Salvini sul ponte Sente: riaprirà al traffico nell’estate 2024

«Ciao sindaco, il tuo Comune è raggiungibile davvero comodamente». Si è presentato così il Ministro Salvini, sfoggiando tutta la sua simpatia e ironia, ieri pomeriggio all’imbocco del viadotto Sente, lato molisano. E una delle prime mani che ha stretto è stata proprio quella del sindaco Errico Borrelli, che ha aspettato, da padrone di casa, il «signor ministro» con tanto di fascia tricolore. Si temevano contestazioni all’arrivo dell’esponente del governo centrale, e il vasto spiegamento di forze dell’ordine coordinato dal dottore Marcovecchio della Questura di Isernia lo ha lasciato intendere, invece, nonostante la pioggia battente, due ali di pubblico, sindaci e semplici cittadini, hanno accolto con un applauso «il Capitano». Oltre a Borrelli c’era la sindaca di Castiglione Messer Marino, Silvana Di Palma, cioè dell’altro Comune, nel Chietino, che risente maggiormente della perdurante chiusura del viadotto, insieme al vicesindaco Felice Marco Nozzi; i primi cittadini di Pietrabbondante, Poggio Sannita, ovviamente il sindaco Daniele Saia, accompagnato dall’ingegnere Franco Marcovecchio, il sindaco di Trivento, Pasquale Coralle, alcuni sindaci abruzzesi, il consigliere Carlo Moro in veste di rappresentante della Provincia di Chieti, e il presidente della Provincia di Isernia, Alfredo Ricci. A chiudere il palco delle autorità, o meglio ad aprirlo per importanza, il prefetto di Isernia. Poi lo stato maggiore della Lega, a partire dal consigliere giuridico del ministro, l’avvocato Marone e tanti cittadini. Una nota di colore: da Castiglione una folta delegazione ha raggiunto il luogo dell’appuntamento attraversando a piedi il ponte chiuso al traffico, sotto la pioggia. Presenti anche alcuni comitati, come l’Articolo 32 di Castiglione e il gruppo guidato da Giorgio Iacapraro. Prima di dare la parola al ministro Salvini, l’ingegnere Marasco, capo compartimento dell’Anas Abruzzo e Molise, ha illustrato gli aspetti tecnici dell’intervento che, salvo intoppi, prenderà il via già nei prossimi mesi. «Il progetto esecutivo che abbiamo presentato in Provincia necessita di una copertura finanziaria di almeno tredici milioni di euro, per la prima fase di interventi – ha spiegato l’alto dirigente dell’Anas – Questo ci consentirà, nell’arco temporale di una decina di mesi, di riaprire al traffico, in assoluta sicurezza l’importante arteria di collegamento tra Abruzzo e Molise. La seconda fase, che prevede migliorie tecniche, la si potrà realizzare, con un’altra dotazione economica che dovrà arrivare dal Ministero, anche in corso d’opera. A quel punto la riapertura potrà essere senza limitazioni. La priorità è riaprire al traffico il viadotto che al di là dell’effettivo utilizzo in termini di volume di traffico è un’eccezionale opera di ingegneria che va salvaguardata per il futuro». Dettagli tecnici a parte, la cosa certa, confermata dal numero uno dell’Anas, è che il ponte riaprirà. Lo ha assicurato lo stesso ministro Salvini: «Questo progetto esecutivo non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza, anzi, di ripartenza. Senza fare miracoli, perché non ne siamo capaci, stiamo mettendo mano ad oltre cento opere, su tutto il territorio nazionale, che erano state dimenticate dai precedenti governi. Il ponte Sente riaprirà, per ridare connessione tra due regioni, per riconnettere economicamente e socialmente, anche culturalmente l’Abruzzo e il Molise» ha aggiunto tra gli applausi Salvini. «Bravo ministro!» l’interruzione dal pubblico presente. E il vice premier di rimando: «Non sono bravo, faccio solo il mio lavoro, perché sono il ministro delle Infrastrutture. Mi pagate lo stipendio anche per riaprire questa opera dell’ingegneria che ha la mia stessa età, sono del ‘73, ma vi assicuro che sta meglio il viadotto Sente, ha sicuramente meno acciacchi di me. Scherzi a parte, il problema è che si è lasciato chiuso questo ponte per cinque lunghi anni, con tutti i danni al tessuto economico di due entità territoriali e sociali contigue. Avete la fortuna di vivere in un territorio stupendo, ma non è possibile che ci voglia mezza giornata per arrivarci. Ogni euro speso qui in Molise e in Abruzzo vale doppio, per quel che mi riguarda, e per questo vi posso assicurare che ci vedremo qui tra un anno, spero anche prima, per riaprirlo al traffico. Diamo una data: l’estate del 2024 – si è sbilanciato in un pronostico il ministro – Ormai posso dire di aver fatto un master sui ponti, visto che me ne sto occupando in tutta Italia. Due ponti gemelli e bellissimi, quello sullo stretto di Messina e questo sul Sente, che in realtà si chiama “Longo”, intitolato alla memoria di chi ha perso la vita nella sua realizzazione. Insieme alla figlia di quell’operaio, che è qui presente con me, vi do appuntamento a tra un anno per la sua riapertura. Potete contare su di me, come Molise e alto Molise, e sulla struttura del mio Ministero». Parola di Matteo Salvini.
A margine dell’intervento, rispondendo alle domande dei cronisti, il vicepremier ha parlato anche di sanità, ribadendo che ci sono margini di miglioramento rispetto alla situazione attuale.
Per quanto riguarda il sistema ferroviario ha garantito invece interventi miliardari che riguarderanno tutte le regioni.
Sui cinque anni di legislatura che volgono al termine, stoccata a Toma: il voto dato a noi nel 2018 è stato utilizzato male da altri, interlocuzione con il governatore uscente non è stata al top.

