Blackout di due ore al Cardarelli e il generatore d’emergenza dà forfait: si fermano i macchinari

Ospedale Cardarelli senza energia elettrica per due ore ieri all’alba. A contrada Tappino sono intervenuti anche i Vigili del fuoco di Campobasso perché a seguito del blackout è andato in fumo un cavo. «Per cui si sono fermati alcuni macchinari che però – è la dichiarazione del commissario dell’Asrem Evelina Gollo rilasciata ieri in tarda mattinata – si stanno ripristinando».
I fatti intorno alle 3 della notte fra lunedì e martedì. All’improvviso nei reparti è sceso il buio totale e si sono fermati i numerosi ventilatori che operatori e familiari dei pazienti hanno provveduto a portare per alleviare il clima “infernale” che si respira nelle molte aree della struttura sprovviste di impianto di aria condizionata. Qualcuno dei ricoverati ha confidato ai parenti di aver pensato proprio a un sovraccarico causato dai tanti aeratori accesi.
Il guasto che ha “spento le luci” in ospedale, ha invece ricostruito la commissaria Gollo, sarebbe avvenuto sulla rete Enel. A catena, «è mancata la corrente e si è bruciato un cavo», non è ben chiaro se fosse un cavo di un gruppo elettrogeno. È invece acclarato, e il vertice dell’azienda sanitaria lo ha confermato a Teleregione, che alcuni macchinari si sono fermati. Per questo, probabilmente, la notizia che si era diffusa in un primo momento – tutt’altro che campata in aria – era che alcuni dei gruppi di continuità a servizio della struttura non fossero partiti causando così problemi ai pazienti. Gollo sul punto ha rassicurato che, secondo quanto le è stato riferito «non ci sono stati disguidi». Di certo, però, se un macchinario si ferma quando manca la corrente in un ospedale è perché il generatore d’emergenza a cui è collegato non ha funzionato.

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Chiusura del convento di Venafro, inizia la battaglia: è il giorno della protesta

«Il 26 luglio 2023 sarà una data da incastonare nella storia della città. Iniziamo una dura battaglia ma siamo convinti che se tutta la città sarà compatta contro la chiusura del Convento di San Nicandro, l’obiettivo potrà essere raggiunto. Cominceremo a tastare il polso a tutti, a partire dai nostri governanti e dalle autorità ecclesiastiche diocesane».
I vertici del Gruppo preparatori santi martiri e del Comitato feste uniscono le forze per la manifestazione di questa sera. Si prevede una partecipazione corale da parte del popolo venafrano, associazioni cattoliche e non, parrocchie, società civile, rappresentanti delle Istituzioni.
In allerta tutte le forze dell’ordine, dai militari dell’Arma ai Vigili urbani di Venafro.
Le ragioni di questa manifestazione oramai sono note a tutti e ribadite anche ieri da un comunicato stampa a firma del Gruppo preparatori santi martiri e Comitato feste: «Dopo le ultime notizie comunicate al popolo di Venafro dal Sindaco Alfredo Ricci- spiegano gli organizzatori di questa manifestazione di protesta- riguardo la situazione del Convento di San Nicandro, a seguito dell’incontro svoltosi a Foggia con il Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini F. Dileo con una delegazione di fedeli venafrani, considerato che tale incontro non ha portato a nessun cambio di rotta in merito alla decisione intrapresa dai frati riguardo la Chiusura del Convento, ma solamente ad una calendarizzazione della presenza di un Frate e garantendo una sola Santa Messa la domenica, quindi sancendo la chiusura del Convento, il “Gruppo preparatori santi martiri” ed il “Comitato festa San Nicandro, Marciano e Daria 2023” unitamente e di comune accordo intendono promuovere una protesta pacifica invitando a partecipare in massa tutti i fedeli che hanno a cuore le sorti del nostro Convento il giorno 26 luglio alle ore 19 alla processione di ringraziamento per lo scampato terremoto con il busto argenteo di San Nicandro. Per la prima volta quest’anno il Comitato festa farà accompagnare la processione da una banda musicale e fuochi d’artificio. Al termine della processione ed ogni altro rito religioso, ci sarà un momento di raccolta con la Statua di San Nicandro nei pressi del quadro dei santi martiri in piazza Cimorelli ed in segno di protesta alle decisioni prese sulla chiusura del Convento sarà cantato l’inno di S. Nicandro. In quella occasione, se vorranno, il sindaco e gli altri interessati alla questione potranno ascoltare e farsi portavoce di alcune proposte da parte dei preparatori, del Comitato festa e chiunque altro voglia farne. Si invita, inoltre, tutto il Consiglio comunale di Venafro a partecipare e sostenere la popolazione contro la decisione di chiudere il Convento presa dal Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Foggia».
Non sarà l’unica manifestazione di protesta, assicurano i venafrani. E domani sera la riunione della Conferenza dei capigruppo indetta dal presidente dell’Assise Dario Ottaviano servirà per stabilire la data del Consiglio comunale straordinario che vedrà all’ordine del giorno un unico argomento: chiusura Convento San Nicandro, determinazioni.
Ricordiamo che la richiesta per un consiglio straordinario su questo argomento, era stata presentata dai consiglieri di minoranza. Inoltre fonti di Palazzo Cimorelli fanno sapere che sulla proposta avanzata dalla consigliera di opposizione Anna Ferreri circa la proprietà del Convento, il sindaco Alfredo Ricci sta approfondendo tutta la vicenda per poter rispondere in maniera esaustiva.
Marco Fusco

