Omicidio di Romina, lo strazio del nuovo compagno: la sua ultima notte in quell’appartamento

Non vuole si faccia il suo nome, nemmeno che sia reso noto il suo volto. Il nuovo compagno di Romina, la guardia giurata di Alatri che ha allertato la Polizia quando il silenzio della 36enne è diventato preoccupante, racconta le ultime giornate di dolore al quotidiano romano «Il Messaggero».
E rivela un particolare che potrebbe avere un ruolo decisivo nella ricostruzione del femminicidio. Romina avrebbe dovuto trasferirsi da lui il giorno successivo a quelle che sono state le sue ultime ore. Quella sera, presumibilmente tra domenica e lunedì quando è avvenuto l’omicidio, avrebbe dovuto essere l’ultima trascorsa nell’appartamento di via del Plebiscito, dove condivideva ancora la casa con il suo assassino.
E l’uomo aggiunge ancora dettagli sull’ossessione che divorava ormai l’esistenza di Pietro Ialongo.
«Non aveva mai dato segno di instabilità o violenza – racconta -. Anche se ultimamente non accettava di averla persa e qualche volta la insultava verbalmente, Io ci ho parlato una volta, mi è sembrato normale, tranquillo. Mai avrei pensato che dentro stesse covando rabbia e rancore così forti da portarlo ad un gesto tanto assurdo».
Romina frequentava il suo nuovo amore da almeno tre mesi ma, sempre secondo il racconto della guardia giurata, con Pietro era già finita. La convivenza però sotto lo stesso tetto continuava, il contratto di affitto era cointestato. Ma finalmente aveva deciso di andare via da quella casa, «avevamo programmato di andare a stare insieme proprio il giorno successivo alla tragedia. Mi continuo a chiedere se solo avessi anticipato i tempi, forse l’avrei salvata».
Ripercorre quel maledetto giorno, l’uomo. Le telefonate senza risposta, che all’inizio non avevano suscitato preoccupazione. Poi però la sensazione che fosse accaduto qualcosa, la decisione di andare a casa, nessuna risposta nemmeno lì. La decisione di chiamare la polizia, i vigili del fuoco. L’irruzione nell’appartamento e quelle parole pronunciate a fil di voce. «É meglio che lei non entri».
Quando gli agenti sono entrati nella casa, hanno trovato l’orrore.
«Mi hanno stoppato sull’ingresso e li ringrazierò per sempre così terrò in mente e nel cuore il ricordo di quanto era bella e sorridente» racconta con un filo di voce l’uomo. Anche lui vittima collaterale dell’ossessione di Pietro Ialongo.

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Il Comune di Campobasso punta sulla mobilità green, ok al progetto per una nuova pista ciclabile

