Incoronata, troppi dubbi sul luogo del decesso

I dubbi sulla scomparsa di Incoronata – la sorella svanita nel nulla in una fredda ma soleggiata mattinata di dicembre e ritrovata senza vita due mesi e mezzo dopo – sono ancora tutti aperti e fanno capolino spesso, affollando i pensieri dei suoi familiari che non riescono a darsi pace.
Domande, interrogativi ai quali gli affetti della 72enne, scomparsa da Bojano il 6 dicembre e ritrovata il 22 febbraio ad un chilometro di distanza dal luogo dell’ultimo avvistamento, vogliono che sia trovata una risposta. E così, affidandosi all’associazione Penelope, hanno individuato il legale che dovrà fare luce sui troppi dubbi che si annidano sulla vicenda.
Come riporta l’Ansa, infatti, le sorelle di Incoronata non credono che la donna sia deceduta lì dove l’ha trovata un allevatore, per caso, in un pomeriggio qualsiasi mentre ispezionava il suo terreno.
L’avvocato Raffaella Anzivino, riporta l’Ansa, ha chiesto informazioni alla Procura e un incontro con il sostituto procuratore che sta seguendo il caso, Vittorio Gallucci.
Il caso non è stato archiviato e le indagini saranno chiuse entro agosto. I parenti dell’anziana hanno anche consegnato al loro legale un video che loro stessi avevano realizzato nella zona dove poi è stato trovato il corpo senza vita della sorella.
Come documentato puntualmente su Primo Piano Molise nei giorni delle ricerche, le due sorelle – che vivono una in Piemonte e l’altra in Umbria – sono rimaste per intere settimane a Bojano nella speranza che Incoronata fosse ritrovata viva.
E anche loro hanno battuto il territorio, soprattutto nella zona circostante il punto dove un’automobilista aveva segnalato la presenza della 72enne quel 6 dicembre, poco dopo mezzogiorno, lungo la Statale che congiunge Campobasso a Isernia, nei pressi del bivio per Bojano. Anche loro hanno cercato la donna in quell’area vicina, bisognerà ora valutare l’utilità o meno di quelle immagini.
L’avvocato inoltre ha inoltrato una richiesta per poter visionare i filmati girati in quella stessa zona dalle sofisticate apparecchiature dei Vigili del fuoco, in particolare quelle girate dall’alto con un drone.

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Tre ricoveri e un dimesso. Tasso al 18,6%, la terapia intensiva resta vuota

Altri tre ricoveri in malattie infettive. I pazienti arrivano da Campobasso, Civitanova del Sannio e Pietracupa, un solo dimesso. Le persone positive in cura al Cardarelli salgono a 36 di cui 23 assistite in area medica e 13 nel reparto anziano fragile. Nessun posto letto occupato in rianimazione. Il tasso di positività in Molise nelle ultime 24 ore è al 18,6%: le nuove infezioni refertate all’esito dei tamponi molecolari e rapidi sono 475. Numeri più consistenti si registrano a Campobasso (78), Isernia (49) e Termoli (45). Seguono Larino e Sepino con 12 casi, Agnone, Ferazzano e Montenero di Bisaccia con 11. Gli attualmente positivi in regione sono a quota 8.766. Hanno sconfitto il virus altre 280 persone.
Intanto questa sarà l’ultima settimana di restrizioni.
Dal primo maggio non sarà più richiesto, salvo per le visite in ospedale o nelle rsa, il green pass.
Decade anche l’obbligo della mascherina al chiuso, ma sarà ancora obbligatorio indossarla a scuola fino alla fine dell’anno. Al bar e al ristorante si potrà accedere senza il certificato verde, così come al cinema o al teatro. Dal primo maggio non servirà più nemmeno per salire su aerei, navi e treni a lunga percorrenza.

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Antivirale contro il Covid, ora lo prescrive il medico di base e si trova in farmacia

Via libera da ieri, anche nelle circa 19.000 farmacie presenti sul territorio nazionale, alla distribuzione, dietro presentazione della ricetta del medico di famiglia, dell’antivirale in pillola contro il Covid19.
La novità, introdotta dalla determina dell’Agenzia italiana del farmaco pubblicata in Gazzetta ufficiale, permetterà di rendere queste terapie più accessibili, sottolinea Federfarma, e darà ai farmacisti un «ruolo decisivo per favorire la gestione ‘ordinaria’ della pandemia sul territorio», precisa invece la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.
Il farmaco, spiega poi la Federazione nazionale degli Ordini dei medici, «associa due farmaci antivirali: nirmatrelvir, che inibisce la replicazione della proteina SarsCoV2, e ritonavir, già utilizzato per trattare l’Hiv e oggi impiegato per aumentare i livelli di farmaci antivirali». Paxlovid, questo il nome del farmaco, «è indicato per il trattamento del Covid19 in persone dai 18 anni in su che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad elevato rischio di progressione a Covid19 grave e va assunto a distanza di non oltre cinque giorni dall’inizio dei sintomi». Era prescrivibile, finora in Italia, per il trattamento del Covid lieve-moderato nei soggetti a rischio e non ospedalizzati solo da parte dei centri Covid, che inseriscono i pazienti trattati in un registro di monitoraggio.
Ora la prescrizione può essere effettuata anche da parte del medico di medicina generale, su ricetta elettronica e previa compilazione del piano terapeutico Aifa. Una volta ottenuta la ricetta, il medicinale sarà erogato gratuitamente al paziente in base al protocollo d’intesa siglato tra ministero della Salute, Aifa, Federfarma Servizi, Federfarma, Assofarm, Farmacie Unite e Adf. «Le farmacie – commenta il presidente nazionale di Federfarma Marco Cossolo – sono pronte a garantire la dispensazione del Paxlovid per assicurare la tempestività del trattamento con gli antivirali orali, rivelatasi fondamentale per il buon esito della cura». Questo «renderà disponibile e facilmente accessibile il farmaco per il trattamento del Covid», aprendo «una fase nuova nel contrasto alla pandemia, che incardina sul territorio le attività di prescrizione e dispensazione di questi medicinali».
Si tratta di «un passaggio fondamentale per rendere accessibili queste terapie, nelle grandi città così come nei centri più piccoli», aggiunge il presidente della Fofi Andrea Mandelli. Come già avvenuto con la somministrazione dei tamponi e dei vaccini, conclude, «la capillarità delle farmacie può giocare un ruolo determinante a tutela della salute e come elemento di efficienza del Servizio sanitario nazionale. Dare ai cittadini la possibilità di ottenere più rapidamente l’antivirale, ritirandolo direttamente nella farmacia sotto casa, potrà consentire di ridurre la gravità della malattia e, dunque, la pressione sugli ospedali».

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