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Sfuggiva all’arresto cambiando domicilio, la sua fuga termina a Bojano: in manette

Giovanissima e anche abilissima nel mettere a segno una rapina in una chiesa dopo aver anche aggredito il parroco, nel far perdere le proprie tracce dal 2018 – anno in cui è stata condannata – ad oggi. Si perché la 35enne ha letteralmente schivato l’arresto fino a qualche giorno fa, quando ha incrociato sulla propria strada i carabinieri di Bojano.
La donna, classe 1998, per evitare di scontare la pena conseguente alla condanna per rapina aggravata commessa a Gatteo Mare, ha cambiato continuamente domicilio confinando sul fatto che nessuno avrebbe fatto caso a lei. E invece no: quel volto sconosciuto ha incuriosito i militari della stazione di Bojano. La rapinatrice aveva trovato alloggio in un appartamento sul viale principale di Bojano. Un controllo speditivo, atteso che la faccia non era conosciuta, ha consentito di fare emergere la condanna mai scontata. Dal 2018, infatti, cambiando continuamente domicilio, la donna è riuscita ad eludere i controlli di polizia. Fino a quando i militari della Compagnia matesina hanno indagato a fronte delle verifiche periodiche delle persone che dimorano in appartamenti da tempo individuati come ritrovo di pregiudicati e non residenti.
A Gatteo Mare, località turistica romagnola, la donna e il suo compagno si sono introdotti in chiesa e trafugato valori e denaro, prima di essere sorpresi dal parroco che ha cercato invano di fermarli. I due lo hanno aggredito nel tentativo di fuggire, procurandogli lesioni personali. Sembra che quel giorno la donna avesse con sé un bambino, grazie al quale sarebbe riuscita a far perdere le proprie tracce nascondendosi tra i turisti, a differenza dell’uomo che quel giorno è stato rintracciato poco dopo la rapina e fermato.
L’episodio, purtroppo, non è rimasto isolato: diversi i colpi messi a segno su autobus, in esercizi commerciali e in danno di privati cittadini, riuscendo sempre a fuggire. Persino un arresto per furto, detenzione di sostanze stupefacenti (oltre 100 grammi di hashish), appropriazione indebita e truffa.
Sono in corso accertamenti per chiarire le dinamiche e le congiunture che l’hanno portata a dimorare a Bojano, come mai sia finita nella città matesina in considerazione che l’attività delittuosa sarebbe continuata, attesa l’assenza di alcun ravvedimento nel tempo, nonostante i rigori della legge.
Al termine delle formalità, la giovane rapinatrice è stata associata alla casa circondariale di Benevento. Il Comandante della Compagnia Carabinieri di Bojano plaude all’operato dei sui militari e si dice sempre più convinto che l’attività di prevenzione posta in essere dalle pattuglie sul territorio, a supporto di attività investigative, sia uno degli strumenti più efficaci a disposizione (mai disgiunto dalle segnalazioni dei privati cittadini), per aumentare il livello di sicurezza percepita e garantire alle collettività il quieto vivere quotidiano.

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