San Timoteo allo sbando, minoranze contro Roberti

Ore critiche all’ospedale San Timoteo, per tanti ospedale in coma irreversibile dai tracciati ormai piatti. Dopo la vicenda dell’80enne di Montenero di Bisaccia deceduto in Medicina d’Urgenza senza essere trasferito al Cardarelli e su cui l’Asrem ha disposto una istruttoria interna, sempre nella serata di mercoledì c’è stato lo sfogo social di un papà di un bimbo di appena 2 anni: «Ed ecco a voi l’ospedale di Termoli. Mio figlio con febbre altissima, quasi incosciente accantonato per 2 ore su un lettino, in attesa di tampone. in una stanza dove c’erano quasi 30 gradi. Medici ed infermieri a spasso tutto il tempo, passavano di fianco a noi senza un minimo di interesse. Poi mia moglie, ha urlato la parola magica: ‘Andiamo a Vasto!’… Subito partiti tampone e visita pediatrica. Poverini, se la sono presa per come abbiamo fatto… Quello non era niente, siamo stati fin troppo educati”, scrive con rabbia, puntando il dito poi sul nosocomio adriatico: Se manca il personale, o quest’ultimo non è competente, l’ospedale non può funzionare… una sola parola: vergogna!» Episodi che hanno catturato ancora una volta l’attenzione dell’opposizione al Comune di Termoli. «I recenti drammatici resoconti dei media locali sul precipitare della situazione al San Timoteo di Termoli ci obbligano, come rappresentanti eletti dei cittadini, ad intervenire su ciò che sta accadendo, o meglio su ciò che NON sta accadendo. Riassumiamo in breve: pronto soccorso al collasso, reparto di ortopedia di fatto bloccato, emodinamica funzionante più che a singhiozzo, ostetricia e ginecologia prive del responsabile in seguito alle dimissioni del dott. Molinari, reparto analisi in affanno, chirurgia condizionata dalla mancanza di un numero adeguato di anestesisti… e potremmo aggiungere altro. In questo quadro già di per sé insopportabile si inseriscono l’aumento enorme di presenze in città, con il conseguente potenziale aumento di richieste per pronto soccorso e 118, la scarsità ormai patologica di personale e ambulanze e il carico insopportabile di turni di lavoro assurdi per medici, infermieri e Oss. Le ultime incredibili notizie arrivate da giornali e telegiornali locali (il tampone molecolare da 12 ore richiesto a Campobasso per prendere in carico i pazienti trasferiti da Termoli, e i ferri chirurgici sterilizzati a Campobasso e poi rimandati al san Timoteo (questo, se vero, ha davvero del farsesco!) completano un quadro allucinante. Culminato ieri nella morte dell’ottantenne nel pronto soccorso del nostro ormai ex ospedale. Come cittadini, prima ancora che come consiglieri comunali, ci chiediamo cosa aspetti il Sindaco Roberti a far sentire la sua voce, nella triplice veste appunto di rappresentante delle istituzioni comunali, di tutore ufficiale della salute pubblica e di Presidente della Provincia. Non una parola è finora arrivata da Palazzo di Città sull’oggettiva situazione di pericolo costante nella quale gli abitanti (e i turisti) si trovano a vivere, privati di fatto delle cure a cui hanno diritto per costituzione. Non è la prima volta (e temiamo, non sarà l’ultima) che siamo costretti a chiedere conto del silenzio dell’amministrazione su questo che dovrebbe essere il tema primario in cima all’agenda politica: mozioni, interpellanze, interrogazioni non hanno avuto effetto, se non la generica giustificazione di mancato potere di intervento da parte del sindaco. E’ certamente vero che non c’è possibilità diretta di prendere decisioni, ma come tutore della salute pubblica il sindaco può e deve parlare, e parlare con forza, in difesa dei suoi cittadini; può e deve esercitare pressioni sulla Regione, il cui presidente è tra l’altro dello stesso schieramento politico, nonché commissario straordinario alla sanità; può e deve chiedere conto al responsabile dell’ Asrem di scelte cervellotiche e pericolose come il tampone molecolare da 12 ore e la sterilizzazione dei ferri a Campobasso. Come consiglieri di opposizione è nostro dovere dare voce alle richieste angosciate che ci sono pervenute in questi giorni; come cittadini aspettiamo risposte credibili, e soprattutto interventi immediati perché il nostro ospedale non venga lasciato morire nell’indifferenza, e soprattutto non succeda più a nessuno di sentirsi abbandonato là dove dovrebbe trovare assistenza e cura.
Signor Sindaco, se non ora quando?» affermano Marcella Stumpo, Angelo Sbrocca, Manuela Vigilante, Oscar Scurti, Andrea Casolino, Nick Di Michele, Daniela Decaro, Antonio Bovio e Ippazio Stamerra, in rappresentanza rispettiva di Rete della Sinistra-Termoli Bene Comune, Pd-Gruppo VotaxTe e Movimento 5 Stelle.

