Mese: Novembre 2024
«Ragazzi, non rinunciate mai al vostro diritto di verità e giustizia»
La scomparsa di Emanuela Orlandi, quindicenne romana di cui si sono perse le tracce nel giugno del 1983, rappresenta uno dei misteri più oscuri e complessi della storia recente d’Italia. La vicenda, che ha catalizzato l’attenzione mediatica e sollevato questioni di enorme rilevanza
politica e sociale, è stata al centro di un importante incontro che si è svolto ieri a Venafro, presso la storica Palazzina Liberty. La conferenza, organizzata dalla Commissione regionale per la parità e le pari opportunità del Molise, ha visto protagonista Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che ha condiviso con il pubblico una testimonianza intensa, umana e coraggiosa. Tra i presenti, spiccava una folta rappresentanza di giovani studenti dell’Istituto “Giordano”, che ha seguito con attenzione e partecipazione l’intero evento.
Pietro Orlandi, per quasi tre ore, ha catturato l’attenzione del pubblico, raccontando con lucidità e passione i dettagli della vicenda di sua sorella e riflettendo sul peso della verità, della giustizia e del silenzio che da quarant’anni circonda il caso. La platea, composta da studenti, insegnanti e cittadini, ha dimostrato grande interesse e ha posto numerose domande, arricchendo un dialogo che si è rivelato non solo informativo, ma anche profondamente emozionante.
Gli studenti del “Giordano” si sono distinti per la qualità delle loro domande, che hanno spaziato dagli aspetti più personali della vicenda alla lotta per la verità portata avanti da Pietro. «Sono lieto di vedere tanto interesse da parte vostra – ha detto Pietro Orlandi –. Questo mi dà speranza e mi ricorda quanto sia importante continuare a parlare di Emanuela e di tutte le storie simili alla sua, che purtroppo non hanno avuto la possibilità di essere ascoltate».
Nel suo intervento di apertura, il sindaco Alfredo Ricci ha sottolineato l’importanza di coinvolgere le scuole in iniziative come questa: «Accolgo con piacere il fatto che le scuole siano state coinvolte in questa occasione, che mira a sviluppare nei giovani un giudizio critico. La
storia di Emanuela ci lascia con due sole certezze: è scomparsa e la verità non è ancora emersa. È fondamentale che le nuove generazioni comprendano la complessità dei fatti e si impegnino nella ricerca della verità, sia essa storica, sociale o umana. Ringrazio insegnanti e studenti per l’impegno dimostrato. È grazie a loro che possiamo continuare a porci domande e sperare che, prima o poi, la verità emerga».
Il sindaco ha inoltre ribadito come eventi di questa portata offrano l’opportunità di rafforzare il senso critico dei giovani, futuri cittadini, e di aiutarli a sviluppare la capacità di riflettere sulla realtà che li circonda.
La presidente della Commissione regionale per la parità e le pari opportunità, Giusi Di Lalla, ha espresso la sua gratitudine a Pietro Orlandi, definendo la sua testimonianza un vero atto di coraggio: «Abbiamo il dovere di rompere il silenzio che continua a spezzare vite. La vicenda di Emanuela è un simbolo di quanto sia importante parlare, denunciare e agire contro ogni forma di violenza. La tua storia ci ricorda che il coraggio di cercare la verità non deve mai venire meno, anche quando sembra che nessuno voglia ascoltare».
Di Lalla ha poi evidenziato come la lotta per la verità non riguardi solo il passato, ma anche il futuro, invitando i giovani presenti a non smettere mai di interrogarsi e a mantenere vivo il desiderio di giustizia.
Pietro Orlandi ha raccontato con grande partecipazione emotiva i primi momenti della scomparsa di Emanuela, descrivendo il dolore e la
confusione che la sua famiglia ha dovuto affrontare. «La mia famiglia viveva in Vaticano dal 1920 – ha spiegato -. Mio nonno si occupava dei cavalli, mio padre aveva un ruolo che richiedeva la sua presenza 24 ore su 24. Eravamo una comunità unita, felice, e io stesso ero convinto che quel luogo fosse il posto più sicuro del mondo. Poi è arrivato quel giorno, e tutto è cambiato».
