Michele Marone: basta tecnici, in campo torna la politica. Al Senato un epilogo naturale

La Lega non perde pezzi. I governisti del Carroccio se ne stanno buoni. Tutti d’accordo con Salvini: la fine della legislatura è colpa dei 5 stelle e anche del Pd. Non importa se poi a dare la spallata a Draghi sia stato proprio il centrodestra di governo. Ma questo non significa che le prossime elezioni saranno una passeggiata per il capitano che nelle ultime amministrative si è visto sorpassare da Giorgia Meloni anche nelle roccaforti leghiste del Veneto.
Marone, in Molise la Lega è pronta ad una campagna elettorale balneare?
«Per la prima volta si va a votare in autunno, praticamente siamo già in campagna elettorale. Il segretario Salvini ci ha convocato per i prossimi giorni, staremo a sentire quali sono i programmi di questa campagna elettorale difficile…».
… e aggiungerei lampo. Alle urne il 25 settembre, praticamente fra due mesi. Facile che i candidati li scelga Roma.
«Non credo, anche se a priori non si può escludere nulla perché pure le proposte del territorio le deve vagliare la segreteria federale. C’è un lavoro di squadra. Nella Lega si ascolta il territorio, le decisioni vengono condivise e concertate».
Il segretario regionale della Lega sarà candidato alle politiche?
«Non glielo so dire, perché anche questo rientra nelle scelte della segreteria federale. In genere ai segretari regionali viene chiesta la disponibilità, una richiesta che però al momento non c’è stata. Vedremo».
Potrebbe terminare in anticipo anche la legislatura regionale? In questi giorni si parla di una mozione di sfiducia al governatore su iniziativa proprio di alcuni esponenti di centrodestra.
«La maggioranza che esiste ancora in Regione sicuramente è appesa a un filo, ma non da oggi. Ma molto sommessamente credo si arriverà alla fine della legislatura, sia pure con tutte le criticità e le mozioni di sfiducia».
Sicuramente a dare una forte spinta alla crisi sono stati i sondaggi che danno il centrodestra in vantaggio. Ma gli stessi sondaggi dicono pure che la maggior parte degli italiani, uno su tre, non voleva il voto anticipato.
«Un terzo degli italiani, e forse più, si è allontanato dalla politica e disaffezionato all’esercizio del proprio diritto-dovere di voto, e questo per una serie di ragioni compresa l’inadeguatezza di una classe dirigente che ricopre ruoli chiave sia a livello centrale sia negli enti locali. Precisato questo, dico che è nelle intenzioni del centrodestra, unito e compatto, tornare ad interessare proprio quei cittadini che si sono allontanati con argomenti e proposte su problematiche attuali che affliggono la nostra popolazione, come lavoro, salute e tasse. In Molise per esempio abbiamo un grande problema che è quello della sanità. Ma se non si trova una chiave, a livello centrale, per chiedere al governo di farci uscire dal commissariamento, la nostra Regione sarà sempre il fanalino di coda. Anche la Calabria è stata oggetto di un provvedimento straordinario ad hoc, mentre noi siamo costretti a fare i cosiddetti viaggi della speranza. Sarà quindi necessario che il governo si renda conto che il Molise è una delle 20 regioni d’Italia a cui va garantito il diritto alla salute così come succede ai lombardi, ai veneti e così via».
E lei crede che un governo di centrodestra riuscirà a fare quello che non ha fatto un governo di unità nazionale?
«Forse il governo di unità nazionale non è stato sollecitato da chi di dovere a prendere in mano la questione. Penso ci siano grosse responsabilità a livello locale. Tutto cammina sulle gambe degli uomini, è l’uomo che deve prendere in mano la situazione, anche a costo di tirare la giacchetta del presidente di turno, restituendo così ai molisani la garanzia del diritto alle cure, al di là delle appartenenze politiche. Con un nuovo vertice cercheremo di rappresentare questa situazione molisana e cercheremo di risolverla».
