Liste d’attesa, ancora un report negativo per la sanità molisana

Liste d’attesa, il Molise si distingue in negativo. Il dato, che per gli utenti della sanità pubblica in particolare è esperienza quotidiana, è stato fotografato anche da Hi – Healthcare Insights, osservatorio indipendente sull’accesso alle cure di Fondazione The Bridge, nella ricerca 2022 sulle liste d’attesa per l’erogazione delle prestazioni all’interno di strutture ospedaliere pubbliche e private convenzionate.
Il report ha confermato, con riferimento al 2021, il quadro di assoluta disomogeneità dei dati forniti dalle singole Regioni, già registrato per le annualità 2019 e 2020 come conseguenza della libertà che la normativa nazionale, indicata nel Piano nazionale di governo delle liste di attesa, lascia a ciascuna amministrazione nello stabilire le modalità attraverso cui i dati sono raccolti, utilizzati e resi accessibili ai cittadini.
All’interno del Piano nazionale è previsto un elenco di 69 prestazioni ambulatoriali e 17 in regime di ricovero. Non tutte le Regioni, però, hanno rilevato lo stesso numero di prestazioni e le uniche a fornirle tutte sono state Abruzzo, Puglia e Marche.
Nel report, quindi, è stato operato un confronto, rispetto a determinate prestazioni, tra i tempi medi di erogazione da parte delle Regioni limitatamente alla media delle classi di priorità “breve” e “differibile”, le sole presenti nei dati forniti da tutte le Regioni.
Per esempio, su una prima visita ginecologica la Provincia autonoma di Trento e l’Abruzzo presentano rispettivamente il minor numero di giorni medi di attesa e la più alta percentuale di prestazioni eseguite per tempo; il Molise e la Basilicata, invece, si distinguono in negativo, con rispettivamente il 58% di prestazioni eseguite per tempo e una media di 42 giorni di attesa (su un massimo di 10 giorni per la classe “breve” e 30 giorni per la classe “differibile”).
Restando ai dati del Molise, le percentuali sono ancora più basse – fra le altre cose – per una visita endocrinologica (32,5%) e crollano per una visita da uno pneumologo (12,5%), specialisti fra i più carenti nel servizio sanitario regionale. Mentre, per esempio, un risonanza magnetica della colonna viene eseguita per tempo nell’81,4% dei casi e una Tac cranio con o senza metodo di contrasto nel 72,7% dei casi.
Non sfugge la coincidenza per cui gli esami erogati rispettando maggiormente il piano per le liste d’attesa sono quelli offerti anche dai privati convenzionati.
In materia di ricoveri, poi, per un intervento chirurgico per tumore alla mammella, il report evidenzia come sia Lazio che Umbria abbiano subìto dei peggioramenti rispetto all’anno precedente: il Lazio è passato dal 53,25% al 35,36% di prestazioni eseguite per tempo e l’Umbria da 33 a 38 giorni medi di attesa (su 30 giorni di soglia, previsti dal Piano nazionale per la classe “A”).
Per ipotizzare una nuova modalità di raccolta e analisi dei dati delle liste d’attesa effettivamente rispondenti alla realtà, Fondazione The Bridge e Agenas hanno creato un gruppo di lavoro per monitorare ex ante i tempi di attesa delle prestazioni specialistiche. Il progetto prevede la raccolta dei dati analitici delle prenotazioni effettuate attraverso i Cup (centro unico di prenotazione) di un campione di Regioni/aziende sanitarie; l’analisi dei dati raccolti e la successiva comunicazione al ministero della Salute; la costruzione di specifici indicatori di presa in carico dei pazienti; l’analisi legislativa a integrazione e supporto del percorso.