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In sala solo le emergenze, Castrataro: pronti a tutelare i cittadini con ogni azione

A meno di un miracolo, da inizio giugno saranno sospesi gli interventi chirurgici d’elezione e saranno possibili solo quelli urgenti.
Come anticipato da Primo Piano Molise il 24 maggio scorso, la cronica emergenza di personale medico si è abbattuta ancora sul Veneziale imponendo di fatto lo stop agli interventi di routine per l’impossibilità di fare fronte alle necessità con soli 7 medici anestesisti. Ne servirebbero almeno altri tre di medici da inserire nello staff degli anestesisti e rianimatori oltre a qualche innesto per quanto riguarda il personale infermieristico, parimenti indispensabile.
Non è un fulmine a ciel sereno, perché l’Asrem è stata avvisata con note ufficiali fin da febbraio di quello che di lì a qualche mese sarebbe potuto accadere.
Il sindaco Piero Castrataro, l’unica voce a rompere il silenzio assordante che ha circondato la notizia del paventato stop agli interventi programmati di qui a qualche giorno, ha incontrato – come aveva annunciato proprio su queste colonne – la dirigenza Asrem.
Una prima interlocuzione con i vertici dell’azienda sanitaria regionale che lo hanno rassicurato circa l’impegno con il quale la vicenda è seguita da via Petrella. Potrebbe arrivare qualche innesto, ma la tempistica non è chiara.
E fino a quando al Veneziale non si vedranno altri medici anestesisti in supporto a chi fino ad oggi ha fronteggiato le emergenze, la situazione è destinata a rimanere quella paventata qualche giorno fa: solo interventi chirurgici di emergenza. Con le conseguenti ricadute sulle liste d’attesa.
«Se non fosse così, siamo pronti a qualsiasi azione affinché venga tutelato il diritto alla salute» annuncia il primo cittadino di Isernia a margine del Consiglio comunale.
Un film già visto, purtroppo. Negli ultimi mesi, la carenza dei medici si è abbattuta su quasi tutti i reparti del nosocomio isernino: dal Pronto soccorso all’Ortopedia, dalla Pediatria all’Oculistica.
E, ultimo ma non per ultimo, anche sul reparto di Psichiatria dove non si ricoverano più pazienti perché i medici (pochi) devono gestire anche la indispensabile attività che si eroga sul territorio. Quindi, i pazienti che necessitano di assistenza ospedaliera vengono ricoverati al Cardarelli.
E, per restare alle sale operatorie degli ospedali regionali, lo stop agli interventi d’elezione – quindi programmati – ha già interessato ad aprile il San Timoteo e adesso tocca il Veneziale che è l’unico ospedale della provincia di Isernia.
Negli ultimi mesi, nel reparto di Anestesia e Rianimazione sono andati via in tre: medici che hanno raggiunto l’età pensionabile e che non sono stati rimpiazzati. Si aspetta con molta apprensione l’esito del concorso che dovrebbe concludersi di qui ad un paio di settimane ma di contro potrebbe anche non finire come desiderato. Troppo spesso, ed è capitato ciclicamente, non si riesce a dare una conclusione positiva alle procedure concorsuali. Bandite e poi deserte.