C’è comunque la preoccupazione generale e diffusa che il Paese resterà bloccato per diversi mesi. Una fine un po’ più ordinata della legislatura forse non avrebbe aggiunto ulteriori difficoltà a un periodo già gravato da emergenze molto serie.
«La Lega ha cercato fino all’ultimo una soluzione diversa dal voto anticipato anche con la proposta di una nuova maggioranza di governo, che però non è stata condivisa dal presidente Draghi ed, evidentemente, neanche dal Pd e da quel che rimane dei 5 stelle. Ma la situazione è precipitata pure perché il premier non ha condiviso le nostre proposte per risolvere tutte quelle criticità che affliggono i cittadini e che Draghi non riteneva urgenti. E poi vede, tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile. Certo Draghi ha una autorevolezza internazionale e nazionale insuperabile, pero è anche vero che oggi gli italiani sono stanchi di essere governati dai tecnici. Mercoledì al Senato c’è stato l’epilogo naturale di un processo che covava da tempo. E mi faccia dire anche un’altra cosa: molto del lavoro è stato svolto e che si perdano i fondi del Pnrr è un falso problema. Come ha ricordato lo stesso Draghi nel suo discorso a Palazzo Madama, gli obiettivi lui li ha raggiunti, ha quindi portato a conclusione la programmazione. Adesso c’è una tranche di 19 miliardi di euro che dev’essere erogata dall’Unione europea. Modalità che potrà essere gestita anche da un governo in carica solo per gli affari correnti».
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‘Giorgia’ ora dà le carte, Di Sandro non si tira indietro: sono pronto

Inutile negarlo. Se c’è un vincitore in questa partita che ha portato al capolinea il governo dell’ex presidente della Bce e alla fine anticipata della legislatura sicuramente è la leader di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni potrebbe essere la prima premier donna nella storia repubblicana se le urne confermeranno le intenzioni di voto degli italiani. Fratelli d’Italia vola nei sondaggi: il partito dell’ex ministra della Gioventù del governo Berlusconi viene dato tra il 23 e il 25%. Perciò al tavolo degli alleati sarà sicuramente lei a dare le carte.
Di Sandro, la linea tracciata da FdI ha prevalso.
«Abbiamo chiesto di ridare voce al popolo perché questo esecutivo ormai dimissionario era litigioso e pieno di contraddizioni. Vede, non si è messo minimamente in discussione la figura di Draghi, ma la tipologia di coalizione formata da Pd, 5 stelle, Lega, Forza Italia che, con i loro veti incrociati, hanno prodotto ritardi e malessere generale.
Tra il danno che potevano continuare a fare quei signori all’interno del governo, perché ormai pensavano solo a proteggere la loro poltrona, e il danno di tornare alle elezioni anche se in un periodo un po’ particolare, abbiamo spinto per la seconda opzione perché decisamente meno dannosa, anzi. Se si fanno le cose velocemente già nel mese di ottobre ci sarà un nuovo esecutivo e quindi si potrà approvare la finanziaria e dare risposte ai cittadini».
Direi però che adesso comincia il bello. I tempi sono strettissimi per assegnare i posti nei collegi uninominali.
«Bisogna andare all’essenziale, meno chiacchiere e più fatti. Io però sono abbastanza ottimista».
Con il taglio dei parlamentari il Molise potrebbe fare gola a molti big nazionali.
«In politica tutto è possibile ma mi creda, questo non riguarderà Fratelli d’Italia».
Conferma la sua disponibilità per una candidatura al Parlamento?
«Questo l’ho sempre detto e non lo nego ora. Ho aspettative in questa direzione ma naturalmente decide solo e soltanto il partito. Sono dunque a disposizione di Fratelli d’Italia».
Non c’è più un centrodestra di governo. La crisi ricompatta la coalizione a livello nazionale. Ci saranno ricadute positive anche sul centrodestra regionale?