Per Alessandro Venturi, direttore scientifico dell’osservatorio Hi e vicepresidente della Fondazione The Bridge, «non basta prevedere attraverso una legge che i dati sulle liste d’attesa debbano essere resi pubblici, ma è necessario che ci sia una responsabilità politica che dia attuazione a quella legge. Se manca il dato, mancano le informazioni e non si genera conoscenza, di conseguenza diventa difficile tenere in piedi un organismo complesso come il nostro sistema sanitario. In questo Paese è giunto il momento di attuare una strategia politica che consenta di distillare informazioni e conoscenza dai dati sanitari, coniugando il sapere umano con le opportunità che le nuove tecnologie di machine learning oggi permettono».

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Termoli. Contributi al Tpl, si va al Consiglio di Stato

Vero e proprio braccio di ferro, quello ingaggiato dal Comune di Termoli contro la Regione Molise in materia di Tpl. L’amministrazione Roberti ha impugnato a gennaio il riparto di fondi e chilometri disposto dall’ente di massima programmazione regionale, ma ha subito uno stop in fase cautelare nel ricorso che mirava a ottenere la sospensiva del provvedimento al Tar Molise. Così, ha deciso di portare la questione all’evidenza del Consiglio di Stato. In ballo il riparto dei contributi per il trasporto pubblico locale urbano per l’anno 2023, che comprende le località di Campobasso, Termoli, Isernia e Larino. L’amministrazione si è costituita in giudizio, chiedendo l’annullamento degli atti e l’istanza cautelare di sospensiva, discussa nella camera di consiglio di mercoledì 8 marzo. Il collegio aveva evidenziato come la nuova disciplina dato incarico alla Giunta regionale unicamente il compito di rideterminare le percentuali dei contributi da ripartire, attualmente in piccola parte (10%) connesse alla realizzazione di obiettivi di razionalizzazione della rete del trasporto e in larga misura (90%) non legate ad alcun obiettivo; la stessa disciplina, per converso, ha attribuito proprio al competente servizio regionale il potere di quantificare gli importi annuali da assegnare ai singoli Comuni, e ciò sulla base di elementi diversi da quelli invocati nel ricorso, quali i chilometri percorsi, il numero degli abitanti e la densità abitativa, nonché l’utenza. Essendo così mutati i criteri di ripartizione dei contributi, il Comune ricorrente non può far leva su un regime normativo ormai abrogato, infatti non sembra ravvisabile nemmeno alcuna violazione delle regole sulla competenza ad adottare l’atto impugnato. Non c’è stato omesso coinvolgimento in sede di quantificazione e ripartizione dei contributi, poiché la normativa non contempla alcuna fase partecipativa dei vari Comuni interessati, che comunque hanno dati dell’utenza più elevati rispetto a Termoli. Infine, la concessione della richiesta cautelare determinerebbe gravi pregiudizi all’organizzazione e al funzionamento del servizio di trasporto pubblico locale in capo a tutti gli altri Comuni. «La riduzione dei contributi per il trasporto pubblico locale approvata dalla Regione Molise contrasta con gli obblighi assunti dall’Ente con il contratto stipulato in forma pubblica amministrativa tra il Comune di Termoli e la società (Gtm, ndr) per un importo annuo relativo al servizio di Trasporto Pubblico Locale Urbano pari a euro 1.927.027,20». L’ente lo scorso 19 gennaio ha messo nero su bianco le criticità della determinazione regionale, affidando poi con delibera di Giunta l’autorizzazione per adire le vie legali, affidandosi allo studio Ruta. Secondo la determina della Regione Molise, i contributi ammonteranno nel complesso a 4,4 milioni di euro per sostenere i costi del trasporto pubblico urbano per i quattro centri sovvenzionati, i due capoluoghi di provincia, Isernia e Campobasso, e le località del basso Molise Termoli e Larino. La quantificazione del contributo, gli importi annuali da assegnare ai singoli Comuni e l’utilizzo delle economie sono determinate dal competente servizio regionale secondo criteri che tengono conto dei chilometri percorsi, del numero degli abitanti, della densità abitativa e dell’utenza. La Regione ha deciso di ripartire il contributo tra i 4 comuni di cui sopra tenendo