Covid, decesso di un 66enne in terapia intensiva

È morto ieri il 66enne di Mafalda trasferito lunedì in terapia intensiva dal reparto di malattie infettive. Si tratta del 656esimo decesso Covid in Molise dall’inizio dell’emergenza pandemica.
Nessun’altra novità rispetto alle ospedalizzazioni: i pazienti assistiti in area medica al Cardarelli di Campobasso sono 20, uno invece è in rianimazione.
I contagi diagnosticati nelle ultime 24 ore (dalla refertazione di 779 tamponi fra molecolari e antigenici) sono 209. Il tasso di positività, dunque, è al 27%. Fra i nuovi contagi, 42 a Campobasso, 10 a Isernia e 19 a Termoli. I molisani attualmente alle prese con il virus sono 5.395.
Pochi i guariti comunicati nel bollettino diramato ieri dall’Asrem: 64, di cui 57 nella sola Termoli. Complessivamente le negativizzazioni conteggiate sono arrivate a quota 76.525.

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Campobasso. Oncologica grave da giorni al Pronto soccorso, i figli: non sappiamo nulla di lei

Tre figli disperati perché la loro madre è da 40 ore al Pronto soccorso di un ospedale pubblico, il Cardarelli di Campobasso, e loro non riescono ad avere notizie. Purtroppo le condizioni della donna sono gravi a causa di una patologia tumorale. E la disavventura era già iniziata al Gemelli. Da quando ieri hanno scritto alla redazione, disperati ma con la volontà di denunciare quanto sta accadendo, di ore ne sono passate molte altre. È l’ennesimo episodio negativo segnalato a Primo Piano Molise. Indice dello stato in cui versa la nostra sanità.

Nostra madre ha 76 anni ed è affetta da un glioblastoma multiforme (una forma di tumore al cervello aggressiva) che in pochi mesi le ha tolto tutto: parte della vista, la capacità di orientamento e poi anche la lucidità, la propria indipendenza e in generale il piacere di vivere.
Giovedì 28 luglio l’equipe medica dell’ospedale Gemelli di Campobasso ha deciso di sospendere la radioterapia e la chemioterapia e le è stato prescritto un ciclo di iniezioni da iniziare il prima possibile allo scopo di stimolare la riproduzione dei globuli bianchi. È stato escluso il ricovero in oncologia. Nonostante i numerosi tentativi, non è stato possibile entrare in possesso del farmaco nel corso dell’intero pomeriggio e poiché lo studio del medico di base era chiuso, l’ufficio della Asrem che avrebbe dovuto approvare il piano terapeutico era chiuso, la farmacia era impossibilitata ad ordinare il farmaco senza avere il piano terapeutico timbrato e il Dipartimento di Oncologia del Gemelli impossibile da contattare telefonicamente, non abbiamo avuto altra scelta se non quella di portare mamma (il cui stato di salute stava deteriorandosi ora dopo ora) al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso.
Ci chiediamo come sia possibile prescrivere un farmaco urgente senza dare al paziente là possibilità di averlo a disposizione!
Lo stato di salute di mamma è andato ulteriormente deteriorandosi e ieri pomeriggio (l’altro ieri, ndr) è stato necessario portarla nuovamente in Pronto soccorso. Dopo aver saputo che ha contratto un’infezione ai polmoni, a distanza di circa 40 ore non abbiamo avuto più notizie di lei e del suo stato di salute. Non sappiamo se mamma è cosciente, se si sente sola, se ci cerca, se sta soffrendo e se ci sarà per lei un posto in reparto affinché i familiari possano visitarla.
Nostro padre di 83 anni e noi tre figli siamo molto provati per il fatto di non avere nessuna notizia di mamma da ieri (l’altro ieri, ndr).
Ad onore del vero abbiamo avuto alcune informazioni ufficiose da conoscenti che lavorano in ospedale. Ma ci chiediamo ancora se sia un Paese civile quello che obbliga una famiglia – che già sta soffrendo per ovvie cause – a chiedere favori personali allo scopo di conoscere lo stato di salute di un proprio caro trattenuto all’interno di un Pronto soccorso da circa 40 ore!
I pazienti molisani hanno diritto a un trattamento decente e i familiari hanno quelli di essere informati sul loro stato di salute.
Alessandra, Annalisa e Nicola Tanno

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