«Più che ricompattati direi che hanno la stessa finalità. Fino a ieri c’erano quattro partiti di centrodestra, tre dei quali (Udc, Lega e Forza Italia) partecipavano al governo di unità nazionale, mentre Fratelli d’Italia stava all’opposizione. Oggi hanno lo stesso interesse comune che è legato alle elezioni che si terranno in anticipo per le dimissioni di Draghi, direi che hanno ritrovato la stessa finalità.
È ovvio che più si è compatti a livello nazionale più si deve fare uno sforzo anche a livello regionale per trovare una unità d’intenti sulle persone ma anche sulle cose da fare. Noi coordinatori ci stiamo lavorando a ricompattare questo centrodestra che non brilla certo per compattezza soprattutto nei rapporti tra i partiti e il governo regionale. Speriamo che le elezioni politiche possano aiutare, noi ce la metteremo tutta».
Sbaglio o la sua posizione si è ammorbidita nei confronti della governo regionale?
«Non capisco, mi faccia una domanda precisa».
Mettiamola così: Fratelli d’Italia oggi voterebbe una mozione di sfiducia a Toma?
«Non credo sia il momento di presentare una mozione di sfiducia. Adesso è il momento di ragionare bene e lavorare per l’unità. E poi è noto a tutti che a livello regionale ci sono due posizioni differenziate: una di Pallante, filogovernativo e appiattito sulle posizioni di Toma che in autonomia ha deciso di seguire quel percorso; l’altra dei consiglieri Iorio e Romagnuolo che in qualche modo seguono anche la linea del coordinamento regionale da sempre critico nei confronti dell’attuale governatore. Questo però non ci impedisce di lavorare per cercare di smussare gli angoli, trovare una intesa, una unità d’intenti, un nuovo programma e una nuova squadra. Noi di Fratelli d’Italia ce la metteremo tutte insiemi agli alleati».
alessandra longano

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Antonio Federico non ha rimpianti: eravamo diventati il bersaglio degli alleati

Pochi, forse solo i politici più navigati o gli osservatori più acuti potevano prevedere quanto è accaduto. Draghi ha colto un po’ tutti di sorpresa.
Antonio Federico, deputato molisano in quota al Movimento 5 stelle – contiano di ferro –, si dice scioccato. Ma non rinnega nulla: eravamo diventati il bersaglio degli alleati, afferma.
Onorevole Federico, mi ha appena detto che sta lavorando ad un dossier. Ha senso? Il Presidente Mattarella scioglierà le Camere.
«Lo so, lo so. Sto continuando a lavorare imperterrito, non mi riprendo ancora dallo shock».
Se lo aspettava questo finale?
«Era tra le ipotesi, poteva accadere».
Vi siete assunti una responsabilità importante.
«Ci siamo assunti la responsabilità di non votare la fiducia ad un decreto che ha comportato la reazione del presidente del Consiglio, che si è dimesso. Il Capo dello Stato lo ha rimandato alle Camere, dove noi abbiamo posto dei temi, un’agenda sociale. Aspettavamo delle risposte per poter dare continuità di sostegno al governo, il presidente Draghi anziché risponderci ha attaccato noi e ha attaccato anche il centrodestra. Il centrodestra ha dato la disponibilità a governare senza il Movimento 5 stelle, noi in assenza di risposte abbiamo detto: nessun problema, togliamo il disturbo».
Ma questa è la cronaca di quanto è successo. La invitavo a riflettere: vi siete assunti una grossa responsabilità. I suoi colleghi parlamentari di centrodestra affermano: i 5 stelle hanno proposto una serie di temi per accrescere il consenso in vista delle elezioni.
«Quindi la povertà o i salari sono temi da campagna elettorale e non temi per il Paese. Ne prendo atto. Credo, invece, che sarebbero state necessarie risposte alla nostra agenda sociale proprio perché siamo alla vigilia di un momento molto difficile».
