Larino. Carabinieri e Procura le restituiscono la libertà

L’insediamento avvenuto nel novembre scorso vide la procuratrice della Repubblica di Larino Elvira Antonelli citare tra i suoi obiettivi il contrasto alle violenze di genere. Quando sta avvenendo negli ultimi tempi in Italia sta portando il Governo a ipotizzare addirittura l’inasprimento delle norme contenute nel Codice Rosso. Uno spaccato, quello degli abusi commessi sulle donne, in ambiente domestico e non solo, trattato ieri dall’Arma dei Carabinieri e della Procura frentana, partendo da un caso di cronaca. La storia di una donna che, grazie alla fiducia nelle Istituzioni, viene liberata dalle violenze del figlio e sconfigge l’incubo di una violenza domestica troppo a lungo sopportata. È quanto accaduto in una delle tante piccole realtà del Molise, quando un cittadino, chiamando il 112, chiede l’intervento dei carabinieri della compagnia di Larino per una lite; i militari giungono sul posto e qualcosa non quadra. Partono i primi accertamenti che si intensificano quando i militari intervengono nuovamente presso quell’abitazione; qui la vittima, un’anziana donna, per amor di madre verso il proprio figlio violento, nega tutto sia ai Carabinieri che ai medici del pronto soccorso e dice di essersi fatta male accidentalmente in casa. Ma per la Procura della Repubblica di Larino qualcosa di ben più grave si nasconde dietro quelle parole e scattano le indagini, sofisticate ed accurate che fanno emergere tutta la verità di una storia tanto attuale quanto triste.
Il resto è cronaca giudiziaria, tutt’ora coperta da segreto istruttorio, con il figlio colpito da un’ordinanza cautelare emessa dall’Autorità Giudiziaria e scaturita proprio per le continue vessazioni compiute verso la madre. La storia raccontata è, purtroppo, una delle tante che quasi, tristemente, non fanno più notizia ma che segnano indelebilmente la vita di chi tace, soffre e subisce. Le fonti del sito del Ministero dell’Interno parlano chiaro: relativamente al periodo dal 1° gennaio al 30 luglio 2023 sono stati registrati 194 omicidi, con 71 vittime donne, di cui 57 uccise in ambito familiare-affettivo e, di queste, 35 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato rispetto a quello analogo dello scorso anno, si nota un uguale numero degli eventi (194), mentre diminuiscono le vittime di genere femminile, che da 77 diventano 71 (-8%). Numeri in leggero calo ma comunque alti, anzi, altissimi e che spesso sono soltanto una punta di un iceberg che naviga nel mare dell’omertà e della paura di chi non sempre ha il coraggio di denunciare e chiedere aiuto. Ma lo Stato c’è e, con una semplice telefonata al 112, gli incubi e le violenze possono essere spazzate via immediatamente.
Magistratura e Carabinieri insieme per il cittadino, al fianco delle donne e degli uomini che troppo spesso restano imbrigliati nella rete della violenza domestica. Ma in che modo? È proprio il procuratore della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, ad evidenziare gli importanti strumenti che sono a disposizione del cittadino. Il sito istituzionale della Procura frentana, www.procuradilarino.it, nella pagina in alto a destra ha una sezione, di colore rosa, dedicata ai reati di genere denominata Sportello donna. «È stata una delle primissime iniziative che ho assunto appena mi sono insediata – riferisce il procuratore che spiega come sia semplicissimo chiedere aiuto allo Stato anche tramite un click dal proprio smartphone, in ogni momento ed ovunque ci si trovi. La Procura, infatti, ha istituito un indirizzo mail che verrà a breve inserito nel sito istituzionale della Procura stessa e che ha sia nel nome che nel dominio l’essenza dell’efficacia: tumeriti.procura.larino@giustizia.it. Una delle grandi novità del link, infatti, è la possibilità di poter effettuare segnalazioni, anche in maniera del tutto autonoma, proprio a garanzia di quell’integrità e di quella segretezza che aiutano la vittima (o il cittadino che segnala) ad attivare l’intervento dello Stato. L’Arma, dal suo canto, fa la sua parte in costante sinergia con l’Autorità Giudiziaria, adottando procedure di intervento rapide ed efficaci. Innanzitutto l’applicativo interforze “Scudo”, sviluppato dal Servizio per i sistemi informativi interforze della Direzione Centrale della Polizia Criminale, d’intesa con l’Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di polizia, che consente di evidenziare i precedenti interventi degli equipaggi nei confronti di vittime di lite, o violenza, anche nei casi in cui non sia stata proposta denuncia o querela. L’applicazione permette, altresì, di monitorare episodi rientranti nel cosiddetto “codice rosso”, non sempre caratterizzati da particolari gravità o aggressività, come le liti verbali, ma che, attraverso una condotta abituale, potrebbero assumere rilievo penale e diventare atti persecutori o maltrattamenti ai danni di familiari o conviventi». «Abbiamo incrementato gli sforzi per contrastare la violenza di genere in ogni ambito, come ad esempio l’inaugurazione, proprio a giugno scorso, di Una stanza tutta per sé presso il Comando Provinciale Carabinieri di Campobasso – precisa il Colonnello Luigi Dellegrazie. Presso ogni Compagnia dei Carabinieri di Campobasso, infatti, è presente personale altamente specializzato per la raccolta di denunce di violenza di genere, che ha frequentato corsi qualificati ed è in continuo aggiornamento dal punto di vista legislativo in tale settore. Possiamo aiutarvi», è quanto ripete il Colonnello Luigi Dellegrazie che evidenzia quanto importante e fondamentale sia contattare il 112 per le segnalazioni di qualsiasi problematica. Procura della Repubblica ed Arma dei Carabinieri insieme ed al fianco del cittadino, per contrastare la piaga della violenza di genere, perché “Tu meriti”.

