Macchia d’Isernia. Volto irriconoscibile, lesioni gravi all’addome: l’ipotesi di un pestaggio

Un vero e proprio giallo quello sul quale stanno indagando i Carabinieri. Non si tratterebbe affatto di un incidente domestico quello nel quale è rimasto coinvolto un 40enne di Macchia d’Isernia, trovato agonizzante in una pozza di sangue, in strada e sotto ad un balcone, da una passante che ha immediatamente avvertito il 118 e i Carabinieri. L’uomo riverso a terra è stato trasferito con urgenza al Veneziale: ricoverato in rianimazione, è stato operato immediatamente all’addome. Versa in gravissime condizioni e avrà bisogno di un intervento di ricostruzione maxillo-facciale viste le importanti lesioni che ha riportato. E sono proprio l’entità delle ferite e la loro tipologia che farebbero propendere gli inquirenti per un’altra ricostruzione dei fatti. Sembra che il 40enne, quando era ancora cosciente, ai soccorritori abbia riferito di essere caduto delle scale ma le lesioni riportate sarebbero incompatibili con questa dinamica. Farebbero, invece, pensare ad un vero e proprio pestaggio, probabilmente legato a vicende personali dell’uomo sulle quali gli inquirenti si starebbero concentrando. Il 40enne è ricoverato in pericolo di vita nel reparto di rianimazione del Veneziale: i carabinieri indagano per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Al momento si procede per incidente domestico ma gli inquirenti non escluderebbero alcuna altra ipotesi. Compresa, appunto, quella del pestaggio.

The post Macchia d’Isernia. Volto irriconoscibile, lesioni gravi all’addome: l’ipotesi di un pestaggio appeared first on PrimoPiano Molise.

La Corte d’Appello di Parigi dice no: Di Marzio e Calvitti non saranno estradati

La Chambre de l’Instruction della Corte d’Appello di Parigi ha deciso di negare l’estradizione richiesta dall’Italia per i dieci ex terroristi rossi arrestati nell’ambito dell’operazione ‘Ombre rosse’ nell’aprile 2021, tra cui l’ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell’omicidio del commissario Calabresi 50 anni fa a Milano, e i molisani Enzo Calvitti e Maurizio Di Marzio. Quest’ultimo, che a Parigi si è rifatto una vita da ristoratore, sfuggì alla cattura ad aprile. Fu poi arrestato il 19 luglio 2021. Calvitti, 67 anni, è nato a Mafalda. Ex Br ed ex psicoterapeuta, è stato condannato in contumacia a 18 anni per banda armata e associazione terroristica.
Le motivazioni della sentenza si conosceranno nei prossimi giorni, ma la Corte francese ha fatto riferimento a due articoli della Convenzione europea dei diritto dell’uomo sul rispetto della vita privata e sul giudizio in contumacia. La decisione può essere impugnata dalla procura generale francese. Il pg di Milano intanto ha fatto sapere che sta valutando un’impugnativa sul modello della nostra Cassazione.
«Rispetto le decisioni della magistratura francese, che agisce in piena indipendenza. Aspetto di conoscere le motivazioni di una sentenza che nega indistintamente tutte le estradizioni. Si tratta di una sentenza a lungo attesa dalle vittime e dall’intero Paese, che riguarda una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia» Questo il commento della ministra della giustizia Marta Cartabia.
Forti reazioni dal centrodestra. Per la leader di FdI Meloni la decisione è «inaccettabile e vergognosa». Il coordinatore di Forza Italia Tajani parla di «atto gravissimo che non ha nulla a che vedere con il garantismo e la libertà di espressione». Per il segretario della Lega Salvini «proteggere terroristi che hanno ucciso in Italia è una vergogna». Anche dal Pd trapela «delusione».
Alla lettura del dispositivo erano presenti tutti gli italiani condannati e fuggiti in Francia, ad eccezione del più anziano, Giorgio Pietrostefani, 78 anni. Da tempo malato, per le conseguenze di un trapianto è spesso in ospedale e in condizioni che non gli hanno consentito finora di partecipare alle altre udienze che lo riguardavano. C’era, fra gli altri, Di Marzio. Originario di Trivento, ma con la famiglia ha vissuto a lungo a Roma, la sua posizione è al centro di una diatriba sulla prescrizione. Dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a cinque anni e nove mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Il suo nome è legato all’attentato al dirigente dell’ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Retrosi, nel 1981, e soprattutto al tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone il giorno della Befana del 1982. Il tentativo fallì perché il poliziotto reagì colpendo uno dei componenti del commando e mettendo gli altri in fuga. Ala militarista delle Br, Di Marzio fu arrestato una prima volta a Parigi nel 1994, su richiesta dell’Italia, ma non fu mai estradato nonostante il parere favorevole della Corte d’Appello di Parigi perché il decreto non fu firmato dal governo. Da molti anni gestisce a Parigi con la moglie la taverna Baraonda, meta frequente per gli italiani e i molisani che visitano la capitale francese. A Trivento in molti ancora ricordano le sue nozze celebrate al confine con l’Italia.
ppm

The post La Corte d’Appello di Parigi dice no: Di Marzio e Calvitti non saranno estradati appeared first on PrimoPiano Molise.

