Fermate a rischio, stipendi in ritardo. «Nei trasporti è emergenza sicurezza»

Fermate autorizzate ma irregolari. Cosa fare, è il dilemma degli autisti del trasporto pubblico locale: far scendere i viaggiatori, mettendo a rischio la loro incolumità, oppure rispettare rigorosamente il Codice della Strada ma andando incontro a eventuali sanzioni da parte del datore di lavoro? Lo stesso vale per le gincane nei centri storici, con i mezzi che sfiorano le case. Senza dimenticare che, come ha evidenziato il segretario generale della Faisa Cisal Mauro Mongelli, per il cronico ritardo negli stipendi i lavoratori del settore devono sistematicamente ricorrere ai decreti ingiuntivi.
In Molise, ha rilanciato ieri l’allarme il sindacato, è a rischio la salute dei dipendenti del Tpl e la sicurezza degli utenti. Si lavora male, in condizioni che incidono pesantemente sul rendimento e sull’equilibrio psicofisico degli autisti. Al convegno organizzato a Campobasso hanno portato il loro contributo anche psicologi e avvocati. «Io stesso – ha raccontato il segretario regionale Emilio Santangelo – nel 2020, in piena pandemia, ho avuto un infarto. Ora sto bene, ma i rischi che comporta questa situazione sono tanti».
In platea, fra gli altri, il direttore dell’Inail, i consiglieri regionali Fanelli, De Chirico, Primiani. Anche l’assessore Pallante è intervenuto in avvio dei lavori. Oltre ai ritardi nel pagamento delle spettanze, ha evidenziato ancora Mongelli, emergono criticità nell’accesso ai fondi complementari, in generale una disattenzione alle condizioni dei lavoratori che si intreccia con le carenze infrastrutturali. Nel complesso, un problema divenuto enorme. È chiaro, ha concluso il segretario generale della Faisa, che la soluzione non può essere immediata, ma non è più rinviabile l’avvio di un tavolo di lavoro a cui sedersi tutti con onestà intellettuale, senza l’intento di dare la colpa ad altri.

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Strage di Capaci, Gravina risponde all’appello dell’Anci

Nella giornata dell’anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta, anche il Comune di Campobasso ha voluto, nel trentennale di quella ricorrenza, ricordare quella che di fatto è diventata la data simbolo nella lotta contro tutte le mafie e a difesa della legalità, tant’è che nello stesso giorno si celebra la Giornata nazionale della legalità.
Per farlo, il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina, ha aderito all’invito rivolto dall’Anci a tutti i sindaci dei Comuni capoluogo di provincia a ritrovarsi, virtualmente insieme, alle 17.57 (orario della strage consumatasi il 23 maggio del 1992 a Capaci) di ieri, all’ingresso del Palazzo comunale, per un minuto di raccoglimento accompagnato dalle note de “Il silenzio”, indossando la fascia tricolore, simbolo dell’unità nazionale e dei valori costituzionali.
Dopo il momento di raccoglimento sotto Palazzo San Giorgio, il sindaco Gravina si è recato in Piazza Falcone e Borsellino per depositare, a nome dell’Amministrazione e dell’intera comunità cittadina, un mazzo di fiori accanto alla targa che ricorda i due giudici uccisi dalla mafia insieme alle loro scorte e a Francesca Morvillo.
Il 23 maggio del 1992 è una data che rimarrà incisa nella storia del nostro Paese per il suo carico di sangue e di lutto, ma anche perché dopo quel giorno – e dopo la morte di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta, il 19 luglio dello stesso anno – lo Stato, spinto anche dal dolore e dall’indignazione popolare, avviò una lotta senza quartiere al potere mafioso.
«A trent’anni da quei giorni di sangue, – ha dichiarato il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina – la forte valenza simbolica rappresentata dal trentennale della strage di Capaci assume ancora maggiore importanza anche perché, nello stesso giorno, ci ritroviamo, tutt’altro che casualmente, a celebrare la Giornata nazionale della legalità, quella stessa legalità che le vittime di quegli agguati di stampo mafioso hanno difeso per tutti noi, mettendo la propria vita e i propri sogni personali in secondo piano per il bene comune, dimostrandosi pronti a difendere i valori che la nostra Costituzione rende imprescindibili per la libera vita democratica della nostra nazione».

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Ospedalizzazione in calo, guariti a quota 60mila

Tasso di positività al 25,5% nel bollettino diramato ieri dall’Asrem e relativo ai giorni 22 e 23 maggio. Le diagnosi di SarsCov2 sono 167, i tamponi (fra molecolari e antigenici) processati invece 653. Numeri a due cifre, per i nuovi casi, solo a Campobasso (38) e Isernia (14). I contagi attivi scendono a 4.262.
Al Cardarelli si è registrato il decesso di un uomo di 72 anni di Agnone. Le vittime aumentano a 626. La pressione sui reparti è significativamente in calo. Nessun nuovo ricovero. Quattro i pazienti dimessi dall’area medica. Gli ospedalizzati sono quindi 16, di cui 7 in malattie infettive, 6 in anziano fragile Covid e 3 in terapia intensiva.
Ancora una volta è molto elevato il numero delle negativizzazioni: 857. Fra questi, 10 a Bojano, 105 a Campobasso, 23 a Colli a Volturno, 28 a Fornelli, 32 a Frosolone, 16 a Guglionesi, 151 a Isernia, 19 a Larino, 11 a Longano, 17 a Miranda, 36 a Montaquila, 20 a Pesche, 24 a Pescolanciano, 12 a Riccia, 10 a Ripalimosani, 18 a San Martino in Pensilis, 12 a Santa Croce di Magliano, 53 a Termoli, 15 a Trivento, 26 a Ururi e 14 a Venafro. Il totale delle persone che hanno sconfitto il virus, dall’inizio della pandemia a oggi, è 59.922.

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