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Montaquila. Conduttura saltata, si apre la pista del sabotaggio

Lo scorso 7 agosto a Roccaravindola una condotta idrica saltò improvvisamente causando ingenti danni al sistema irriguo e ad una azienda del posto. Tutti parlarono di un problema legato alla conduttura oramai obsoleta, con enormi problemi lungo tutta la linea che serve l’intera piana di Venafro. Il presidente del Consorzio di Bonifica, Raffaele Cotugno, ha appena depositato un esposto all’autorità giudiziaria perché si sarebbe trattato di un vero e proprio sabotaggio. «Dopo i rilievi effettuati dai nostri tecnici sulla conduttura a Roccaravindola – spiega – sono venute fuori delle incongruenze e quindi siamo certi che si è trattato di un tentativo di sabotaggio da parte di chi aveva interesse a creare un problema irriguo di vasta portata. Per questo ho depositato un esposto presso gli inquirenti per arrivare a dare un nome a chi si è reso protagonista di questo episodio gravissimo che non pochi disagi ha creato agli agricoltori, alle aziende lungo tutto il tragitto manomesso. Speriamo che le indagini portino a qualche conclusione. Noi come Ente siamo pronti a non arretrare nemmeno di un millimetro contro chi non rispetta le regole e mette in campo azioni criminose. Ho fiducia nella Magistratura, per il momento è una denuncia contro ignoti ma sono certo che la giustizia farà il suo corso». Il presidente del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro, dunque, vuole andare fin o in fondo a questa vicenda che, fin dal primo momento, è apparsa strana per la dinamica. Lo scorso 7 agosto, come si ricorderà, saltò improvvisamente la condotta idrica che porta acqua a tutta la piana di Venafro, causando un vero e proprio fiume di acqua fino ad invadere la zona lungo corso 25 Archi, creando non pochi problemi ai residenti, ai tanti automobilisti in transito nonché alle aziende presenti nell’area. Furono indispensabili gli interventi dei Vigili del Fuoco provenienti da Isernia e degli uomini della Polizia stradale del capoluogo pentro che regolarono o il traffico in attesa che il problema della perdita della conduttura venisse risolto. Il forte gettito d’acqua, inoltre, ha causato ingenti danni a una nota azienda ubicata lungo il Corso 25 Archi a Roccaravindola, creando non pochi disagi ai lavoratori che in quel momento erano in servizio e alle prese con i macchinari. Addirittura i Vigili del Fuoco lavorarono per quasi tutta la giornata con l’ausilio di idrovore per cercare di far rientrare l’emergenza nel più breve tempo possibile. Disagi e danni lungo tutta la direttrice delle condutture da Roccaravindola fino a Venafro. Il presidente del Consorzio di Bonifica veramente amareggiato dopo questi sviluppi della vicenda che portano dritto alla Procura. «Vorrei parlare degli sforzi che come Consorzio stiamo facendo per soddisfare tutti i nostri consorziati e non di questi episodi delinquenziali che causano un danno economico e di immagine per tutti noi e per tutta la comunità. Abbiamo chiuso il Bilancio con un avanzo di amministrazione di 20 mila euro, garantiti tutti i servizi e garantendo l’acqua a tutti senza nessuna emergenza. Tutti hanno usufruito dei nostri servizi, abbiamo prorogato i contratti agli stagionali secondo gli accordi presi con la parte sindacale. Si sta lavorando alacremente per essere sempre efficienti e rispettosi dei sacrosanti diritti di tutti i consorziati. Poi arrivano questi episodi e ti fanno cadere le braccia. Ma noi andiamo avanti e non ci faremo intimidire da nessuno».

M.F.

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Termoli. Morsa da un ratto sulla ringhiera in via Abruzzi

In via Abruzzi un episodio spiacevole, sotto tanti punti di vista. Sulla ringhiera che costeggia il marciapiede che porta in via Cesare Battisti nella notte tra domenica e lunedì, intorno all’1.40, una ventenne residente in città, poco distante dal luogo del misfatto, stava passeggiando per rincasare, quando nel far scorrere la mano ha trovato la sagoma del roditore, che evidentemente sentendosi in pericolo l’ha morsa. Il morso di un ratto, si sa, è un evento molto delicato, rischioso, per le possibili infezioni che può trasmettere. Da qui la corsa all’ospedale San Timoteo, dove i medici le hanno somministrato l’antitetanica e l’hanno medicata, prima di dimetterla e di prescriverle una terapia farmacologica a domicilio. Sgomento nella famiglia della ragazza, che hanno fatto trapelare la notizia proprio per mettere sul chi va là anche il Comune.

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