Negli ospedali manca personale, i sindacati: «Sistema al collasso. Risposte o mobilitazione»

Il servizio pubblico di assistenza sanitaria in Molise rischia il collasso: ne sono convinti i sindacati Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials, Fsi Usae e Nursing up che rilanciano la mobilitazione.
I segretari delle organizzazioni del comparto denunciano da tempo «l’enorme difficoltà che vivono gli operatori sanitari dell’Asrem per carenze croniche di personale che di fatto mettono a rischio la qualità delle cure. Con l’avvicinarsi delle ferie estive, aggiungono, «e a seguito delle dimissioni di numerosi operatori, in prevalenza medici e infermieri, si intravede una sorta di collasso del sistema sanitario pubblico». Per questo sollecitano al dg dell’azienda Florenzano e al commissario della sanità Toma «interventi immediati». In caso contrario annunciano già che si vedranno costretti «ad avviare iniziative di tutela dei lavoratori e dei cittadini più incisive di quelle intraprese finora».

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Meno radiazioni e performance migliori: con la Pet del Cardarelli terapie oncologiche più efficaci

Meno tempo per eseguire l’esame, meno radiazioni rilasciate, possibilità di ‘leggere’ anche lesioni di pochi millimetri. La nuova Pet Tc del Cardarelli di Campobasso dà nuovo valore a un reparto, quello di medicina nucleare, che da anni lavora con standard di qualità molto alti.
Il macchinario, che ne sostituisce uno datato 2007, è stato inaugurato ieri pomeriggio alla presenza del commissario della sanità Toma e del sub Papa, del dg Asrem Florenzano e dei direttori sanitario e amministrativo Gollo e Lastoria. Insieme all’equipe del primario Bruno Carabellese, ad accogliere le autorità e i giornalisti il direttore del presidio Amicarelli con la coordinatrice delle professioni infermieristiche dell’ospedale Licianci.
La Pet è costata poco meno di due milioni di euro. «Ci accompagnerà a livelli elevati almeno per sette anni», ha spiegato il dottor Carabellese. È collegata inoltre con il sistema Pacs, che permette di consultare i risultati di esami effettuati in tutti gli ospedali della regione. Una sinergia ulteriore fra i professionisti della medicina nucleare e quelli della radiodiagnostica che, insieme alla possibilità di vedere metastasi anche piccolissime, renderà più efficaci e mirate le terapie nel campo oncologico.
L’acquisto si inquadra nel piano di miglioramento della tecnologia ospedaliera varato dall’Asrem in accordo con la struttura commissariale per dotare di apparecchiature sempre più avanzate gli ospedali molisani. Il governatore commissario ha evidenziato che c’è soddisfazione quando «si realizza ciò che è stato programmato prima». Il Cardarelli ora è inserito in un network con il Santo Spirito di Pescara, gli Ospedali Riuniti di Foggia e l’ospedale di Barletta che già usano la stessa Pet Tc.

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I lavoratori del Carsic non mollano, continua la protesta

«Non ci muoveremo fin quando non vedremo sul nostro conto la somma pari a tutte le mensilità arretrate. Non chiediamo il “contentino”, il gioco non funziona più. Non è la prima volta che la proprietà gioca alle tre carte: te ne danno una ma ne avanzi tre. Te ne danno mezza e ne avanzi due».
I lavoratori del Carsic di Venafro non mollano. Continuano a garantire un picchetto davanti ai cancelli dell’istituto di riabilitazione di corso Garibaldi, ieri pomeriggio presidiato pure da una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Venafro. Nemmeno la notizia del saldo della mensilità di marzo, che dovrebbe avvenire lunedì 30 maggio, ha cambiato il quadro della situazione. Infatti, con un comunicato affisso all’albo sindacale della sede, la proprietà ieri pomeriggio ha annunciato il pagamento di una nuova mensilità, che sarebbe – appunto – quella di marzo.
I lavoratori, secondo quanto riferiscono, sono tuttavia in credito di tre stipendi, se si conta anche quello di maggio oramai in scadenza.
«Se entro il prossimo 12 giugno non riceveremo tutti gli arretrati maturati, continueremo la nostra protesta e andremo fino in fondo. La situazione, che si trascina da anni senza soluzione di continuità, è diventata insostenibile: intere famiglie che vivono di stipendio e che fanno fatica ad accedere ad una finanziaria, ad accendere un mutuo o a comprare una nuova automobile. Non ci interessano le regioni della proprietà: se non è in grado di garantire i livelli occupazionali, si faccia da parte. Per quanto ci è dato sapere, la Regione paga regolarmente la sua quota. Il Comune di Venafro, invece, dovrebbe fare di più: anche in questa occasione gli amministratori sono rimasti in silenzio. Questi sono i fatti. Tutto il resto solo polemiche inutili. Noi non ce la facciamo più a sostenere le spese. E nonostante le difficoltà abbiamo sempre garantito i turni perché al primo posto tra le priorità ci sono gli ospiti della struttura. Stiamo garantendo il presidio senza creare alcun disagio. Una cosa è certa: non molleremo, a costo di arrivare a forme di proteste anche più plateali».
Questa la posizione dei lavoratori del Carsic. Lo scorso 24 maggio – secondo quanto riferiscono gli stessi – la proprietà ha incontrato i sindacati. Nel corso del vertice è stata illustrata la situazione dei conti dell’istituto. Conti in grossa sofferenza, anche per via delle rette di degenza non sufficienti a garantire l’equilibrio economico-finanziario.
Rimane inoltre inspiegabile la posizione del Comune di Venafro che non corrisponde la quota a suo carico, causando un mancato introito che supera il milione di euro.
«Vogliamo risposte dalla proprietà, dal presidente della giunta regionale e dal sindaco di Venafro – concludono i lavoratori –. Non possiamo farci carico di problemi che vanno ben oltre le nostre responsabilità: trovino loro un accordo su chi deve versare le quote, sul quantum, sulla competenza sanitaria e sulla competenza sociale. Di questioni meramente burocratiche non ne vogliamo sapere. Reclamiamo i nostri sacrosanti diritti di lavoratori che vogliono ricevere lo stipendio ogni mese. È un nostro diritto o no? Possiamo arrivare a fine mese senza preoccupazioni? Chi è causa di ciò probabilmente non ha idea di cosa significhi rimanere senza emolumenti soprattutto in un periodo triste come quello attuale: le bollette sono arrivate alle stelle e non possiamo correre il rischio, dopo aver regolarmente lavorato, di subire il distacco dell’elettricità. Ecco perché siamo qui, perché protestiamo: siamo stufi di essere trattati in questo modo».
Marco Fusco

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