Opere di Guttuso falsificate e vendute in rete, 66enne nei guai

Falsificava opere di Guttuso che venivano poi vendute su internet. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Aquila, a conclusione di un’attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso, finalizzata al contrasto dell’illecita commercializzazione tramite i siti e-commerce di beni d’arte falsificati, hanno denunciato un falsario sessantaseienne della provincia di Campobasso. Le indagini sono scaturite dal monitoraggio di diversi siti web dedicati alla compravendita di beni culturali. La perquisizione svolta presso l’abitazione dell’indagato ha permesso di sequestrare due opere su carta falsamente attribuite all’illustre pittore del XX secolo Renato Guttuso, commercializzate come autentiche dall’indagato ma da lui stesso realizzate, in vendita per alcune centinaia di euro.
Gli accertamenti hanno permesso di riscontrare come le opere in questione erano false, sia per le modalità di esecuzione che per la firma apposta sulle stesse.
Nel corso della perquisizione, svolta con i militari del Comando Provinciale di Campobasso, sono stati rinvenuti e sequestrati inoltre anche alcuni documenti di interesse archivistico di particolare importanza storica, risalenti all’epoca fascista della provincia di Campobasso e solitamente custoditi presso gli Archivi di Stato frutto pertanto di sottrazione indebita, nonché diverse munizioni da caccia illegalmente detenute.
L’uomo dovrà rispondere dei reati di ricettazione di bene culturale e contraffazione di opere d’arte di cui agli articoli 518 quater, articolo 518 quaterdecies n.2, e 518 sexdecies n.2, introdotti nel Codice Penale dalla recente riforma dei reati contro il patrimonio culturale adottata con la legge 9 marzo 2022 n.22, che inasprisce il trattamento sanzionatorio a difesa del patrimonio culturale.

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Niro si dimette da assessore, Pallante no: entra Di Sandro

Vincenzo Niro si è dimesso da assessore regionale, le sue deleghe (Lavori pubblici, Viabilità, Sistema idrico integrato e Demanio) sono ora nelle mani del presidente della giunta Toma. Di conseguenza, oggi Antonio Tedeschi (primo dei non eletti dei Popolari per l’Italia) non entra in Consiglio, non c’è più il motivo della supplenza. Quintino Pallante, invece, resta al suo posto nell’esecutivo e Filoteo Di Sandro – coordinatore di Fratelli d’Italia – torna a Palazzo D’Aimmo. Il decreto che sancisce, ancora una volta, la rimodulazione del governo di via Genova è il numero 17 (del 2023). Così per dire…
Non esattamente un fulmine a ciel sereno. Della possibilità che Niro e Pallante lasciassero il posto in giunta, sbarrando la strada a Tedeschi e Di Sandro, si vociferava da mercoledì scorso. Poche ore dopo la notifica dell’ordinanza della Cassazione che accerta il diritto del primo a sedere in Aula come supplenti degli assessori (perché la surroga non si può abrogare “ex tunc”, con effetto immediato, secondo la Suprema Corte), era questa una delle ipotesi più accreditate. Il giorno dopo è stata depositata anche la pronuncia, identica, su Di Sandro. E venerdì le dimissioni paventate sono diventate due.
Secondo le voci di corridoio, il più convinto del passo indietro sembrava Pallante. Niro tentennava, ricostruiscono i bene informati anche per via del suo ruolo di coordinatore regionale del partito.
Invece pare che proprio per questo ieri abbia rimesso le deleghe a Toma. Lo ha fatto, così Niro nelle pochissime dichiarazioni che gli si è riusciti a scucire dopo la riunione a Palazzo Vitale, per rispettare la volontà di coloro che hanno votato i Popolari per l’Italia nel 2018 e di tutti quelli che si sono presentati nella lista.
Ora Niro è consigliere semplice e garantisce, insieme ad Andrea Di Lucente, quei due voti finora assicurati alla maggioranza dai Popolari e su cui il governatore ha chiesto conferme venerdì scorso. Con Tedeschi, evidentemente, si è ritenuto che invece fossero a rischio. L’ingresso di Di Sandro, coordinatore del primo partito d’Italia che guida il centrodestra, mette meno ansia. Colpi di testa, devono aver ragionato Toma e i suoi e a Pallante, non ne farà.
«I miei assessori decidono da uomini liberi, senza condizionamenti», ha detto il presidente della Regione dopo aver accettato le dimissioni di Niro e firmato il decreto 17. «Vincenzo (Niro, ndr) ha espresso considerazioni politiche condivisibili perché è un politico navigato e ritengo che il suo sia un atto corretto», ha aggiunto Toma.
La legislatura, certo, è ormai al termine. Il Consiglio ha ormai poco da votare. Quella di oggi sarà l’ultima seduta ordinaria. L’Assise sarà riconvocata, di qui al 25 giugno, solo per atti urgenti e indifferibili. Per esempio il bilancio…
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Termoli. Giovani ridotte in schiavitù, arrestati i due aguzzini