Orlandi ha ricordato il senso di impotenza e il peso dell’indifferenza istituzionale: «Non conoscevo il male fino a quel giorno. La mia famiglia credeva che chiunque volesse aiutarci lo avrebbe fatto, compreso il Papa, che sei mesi dopo ci promise di fare tutto il possibile per riportare Emanuela a casa. Ma quella promessa è rimasta inevasa».
Orlandi ha rivelato alcuni dettagli emersi solo di recente, come la telefonata dei rapitori al Vaticano la sera stessa della scomparsa: «Il Papa era stato avvisato, e quella notizia avrebbe dovuto avere una rilevanza enorme. Eppure scelse di tacere. Permise che il silenzio e l’omertà avvolgessero questa storia, anteponendo l’immagine del Vaticano alla vita di mia sorella. È una scelta che non posso accettare».
Ha inoltre parlato del peso psicologico di quegli anni: «Cercavo Emanuela in ogni angolo, con il timore costante di trovarla morta. Vagavo in motorino, sperando di vederla da qualche parte, ma con la paura che quel giorno sarebbe stato il peggiore della mia vita. Quei minuti di attesa erano interminabili».
Alla domanda su come la vicenda abbia influenzato il suo rapporto con la Chiesa, Pietro ha risposto con sincerità: «Non attacco la fede né i credenti, ma non posso accettare il comportamento di uno Stato che ha scelto il silenzio e l’omertà. Ho perso fiducia in una parte di quella che consideravo la mia famiglia. Mi hanno voltato le spalle, dicendomi: “Ancora con questa storia di tua sorella? Non ti basta che ti abbiamo dato un lavoro?”. Questo mi ha fatto capire quanto sia importante mantenere un equilibrio e continuare a parlare».
Orlandi ha poi sottolineato come il suo impegno per la verità rappresenti un modo per onorare la memoria di Emanuela e di tutte le persone che, come lei, sono scomparse senza lasciare traccia.
L’incontro si è concluso con un appello sentito agli studenti: «Non rinunciate mai al vostro diritto di verità e giustizia. Il silenzio è il vero nemico. Continuate a porvi domande, a cercare risposte, a lottare per ciò che è giusto. La verità, anche se scomoda, è sempre un valore irrinunciabile».
La conferenza a Venafro è stata un momento di riflessione e di ispirazione, che ha lasciato un segno profondo nei presenti. La storia di Emanuela Orlandi, pur nella sua tragicità, è diventata un simbolo di resistenza e di impegno civile, ricordando a tutti che il coraggio di cercare la verità è il primo passo per costruire una società più giusta.
Marco Fusco
Foto di Gennaro Casolaro
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Scienza (e formazione) è donna: «Ricercatrici, armatevi di pazienza»
Solo il 31,2% dei giovani italiani tra i 25 e i 29 anni ha un laurea “contro” il 50% degli altri Paesi Ue. Il gap con il resto d’Europa è ancora più evidente quando si parla di discipline Stem (acronimo dall’inglese per scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) dove la media dei laureati in Italia è del 6,7%, rispetto al 12-13%.
Un divario, quello fotografato dagli ultimi dati Eurostat, che converrebbe colmare perché il mercato richiede 1,3 milioni di laureati e
diplomati Its entro il 2027, ma si trova a fronteggiare una mancanza di 8.700 profili specializzati all’anno. Infine, c’è la “differenza” di genere. Secondo un’analisi di McKinsey, anche se il numero delle donne laureate supera quello degli uomini, solo un laureato su tre nelle materie Stem è di sesso femminile: il 38%. E le donne occupano soltanto il 22% di tutti i posti di lavoro tecnologici nelle aziende europee.