equamente conto dei chilometri percorsi (rete dei servizi minimi), del numero degli abitanti, della densità abitativa e dell’utenza, con riferimento ai dati relativi all’anno 2022: Comune di Campobasso: € 2.183.338,00, Comune di Isernia: € 771.482,00, Comune di Larino: € 175.435,00. Comune di Termoli: € 1.269.745,00. Termoli rappresenta il 30% della rete, con 632.200 km, la popolazione di 32.391 residenti e una densità abitativa del 32% sul totale dei 4 comuni. L’utenza 2022 censita è di 820.342 passeggeri, che cala al 23% come incidenza. L’appello al Consiglio di Stato si basa sull’assunto che «Il Giudice amministrativo di primo grado, tenuto conto dell’affidamento dell’Ente sull’entità dei contributi regionali sino ad oggi riconosciuti in proporzione all’entità del servizio prestato sul territorio e della procedura di gara indetta e conclusa in base all’entità della disponibilità prospettata, non ha considerato l’invarianza dei contributi ricevuti dallo Stato e l’immodificabilità unilaterale del servizio reso all’utenza, con mero atto dirigenziale, per di più in mancanza di una preliminare valutazione politico-amministrativa, da assumere di concerto con l’ente locale e in sede di modifica e variazione del piano di trasporto pubblico locale ovvero del programma di gestione del servizio e del relativo fabbisogno».

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Frana di Castelpizzuto, adesso ci sono i fondi

Concesso ufficialmente il finanziamento per la sistemazione del movimento franoso che ha travolto un tratto della Sp 21, l’unica strada di collegamento tra il piccolo comune e l’hinterland.
Finalmente, con determina numero 45 del direttore del IV Dipartimento della Regione Molise pubblicata l’altro ieri sull’albo pretorio (il 28 marzo, quindi), in attuazione del decreto del Capo della Protezione Civile è stata concessa alla Provincia di Isernia la somma di un milione 700mila euro a valere sui fondi del Pnrr Missione 2 attinenti alle misure per la riduzione del rischio di alluvione e del rischio idrogeologico.
Fondi stanziati, come detto, sulla base del decreto del vertice del Dipartimento di Protezione civile del 21 ottobre dello scorso anno con il quale è stato approvato l’elenco dei 57 interventi da sostenere economicamente presentato dalla stessa Regione per un importo complessivo di 13 milioni 651mila 220 euro.
La frana di Castelpizzuto, che ha letteralmente spezzato in due il centro più piccolo della provincia di Isernia, risale alla fine di maggio del 2021. A quasi due anni dal fenomeno di dissesto, quindi, la concessione del finanziamento – atteso ovviamente – mette un primo punto fermo alla vicenda. Perché l’importo dei lavori da sostenere si è manifestato subito come inarrivabile per le casse della Provincia di Isernia che immediatamente, con il presidente Ricci in testa, si è messa in moto per trovare la strada giusta da percorrere per addivenire alla somma necessaria per risolvere (e non solo ‘rattoppare’) l’arteria.
Fine maggio 2021. Un crepa, lunga e preoccupante, compare sulla strada provinciale in corrispondenza con lo stabilimento di imbottigliamento che insiste sulla Provinciale. La situazione precipita letteralmente nel volgere di pochi giorni: il 2 giugno di due anni fa, alle 18 circa, i Vigili del Fuoco effettuano un primo sopralluogo, alla presenza del sindaco, Carla Caranci, constatando «il grave pericolo determinato dal dissesto idrogeologico» come si legge nell’ordinanza della Provincia di Isernia con la quale si dispone la chiusura al transito della strada, in corrispondenza dello stabilimento di imbottigliamento dell’acqua.
Nella relazione dei Vigili del Fuoco di Isernia si legge testualmente che «da un esame approfondito dei luoghi, si è potuto constatare che le lesioni sulla carreggiata della strada provinciale si sono originate in corrispondenza dello scavo di sbancamento che la Società Castellina sta effettuando nel proprio stabilimento per l’ampliamento del capannone». Un problema enorme per la viabilità cittadina, come rimarcava allora con legittima preoccupazione il sindaco Caranci, considerato il dissesto franoso in costante movimento e che la Sp 21 è l’unica arteria di collegamento con il paese, a rischio elevato di isolamento.
