Termoli. Accoltellato in via dello Sport, 36enne arrestato per tentato omicidio

Un litigio avvenuto nel portone di uno stabile di via dello Sport, giusto di fronte allo stadio, sfociato in una aggressione con accoltellamento all’addome. Notte di sangue quella tra martedì e mercoledì nella zona più periferica del quartiere Sant’Alfonso, dove un 36enne noto alle forze dell’ordine ha ferito in modo grave un 30enne, sul pianerottolo dell’appartamento dove il giovane abita. Probabilmente, all’origine del gesto vecchie ruggini tra i due, sullo sfondo ancora una volta potrebbe esserci qualche debito per questioni di stupefacenti, questo trapelato come indiscrezione nella giornata di ieri, ma circostanze tutte da chiarire davanti agli inquirenti. Il 36enne è stato arrestato dai Carabinieri della compagnia di Termoli, col supporto dei colleghi del commissariato di Polizia, che assieme ai militari dell’Arma hanno battuto il territorio appena è stato lanciato l’allarme, visto che il pregiudicato si era dato chiaramente alla fuga. Momenti di terrore, con gente che gridava e il 30enne che si è recato da solo al Pronto soccorso dell’ospedale San Timoteo, ma in un primo momento non avrebbe riferito cosa fosse accaduto, ma resa una versione differente, Intanto, è stato sottoposto a un intervento d’urgenza e poi ricoverato nel reparto di Rianimazione. Nel frattempo, le forze dell’ordine sono riuscite a rintracciare e fermare il 36enne, non distante dalla sua abitazione, nella zona compresa tra Termoli e San Giacomo degli Schiavoni, alla periferia Nord della città adriatica. Condotto nella caserma di via Brasile, è stato interrogato dagli investigatori e poi su mandato della Procura di Larino, arrestato e associato al penitenziario frentano, proprio con l’accusa di tentato omicidio. Sequestrata anche l’arma bianca con cui ha ferito il suo antagonista, un coltello da cucina.

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Giunta, continua il braccio di ferro. Roberti tira dritto

Si parte da un dato di fatto: lunedì 31 luglio, a partire dalle 10.30, il Consiglio di via IV Novembre è convocato con un solo punto all’ordine del giorno: comunicazioni del presidente della Regione concernenti la composizione della giunta, le attribuzioni conferite ai singoli componenti e il programma di governo.
Lunedì quindi, è intuibile, Francesco Roberti vuole arrivare in Aula con un esecutivo il più possibile completo. Nessun decreto di nomina ieri, segno che il lungo vertice di martedì sera con i rappresentanti nazionali dei partiti rappresentati in Assise non è stato definitivamente risolutivo. Sembrerebbe che il braccio di ferro sia in corso in particolare fra FdI e FI con gli azzurri che punterebbero a bloccare l’assegnazione immediata della seconda casella in giunta per i meloniani. Per ora, dunque, la soluzione più accreditata resta quella della designazione di altri due assessori: Micone per Fratelli d’Italia e Di Lucente per Forza Italia. Resterebbe in ballo il quinto assessorato (una sorta di karma dall’amministrazione Frattura in poi che lo istituì modificando lo Statuto) e resterebbe da assegnare pure la carica di sottosegretario. E qui il braccio di ferro diventa anche interno ai partiti. Con D’Egidio che insidia la posizione di Iorio (spinto a Roma da Fitto) e Cavaliere e Di Baggio che non accettano serenamente di essere accantonati in nome della discontinuità. Agli azzurri potrebbe andare quanto meno il sottosegretario. Mentre altre ricostruzioni individuano il fulcro dell’indecisione dentro FdI.
Infine, i Popolari. Vincenzo Niro – che ha preso parte al summit da vice segretario nazionale perché Mauro è all’estero – non è figura politica facilmente accantonabile.
Un groviglio complicato, anche per una coalizione che ha vinto col 63%. Perché l’orizzonte deve essere quello della governabilità per cinque anni. Per questo ieri Roberti non ha proceduto ad ampliare l’esecutivo? Certo, gli equilibri da mantenere pesano. Ma va detto che il governatore ieri è stato impegnato a Roma nelle sedute delle Conferenze (Regioni e Stato-Regioni) oltre che nel confronto organizzato dal ministro delle Imprese Urso con i presidenti delle Regioni sedi degli stabilimenti automotive di Stellantis.
Tant’è che a Primo Piano, in serata ha consegnato una sola indicazione, sintetica ma significativa rispetto alla sua intenzione di procedere: «Domani (oggi, ndr) verrà definito tutto, comprese le deleghe».
ritai