Un percorso ciclabile che collegherà viale Manzoni al centro murattiano, compresa la stazione ferroviaria. La giunta Gravina ha approvato nei giorni scorsi il progetto esecutivo per la pista che, si spera, favorirà una mobilità più sostenibile e, al contempo, garantirà maggiore sicurezza per coloro che scelgono di spostarsi in bici o in monopattino. Le risorse, stanziate con un decreto del Mit, ammontano a poco più di 203mila euro. Il percorso interesserà viale Manzoni, via Scardocchia, via Trivisonno, via Monsignor Bologna, via Gazzani, via Herculanea, via Nobile, via Cavour piazza Cuoco, parte di via Garibaldi e via Mazzini, Corso Bucci, piazza d’Ovidio, via Elena, Piazza Savoia, via Pascoli e via Leopardi.
«La realizzazione dell’intervento – si legge nel progetto – ha come obiettivo quello di incrementare la sostenibilità sociale ed ambientale urbana tramite sistemi di mobilità sostenibile. In particolare, si pone l’obiettivo di potenziare l’offerta viaria in termini di mobilità lenta lungo la direttrice del sistema viario che collega l’area universitaria gravitante su viale Manzoni, con la stazione ferroviaria ed altri importanti poli urbani.
Il progetto in qualche maniera “sperimenta” anche uno stralcio della rete ciclabile cittadina che sarà definita nell’ambito del redigendo PUMS di Campobasso, fornendo importanti indicazioni sulla possibilità che essa costituisca un effettivo fattore per una riorganizzazione della mobilità verso forse più sostenibili.
Il progetto si muove, pertanto, in sintonia con l’orientamento nazionale ed europeo volto ad incrementare l’uso della bicicletta che, in quanto mezzo di trasporto alternativo, contribuisce fortemente al miglioramento dell’ambiente e salvaguardare il territorio. La bicicletta, infatti, contribuisce al decongestionamento del traffico, ad abbassare i livelli di inquinamento acustico, consente la salvaguardia del benessere fisico, favorisce in maniera significativa gli spostamenti di utilità quotidiana, e gli interscambi di socializzazione e svago, dei cittadini residenti. È altresì innegabile che una pista ciclabile risponde alle esigenze e al diritto delle persone, di recuperare una dimensione più umana e più naturale, migliorando in via generale, la stessa qualità della vita. La soluzione scelta non appesantisce il tessuto urbano bensì qualifica e valorizza il territorio.
Il raggiungimento degli obiettivi andrà perseguito senza stravolgere l’attuale tessuto viario urbano, con gli inevitabili condizionamenti derivanti dalla limitatezza degli spazi disponibili, che di fatto impediscono di potere realizzare un itinerario omogeneo, interamente caratterizzato da soluzioni che garantiscono la massima sicurezza (come ad esempio percorsi in sede propria e comunque protetta).
Non bisogna dimenticare, però che la componente ciclabili già ora circola sulla carreggiata in condizioni di promiscuità con il traffico veicolare, laddove non transita sul marciapiede, in palese conflitto con i pedoni.
Creare, con infrastrutture flessibili e leggere, degli spazi segnalati dedicati o condivisi per i velocipedi, indirizza la mobilità urbana in chiave di sostenibilità, verso il principio per il quale “la strada è di tutti”. Per evitare comunque, l’insidia costituita dal traffico veicolare motorizzato, si auspica che l’intervento sia accompagnato da una campagna di sensibilizzazione ed informativa sull’importanza della mobilità lenta e sul corretto uso delle piste e delle corsie ciclabili.
Laddove possibile, comunque, l’itinerario sarà realizzato con corsie ad uso esclusivo con cordolo di separazione, permettendo spostamenti in tutta sicurezza perché isolate dal traffico motorizzato».

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Stellantis sulle ‘montagne russe’, conti ok con esuberi