Le lesioni coinvolgono anche il muro di controriva e di sostegno: inizialmente, per la tutela della pubblica e privata incolumità, si procede a senso unico alternato, con la limitazione di velocità per segnalare il pericolo di attraversamento del tratto instabile. Ma, a stretto giro, nel monitorare il dissesto si riscontra un evidente peggioramento dello stato in rapporto ai pochi giorni precedenti e, d’intesa con il Sindaco, considerata la pericolosità, a salvaguardia della pubblica e privata incolumità, la Provincia emana una ordinanza con la quale il traffico viene interdetto a tutte le categorie di autoveicoli. La società che si occupa dell’imbottigliamento delle acque minerali interrompe i lavori di sbancamento. Iniziano anche i sopralluoghi della Polizia, per conto della Procura di Isernia: una inchiesta quella nata a seguito del movimento franoso che mira a chiarire se vi siano state eventuali responsabilità nel fenomeno di dissesto.
La strada viene quindi nterrotta al traffico il che, nei fatti, significa mesi di disagi enormi per la popolazione che, una volta arrivata lì dove la strada si interrompe, supera a piedi l’area dissesatata e poi può utilizzare le automobili, lasciate parcheggiate dall’altro versante della frana. Immaginabili i problemi per gli agricoltori, gli allevatori ma ovviamente per tutti i cittadini, gli studenti, per chi deve recarsi in altri paesi per lavoro.
Al fine di garantire una percorribilità urgente alternativa ai cittadini di Castelpizzuto, la Provincia, il Comune di Castelpizzuto e la Santa Croce srl sottoscrivono un protocollo di intesa per la realizzazione di percorso stradale provvisorio che rende raggiungibile Castelpizzuto bypassando l’area della strada provinciale interdetta alla circolazione.
I disagi, purtroppo, non terminano né si attutiscono stante l’unica area dove tale bretella avrebbe potuto essere realizzata. Un percorso obbligato, non sempre agevole soprattutto d’inverno. Nel frattempo, l’area del dissesto viene dotata di congegni utili al monitoraggio del dissesto e viene ricoperta da teloni in plastica nera per evitare che le condizioni meteorologiche potessero peggiorare ulteriormente lo scivolamento della frana. Anche il tratto stradale viene in qualche modo ‘rattoppato’ ma, come è evidente, si tratta di soluzioni tampone, in attesa dei lavori che possano risolvere definitivamente il fronte del dissesto e ripristinare la corretta transitabilità della strada.
La concessione del finanziamento ufficializza quindi un percorso fatto di documenti e di impegni: nel luglio del 2022, la Regione Molise trasmette al Dipartimento della Protezione Civile, la “scheda relazione” contenente la proposta progettuale relativa all’intervento sulla frana di Castelpizzuto.
Segue poi la fase dell’istruttoria e della valutazione della proposta progettuale, conclusa con esito positivo, e l’intervento viene incluso nell’elenco di dettaglio contenuto nel decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile del 21 ottobre 2022. La Provincia di Isernia ne è il soggetto attuatore.
In seguito, passaggio fondamentale, il vertice del Dipartimento della Protezione Civile ed il presidente della Giunta sottoscrivono l’accordo e l’altro ieri la formale concessione della somma, in attuazione del decreto, che assicura la copertura finanziaria dell’intervento di sistemazione del movimento franoso a ridosso del centro abitato lungo la Sp 21 sulla base della scheda di relazione contenente la proposta progettuale inviata dall’Ente Attuatore (la Regione Molise) ed approvata dal Dipartimento della Protezione Civile.
La Provincia di Isernia è quindi soggetto attuatore e il rapporto di concessione scadrà il 31 ottobre 2025.

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