Da ieri l’alto Molise è senza un pediatra, Greco: fatto gravissimo

«Da ieri Agnone e vari comuni dell’alto Molise sono senza assistenza pediatrica, complice il pensionamento dell’unico pediatra di base (Luigi Alberto Cutrone, ndr) che da 15 anni assicurava prestazioni per cinque giorni alla settimana. Si tratta di un fatto grave e al tempo stesso inconcepibile che penalizza l’intero territorio con i genitori di oltre 500 bambini da 0 a 14 anni costretti a trovare soluzioni alternative. Tra queste il doversi recare necessariamente ad Isernia dove i professionisti presenti scarseggiano oltre ad avere numeri importanti che di fatto allungheranno i tempi delle visite e appesantiranno i carichi di lavoro».
Andrea Greco, consigliere regionale del Movimento 5 stelle, interviene sulla problematica che in queste settimane tiene banco al confine tra Molise e Abruzzo. «Non avere un servizio fondamentale come quello del pediatra di base potrebbe portare decine di famiglie ad abbandonare l’alto Molise, che dopo lo smantellamento del reparto di Ginecologia-Ostetricia e Pediatria dell’ospedale ‘San Francesco Caracciolo’, vive stagioni assai drammatiche» aggiunge Greco, da sempre paladino della sanità pubblica. «A questo punto – rimarca – per evitare episodi incresciosi, nonché un eventuale fenomeno migratorio – l’ennesimo – urgono misure e azioni immediate che già sarebbero dovute essere operative».
Poi Greco punta il dito verso i responsabili di tale situazione. «Del pensionamento del pediatra, sia chi governa, che l’Azienda sanitaria erano a conoscenza da tempo, ma purtroppo, come spesso accade in Molise, si preferisce arrivare ad ogni scadenza anziché intervenire preventivamente. Per il momento ho sentito solo tante belle parole e frasi di circostanza, ma il problema resta sempre lo stesso: la mancanza di visione. Per dare dignità alla sanità pubblica, occorre una progettualità seria iniziando con il nominare un dirigente competente e coraggioso che sappia fornire risposte concrete alla nostra regione. In mancanza di questo vivremo una “emergenza di chiusura” quotidiana». Infine chiama in causa il neo governatore della Regione. «Durante l’ultimo Consiglio, il neo presidente della giunta Francesco Roberti ha ricordato a tutti di aver vinto le elezioni, quindi è il momento che metta sul tavolo soluzioni percorribili. Tra queste, servizi a 360 gradi per l’infanzia e nello specifico a livello pediatrico in modo da frenare il trend di denatalità che sta portando il Molise alla desertificazione. Insomma – conclude – viene da sé che i servizi per l’infanzia devono essere incrementati, non azzerati. Recite, proclami e pantomime, in mancanza di fatti reali, spingeranno i nostri concittadini ad abbandonare questa terra. Sinceramente non possiamo permettercelo».
Della vicenda, nelle ultime ore, si è interessato anche il primo cittadino di Agnone e presidente della Conferenza dei sindaci, Daniele Saia. «È una notizia che mi ha fatto perdere il sonno. Mi auguro che sia il commissario alla Sanità, sia l’Asrem, che il presidente Roberti, possano prendere a cuore la situazione e risolverla nel più breve tempo possibile» ha riferito un preoccupato Saia.

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Ospedali al lumicino, l’allarme dei medici: non ce la facciamo più

Una provocazione forte che rivela una situazione disperata. «Un dramma quotidiano», come lo definisce Alessandro Salzmann, giovane medico del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso e componente del direttivo nazionale della società scientifica della medicina d’emergenza e urgenza (Simeu). Il suo presidente Franco De Iaco ha consegnato all’Adnkronos Salute un allarme che lui sottoscrive in pieno anche per quanto riguarda la situazione molisana. «A questo punto il ministro Giorgetti scelga quali pronto soccorso e ospedali chiudere. Perché così non ce la facciamo più. Non stiamo chiedendo soldi per noi, ma risorse per la sanità», ha detto De Iaco commentando le dichiarazioni del ministro dell’Economia sul fatto che la prossima manovra potrebbe essere «complicata». Dunque, questo il segnale che tutti hanno colto nelle parole di Giorgetti, i 4 miliardi in più chiesti dal ministro della Salute Schillaci saranno un miraggio.
«Vengo da due notti di seguito in pronto soccorso perché devo pur far riposare i colleghi – ha aggiunto De Iaco – Ma quello che è vergognoso è che ci sono medici cosiddetti “gettonasti” che possono guadagnare di più e lavorare di meno, mentre nella stessa struttura ci siamo noi che ci danniamo l’anima in pessime condizioni e con turni massacranti. Se è vero che questo Paese ha bisogno di grandi opere monumentali come un ponte, il più monumentale dei lavori è garantire una sanità equa ed efficiente per tutti i cittadini italiani».
L’equità nell’accesso delle cure, conferma a Primo Piano Salzmann, è difficile da raggiungere in Molise. «Nel mio reparto al Cardarelli siamo in dieci. Siamo riusciti a rispettare i turni di ferie ma si può immaginare con quali disagi per i colleghi rimasti in servizio. Sposo in pieno le dichiarazioni del presidente De Iaco. La situazione è molto grave in tutta Italia, in Molise la viviamo sulla nostra pelle in maniera ancora più drammatica. Noi, i pazienti e i loro parenti che sono le vere vittime». Anche all’ospedale di Campobasso si sono registrati episodi di aggressioni ai sanitari. Tanti problemi di salute finiscono in pronto soccorso mentre dovrebbero trovare risposte sul territorio, nel reparto d’emergenza urgenza del Cardarelli arriva tutta l’utenza San Timoteo, Veneziale e Caracciolo, drasticamente depauperati, non riescono a soddisfare. «Viviamo un dramma quotidiano. Senza dimenticare la carenza di cui soffre il 118 e il fatto che non abbiamo un servizio regionale di elisoccorso. Perciò mi auguro, facendo mio l’appello del presidente De Iaco e rilanciandolo alle istituzioni, che non solo non si operino ulteriori tagli e che, al contrario, i fondi destinati alla sanità siano incrementati in maniera significativa».
ritai

