Mese: Agosto 2022
Regionali, Tajani rassicura Toma: non ci sono motivi per non ricandidarti
Non solo impugnata, la legge regionale del Molise sulla riorganizzazione degli ospedali è stata fatta a pezzi dal governo nazionale. L’istruttoria preparata dall’ufficio legislativo del ministero della Salute e proposta al Cdm di giovedì dalla titolare degli Affari regionali Gelmini ne sollecita l’abrogazione, pena l’esercizio dei poteri sostitutivi (con il commissariamento del Consiglio nella sua funzione primaria, cioè quella legislativa), e la sospensione degli effetti perché rappresenta il rischio di un «pregiudizio irreparabile». È il pugno duro dello Stato centrale che difende l’equilibrio di bilancio, certo. Ma che la Regione è esautorata dal potere normativo in virtù del commissario lo si sapeva quando è stata votato in Aula il ddl voluto dall’ex presidente Iorio e che prevede un Dea di II livello a Campobasso e, fra le altre cose, il ripristino del primo soccorso a Larino e Venafro.
Il giorno dopo la decisione del governo Draghi, il presidente commissario preferisce non entrare nel merito e nei dettagli. Attende di capire
quali provvedimenti ulteriori prenderà Roma, lui stesso aveva chiesto già al Consiglio di cancellare la norma. «Però c’è una cosa che non posso tacere: è talmente grave ciò che è successo che bisognerebbe riflettere seriamente sulla capacità e l’idoneità a guidare questa regione nel futuro da parte di chi si sente già rappresentante in pectore di questa comunità». Non lo nomina, ma è chiaro che la stoccata è diretta a Iorio, che ha declinato perfino le offerte di candidatura alle politiche perché punta alla corsa per la carica di governatore.
Indirettamente, Iorio gli risponde. Ma non sulla legge impugnata. L’ex presidente contesta la delibera di giunta che ha istituito la struttura di supporto al commissario della sanità, che era stata chiesta per esempio da Giustini. «Se con gli altri commissari Toma ha sempre ritenuto di essere impossibilitato ad accontentare le richieste, cosa è cambiato rispetto ad oggi? Al di là del fatto che mentre prima i commissari erano altri e oggi è lui, non pare ci siano norme di legge che prevedano la possibilità di dare in prestito il personale a strutture estranee alla Regione, pagando con i fondi della stessa Regione». Ha presentato un’interrogazione in merito: senza la copertura di una legge del Consiglio, la delibera potrebbe integrare, denuncia Iorio, «ipotesi di abuso di potere e danno erariale».
A proposito delle regionali 2023, lunedì Toma ne ha parlato con il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani. Anche le elezioni del 25 settembre, ammette il capo di Palazzo Vitale, sono state oggetto del colloquio. Se agli azzurri toccasse il seggio uninominale del Senato, ha osservato Toma nell’incontro, sarebbe utile valutare chi può rappresentare al meglio il territorio. E il suo nome avrebbe potuto essere preso in considerazione anche perché dal sondaggio governance poll di Noto per il Sole 24 Ore è emerso, «che il 35% dei molisani mi rivoterebbe». Ma questa non è la sua partita, Toma lo ribadisce. Al fianco e a disposizione del centrodestra, lui però punta a capitalizzare il lavoro di questi anni e a continuarlo.
Sul punto Tajani cosa ha gli ha detto? «Ha ribadito: il presidente della Regione sei tu e non ci sono motivi per cui tu non ti ricandidi», racconta a Primo Piano il governatore. Tradotto: se la presidenza del Molise sarà confermata a Forza Italia, fra gli alleati di centrodestra, non ci sono ostacoli alla riproposizione dell’uscente. “Per ora” non ce ne sono? È comunque una bomba che piomba sul centrodestra alle prese con un incastro non facile sui nomi per le politiche, incastro avvolto da uno strano silenzio.
ritai
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Ridotte ma pur sempre ‘onorevoli’: 2,5 milioni per le pensioni degli ex

L’assegno staccato dalla Regione per i vitalizi degli ex consiglieri di Palazzo D’Aimmo, a giugno 2022, è stato pari a 203.971,63 euro. In un anno, a questa cifra: 2,5 milioni. Oltre alle 76 pensioni dirette, ci sono 27 reversibilità riconosciute ai familiari di chi non c’è più, per un totale (a maggio 2022) di 45.600 euro. Complessivamente fa 2 milioni e 994mila euro all’anno.
Negli elenchi aggiornati, pubblicati alla sezione trasparenza del sito istituzionale dell’Assemblea legislativa molisana, ci sono due pensionati in più rispetto all’ultima volta che ce ne siamo occupati: Domenico Di Nunzio e Carmelo Parpiglia. Quest’ultimo, ha trascorso in via IV Novembre sei anni e mezzo: l’ultima beve legislatura Iorio e quella Frattura. Di Nunzio, solo il mandato dal 2013 al 2018. Percepiscono entrambi l’assegno calcolato con metodo contributivo (la nuova pensione dei politici dopo l’abrogazione del vitalizio): 569,99 euro al mese Di Nunzio e 602,56 Parpiglia.
Quanto al vitalizio vero e proprio, dal 2020 in poi (in attuazione della legge regionale presentata dai presidenti Toma e Micone) pesa meno sulle casse pubbliche locali (pochi anni fa il conto era di oltre 4 milioni annui) prevalentemente per via della determinazione di fatto ‘imposta’ dal governo nazionale (il Conte I nello specifico) con la leva della minacciata riduzione dei trasferimenti pari all’80% e sancita in base a criteri stabiliti in un’intesa fra Stato e Regioni (ricalca quella attuata per i parlamentari). Per il ricalcolo (che ha riguardato pure le reversibilità) si determina il montante contributivo individuale (che tiene conto della base imponibile e della quota di contribuzione a carico del consigliere negli anni di riferimento) e lo si moltiplica per un coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica dell’interessato alla data di decorrenza dell’assegno. Che, nella maggior parte dei casi, è diventato meno pesante. In altri, invece, in teoria avrebbe dovuto aumentare, ma le norme nazionali e regionali hanno fissato un limite: nel caso il vitalizio reloaded sia più alto, continua ad applicarsi quello precedente. Il che spiega perché, fra gli altri, gli importi appannaggio degli ex senatori Astore e D’Ambrosio o degli ex assessori Di Rocco e De Matteis siano gli stessi del periodo ante riduzione.
Anche se in versione riveduta e corretta, tuttavia il vitalizio resta il privilegio della politica per antonomasia. Lo si può percepire, a 60 anni o a 55 con una decurtazione, anche se ancora si lavora (non però se si ricopre una carica elettiva). È, naturalmente, cumulabile con analogo trattamento previdenziale per esempio di Camera e Senato o del Parlamento europeo, oltre che con pensioni lavorative vere e proprie. Un solo mandato in via IV Novembre vale 1.861 euro al mese (o 580 se si è stati eletti dopo il 2012). Ai comuni mortali sembra una storia che arriva da Marte.
ritai
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