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Venafro ringrazia San Nicandro e ribadisce: no alla chiusura del convento

La processione di “Ringraziamento” di ieri è stata l’occasione per ribadire il no corale del popolo venafrano alla decisione presa dal provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Foggia. La processione si è spostata dalla chiesa dell’Annunziata per poi giungere alla Cattedrale di Venafro per la celebrazione della santa messa: nel corteo silenzioso cittadini, autorità e rappresentanti delle associazioni cattoliche e non del territorio. Prima dell’inizio della processione, dal Comune di Venafro è partito l’ordine aggiuntivo per il Consiglio comunale in programma domani sera, a firma del presidente del parlamentino cittadino, Dario Ottaviano. Accolta la richiesta, anche se tardivamente, dei consiglieri di opposizione che avevano espressamente proposto, all’indomani della notizia relativa alla chiusura del Convento San Nicandro, la convocazione straordinaria dell’assise civica per affrontare l’argomento e portarlo all’attenzione dell’opinione pubblica.
“Riorganizzazione Convento San Nicandro”, dunque, l’argomento aggiuntivo che farà parte dell’ordine del giorno del Consiglio comunale in programma domani alle 19.30.
Intanto ieri sera i vertici del Gruppo preparatori santi martiri e il Comitato feste San Nicandro, hanno portato avanti la loro protesta pacifica, insieme a tanti fedeli e devoti della basilica dei santi patroni, con tanto di banda musicale e fuochi d’artificio. Una processione di “Ringraziamento” per lo scampato terremoto con il busto argenteo di San Nicandro che quest’anno si è arricchita di altre motivazioni. Motivazioni che hanno trovato tutti d’accordo nei pressi del quadro dei santi martiri, a pochi passi dal Municipio, in piazza Cimorelli dove hanno lasciato per una decina di minuti la statua di San Nicandro. A più riprese è stato cantato l’Inno di San Nicandro che ha unito ancor di più il popolo venafrano in vista di questa dura battaglia per tentare di scongiurare la chiusura del Convento dei frati cappuccini come deciso dal ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Foggia.
Ora gli organizzatori di questa manifestazione si aspettano delle risposte da parte dei rappresentanti delle Istituzioni a partire dal sindaco Alfredo Ricci che, in vista del Consiglio comunale di domani sera, potrà avanzare una proposta e farla deliberare da tutti i consiglieri comunali per tentare nuove alternative rispetto a quanto prospettato da frate Dileo. Naturalmente il popolo venafrano si aspetta anche una presa di posizione da parte della massima autorità ecclesiastica territoriale, il vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro, monsignor Camillo Cibotti. Tutti i consiglieri comunali presenti alla manifestazione sono stati incalzati dai vertici del Gruppo preparatori santi martiri e del Comitato feste sulla vicenda della paventata chiusura del Convento di San Nicandro. «Dobbiamo remare tutti nella stessa direzione – hanno sottolineato durante il corteo gli organizzatori della manifestazione – per evitare che la città di Venafro subisca un altro affronto. Ci hanno già tolto quasi tutto tra l’indifferenza generale. Ora toccano anche quello che è più sacro per tutti noi venafrani, i nostri santi martiri, chiudendo il Convento, dimora della devozione popolare plurisecolare della nostra città. Guai a spegnere i riflettori dopo questa nostra iniziativa. Per questo spingiamo i nostri rappresentanti delle Istituzioni, a ogni livello, sia civile che ecclesiastico, perché prendano a cuore le sorti future del nostro Convento».
M.F.

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