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Soldi della sanità per pagare gli stipendi, la Regione ‘salda’

I soldi della sanità utilizzati per pagare stipendi e spese obbligatorie della Regione. Non la denuncia di uno spreco, ovviamente, né di abitudini contabili disinibite a Palazzo Vitale. Ma la constatazione della grande difficoltà in cui versa la Regione da mesi, da quando cioè è entrata in “gestione provvisoria”, fase più drastica dell’esercizio provvisorio, perché manca il bilancio di previsione 2023.
C’è una determina della vigilia di Ferragosto a dare il senso di come l’amministrazione è costretta a navigare a vista. Il previsionale non è stato approvato entro i termini, ma non solo. È emerso un disavanzo aggiuntivo di 130 milioni (che intanto è anche lievitato per via di altri debiti fuori bilancio di cui la giunta Roberti ha dovuto prendere atto e di decreti ingiuntivi nel frattempo ottenuti come quello da 15 milioni del Consorzio di Bonifica del basso Molise) che ha impedito di chiudere il documento in pareggio.
Da Roma è arrivata la mini scialuppa del decreto spalma debiti: il deficit può essere ripianato in nove esercizi a partire dall’anno in corso. Ma prima di varare il documento 2023 vanno riapprovati i consuntivi 2021 e 2022 che la Corte dei Conti non aveva parificato (naturalmente correggendoli in base alle indicazioni del collegio di via Garibaldi).
Un ginepraio. Nel frattempo, le bollette e gli stipendi dei dipendenti vanno pagati. Non molto altro e per il Molise non è certo un bene. Sono decine e decine le aziende che attendono liquidazioni da via Genova: fornitori, imprese aggiudicatarie di bandi per investimenti. È tutto bloccato.
E il fondo sanitario resta l’unico salvagente a disposizione. Va da sé che però si sta raschiando il fondo del barile. Il 6 febbraio scorso il responsabile della programmazione finanziaria del servizio sanitario regionale (quindi la Gsa) ha trasferito al bilancio ordinario 20 milioni di euro. A chiederli era stato il collega della Ragioneria generale per «consentire il puntuale adempimento delle obbligazioni da pagare della Regione, evitando danni per ritardi e inadempienza».
Le contabilità speciali, si legge nella determina di restituzione, possono – in base al cosiddetto “principio di utilizzo” – «far ricorso all’anticipazione di tesoreria solo ed esclusivamente in assenza di disponibilità sulle rispettive casse». E a patto di rimettere i soldi a posto appena (prima) possibile. Dal provvedimento non si evince ma è probabile che il tavolo tecnico che sovrintende al piano di rientro dal debito sanitario – e monitora quindi lo stato dei conti della Gsa – abbia segnalato l’anomalia e chiesto che la Regione restituisse il prestito ottenuto per stato di necessità. L’ultima seduta del tavolo c’è stata a metà luglio.
I 20 milioni, attesta comunque la determina della dirigente del Bilancio (che in questo momento è la stessa direttrice generale della Salute Lolita Gallo), sono stati utilizzati anche «per consentire i pagamenti delle spese indifferibili (stipendi, mutui e somme soggette a rendicontazione), nonché per le spese il cui mancato pagamento avrebbe comportato nocumento all’amministrazione».
Un primo acconto, la metà, era stato disposto il 7 giugno scorso. A Ferragosto sono stati restituiti anche gli altri 10 milioni. Con la speranza di non dover lanciare un altro Sos al conto della sanità.

ritai

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