La rotta della schiavitù e dello sfruttamento sessuale unisce idealmente e non solo, sulla cartina europea, le nazioni dell’Est e la costa adriatica. Quanti esempi e quante inchieste si sono succedute nel tempo, da parte di ogni forza dell’ordine sul territorio, ma periodicamente e ciclicamente emergono sempre storie di prevaricazione e sofferenza. Come quella svelata dagli agenti della quadra mobile del capoluogo, che hanno ammanettato due “protettori” romeni, chiamiamoli così, ma veri e propri aguzzini, che avevano reso un inferno la vita di due connazionali. Arresto scattato e coordinato dalla questura di Campobasso nei giorni scorsi. I due stranieri sono ritenuti responsabili, in concorso tra loro, dei reati di riduzione e mantenimento in schiavitù aggravata, violenza sessuale, tratta di persone, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ai danni di due loro connazionali. Il blitz risale a martedì 28 febbraio, quando a seguito di segnalazione dell’Interpol ( servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) circa una probabile attività di sfruttamento della prostituzione all’interno di un’abitazione sita in Termoli, gli uomini della squadra mobile si sono recati immediatamente sul posto, riuscendo a rintracciare l’appartamento, nel quale hanno constatato l’effettiva presenza di due giovani donne, di cui una in stato interessante, che quando hanno compreso di trovarsi in presenza di personale della Polizia di Stato hanno espresso grande sollievo. Una delle “vittime” era riuscita a chiedere aiuto segnalando alla Polizia rumena, tramite il Messenger di Facebook, di essere stata sequestrata e costretta a prostituirsi nella cittadina adriatica, in un’abitazione adibita a “casa di appuntamenti”. Le due ragazze hanno riferito agli agenti della questura di essere giunte da poco in Italia, con la promessa e la speranza di ottenere un lavoro, ma in breve tempo si sono rese conto dell’inganno di cui sono state vittime, trovandosi costrette a prostituirsi e a subire da parte degli arrestati continue percosse e gravi minacce, anche nei riguardi dei loro familiari rimasti in Romania. A seguito delle dichiarazioni raccolte, gli uomini della questura si sono posti immediatamente alla ricerca dei presunti malviventi che, grazie alla descrizione fornita, sono stati individuati e fermati. I successivi accertamenti svolti e il materiale rinvenuto e sequestrato, tra cui denaro e telefoni cellulari, hanno consentito di appurare che l’attività criminale degli stessi era arrivata ad un livello molto avanzato. Tramite siti on-line, infatti, gli arrestati avevano promosso l’attività di prostituzione nell’appartamento termolese, ricevendo i relativi proventi, fino a mille euro al giorno, personalmente o attraverso bonifici bancari. Le due vittime dopo aver sporto denuncia contro i malviventi, raccontando storie di segregazione, sfruttamento e violenze, sono state collocate in strutture protette. Dopo l’arresto, la coppia di aguzzini, come disposto dal Pm della Procura di Larino, è stata associata alla casa circondariale di Campobasso, dove rimarranno anche in seguito alla convalida operata dal Gip frentano, che ha confermato la custodia cautelare in carcere.

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