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Castel San Vincenzo, due milioni di euro per l’area archeologica

Due milioni di euro per il restauro dell’area archeologica di San Vincenzo al Volturno. Lo ha reso noto ieri pomeriggio il ministro Franceschini.
«Il Piano Strategico Grandi Progetti Culturali – le parole del ministro – si arricchisce di 28 nuovi progetti e acquisizioni in tutta Italia, con risorse aggiuntive per ulteriori 106 milioni di euro che verranno destinati al recupero e alla valorizzazione di monumenti e siti archeologici, oltre che all’avvio della digitalizzazione degli archivi audiovisivi della Rai. Prosegue così quell’impegno forte e deciso del ministero della Cultura nei confronti del patrimonio culturale nazionale che costituisce ormai un dato consolidato dell’azione di governo e una leva fondamentale della politica economica italiana».
Il Piano Strategico Grandi Progetti Culturali è stato istituito con il DL 83 del 2014. Per il 2023 sono stati stanziati 106 milioni di euro per interventi sul patrimonio culturale e all’acquisizione di beni immobili al patrimonio dello Stato.
Grazie a questo stanziamento, verranno destinati 2 milioni di euro alla prosecuzione del restauro e alla valorizzazione dell’area archeologica di San Vincenzo al Volturno e al miglioramento dei servizi offerti al pubblico. In particolare – informano dal Ministero – il progetto prevede il consolidamento e restauro delle murature e degli elementi architettonici dell’intero sito, il restauro delle pavimentazioni in cotto e lapidee del complesso monastico, il restauro delle superfici pittoriche in situ, lo studio dei frammenti, la possibile ricostruzione ed eventuale ricollocazione o musealizzazione.
Il complesso – aggiungono dalla segreteria di Franceschini – sarà dotato di biglietteria, di una piccola sala polifunzionale per presentazioni e mostre, di servizi per l’accoglienza, di spazi dedicati alla multimedialità e all’approfondimento. L’intervento focalizzerà l’attenzione sulla conoscenza e accessibilità dell’enorme patrimonio archeologico disponibile nei depositi. Si procederà ad una campagna di ricognizione, digitalizzazione, restauro e ricomposizione dell’eterogeneo materiale archeologico disponibile, in primis per la conservazione, ma principalmente per renderlo fruibile agli studiosi e al pubblico. La possibilità di accedere ai depositi, dopo averli opportunamente ristrutturati ed adeguati anche dal punto di vista impiantistico, rappresenta oggi una modalità di fruizione del patrimonio culturale sempre più richiesta e capace di migliorare anche l’esperienza di visita.

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VENAFRO. Sorbo fa chiarezza sui conti di Palazzo Cimorelli