Il pretesto è stato l’inceneritore di Roma.
«Nessun pretesto. Abbiamo semplicemente non votato un decreto, così come hanno fatto la Lega o Italia Viva in altre occasioni. Attenzione: non abbiamo votato, non è che abbiamo votato contro. Che si siano create le condizioni per le quali il presidente Draghi si andasse a dimettere quel giorno… non a caso tutti hanno affermato: perché fai una cosa del genere se la fiducia ce l’hai? Ecco dunque che è scaturita, da parte nostra, l’esigenza di rivedere l’agenda di governo. Un governo sempre più politico e meno tecnico, con un continuo tiro al bersaglio. E il bersaglio eravamo noi. Draghi avrebbe dovuto mantenere l’unità nazionale anche garantendo la leale collaborazione tra i partiti di maggioranza. Altrimenti a cosa serve il Parlamento? Solo alla ratifica dei decreti? No, così non va».
La sua collega Tartaglione è convinta: quanto accaduto è una conseguenza della crisi aperta dai 5 stelle. Insomma, la miccia l’avete accesa voi.
«A me sembra che le micce stiano esplodendo in Forza Italia. Gelmini e Brunetta che dicono: vi siete appiattiti su Salvini e su posizioni sovraniste lontane dal pensare comune di Forza Italia si commentano da soli. Credo che la Tartaglione abbia un problema in casa. Noi la nostra miccia che è esplosa l’abbiamo avuta: Di Maio che doveva fare l’operazione “salva Draghi” ma in realtà non ha salvato né Draghi né se stesso».
Qualche defezione anche nel Movimento.
«Non è paragonabile una deputata che ci lascia per Italia Viva e per ragioni perlopiù personali rispetto a due ministri in carica. Il paragone non regge».
Di Maio dice: se Conti e Salvini vi parleranno di caro bollette in campagna elettorale, la colpa sarà soprattutto loro.
«Quattro anni e mezzo di maggioranza all’interno del governo per assumerci le responsabilità su tutto, a partire dalla pandemia, siamo stati i primi ad attivare il lockdown in Europa. Che Di Maio venga a farci la morale da questo punto di vista non esiste proprio».
Letta dice: fine del campo largo.
«Eh. Questo è un aspetto sul quale nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, si dovrà ragionare. In Sicilia ci sono le primarie in cui Pd e 5 stelle corrono insieme. È intervenuto in maniera dirompente un tema rispetto al fronte progressista che stavamo costruendo, ora è necessaria una riflessione. Fermo restando che per me la volontà di ragionare resta immutata»
Ora la strada è tutta in salita.
«Mai abbiamo immaginato una strada in discesa. Era già in salita. Adesso è ancora più ripida? La affronteremo».
Mi sta dicendo che il Movimento 5 stelle, con o senza il Pd, presenterà una propria lista alle regionali in Molise?
«Il Movimento 5 stelle parteciperà alle elezioni politiche e alle elezioni regionali, glielo assicuro».
Federico sarà della partita, si candiderà?
«Non è il primo dei miei pensieri. Tuttavia mi dà l’occasione per ribadire che ho alle spalle già due mandati».
Borse a picco, spread in salita. Come si pone rimedio?
«Arrivando subito alla composizione di un nuovo governo appena dopo le elezioni. Un governo legittimato dagli elettori potrà affrontare e risolvere tutti i problemi senza paura».
Trascorrerà qualche mese.
«Nel frattempo il governo in carica potrà svolgere gli affari correnti e portare anche avanti l’agenda del Pnrr, considerando che i provvedimenti di natura politica legati al Piano di ripresa e resilienza sono stati già adottati dal Parlamento. Gli atti consequenziali possono essere assunti, senza alcun problema».
I ministri che non hanno votato la fiducia dovrebbero dimettersi?
«Dovrebbero dimettersi, dal punto di vista politico. Formalmente deciderà Draghi».
lu.co.

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