Saluto nazista all’Oktoberfest: isernino rischia fino a tre anni di carcere in Germania

Forse (si spera) colpa di parecchie birre di troppo e di una certa abitudine italica a dimenticare. Certo è che in Germania, su questo, sono inflessibili e non esiste tolleranza che tenga, diversamente da quanto accade in Italia. E così quel saluto nazista, filmato dagli amici e anche sottolineato con l’applauso della comitiva festante, è costato – al momento – lo stato di custodia ad un 24enne isernino e ad un ragazzo di Matera. Il fattaccio è accaduto il 27 settembre, a Monaco di Baviera durante l’Oktoberfest.
I due nostalgici, entrambi 24enni, per rendere immortale il momento, si sono filmati a vicenda con i loro smartphone e sono, stati applauditi dai compagni. Però, quel gesto non è passato inosservato: sono arrivati gli steward che avevano assistito alla storica performance, li hanno trattenuti fino all’arrivo della polizia che poi li ha presi in custodia.
Non sembra ci siano margini possibili di equivoco: poco prima delle 18 di mercoledì scorso, nel corso della festa dove la birra scorre a fiumi, i due (come testimoniano i video che l’uno ha fatto all’altro) si sono esibiti nell’Hitlergruß (saluto di Hitler) a braccio alzato La notizia, lanciata da un quotidiano tedesco, è stata ripresa dalle maggiori testate italiane: l’Hitlergruß è considerato un reato in Germania. Vietatissimo e punibile con una condanna che può arrivare fino a tre anni di reclusione o con una multa di varia entità, secondo la discrezionalità dei giudici.
I due 24enni sono stati portati in custodia dalla polizia tedesca con l’accusa di aver utilizzato simboli di organizzazioni anticostituzionali. Poiché entrambi non hanno una residenza permanente in Germania, il giudice ha disposto come provvedimento cautelare che i due restino in stato d’arresto fino alla data del processo (la cui data, fino a ieri pomeriggio, non era ancora stata fissata) così da evitare che tornino a casa e che di loro si perdano le tracce.

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Capitale della Cultura 2026, il sogno di Agnone continua

Alla fine sono state 16, anziché 26, le città e le Unioni di Comuni ad aver presentato a Roma correttamente la candidatura per concorrere a diventare Capitale italiana della Cultura 2026. Tra queste anche Agnone che rappresenterà l’intero Molise. Le domande, depositate al Ministero della Cultura mercoledì scorso, contengono il progetto culturale della durata di un anno, il dettaglio del cronoprogramma e delle singole attività previste oltre che la valutazione di sostenibilità economico-finanziaria. I progetti saranno valutati da una giuria di esperti che li esaminerà e selezionerà entro il 15 dicembre 2023. La prima scrematura indicherà 10 finaliste con la proclamazione della Capitale entro il 29 marzo del prossimo anno. La vincitrice riceverà un contributo finanziario di un milione di euro per realizzare gli obiettivi previsti dal progetto di candidatura, trasformare le idee in un programma di azione e mettere in mostra, nel periodo di un anno, la propria ricchezza culturale e le potenzialità di sviluppo ad essa connesse.
«Sappiamo che la competizione sarà dura – ha detto il sindaco, Daniele Saia – ma siamo orgogliosi del percorso compiuto, che ha dimostrato ancora una volta le grandi potenzialità del nostro territorio e quanto le aree interne debbano tornare ad essere al centro delle scelte politiche nazionali». Ed ancora: «Ciò che più ci rende fieri è aver innescato un eccezionale meccanismo partecipativo, coinvolgendo trasversalmente la comunità in dimensioni assolutamente al di sopra di ogni nostra aspettativa. Incrociamo le dita per il risultato finale ma l’aver unito così tante realtà intorno a questo progetto è già un successo. Ora – ha aggiunto il primo cittadino di Agnone – non ci resta che attendere con fiducia e speranza la valutazione della commissione nazionale». Infine i ringraziamenti all’Università del Molise, ai Comuni del Molise, alla Regione e a tutte le associazioni che hanno «deciso di sostenere la nostra candidatura. Senza la collaborazione di tutti – ha concluso Saia – questi soggetti non sarebbe stato possibile elaborare un dossier così ricco e completo».

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