Sos personale, i medici del 118 dicono «no ai turni aggiuntivi»

Alla già complessa situazione della carenza di personale sanitario, si aggiunge una ulteriore vertenza, quella dei medici del 118. Che in seguito alla riunione del Comitato permanente regionale del Sindacato medici italiani, hanno deciso di rifiutare la copertura di «turni aggiuntivi».
Il sindacato, attraverso la referente regionale Antonella Giordano, parla di «grave carenza organica» e rivendica «maggiori tutele, attraverso un contratto di dipendenza, incrementi economici a fronte di un gravoso impegno lavorativo e la retribuzione delle reperibilità»
Vale la pena ricordare che il medici del 118 non sono alle dirette dipendenza dell’Azienda sanitaria molisana ma lavorano in regime di convenzione.
«Il 118 è sempre stato in prima linea in questi due anni di pandemia – afferma Giordano –, non ci siamo mai tirati indietro di fronte a nessun paziente, anche che fosse Covid-19 positivo. Il lavoro dei medici 118 ha segnato in Molise la differenza nelle cure e nell’assistenza dei cittadini, tentando di salvare la vita a tanti pazienti».
Secondo lo Smi, tuttavia, «la parte pubblica davanti a questa situazione non ha ritenuto di dare risposte adeguate alle nostre richieste. Per queste ragioni i medici del 118 rifiuteranno di coprire turni aggiuntivi, limitandosi ad effettuare solo le ore lavorative previste dal contratto collettivo nazionale. Abbiamo bisogno di un riconoscimento pieno del nostro lavoro – conclude la referente regionale dello Smi –, che risulta essere fondamentale per salvare la vita a tanti pazienti e garantire il diritto alla salute a tutti i cittadini molisani».

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Toma invoca il bis, Tartaglione tace: troppo presa da Instagram

Manca ancora qualche mese, dieci per l’esattezza, alla data del rinnovo del Consiglio regionale. Considerando i ritmi che scandiscono l’evoluzione della politica, dieci mesi sono tanti. Tantissimi.
Rispetto ai tempi della Democrazia cristiana, però, le cose oggi cambiano molto più velocemente. Basti pensare all’escalation e alla de-escalation di Renzi, Salvini e Conte: dal 40% al nulla è stato un attimo.
I molisani hanno rinnovato il parlamentino di via IV novembre il 22 aprile del 2018. Giorno più, giorno meno, tolte le imminenti vacanze, Natale, il mese di campagna elettorale – per quanto la data sia ancora lontana – parlare oggi di elezioni, ipotizzare scenari, accoppiamenti, intese, leadership, rientra nei termini della politica.
Chi vuole vincere le prossime regionali, dopo la pausa estiva, deve rimboccarsi le maniche e serrare le fila. Deve parlare ai molisani e convincerli su sanità, infrastrutture, lavoro e, quindi, su come invertire il devastante trend dello spopolamento.
Per convincere qualcuno non basta essere un buon oratore, esercitare il fascino del potere (politico o imprenditoriale, che sia) o quello social dei selfie. Serve, prima di ogni cosa, credibilità.
Le prossime elezioni – l’indicazione arriva dai dati della popolazione residente – potrebbero essere le ultime del Molise autonomo. La regione sta perdendo residenti al ritmo di 4mila all’anno. Considerando l’alto tasso di popolazione anziana, il divario tra decessi e nascite si allargherà di anno in anno, portando alla desertificazione nel giro di qualche decennio.
È questa la sfida da vincere. Sfida che non si vince con la tattica del silenzio.
Piacciano o no idee e considerazioni espresse, Toma, ogni qualvolta sollecitato, elenca una serie di ragioni che, almeno dal suo punto di vista, dovrebbero garantirgli la ricandidatura alla presidenza per il centrodestra.
Di visione diametralmente opposta Michele Iorio, che supporta le sue tesi con altrettante ragioni e argomentazioni (non certo restando in silenzio, anzi…).
Pd e 5 stelle, per quanto nella comoda posizione dell’opposizione, non fanno mai mancare spunti quotidiani per il dibattito.
La neonata coalizione civica sta battendo il territorio con una serie di interessanti incontri, spostandosi da Termoli a Isernia.
I cosiddetti centristi, vuoi con il presidente del Consiglio Micone, vuoi con i mastelliani, i renziani o i calendiani, sono sempre presenti. Anche loro, insomma, ci stanno mettendo la faccia.
La posizione di Lega e Fratelli d’Italia è chiara.
Chi puntualmente sfugge a microfoni e taccuini è la bella coordinatrice di Forza Italia, Annaelsa Tartaglione. Alle domande l’onorevole preferisce non rispondere. In particolare a quella sulla ricandidatura che il presidente Toma si ostina a rivendicare. Nel contempo, però, delizia i suoi fan con selfie e storie a ripetizione su Instagram, impreziositi talvolta da pensieri profondi, profondissimi, come accaduto, ma è solo un esempio, lo scorso 25 aprile: «E quando l’ombra dilegua e se ne va, la luce che si accende diventa ombra per altra luce. E così la vostra libertà, quando spezza le sue catene, diventa essa stessa catena di una più grande libertà».
Ieri, almeno così racconta la sua storia instagrammata, era a Forte dei Marmi, in compagnia di una donna altrettanto bellissima. Alla domanda, reiterata attraverso il suo portavoce, ha preferito postare l’ennesimo selfie.
Toma, si è capito, può attendere.
Tutto legittimo, per carità.
Resta solo da comprendere se i molisani hanno diritto o meno di conoscere le intenzioni del partito che nel 2018 ha candidato l’attuale presidente della Regione.
Rispondere alle domande e alle ripetute sollecitazioni, oltre ad essere una questione di buona educazione, è un presupposto necessario per poi vantare credibilità. Non bastano i voti o quelle tre o quattro trasferte di Berlusconi in Molise per salvare una regione già morta.
Luca Colella

