Mese: Aprile 2025
Bilancio e Stabilità, polemiche e maratona

In Regione, maratona sul bilancio “a pezzi”, per usare il linguaggio di papa Bergoglio. Ieri mattina un’ampia parte della seduta con l’ok alla destinazione dell’ex Roxy a sede dell’ente di via Genova, al Defr e al previsionale del Consiglio. Poi una lunga pausa fino al tardo pomeriggio quando è cominciata la discussione sulla legge di Stabilità e sul bilancio complessivo.
La manovra 2025 è arrivata in Aula con il parere favorevole dei revisori dei conti. Un dato che ha ripagato l’assessore Gianluca Cefaratti per le critiche apertamente arrivate dalle minoranze in questi anni (e sussurrate anche in maggioranza). Finalmente, il commento a margine del titolare della delega probabilmente meno ambita visto che la Regione è zavorrata da circa 600 milioni di disavanzo (e da un piano di rientro che peserà sulle spalle dei molisani fino al 2054), un documento finanziario che consente di reclutare personale in via Genova, di mettere a terra gli investimenti programmati a valere sui fondi europei e sul Pnrr e di aumentare le assunzioni anche in sanità. Cefaratti ha fatto riferimento, in questo ultimo caso, ai 90 milioni che da Roma dovrebbero arrivare come stanziamento della legge di bilancio nazionale per ridurre il deficit sanitario nelle annualità 2025 e 2026.
Di tutt’altro avviso le minoranze (articolo in pagina) che hanno puntato il dito fra le altre cose sull’aumento dell’Irpef (deciso lo scorso anno e confermato proprio per sostenere il piano di rientro) e sulla mancanza di visione. Critico, in particolare, il leader di Costruire democrazia Massimo Romano sui 90 milioni: «Non abbiamo approvato gli adempimenti previsti per l’assegnazione delle risorse, a partire dall’approvazione del programma operativo da parte della struttura commissariale. Questi soldi a mio avviso non possiamo considerare di averli già in tasca perché non ce li abbiamo».
Soprattutto però la bagarre si è scatenata sull’assenza del presidente Francesco Roberti ai lavori. «Un atto politicamente insultivo nei confronti di tutta l’assise, lo leggo come uno straordinario sgarbo istituzionale nei confronti di tutta l’assise», ha accusato il capogruppo dei 5 stelle Andrea Greco.
Assente alla seduta anche il sottosegretario alla presidenza della giunta Vincenzo Niro. Insieme al governatore, ha chiarito a margine l’assessore Gianluca Cefaratti, impegnato al Congresso del Ppe a Valencia. «Il governo nazionale è stato vicino al Molise e quando una sua componente chiede la presenza credo sia buona regola garantirla. Abbiamo una maggioranza compatta, la presenza del governatore sarebbe stata importante, ma siamo in grado di portare a casa il risultato sul bilancio. Ribadisco – ha concluso – non è in vacanza, ma impegnato in un appuntamento politico e istituzionale».
Dalle 18 la discussione su legge di Stabilità e bilancio. Numerosi gli emendamenti, la prospettiva – già da ieri mattina – era quella di “fare nottata” e approvare i documenti entro oggi, 30 aprile.
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Progressisti, conservatori e assenti: ‘misteri’ del Conclave

Due cardinali assenti per motivi di salute, uno – che già non era contemplato fra i “grandi elettori” del nuovo Papa – rinuncia a combattere. Angelo Becciu ha ufficializzato ieri la decisione di «obbedire come ho sempre fatto alla volontà di Papa Francesco di non entrare in Conclave pur rimanendo convinto della mia innocenza (l’ex sottosegretario di Stato è stato condannato nel processo sulla compravendita del palazzo di Londra coi soldi del Vaticano, ndr).
Gli elettori scendono così da 135 a 133. Alle 16.30 del 7 maggio l’inizio ufficiale del Conclave per scegliere il successore di Francesco.
I porporati sono espressione di correnti e pensieri differenti, nonostante per l’80% sia stato designato da Bergoglio (108 sono quelli creati da lui, 22 da Benedetto XVI e 5 da Giovanni Paolo II). Posto che l’orientamento di Francesco si possa incasellare nell’etichetta del progressismo, una pattuglia a lui avversaria e di stampo decisamente più tradizionalista e conservatrice, si è già delineata nel corso del suo pontificato. L’americano Raymond Leo Burke, suo fiero oppositore si è visto spesso entrare alle congregazioni a braccetto con l’africano Robert Sarah, protagonista anche lui di uno scontro con Bergoglio in chiave pro Ratzinger. Questa pattuglia che potrebbe contare su una ventina di voti, potrebbe convergere su un candidato come l’ungherese Peter Erdo, già papabile nel precedente conclave e che non dispiacerebbe nemmeno ai polacchi e altri esponenti dell’Europa orientale, tutti su una linea estremamente moderata. Anche il tedesco Gerhard Ludwig Muller ha già rilasciato dichiarazioni che lo pongono certamente tra quanti voteranno un candidato di stampo saldamente conservatore. A questo fronte potrebbero unirsi molti africani (alzarono compatti le barricate contro il documento Fiducia supplicans sulle benedizioni alle unioni gay) ed anche un ruiniano come Giuseppe Betori, che si staccherebbe così dal gruppo degli italiani.
Sul fronte progressista, quello più in sintonia con l’approccio pastorale, di Chiesa missionaria, chinata sugli ultimi di Francesco, è la punta di diamante della Comunità di Sant’Egidio, il cardinale Matteo Zuppi, 66 anni, forte anche di una rete di rapporti e relazioni ramificati e globali com’è quella della Comunità. Più nell’ombra, il cardinale Mario Grech, prelato cui Francesco aveva affidato il Sinodo e il percorso della Chiesa sinodale. Maltese, affabile, fluente in inglese e in italiano, Grech potrebbe essere una carta coperta nella linea della continuità. Al centro le figure di garanzia e mediazione, come il segretario di Stato Pietro Parolin, fine diplomatico della scuola di Achille Silvestrini, reduce dal successo del faccia a faccia Trump-Zelensky in San Pietro. Infine, rumors delle ultime ore raccontano di un attivismo in chiave conclave dello stesso presidente americano Donald Trump, che avrebbe prenotato la carica di segretario di Stato per il suo beniamino, il cardinale di New York Timothy Dolan.
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