Ieri nella sede di Pesche dell’Università degli studi del Molise la cerimonia di premiazione della seconda edizione del concorso “Stem is a Woman”, ideato dalla sezione di Isernia della Fidapa (patrocinato dal Comune di Isernia, a margine il sindaco Castrataro ha definito «un onore» la partnership del progetto) con la partecipazione e l’impegno del dipartimento Unimol di Bioscienze del territorio diretto dalla professoressa Stefania Scippa. La formazione scientifica ha assunto «sempre più una rilevanza in termini di occupazione. Si stima che oltre il 75% dei nuovi lavori richiede un percorso formativo in ambito Stem», ha sottolineato la prof. «Io sono molto contenta di questa collaborazione – ha aggiunto riferendosi al concorso – perché ha un impatto di sensibilizzazione sulle nuove generazioni per l’avvio di questi percorsi». L’Unimol copre tre dei quattro ambiti Stem: biologico, informatico, ingegneristico. Manca solo
quello matematico. «Penso sia una buona capacità di offerta quella della nostra università».
Testimonial d’eccezione due donne che nella vita hanno compiuto scelte di studi e carriera ancora in qualche modo considerate, a torto, maschili. Rita Mastrullo, prorettrice vicaria della Federico II: 50 anni da ingegnere, il titolo del suo intervento, e tante le sfide (vinte) da raccontare ai ragazzi che affollavano l’Aula Magna Galilei a Pesche. E Francesca Colavita: molisana, biologa specializzata in virologia, nel 2020 faceva parte del team che allo Spallanzani isolò il virus SarsCov2. «Da quell’esperienza, come tutti, abbiamo imparato che essere preparati e pronti è importanti, quindi il continuo lavoro è essenziale nel caso di nuove emergenze», ha detto. «Le malattie infettive sono imprevedibili, ce ne sono tantissime anche di nuove, quindi non si può escludere» un altro periodo difficile come quello dell’emergenza Covid. Quindi «è importante continuare a studiare, prepararsi anche a livello mondiale e stringere il più possibile collaborazioni a livello internazionale per unire le forze». Cruciale per la gestione delle infezioni emergenti, l’aspetto ambientale. «Il cambiamento climatico c’è – ha confermato Colavita – e sta influenzando la circolazione di molte infezioni». Ai giovani ieri mattina la giovane ricercatrice ha trasmesso la sua passione, il rigore dello studio continuo. E un consiglio: «Che i ragazzi seguano le loro passioni con determinazione, resilienza e, se si parla di ricerca, anche di pazienza».
Per l’ateneo molisano quella di ieri è stata anche l’occasione di un confronto sulle politiche di genere nell’accesso alla formazione e poi al mondo del lavoro. Ma non solo. Un futuro lavorativo solido, stimolante e che, come sancisce la Costituzione, realizzi le aspirazioni di ognuno si costruisce sulle competenze. Quelle scientifiche ma non solo. Ne è convinto il prorettore di Unimol delegato alle Iniziative strategiche Giuseppe Vanoli. E il tema delle competenze non è di genere. Fornirle a tutti i suoi studenti è uno dei pilastri della mission di un’istituzione di alta formazione. Certo, però, l’attenzione dell’Università al superamento degli ostacoli che ancora oggi impediscono la parità e mantengono spesso, e in troppi ambiti, intatto il soffitto di cristallo è alta. «Il rettore Brunese ha voluto mettere a punto il bilancio di genere, c’è un piano che verrà riapprovato nei prossimi anni». Iniziative, queste e altre, che dimostrano la linearità dell’ateneo nell’avere «atteggiamenti e gestioni coerenti con la possibilità che le donne partecipino alla vita lavorativa, accademica e agli studi». Altro è, ha concluso Vanoli, il dato di fatto. «Non è un tema di competenze. Le competenze sono dell’universo maschile e dell’universo femminile».
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