiene il Comitato – non avrebbe alcun effetto giuridico e rappresenterebbe solo uno specchietto per le allodole atto a favorire la realizzazione della centrale».
Il problema è in capo al Comune che deve risolverlo «rendendo nulla, in autotutela, l’autorizzazione», così come suggerito nelle osservazioni dal sodalizio civico. «All’amministrazione comunale il compito di dimostrare che non vuole la realizzazione di quella “centrale”. Sicuri delle nostre ragioni e forti anche della collaborazione degli studi legali e tecnici che hanno offerto disinteressatamente la loro collaborazione, continueremo a lottare, senza precluderci alcun percorso, per impedire la realizzazione della centrale» conclude il Comitato.

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Campobasso. San Giovannello, da luogo sacro a ‘culla’ di inciviltà e degrado

Da luogo sacro a ‘vergogna’ della città. La collina di San Giovannello continua ad essere presa di mira dagli incivili. L’ennesima segnalazione da parte di un nostro lettore mostra le condizioni di totale abbandono e degrado dell’area, da anni oggetto di atti vandalici e azioni irrispettose ad opera di anonimi delinquenti cresciuti a “pane e anarchia”.
Dagli scarabocchi lungo il perimetro della struttura alle scritte sgrammaticate e blasfeme disegnate da writers improvvisati su muri e strade: a regnare è la totale mancanza di rispetto non solo nei confronti di un’area pubblica ma soprattutto di un luogo sacro ben lontano da certe esternazioni.
Anche la pineta che ‘veste’ la collina è ridotta ormai ad una latrina. Cumuli di immondizia abbandonati lungo il sentiero rappresentano solo un assaggio dello scempio che attende i visitatori una volta raggiunta la cima.
Insomma, l’ennesimo esempio in città di un luogo pubblico in cui degrado e abbandono sono all’ordine del giorno.
Solo un sistema di videosorveglianza adeguato, maggiori controlli, soprattutto nelle ore notturne e sanzioni certe potrebbero scoraggiare i vandali o quantomeno limitare i danni di un fenomeno che sembra aver preso ormai il sopravvento.

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