Mese: Agosto 2022
Conte torna in Molise: salario minimo prioritario, basta paghe da fame

Alle 22 ha in programma una passeggiata a Termoli, dopo aver fatto tappa a Rimini, San Benedetto del Tronto e Chieti. Giuseppe Conte sta battendo l’Italia in lungo e in largo. “Dalla parte giusta” è il claim scelto per la campagna in vista delle urne del 25 settembre. Attivo e fra i leader più seguiti sui social, non si risparmia nel contatto diretto con gli elettori, anche in questo caso con successo. Da quando guida i 5 stelle, macina comizi in ogni campagna elettorale: comizi sempre molto affollati.
In questa intervista, rilasciata a Primo Piano in esclusiva prima di tornare nella regione che lo ha visto lavorare senza sosta per elaborare e definire il contratto istituzionale di sviluppo, illustra i punti cardine dell’agenda per il Paese. Quelli su cui non ha voluto più derogare a luglio scorso, quando il Movimento ha ritirato la fiducia al governo Draghi.
Presidente Conte, lei e il Movimento 5 stelle avete deciso che l’esperienza del governo Draghi dovesse terminare perché per voi non era più rispondente agli interessi del Paese. I sondaggi danno in grandissimo vantaggio il centrodestra, a cui vi si accusa di aver consegnato l’Italia. Nessun ripensamento?
«L’esperienza del governo Draghi è terminata perché non stava più dando le risposte di cui aveva bisogno il Paese. Il governo è stato sordo all’allarme che lanciavamo già mesi fa sull’emergenza bollette e oggi ci ritroviamo con famiglie e imprese che pagano il prezzo di questo ritardo. Alle nostre richieste non è stata data risposta oppure, quelle date, sono state assolutamente insufficienti e persino poco serie: con 6 euro al mese in più in busta paga al massimo si possono fare un paio di colazioni al bar».
Quali sono i punti della vostra agenda programmatica su cui avete trovato maggiori ostilità da Draghi e dall’ampia maggioranza che lo sosteneva? Il Superbonus?
«Certamente sul Superbonus, una misura voluta dal Movimento quando ero presidente del Consiglio, abbiamo incontrato fortissime resistenze. Eppure parliamo di una misura che abbatte le emissioni inquinanti, che ha prodotto un taglio delle bollette per 500 euro l’anno per famiglie con redditi medio bassi, che ci ha dato un +6.6% di Pil e 630mila posti di lavoro. Un’altra misura che abbiamo dovuto difendere dagli attacchi di questo governo è il reddito di cittadinanza. Lo abbiamo migliorato e dobbiamo continuare a farlo, ma abolirlo come vuole fare il centrodestra significa lasciare senza una protezione quelle famiglie che oggi a causa della crisi non riescono a farcela. Non lo permetteremo».
E sul salario minimo?
«Anche su questo, l’opposizione è stata molto forte, sia da parte di Draghi che degli altri partiti, nonostante gli stipendi in Italia siano sostanzialmente fermi da 30 anni. Il governo, solo all’ultimo momento e dietro la nostra forte insistenza, aveva accennato a una proposta timidissima. Noi riteniamo invece che il lavoro delle persone vada riconosciuto e pagato degnamente: vogliamo l’introduzione del salario minimo legale a 9 euro l’ora. Basta stipendi da fame».
Caro bollette: quali sono le sue proposte per contrastare l’emergenza energetica?
«Guardi, questo è un problema serissimo che dobbiamo affrontare subito e con serietà. Il Parlamento dia il via libera a uno scostamento di bilancio corposo, contro il caro bollette per imprese e cittadini. Inoltre vanno assolutamente recuperati i 9 miliardi di extraprofitti che mancano all’appello, il Governo su questo deve attivarsi per recuperare l’errore compiuto e riformulare la norma sugli extraprofitti che così com’è non funziona. E poi bisogna assolutamente puntare in modo determinato sull’ulteriore sviluppo delle energie rinnovabili, che oltre a darci maggiore autosufficienza energetica rappresentano un’occasione di crescita e sviluppo per imprese e lavoratori. Inoltre dobbiamo andare in Europa con una posizione forte e chiedere un Recovery Fund energetico».
In Molise le parlamentarie hanno visto vincitore per la Camera un 5s della prima ora, capogruppo al Comune di Termoli, Nick Di Michele. Ma ha dovuto cedere il posto da capolista a una donna per le quote di genere. La decisione ha creato non pochi malumori.