Trattandosi di automotive, quanto emerso ieri dalla galassia Stellantis appare un vero e proprio testacoda. Se a livello globale i dati del primo trimestre 2022 confermano il trend positivo (ma non così bene vanno le vendite in Italia), allo stabilimento di Termoli si torna a parlare di esodo incentivato, di cassa integrazione, di crisi produttiva, insomma. Uno scenario che ha anche spaccato il sindacato, con le sigle partecipative da una parte e la Fiom-Cgil dall’altra. Insomma, aspettando la Gigafactory si naviga a vista a Rivolta del Re. Ma cominciamo dai numeri: «Nel primo trimestre i ricavi netti sono cresciuti del 12% grazie ai prezzi netti, a un miglior mix di modelli e a cambi di conversione più favorevoli, mentre le consegne sono calate del 12%. La guidance per l’intero anno, con margini di risultato operativo rettificato a doppia cifra e flussi di cassa positivi, è confermata, nonostante le condizioni sfavorevoli in termini di approvvigionamenti e di inflazione, grazie al successo dei modelli e alle partnership strategiche», parole del Cfo Richard Palmer. «I risultati presentati ieri, favoriti dal successo della strategia tecnologica e di prodotto, dimostrano la capacità di Stellantis di affrontare e superare gli eventi avversi che caratterizzano questo momento storico, portando avanti contemporaneamente “Dare Forward 2030”, l’audace piano strategico per il prossimo decennio», evidenzia Stellantis, che cita anche la Gigafactory. «L’Azienda ha registrato importanti progressi verso il raggiungimento della capacità produttiva di 400 GWh perle batterie entro il 2030 grazie alla sottoscrizione, nel primo trimestre del 2022, di partnership strategiche con LG Energy Solution e Automotive Cells Company (ACC), che consentiranno rispettivamente di realizzare il primo impianto di produzione di batterie agli ioni di litio su vasta scala in Canada (Windsor) e una nuova “Gigafactory” a Termoli. In un altro settore fondamentale del piano strategico “Dare Forward 2030”, che segna il percorso verso un futuro sostenibile, Stellantis ha stretto una partnership strategica con Amazon e Foxconn nell’ambito della strategia sul software». Tuttavia, nel giro di sole 3 ore dalla diffusione dei dati aziendali, a Termoli i metalmeccanici sono stati chiamati all’ennesimo sacrificio. Segreterie territoriali e comitato esecutivo hanno discusso della grave crisi che sta attanagliando tutto il settore auto e nello specifico le aree Fire e Cambi dello stabilimento di Termoli. Analizzate tutte le problematiche legate alla crisi di approvvigionamento dei semiconduttori che stanno condizionando pesantemente tutto il comparto auto. «Per affrontare tutto questo, si è condiviso di utilizzare come strumento di tutela a sostegno del reddito, il Contratto di Solidarietà (CDS) nel periodo che va dal 16 maggio al 31 dicembre 2022. Nell’accordo abbiamo richiesto ed ottenuto la maturazione dei ratei mensili a prescindere dai giorni lavorati nel mese, per tutti i lavoratori addetti e collegati alle aree Fire, Cambi e comunque rientranti nel bacino del CDS. Ribadiamo che questo è un accordo difensivo che permetterà di fronteggiare gli effetti della complessiva situazione di mercato, nonché le imprevedibili mancanze di forniture. Inoltre si è definita la possibilità, di uscite volontarie incentivate e prepensionamenti nel limite dei 4 anni per 80 persone entro il 31 dicembre 2022, con le stesse modalità dello scorso anno. Con questo accordo, a fronte della confermata realizzazione della Gigafactory di cui attendiamo uno specifico incontro, si sono create le giuste condizioni per affrontare questa fase congiunturale complessa. Infine è stato deciso il piano ferie estive che sarà dal primo agosto al 14 agosto per tutto lo stabilimento. Infine, la prossima settimana si lavora in tutte le unità motori dello stabilimento (T4, FIRE GSE), ad esclusione del cambio che lavorerà con le seguenti modalità: Cambio C520: lavora solo il montaggio, lunedì, martedì e mercoledì; Cambio M40: lavora a pieno lunedì, martedì e mercoledì». A renderlo noto Fim, Uilm, Fismic, Uglm, e Aqcf. Pur non facendo parte del comitato esecutivo sindacale, la Fiom-Cgil, attraverso il suo segretario regionale, Giuseppe Tarantino, ha manifestato contrarietà per la sottoscrizione del contratto di solidarietà allo stabilimento Stellantis di contrada Rivolta del Re, «Ricorso al contratto di solidarietà per l’unità motori, 8 valvole e 16 valvole, e l’unità cambi per un totale massimo di circa 1.056 lavoratori interessati al possibile utilizzo e per il periodo dal 16 maggio 2022 al 31 dicembre 2022. Durante l’incontro, l’azienda ha proposto un ulteriore accordo per l’uscita volontaria di 80 lavoratori. La Fiom non ha condiviso la decisione aziendale di procedere con un ulteriore taglio occupazionale sullo stabilimento di Termoli, in una regione da anni con un alto tasso di disoccupazione, considerando l’investimento della Gigafactory per la produzione di batterie per le auto elettriche. Pertanto, la Fiom ha ritenuto opportuno sottoscrivere solo l’accordo dei contratti di solidarietà, facendo inserire nell’accordo la maturazione dei ratei per tutte le lavoratrici e lavoratori, mettendo in sicurezza i livelli occupazionali interessati considerando la crisi economica che stiamo attraversando per la pandemia e per tutte le conseguenze che sta portando la guerra scoppiata in Ucraina che sta provocando la perdita di tante vite umane e l’innesco della crisi economica a livello globale. Infine, la Fiom ha sollecitato all’azienda le richieste di incontro unitarie avanzate in precedenza, per entrare nel merito del piano industriale della Gigafactory per conoscere i seguenti punti: – la data dell’avvio dei lavori, la durata e l’avvio della produzione; – i livelli occupazionali che assorbirà; – i volumi produttivi; – la tipologia dei contratti che interesserà individualmente e collettivamente i lavoratori; – il futuro delle attività produttive degli ultimi investimenti dell’unità motori. Considerati i punti da chiarire ed il contesto in cui ci troviamo è necessario che si apra nell’immediato un confronto con l’azienda per conoscere nel dettaglio quale sarà il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori dello stabilimento di Termoli».

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