Al via la Summer School Neuromed: “La plasticità tra neuroscienze ed arte”

Domani, mercoledì 30 agosto, prenderà il via la seconda edizione della “4A Summer School”, un evento unico nel suo genere dedicato al tema “La Plasticità tra Neuroscienze ed Arte” e che si terrà a Pozzilli, presso il Polo didattico dell’Irccs Neuromed, fino al 3 settembre.
L’apertura dei lavori, prevista per le ore 15.00 di mercoledì, sarà affidata al professor Diego Centonze, co-direttore della Scuola di specializzazione post-laurea in Psicoterapia Psicoanalitica Psicomed da cui nasce la Summer School insieme alla collaborazione tra l’Irccs Neuromed, l’Università telematica Uninettuno e il Corso di Dottorato in Neuroscienze dell’Università Tor Vergata di Roma.
L’evento avrà come tema chiave la Plasticità neuronale, un concetto rivoluzionario nelle neuroscienze che si riferisce alla capacità del cervello di modificarsi strutturalmente e funzionalmente come risposta all’apprendimento, all’esperienza e all’invecchiamento, o in risposta a lesioni e malattie.
Attraverso lezioni teoriche e laboratori pratici, i partecipanti esploreranno il ruolo critico della plasticità neuronale nello sviluppo del cervello, nell’apprendimento, nella memoria e nel recupero da lesioni cerebrali. Inoltre, la Summer School approfondirà come l’arte possa fungere da catalizzatore per queste dinamiche cerebrali, arricchendo la formazione professionale in diversi campi, influenzando la pratica clinica, psicoterapeutica e neuroriabilitativa.
La Summer School è aperta a un ampio spettro di partecipanti, tra cui dottorandi di neuroscienze, specializzandi di neurologia, psichiatria, psicoterapia, neuropsicologia, e a chi possiede o sta per conseguire un titolo universitario in discipline correlate.
«Il progetto della Summer School si inserisce perfettamente negli obiettivi della Scuola di Specializzazione Psicomed – afferma il professor Diego Centonze, responsabile dell’Unità di Neurologia del Neuromed e direttore di Psicomed – La sfida è di inventare una nuova figura professionale, che abbia la capacità di intendere il linguaggio di discipline diverse, a tutto vantaggio dei pazienti. È venuto infatti il momento di superare le tradizionali divisioni tra neurologia, psichiatria e psicoanalisi, per facilitare un dialogo integrato e interdisciplinare. Questa visione è al cuore sia della Summer School 4A che della missione di Psicomed: formare nuovi professionisti capaci di navigare attraverso diverse discipline, per migliorare la cura e il trattamento dei pazienti».

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‘Il Molise che non esiste’ strega la figlia di De Sica: Mariarosa si sposa a Castel del Giudice

Maria Rosa, figlia dell’attore Christian De Sica sposerà il compagno, Francesco, originario di Isernia, nel santuario della Madonna in Saletta, nel Comune di Castel del Giudice. La chiesa, immersa nel verde e nei boschi al confine tra Molise e Abruzzo, è la location scelta dalla coppia, genitori di Bianca partorita al ‘Veneziale’ di Isernia, che pronuncerà il fatidico sì domenica 10 settembre. Tra gli invitati a partecipare alle nozze gli attori Carlo Verdone e Sabrina Ferilli grandi amici e colleghi di lavoro del regista romano e padre della sposa. Da quanto appreso, gli invitati consumeranno il banchetto nuziale a pochi chilometri di distanza dalla chiesa, ovvero a Castel di Sangro (Aq) nel ristorante Casadonna Reale dello chef pluristellato Niko Romito. Infine la comitiva alloggerà nell’albergo diffuso Borgotufi (Castel del Giudice), struttura che da anni riveste un ruolo di primo piano nel settore della ricettività.

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Alto Molise senza medici: di peggio c’è la rassegnazione

Il caso del pediatra dell’alto Molise che va in pensione e non sarà rimpiazzato, almeno nell’immediato, approda sulla stampa nazionale. Varie le testate giornalistiche e le redazioni tv e web che si sono interessate alle vicenda. Tra queste il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, “Avvenire”, con un articolo curato da Igor Traboni, giornalista non nuovo a “incursioni” in alto Molise. Tra i passaggi salienti del pezzo l’intervento di don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana di Trivento, il quale sottolinea la rassegnazione di una comunità, quella non solo agnonese, ma più in generale di coloro che vivono in alto Molise e alto Vastese, che vede privarsi dei più elementari diritti, come quello alle cure mediche appunto, senza battere ciglio.
«Nel paese delle campane, la Marinelli è la più antica fonderia al mondo e vanta il privilegio di poter usare lo stemma pontificio per i suoi prodotti, i rintocchi a morto per la sanità si sentono non solo in questo borgo di 4.700 abitanti, ma in tutta una vasta zona che tocca le province di Isernia, Campobasso, L’Aquila e Chieti, tra Molise e Abruzzo» scrive “Avvenire”, il quotidiano dei vescovi italiani. «Sono due mesi che noi abbiamo preso a tambureggiare su questo problema, con una campagna di stampa ininterrotta, ma finora non è arrivata alcuna risposta istituzionale», racconta ad “Avvenire” Francesco Bottone, caporedattore dell’Eco Alto Molise, testata online diretta da Maurizio d’Ottavio che, secondo Traboni, «fa del buon giornalismo “di frontiera” che qui vuol dire anche confini, comunque allargati a tutta la zona abruzzese di Vasto». Interessante il passaggio con le dichiarazioni di don Alberto Conti, «direttore della Caritas diocesana di Trivento che tra le sue tante battaglie – a iniziare da quella contro lo spopolamento – sta conducendo da tempo proprio quella contro lo sfascio della sanità pubblica, compresa una fiaccolata silenziosa per impedire la chiusura dell’ospedale di Agnone». «Ma qui – aggiunge sconsolato don Conti su “Avvenire” – va sempre peggio: molti paesi non hanno più neppure un ambulatorio e il medico condotto devi rincorrerlo per i vari borghi, a seconda dei giorni della settimana. Per tanti anziani, che spesso hanno bisogno di una ricetta o di una semplice pacca sulla spalla da parte del dottore, è un dramma. Da noi, per esempio, c’è ancora la farmacia, ma solo per il buon cuore del farmacista che ha deciso di rimandare la pensione, poi probabilmente non verrà più nessuno. E quel che è peggio è che, dopo tante proteste e lotte per difendere l’ospedale, la gente ora è rassegnata al peggio».

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