Unimol compie 40 anni, confronto sul Meridione col ministro Bernini

Il ministro dell’Università a Campobasso in occasione del quarantennale dell’ateneo molisano.
Il 14 aprile, la senatrice Anna Maria Bernini – titolare delle deleghe all’università e alla ricerca nel governo Meloni – parteciperà al dibattito dal titolo “L’Università nel Sud: motore di sviluppo”, che si svolgerà nell’aula magna di via de Sanctis a partire dalle 11.
Oltre al ministro, al confronto daranno il proprio contributi numerosi rettori di altri atenei invitati dal “numero uno” di Unimol Luca Brunese.
A Messina per l’inaugurazione dell’anno accademico, ieri Bernini ha toccato un tema particolarmente sentito in Sicilia ma anche in Molise e in tutto il Sud: il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e la conseguente carenza di camici bianchi negli ospedali. «Quando si aprirà il numero chiuso al corso di laurea in Medicina e chirurgia sarà grazie alla conferenza dei rettori delle università italiane presieduta dal rettore Salvatore Cuzzocrea, alla Conferenza Stato-Regioni e a tutti gli esperti che hanno collaborato con noi per definire i fabbisogni perché bisogna aprire in maniera sostenibile, non in maniera discriminante – ha detto – Soprattutto creeremo il collegamento tra l’apertura del corso di Medicina e chirurgia e le scuole di specializzazione, cercando di valorizzare quelle che sono meno opzionate in questa fase e dando incentivi per consentire agli studenti di coprirle tutti.
Non vogliamo aprire la porta della facoltà di Medicina e poi chiuderla sulle specialità. Stiamo pensando ad una facoltà a numero chiuso diverso, con un’apertura sostenibile e compatibile con i bisogni del mercato da qui a 10 anni».

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Elezioni comunali, a Venafro spunta una quarta lista

Come d’incanto spunta una quarta lista per le comunali di Venafro che va a contrapporsi a quelle di Alfredo Ricci, di Enzo Bianchi e di Luigi Viscione.
Si tratta di una proposta animata da un gruppo di professionisti, imprenditori, rappresentanti della società civile, tutti legati da un unico denominatore: l’amore per la città e la “venafranità”, intendendo con questo termine anche un nuovo impulso di fratellanza e di unione.
La lista non ha connotazioni politiche ma punta a risvegliare le coscienze per un ritorno ai valori più autentici, con la memoria a una città che contava e aveva le leve del prestigio anche in Regione.
Un gruppo di persone che è al lavoro per proporre alle prossime elezioni un programma che tenga conto di cosa occorra per rilanciare la città.
L’intenzione è di far compiere a Venafro quel salto di qualità che i cittadini chiedono da tempo, senza lasciare nulla in secondo piano, pur avendo chiare le priorità: le scuole, i giovani, gli anziani, il decoro urbano, la tutela della salute.
Nei prossimi giorni saranno ufficializzati i nomi dei fondatori del movimento e del candidato sindaco. Si tratta di una persona molto nota, che ha dalla sua non solo una solida esperienza politico-amministrativa, ma soprattutto una forte conoscenza dei bisogni della città. Con la sua squadra vuole stimolare il cambiamento e il gruppo che si sta costituendo fa capire che essere liberi, conoscere e discutere concretamente le situazioni amministrative vuol dire in concreto possedere una nuova idea chiara, programmata e finalizzata.
Le loro rispettive esperienze consentono di ascoltare la gente da vicino, capirne realmente le esigenze e puntare su un paese da trasformare in un luogo con più possibilità per i giovani, per i quali attualmente c’è molto poco, e anche per le persone fragili.
Passato, presente e futuro finanziario di Venafro saranno dunque scandagliati da questo nuovo raggruppamento politico, nato da una semplice discussione tra amici, ma che con il passare dei giorni ha alimentato tanta attenzione, anche dei giovani e dei movimenti civici.
Se così fosse, ai nastri di partenza ci sarebbero quattro gruppi che si giocheranno la vittoria sul filo di lana alle prossime comunali. Si pensava ad una partita a tre: da un lato Alfredo Ricci, dall’altro Enzo Bianchi e Luigi Viscione. Adesso le forze in campo, con i rispettivi equilibri, cambieranno e c’è grande attesa per questa nuova proposta e per la rottura che può rappresentare rispetto al passato.
Non rimane che attendere solo l’ufficialità che dovrebbe esserci nei prossimi giorni.
Ma non è tutto: non sono infatti esclusi ulteriori colpi di scena.

ppm

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Tentata concussione: due anni e 8 mesi all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Tentata concussione, con questa accusa ieri pomeriggio è stato condannato dal gup del Tribunale di Isernia l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Domenico Riccio: due anni e 8 mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici e dal contrarre con la pubblica amministrazione per l’ex funzionario condannato anche al risarcimento delle parti civili con importo da determinare in altra sede.
Domenico Riccio è stato giudicato con rito abbreviato, istanza avanzata per suo conto dai legali Benedetto Maria Iannitti e Giuseppe Stellato che assistono l’ex direttore e che potrebbero anche decidere di ricorrere in Appello avverso la sentenza.
Al centro dell’inchiesta, ritenuta fondata e provata dal gup, la richiesta da un milione di euro avanzata dall’allora direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate (oggi licenziato) al commissario giudiziale e, per suo tramite, agli amministratori della Dr Motor Company Srl (società in concordato), per evitare una serie di azioni che avrebbero potuto danneggiare l’azienda. Al commissario giudiziale nominato dal Tribunale di Isernia nell’ambito della procedura concordataria riguardante l’importante gruppo imprenditoriale che, come è noto, si occupa della produzione e della commercializzazione di autoveicoli e, tramite lui, agli amministratori delle società del gruppo, Riccio avrebbe chiesto di garantirgli il lauto riconoscimento economico a fronte del suo impegno ad astenersi da una serie di azioni dirette ed indirette in danno delle società, degli amministratori e dello stesso commissario giudiziale, che altrimenti avrebbe posto in essere. I fatti, inizialmente denunciati dal pubblico ufficiale e cioè il commissario giudiziale nominato dal Tribunale, sono stati poi supportati da ulteriori elementi probatori acquisiti nel corso delle successive indagini, anche tecniche, condotte dalla Procura della Repubblica e dalla Guardia di Finanza di Isernia.

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