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Denuncia shock di Izzo: nostra candidata picchiata

«A lista ultimata e a raccolta firme ultimata, personalmente ho ricevuto una minaccia telefonica ed è stata minacciata, nonché violentata, una nostra candidata, nell’ambito familiare».
I giornalisti, convocati emblematicamente davanti al Palazzo di Giustizia, sono sbigottiti. Emilio Izzo fa un breve sospiro e va avanti. La sua dichiarazione, ha premesso, sarà breve e sui contenuti non rilascerà poi interviste. È però una pubblica denuncia, per questo insieme ai compagni di movimento ha deciso di formularla davanti al Tribunale di Campobasso.
«Quindi noi ci siamo trovati – aggiunge il candidato presidente di “Io non voto… i soliti noti” – all’indomani della presentazione delle liste a non poter candidare una donna per salvarla… perché noi avevamo tutto, per salvarla non abbiamo presentato i suoi documenti in Tribunale ma capirete che per fare questo abbiamo dovuto eliminare anche due uomini (dalla lista, ndr) per ristabilire la percentuale di legge, 60-40».
Ripete quindi «a chiare lettere» e spiega meglio: «Qualcuno in questa famiglia ha picchiato e minacciato una congiunta perché non doveva più essere candidata in questa lista. E abbiamo attenzionato a chi sappiamo noi la situazione. Lo dico perché chi ha commesso questo grave reato dovrà sapere che Emilio Izzo non denuncia – Emilio Izzo se le prende le denunce ma non le fa – ma dovrà sapere che ha il fiato sul collo anche delle autorità competenti».
La defezione, è ancora il racconto di Izzo, «ha comportato che la nostra lista, che era completa anzi di più, perché ne avevamo altri (candidati, ndr) ma non potevamo più aggiungerli perché la legge non consente aggiustamenti in questo senso» ora è monca, 17 competitor invece dei 20 previsti dalle norme. Rimangono «gravissime le minacce nei miei confronti perché il soggetto ha preteso e ha preso il telefono della congiunta per vedere il mio numero di telefono, chiamare e minacciare di venirmi a prendere a botte. Allora a me… a botte… non lo farà mai perché non penso che riuscirà a fare una cosa del genere». Ai molisani Izzo dice: «Per quello che noi stiamo facendo è chiaro che siamo scomodi a un intero sistema, ma immaginiamo anche chi possono essere i mandanti di questo atto vile. Se andranno avanti queste questioni e se la Procura vorrà fare chiarezza – conclude – io ci metterò come sempre la mia faccia. Ma chiedo a tutti i cittadini che stiano attenti a quello che potrebbe eventualmente accadere a me o a qualcuno della nostra lista che rimane, ad oggi, l’unica lista anti sistema».

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