Scoperta maxi-frode fiscale nel settore della ristorazione, coinvolta società isernina

Sarebbe coinvolta anche una società isernina nell’importante operazione della Guardia di Finanza di Trento che ha fatto emergere un vasto sistema di frode fiscale riconducibile al settore della ristorazione, con un giro di affari illecito stimato in più di 1,2 milioni di euro. L’indagine ha interessato un locale dell’Alto Garda e si è allargata fino a coinvolgere una società molisana.
Le indagini sono iniziate con un controllo in un ristorante “all you can eat” che apparentemente aveva un solo dipendente, nonostante il locale fosse aperto a pieno regime. La realtà venuta a galla è molto diversa: il locale si avvaleva di 39 lavoratori, formalmente impiegati da quattro società compiacenti con sedi anche a Roma, Firenze, Palermo e Isernia.
Il sistema si sarebbe retto su contratti di appalto e distacco di personale fasulli, con società schermo che avrebbero emesso fatture per prestazioni mai effettivamente svolte, nascondendo così una somministrazione illecita di manodopera. Dalle testimonianze raccolte, i lavoratori, in maggioranza stranieri, credevano di essere dipendenti diretti del ristorante, poiché era la direzione del locale a fissare stipendi, orari e mansioni, senza alcun contatto con le società che li assumevano formalmente.
Un caso emblematico riguarderebbe un dipendente che ha scoperto la verità solo ispezionando il mittente del bonifico dello stipendio. In seguito ai rilievi della Guardia di Finanza, le fatture sono state dichiarate inesistenti dal punto di vista giuridico.
La frode ha portato alla contestazione di evasioni contributive superiori a 300.000 euro, sanzioni pari a 260.000 euro e al recupero di un’Iva indebitamente detratta per oltre 206.000 euro.

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Palazzo Jadopi, via libera ai pagamenti per il recupero

La Regione Molise compie un nuovo passo in avanti nel lungo percorso di recupero e valorizzazione di Palazzo Jadopi. Con la determina dirigenziale numero 6587 del Servizio Infrastrutture e Lavori Pubblici, è stata formalizzata la liquidazione di alcune spese tecniche relative al primo avanzamento dei lavori.
L’intervento, finanziato con 2,4 milioni di euro a valere sul Psc Regione Molise – Fsc 2014-2020, rientra nel programma approvato con la delibera di Giunta numero 96 del febbraio 2018. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: restituire a Palazzo Jadopi la dignità di “Porta di rappresentanza della cultura molisana”, una vetrina simbolica e funzionale dell’identità regionale.
Il progetto definitivo, aggiornato a febbraio 2022 e approvato nell’aprile dello stesso anno, è stato posto a base di gara per l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dei lavori. Nel dicembre 2022 l’appalto è stato aggiudicato, tramite procedura aperta, alla Ici Impresa di Costruzioni Industriali spa. Il contratto, stipulato a giugno 2023, ha dato il via alla redazione del progetto esecutivo, successivamente trasmesso nell’ottobre e dicembre 2023.
Nel 2024 è arrivata l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise, mentre a luglio dello stesso anno è pervenuto il parere favorevole – seppur condizionato – del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco.
Ad ogni modo, dopo anni di attese e passaggi burocratici, nel 2024 è finalmente partito il cantiere. «Un’attesa durata anni che ora è davvero finita – commentava allora il consigliere regionale Roberto Di Baggio –. Lo storico palazzo nel cuore della città potrà tornare agli antichi splendori e avere una destinazione pari alla sua bellezza. Sarà la culla della cultura e della memoria storica dell’intera comunità».
A conferma della piena operatività dell’intervento, nel dicembre 2024 la ditta appaltatrice ha ricevuto un’anticipazione contrattuale del 20%, pari a circa 400mila euro. E alla fine di ottobre scorso il Direttore dei lavori ha trasmesso il primo stato di avanzamento per un importo di circa 250mila euro.
Il recente atto della Regione completa quindi la prima fase finanziaria dell’opera, con la copertura che resta interamente garantita dai fondi Fsc sul Bilancio della Regione Molise.
Il Palazzo Jadopi, edificio di fine Settecento, è un simbolo del centro storico del capoluogo pentro. Fu teatro di episodi legati al parlamentare Stefano Jadopi e agli eventi tumultuosi dell’Unità d’Italia, tra trattative garibaldine e repressioni borboniche. Sui balconi affacciati su Piazza Carducci, narra la tradizione, vennero esposte le teste dei sette garibaldini uccisi.
Tra storia documentata e suggestione popolare – si racconta ancora del fantasma che abiterebbe le sue stanze – quel palazzo oggi rinasce. Il processo di restauro si configura come un “ponte” tra pianificazione e realtà: un flusso controllato di risorse pubbliche destinato a restituire vita a uno dei monumenti più preziosi del patrimonio isernino e molisano.

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Depistaggio sull’omicidio Mattarella: confermati i domiciliari per Piritore

Il Tribunale del riesame di Palermo ha confermato gli arresti domiciliari per l’ex prefetto di Isernia, Filippo Piritore, indagato – come è noto – per depistaggio nell’inchiesta sul delitto dell’ex presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, assassinato il 6 gennaio 1980. La decisione dei giudici è arrivata dopo il rigetto dell’istanza presentata dalla difesa, che chiedeva la revoca del provvedimento disposto lo scorso 24 ottobre dalla Procura diretta da Maurizio de Lucia.
Secondo quanto ricostruito nell’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Piritore — ai tempi funzionario di polizia — avrebbe avuto un ruolo nella scomparsa di un guanto, lasciato sul luogo dell’agguato da uno dei killer. Quel reperto, potenzialmente decisivo, potrebbe essere stato sottratto o smarrito nelle fasi immediatamente successive al delitto, segnando una grave ombra sulle prime indagini.
Le conversazioni intercettate dalla Direzione investigativa antimafia, riportate da la Repubblica, mostrano un ex funzionario amareggiato e insofferente per l’inchiesta riaperta durante un colloquio con la moglie nel settembre 2024. In quelle stesse ore commentava di non vedere la fine dello stress legato all’indagine, lamentando interrogatori e sospetti dopo 45 anni.
Per la Procura, quelle frasi non sarebbero compatibili con l’atteggiamento di un pubblico ufficiale convinto di aver agito correttamente. Piritore, dal canto suo, si è detto innocente e avrebbe giustificato la mancanza del guanto come un possibile smarrimento avvenuto negli anni ’90, fase in cui — spiegava — l’evoluzione delle tecniche scientifiche avrebbe reso quel reperto meno rilevante rispetto alla prova del DNA.
La decisione del Tribunale del riesame chiude, per ora, il primo capitolo giudiziario di una vicenda che torna a gettare luce su una delle pagine più oscure della storia siciliana. Il delitto Mattarella, che segnò l’inizio simbolico degli anni di piombo nell’isola, continua così a generare interrogativi mai del tutto rimossi dal dibattito pubblico e giudiziario.

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