Ricoverata al Veneziale, aspetta 5 giorni una Tac

Il caos che si registra quotidianamente al Veneziale non è questione esclusivamente giornalistica, non è affare meramente ‘da addetti ai lavori’, non riguarda solo i medici (pochissimi) che continuano ad erogare le prestazioni sanitarie.
É una mannaia che si abbatte su chi ha bisogno di quei servizi sanitari, su chi arriva nel nosocomio perché non può farne letteralmente a meno.
Perché gli incidenti domestici, l’improvviso aggravarsi di una qualsiasi patologia, una puntura d’insetto e tutto quello che può capitare quotidianamente, accadono sempre e comunque. Non dipendono di certo dal numero di medici che, in un ospedale, rendono concreto il diritto alla salute.
Domenico Paolo Pontarelli si sfoga, dopo aver raccontato quanto accaduto alla sua mamma in un lungo e accurato post su Facebook.
«La operano domani (oggi per chi legge, ndr) – racconta al telefono -, alla fine siamo stati costretti a rivolgerci ad un ospedale della Campania dove l’hanno sottoposta agli esami di cui aveva necessità e hanno fissato la data dell’intervento. Ma quanto le è capitato può succedere ad altri pazienti, a persone che magari sono sole, ad anziani che non hanno la lucidità necessaria per capire, chiedere spiegazioni, comprendere cosa stia accadendo».
È mercoledì 22 giugno: la mamma di Domenico cade. Un dolore lancinante, la certezza che non si tratti di un problema risolvibile con una pomata e il trasferimento al Pronto soccorso del Veneziale. Lì viene sottoposta ad una radiografia che evidenzia la rottura dell’omero. Servirà l’intervento chirurgico.
Solita trafila per i tamponi antigenici, che risultano invalidi. Bisogna farne di nuovi. Resta in reparto per una notte e quasi per l’intero giorno successivo. Perché nel frattempo le scorte di tamponi finiscono (di nuovo, era già accaduto un paio di settimane fa) e bisogna aspettare che arrivino gli altri test. E, ovviamente, non si può accedere in reparto senza un risultato di negatività.
Nel tardo pomeriggio (la signora è al Ps dalla sera prima), la paziente ‘davvero paziente’ viene ricoverata in Ortopedia. Reparto che sconta le medesime carenze di organico che si registrano al Pronto soccorso, al punto che in queste ore si ragiona di una sorta di ‘patto di mutuo soccorso’ tra Cardarelli e Veneziale così da consentire di tenere aperti entrambi.
Ed è lì che la signora – cosciente, lucida, perfettamente in grado di capire cosa le accade ma inibita nei movimenti e quindi bisognevole di assistenza – chiede informazioni sul proprio stato di salute visti i limiti alla presenza dei familiari che ancora vigono legati alle normative anticontagio. Lì trascorre quattro giorni senza essere sottoposta all’unico esame di cui aveva bisogno. Una Tac.
«Quando abbiamo chiesto informazioni – racconta il figlio contattato telefonicamente ieri pomeriggio – ci hanno risposto che era stata avanzata la richiesta ma dalla radiologia mia madre non è stata mai chiamata.
Bisognava attendere una chiamata che non è mai arrivata. Mia madre doveva essere operata, avevamo contezza dei suoi bisogni che la radiografia effettuata quando è entrata in Pronto soccorso aveva evidenziato. Ovviamente la Tac era indispensabile poiché senza quell’esame non si poteva decidere come intervenire. “Se c’è da mettere un chiodo possiamo farlo pure qua ma se è più complesso ti dobbiamo trasferire”, queste le parole più o meno usate per rimarcare il bisogno di quell’esame, richiesto, ci hanno ripetuto più volte, ma mai effettuato».
Quindi, secondo la narrazione dei medici con i quali i familiari della donna e la paziente stessa hanno parlato, dal reparto sarebbe partita la richiesta di una Tac da effettuarsi nello stesso ospedale ma in Radiologia. Richiesta alla quale in quattro giorni non è stato dato seguito.
«Una situazione per la quale, sinceramente, non trovo le parole corrette – commenta ancora Domenico Paolo Pontarelli – e preferisco non addentrarmi sia nel racconto sul ‘tira e molla’ tra Pronto soccorso e Ortopedia per far sì che venisse ricoverata, visto che sembrava dovesse arrivare non si è capito bene quale autorizzazione per accettarla in reparto, e sulla mancata assistenza dovuta ad un paziente.
Consideri che il tutore lo abbiamo portato noi, l’acqua da bere con questo caldo l’abbiamo portata noi. In tutto questo caos, solo due infermiere del Pronto soccorso sono state sensibili, attente, professionali e l’hanno accudita. Persone che svolgono la loro missione con impegno e dedizione e che meriterebbero di lavorare in ben altre realtà».
Un calvario, durato da mercoledì a domenica mattina quando la signora ha firmato le dimissioni ed è stata accompagnata dal figlio in un altro ospedale, in Campania. Oggi sarà operata, finalmente.
«Questo non è un ospedale – commenta amaramente Domenico Paolo, riferendosi al Veneziale -, questa non è sanità e questa non è una regione. Fra meno di un anno si tornerà a votare, si parla di candidati, di apparentamenti ma nessuno affronta le criticità da risolvere in questo buco di regione. Sarà il caso di ricordarlo ai nostri politicanti dalla saccoccia piena e dalla realtà distorta».
Il chiodo l’ha messo davvero, Domenico Paolo Pontarelli. A futura memoria.

ls

The post Ricoverata al Veneziale, aspetta 5 giorni una Tac appeared first on PrimoPiano Molise.