«Le rispondo ricordando che il Movimento 5 Stelle è stata l’unica forza politica che ha scelto i suoi candidati, tutti rappresentati dei rispettivi territori, attraverso il voto della rete, dove si sono espresse 50mila persone. Gli altri partiti invece hanno calato i nomi dall’alto, paracadutando tanti candidati in regioni diverse da quella di appartenenza. Aggiungo che la rappresentanza di genere, oltre a essere un obbligo di legge, per il Movimento è un metodo di scelta per i candidati che adottiamo da sempre perché su questo aspetto abbiamo una particolare sensibilità».
Nel 2018 in Molise i 5 stelle fecero en plein alle politiche e arrivarono secondi alle regionali dopo una campagna elettorale in vantaggio nei sondaggi. Quanto avete perso per strada e perché?
«Quello fu un risultato certamente importante, arrivammo a un passo dalla guida della Regione. Mi auguro che anche questa volta potremo competere per la vittoria e questa volta dare un presidente 5 Stelle al Molise. Oggi il Movimento sta vivendo un nuovo corso, la nostra comunità sta vivendo una fase di rinnovato entusiasmo, c’è tanta voglia di partecipare e di fare: e lo spirito è quello giusto per lavorare e dare risposte ai cittadini italiani e molisani, specie a quello che non si sentono rappresentati e non hanno voce».
Perché il 25 settembre i molisani dovrebbero scegliere di nuovo il movimento? La squadra peraltro è del tutto cambiata, un po’ per il divieto di doppio mandato e un po’ di più per espulsioni o allontanamenti in corso di legislatura.
«Perché il Movimento 5 Stelle del nuovo corso ha dimostrato di essere una forza politica seria, che dedica tutte le sue energie all’interesse dei cittadini e delle imprese, senza secondi fini. Io sono lo stesso Giuseppe Conte che ha gestito il Paese in piena pandemia e ha portato a casa 209 miliardi per l’Italia. Noi non abbiamo amici da accontentare o interessi particolari da tutelare: una maggiore distribuzione del benessere, dei servizi, delle opportunità fa bene a tutti. Siamo una forza veramente progressista, che non abbandona le persone in difficoltà o in condizioni di indigenza, che vuole garantire salari dignitosi ai lavoratori ma al contempo sostiene il tessuto imprenditoriale e considera l’innovazione un settore fondamentale per il rilancio del Paese».
Tra i 15 del suo listino c’è Livio De Santoli: un molisano ‘eccellente’ che lei vuole con sé in Parlamento.
«Il professor De Santoli è persona di indiscutibile valore, sia professionale e accademico sia culturale e morale. Sono molto felice che abbia accettato di entrare a far parte della nostra quadra e, con la sua esperienza, potrà darci un notevole supporto rispetto alle politiche energetiche e allo sviluppo del piano per la transizione ecologica».
Lei è il premier che ha gestito l’emergenza Covid e in Molise è anche il premier del Cis, il contratto istituzionale di sviluppo firmato a ottobre del 2019. Un merito che tutti le riconoscono, un’idea programmatica che ancora non si è realizzata però.
«E che va quindi portata a termine quanto prima. Purtroppo il Covid ha rallentato molte attività ed evidentemente il Governo Draghi non ha investito sufficientemente nei Cis. Per me sono uno strumento di riqualificazione e sviluppo nei quali credo molto, lo dimostra il fatto che ci abbiamo puntato molto durante i governi che ho guidato. Non bisogna assolutamente disperdere questa opportunità».
rita iacobucci
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Danni da fauna selvatica, verso una class action

Quattro richieste specifiche contenute in un documento probabilmente da cesellare ancora in vista della fase centrale della campagna elettorale, ma che delineano quelle che sono le istanze da produrre alla classe dirigente, presente e soprattutto futura. Rispetto all’assemblea del 5 agosto scorso, quella di lunedì sera, 29 agosto, è stata più partecipata e soprattutto densa di una rappresentanza territoriale che davvero ha messo a confronto agricoltori e allevatori di tutto il Molise, da Venafro alla costa, da Roccamandolfi a Morrone del Sannio, passando per Petrella Tifernina e Sant’Angelo Limosano a Larino, Guglionesi, Palata e Acquaviva Collecroce.