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«Non vogliamo mollare», i pescatori restano al porto

Mare Adriatico e relative flottiglie divise in due, dall’Abruzzo in giù, compresa la Calabria ionica, non si uscirà in mare per la terza settimana consecutiva, salvo sorprese dell’ultim’ora. Dalle Marche in su marinerie che ricominceranno a pescare, seppur gradatamente, due giorni a settimana (la metà di quanto consentito dalla legge) per le barche più grandi, 12 ore al giorno su 4 giorni per la piccola pesca e le “retine” libere. Il Tirreno andrà in mare, ma poi si dovrà fermare giocoforza per il fermo biologico. Unica enclave dissidente a ieri mattina quella di Mola di Bari. Al mercato ittico di Termoli prima di riunire gli armatori locali nell’arena al piazzale dei pescatori si attendevano proprio le notizie dei colleghi pugliesi e abruzzesi e in verità, avendo auscultato l’umore prima dell’assemblea, l’orientamento era proprio quello di uscire almeno due giorni, ma il clima incandescente, forse alimentato dalle diverse componenti della flottiglia, hanno reso arcigna la discussione, con toni accesissimi, fintanto acerrimi. Ne è nata una discussione a largo raggio, che ha preso sì le mosse dal caro gasolio, la madre di tutti i guai da un anno e mezzo a questa parte, come ha ricordato Paola Marinucci, sottolineato Basso Cannarsa e ribadito da tutti gli altri, ma si è anche entrati nel merito del credito d’imposta, delle possibilità di sbarcare i marinai, di guardare al fermo bellico come extrema ratio e di come non farsi cannibalizzare da altre marinerie che non vanno tanto per il sottile. Come ha ricordato un armatore, la consegna da duri e puri delle tre regioni citate prima vale il 15% del mercato, da qui una protesta che se ristretta sarebbe debole.
La Marinucci ha chiamato barca per barca tutti (presenti e assenti) e al termine della conta lo stop per la terza settimana di fila ha prevalso a larghissima maggioranza. «Chiediamo un incontro con il presidente Toma che ci sta supportando – ha dichiarato Paola Marinucci, presidente dell’Associazione Armatori Pesca del Molise – e un intervento del sottosegretario Battistoni sul caro gasolio. Lo ringraziamo per quello che sta facendo ma, purtroppo, non basta», ha affermato la Marinucci, che ha letto una bozza di lettera per il Governatore, con cui lo si esorta a fare di più e a scrivere direttamente al sottosegretario Battistoni. Il dibattito ha coinvolto anche le scelte di natura economica, per chi guarda alla salvaguardia del bene dei marinai e chi alla sopravvivenza dell’impresa. Ma c’è di più, ossia la correlazione col mercato del pesce locale, quello degli esercenti ittici, che in delegazione ha assistito prima e preso parte poi al confronto, in modo molto animato. Sono due settimane che non vendono nulla, ma sono stretti nella morsa tra grande distribuzione e ristoranti aperti con fornitori esterni e allora è stato chiesto un salvacondotto morale, potersi rifornire altrove e tornare a lavorare. Dagli armatori nulla quaestio, purché non ci si rivolga alle marinerie che interromperanno la protesta, sarebbe lesa maestà. A vuoto una istanza provocatoria, quella di fissare col 35% in rialzo il costo del pesce da dare eventualmente ai commercianti dalla flottiglia termolese, potrebbe essere ricominciata la guerra tra “poveri”.

EB

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