«In totale il “buco” che abbiamo trovato ammontava ad oltre 8 milioni di euro. Abbiamo sistemato i conti del Comune senza aumentare le tasse»: l’ex sindaco Antonio Sorbo interviene sul dibattito che si è scatenato sui conti di Palazzo Cimorelli all’indomani dei due pronunciamenti dei giudici contabili. Quelli della sezione regionale della Corte dei conti che lo scorso 29 aprile hanno bocciato il piano decennale di rientro approvato proprio dall’amministrazione del sindaco Sorbo e quelli delle Sezioni riunite della Corte dei Conti di Roma che non solo hanno accolto il ricorso del Comune di Venafro ma anche “omologato” e quindi approvato definitivamente il piano di rientro che si sta per chiudere sotto il mandato dell’attuale sindaco Alfredo Ricci.
L’ex primo cittadino vuole chiarire i giusti termini della questione, dopo aver letto considerazioni superficiali e del tutto destituite di verità. Il tema più “caldo” affrontato da Sorbo quando era sindaco riguardava la Neptun che vantava debiti per 3 milioni e 750mila euro; il Comune si è inoltre salvato da un buco di altri 5 milioni di euro (sempre nei confronti della Neptun) grazie alla perspicacia e indiscussa bravura della mai dimenticata e compianta avvocatessa Luciana Pesaturo, che in Cassazione riuscì a ribaltare i verdetti sfavorevoli all’ente dei due gradi di giudizio precedenti.
Tanti contenziosi azzerati, ricorda ancora Sorbo, «quei debiti fuori bilancio li abbiamo ridotti perché abbiamo fatto degli accordi con i creditori facendo una transazione a saldo e stralcio dando solo una parte dei soldi subito in cambio della rinuncia al resto e in quegli anni abbiamo anche azzerato l’anticipazione di cassa a cui il Comune faceva ricorso con ingenti interessi, senza dimenticare la causa che abbiamo vinto contro il ministero delle Infrastrutture che aveva chiesto la restituzione di circa un milione di euro che la precedente amministrazione aveva perso, abbiamo cancellato così un altro debito. Le fatture non pagate a Molise Acque le abbiamo saldate mano mano. Infine, va ricordato che il Comune per l’anno 2011 non aveva rispettato il patto di stabilità ed era stato dichiarato ente strutturalmente deficitario e che la Corte dei conti aveva nel 2014 segnalato la situazione di dissesto per lo stato dei conti e dei bilanci del Comune, chiedendo all’amministrazione di adottare i provvedimenti conseguenti entro 60 giorni».
Sorbo ricorda che la sua amministrazione «aveva tre strade: dichiarare già allora il dissesto (con gravi danni alla comunità perché si sarebbero bloccati gli investimenti, l’implementazione dei servizi, le opere pubbliche ecc.) oppure ricorrere ad una delle due procedure previste dall’articolo 243 del Tuel relative alla possibilità di ripianare il disavanzo con un piano decennale. La prima prevede che i costi sarebbero stati anticipati dallo Stato attingendo dal fondo nazionale di rotazione ma questo avrebbe bloccato il Comune che sarebbe stato di fatto commissariato in quanto le decisioni, anche per le spese più minute, sarebbero passate per la decisione dei funzionari ministeriali, oppure fare quello che abbiamo fatto noi, cioè la procedura del 243 bis, vale a dire il Comune si impegna a pagare le quote del piano decennale con soldi propri mantenendo la totale autonomia nella gestione amministrativa con soltanto dei limiti relativi all’assunzione di personale sia interno che esterno. Per questa seconda ipotesi – ancora l’ex sindaco – sarebbe stata necessaria una gestione oculata dei fondi con sacrifici per tutti. La seconda opzione, che chiamava ad una maggiore responsabilità gli amministratori, aveva le stesse ricadute sui cittadini della prima, quindi non cambiava nulla tranne il fatto che, con il 243 bis, il Comune manteneva totalmente la sua autonomia in fatto di investimenti, progetti, opere pubbliche ecc. Con la procedura del 243 bis abbiamo assunto l’impegno ad amministrare i soldi con oculatezza e abbiamo potuto garantire gli investimenti per esempio per la messa in funzione della nuova rete idrica, ormai in servizio quasi dappertutto, la realizzazione delle varie opere pubbliche (dalla Liberty a Piazza De Utris ecc.), per l’ammodernamento e la sistemazione della pubblica illuminazione (progetto i cui risultati, seppure con ritardo, si stanno vedendo), l’implementazione dei servizi come ad esempio la raccolta differenziata ecc. Cosa che nelle altre due ipotesi, soprattutto la prima (dissesto), sarebbe stata impossibile».
Ecco cosa è stato fatto con il piano decennale di rientro: l’ex sindaco Antonio Sorbo se dovesse ritornare indietro sceglierebbe sempre la stessa strada. Contro anche i pareri di chi allora avanzava dubbi pure nella sua squadra di governo. Marco Fusco

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