Cresce il dissenso contro chi non muove foglia sul mondo agricolo, stritolato da aumenti esorbitanti e dalla scarsa redditività dei raccolti, a cui aggiungere danni conclamati, quelli causati dalla fauna selvatica: cinghiali, lupi e caprioli. E’ quanto emerso nel raduno dell’ex pizzeria Number One di Palata, che rispetto agli incontri precedenti si è arricchito della presenza dell’associazione allevatori guidato da Antonio Ditri, che ha risposto all’appello lanciato a inizio mese dal Movimento agricolo molisano. I coltivatori vogliono parlare di temi concreti, di problemi e di come risolverli, tanto che c’è tra loro chi vorrebbe manifestare in segno di protesta persino in prefettura, proprio contro la vicenda ungulati, con aziende agricole che ci hanno rimesso decine di migliaia di euro e non sanno come e a chi avanzare eventuali domande per ristori e risarcimenti. Ma una idea c’è, è quella che proprio Ditri ha lanciato in un dibattito a tratti infuocato: una class action contro lo Stato. Di politica, soprattutto in questa fase, si vuole parlare con estrema cautela, non ci si fida di chi risponderebbe per ovvi motivi sì alle varie richieste, ma dai vertici del Mam, Antonio Di Rocco, Ivano Zara e Domenico Zeoli, le frustate sono evidenti e non solo verso chi amministra nella sostanza, ma in generale, poiché l’agricoltura sembra sparita dall’agenda della campagna elettorale. Se il 5 agosto si erano presentati i sindaci di Palata, Montecilfone e Acquaviva Collecroce, il nucleo territoriale più raggruppato che potesse esserci, stavolta sono venuti i primi cittadini di Petrella Tifernina, Alessandro Amoroso, Sant’Angelo Limosano, William Ciarallo e Morrone del Sannio, Stefania Pedrazzi.
Dalle varie testimonianze, almeno una decina, è emerso come l’agricoltura in Molise rappresenti ancora il nerbo della società e tante sono le criticità emerse, peraltro note, per chi fatica oggi a fare reddito e a coprire persino le spese. Chi, con 100 ettari di terreno, non riesce a pagare i contributi, anche per i danni causati dalla fauna selvatica. Della fauna selvatica si parla non solo di cinghiali, ma anche lupi e caprioli, che devastano colture e ampie porzioni dei fondi, sia montani che collinari e pianeggianti. Varie facce di una stessa medaglia: la sofferenza. È quella scolpita nei volti di chi lavora sodo, dal mattino presto all’imbrunire, per sbarcare il lunario e soprattutto mettere in moto la catena alimentare, mai così centrale come in questo momento storico che stiamo vivendo. Nel corso dei lavori messo a fuoco un documento di riflessione e proposizione, che si intende porre al vaglio di chi andrà ad amministrare. «Il Movimento Agricolo Molisano, sorto alcuni anni orsono allo scopo di svolgere attività sindacale e divulgativo in agricoltura, diffondere nuovi metodi di coltivazione per migliorare la qualità a minor costo, rafforzare il potere contrattuale sui mercati, sia per l’acquisto dei prodotti occorrenti alla coltivazione che per quelli destinati al consumo, mediante sistemi di filiera e per cercare di migliorare i redditi agli operatori; il nostro Movimento si ispira ai valori sociali e del solidarismo collettivo, ligio ai principi Costituzionali, sostiene la democrazia, la libertà, la giustizia sociale ed economica, il diritto e rispetto al lavoro, innanzitutto quello autonomo agricolo; alle imminenti elezioni politiche, pur considerando l’orientamento storico culturale, prevalente da sempre nel mondo rurale, verso l’area politico di centro, vi è però una grave crisi che il settore sta vivendo, dopo che da diversi anni gli agricoltori si dibattono per le diverse avversità dannose: prima la pandemia, poi le calamita naturali, persistenti ancora oggi, aggiunto ai danni dei cinghiali, alla guerra in corso con gravi conseguenze sui mercati energetici, aggravando enormemente i costi di produzione agricoli, compromettendo la sopravvivenza economica del Settore. Tale situazione incute sugli agricoltori, angoscianti preoccupazioni per il futuro, che vanno subito mitigate con proposte credibili da chi si propone oggi al governo del Paese. Ciò premesso e al fine di un doveroso tentativo in futuro per la ripresa della nostra agricoltura, rivolgiamo oggi alle forze Politiche e ai loro candidati alle prossime elezioni, pressanti e determinanti provvedimenti Risolutivi, che di seguito si elencano: 1) una legge di finanziamento pluriennale per l’agricoltura: (di gestione con le Regioni); Per ammodernare il settore e l’agroindustria, per produrre, su basi scientifico, cibi sani e a costi più bassi, riacquisire competitività sui mercati, migliorare i redditi a tutti gli operatori della filiera produttiva e riattrarre i giovani al settore; 2) una seconda legge per interventi straordinari per prestiti agevolati annuali e/o quinquennali di conduzione aziendale, con un abbuono in conto capitale per indennizzare i danni causati da: calamità naturale, da animali protetti, da pandemie e zoonosi, da crisi economiche anche globali e di riflesso sul settore; 3) adottare il miglioramento minimo pensionistici ai lavoratori Autonomi” e defiscalizzare gli energetici per uso produttivo e immobili aziendali e annessi».
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