Mese: Ottobre 2023
Da 5.600 a 570 euro, le onorevoli pensioni degli ex consiglieri

Da gennaio 2023 la Regione emette un mandato di pagamento nominativo per ogni ex consigliere titolare di vitalizio o erede che percepisce la reversibilità. Così anche l’ultima determina, che impegna oltre 246mila euro per la mensilità di settembre, elenca tutti i 103 beneficiari. In totale, tre milioni all’anno (2 milioni 954mila e qualche centesimo).
Qui e là nell’elenco (che è consultabile in pagina) fanno capolino importi al di sotto (in un caso al di sopra) dei mille euro: sono le cifre spettanti ai più sfortunati. Eletti a Palazzo D’Aimmo dopo l’eliminazione del vitalizio sancita nel 2011 con legge regionale, si devono accontentare del trattamento contributivo. Le new entry, rispetto a quando poco più di un anno fa Primo Piano ha pubblicato la lista, sono l’ex governatore Donato Toma (573,78 euro), il suo vice Vincenzo Cotugno (1.422,14) e l’esponente dei 5s Vittorio Nola (631,52). Tutti e tre rimasti fuori dal Palazzo nella nuova legislatura (Toma non ricandidato, Cotugno e Nola non rieletti), hanno chiesto l’erogazione dell’assegno previdenziale spettante agli amministratori arrivati dopo la spending review. Da agosto 2022 anche il predecessore di Toma, Paolo di Laura Frattura, è fra i mandati di Palazzo Vitale: a lui spettano 603,37 euro al mese.
Fondamentalmente però dilagano in elenco ancora gli importi dell’età dell’oro. Dai 5.600 euro di Rosario De Matteis e Antonio Di Rocco ai 1.896 di chi ha passato una sola legislatura in Consiglio regionale quando il criterio utilizzato per la pensione era quello retributivo: fra gli altri Florenzio Anniballe, Sandro Arco, Antonino Sozio, Mauro Natalini, Nicola Valentini, Pietro Pasquale.
Ventisei gli assegni di reversibilità staccati per vedove (o vedovi) eredi, 77 invece le pensioni pagate ai diretti titolari. A luglio dello scorso anno gli importi sono stati rivalutati in base agli indici Istat. A conti fatti, il totale a carico delle casse regionali è lievitato di 4mila euro al mese.
Il vitalizio, dal 2020 in poi (in attuazione della legge presentata da Toma e Micone, allora governatore e presidente del Consiglio) pesa un po’ meno (pochi anni fa il conto era di oltre 4 milioni annui adesso scesi a 3) per via della rideterminazione sollecitata qualche anno fa dal governo nazionale attraverso la “minaccia” della drastica riduzione dei trasferimenti e sancita in base a criteri stabiliti in un’intesa fra Stato e Regioni (ricalca quella attuata per i parlamentari). Per il ricalcolo (che ha riguardato pure le reversibilità) si definisce il montante contributivo individuale (che tiene conto della base imponibile e della quota di contribuzione a carico del consigliere negli anni di riferimento) e lo si moltiplica per un coefficiente di trasformazione relativo all’età anagrafica dell’interessato alla data di decorrenza dell’assegno. Nella maggior parte dei casi, l’assegno è diventato meno pesante. In altri, invece, in teoria avrebbe dovuto aumentare, ma le norme nazionali e regionali hanno fissato un limite: nel caso il vitalizio reloaded sia più alto, continua ad applicarsi quello precedente.
Anche se in versione riveduta e corretta, il vitalizio resta comunque il privilegio della politica per eccellenza. Lo si può percepire a 60 anni o a 55 con una decurtazione (mentre per la nuova pensione contributiva dei politici servono 60 anni) e anche se si lavora. Non se si ricopre ancora una carica elettiva, però. Ed è l’unico caso in cui il vitalizio non può essere chiesto ed erogato pure in presenza dei requisiti anagrafici. È invece cumulabile con analogo trattamento previdenziale per esempio di Camera e Senato o del Parlamento europeo, oltre che con pensioni lavorative vere e proprie. Un solo mandato in via IV Novembre frutta al minimo 1.896 euro al mese. O 570 se si è stati eletti dopo il 2012. Non una rendita da nababbi ma comunque onorevole. Cinque anni di qualsiasi altro lavoro non renderebbero mai tanto.
ritai
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Isernia. Il nuovo ospedale, Roberti rilancia: si farà
Non se ne parlava dall’inizio dell’estate quando è stato messo un primo punto fermo: l’individuazione dell’area dove potrebbe (anzi sarà) essere edificato il nuovo ospedale di Isernia. Ieri, le parole del presidente della Regione, Francesco Roberti – che è stato al Veneziale assieme al direttore generale dell’Asrem Giovanni Di Santo e con lui ha incontrato i dirigenti medici del presidio ospedaliero – hanno fugato ogni eventuale dubbio sulla reale possibilità che il nuovo presidio ospedaliero veda la luce.
Si farà, ha rimarcato il governatore Roberti. Specificando che i fondi a disposizione hanno una destinazione esclusiva quindi non potranno essere dirottati su altre necessità.
Come è noto, la Commissione istituita in Regione che ha valutato nei mesi scorsi le diverse opzioni avanzate dal Comune di Isernia (al quale l’allora commissario ad acta Donato Toma aveva chiesto di indicare l’area per la costruzione del nuovo presidio ospedaliero) ha individuato la zona di San Vito, a ridosso della Statale 85: una posizione evidentemente strategica, che permette anche di non dover realizzare numerose infrastrutture di collegamento e a servizio di quello che sarà il nuovo ospedale, che potrebbe fare da attrattore anche per pazienti provenienti dalla regioni limitrofe e nella fattispecie dal Casertano e dal Frusinate.
I fondi a disposizione ci sono, ha ricordato il presidente Roberti. E sotto questo profilo, tutto parte dalla delibera Cipe 52 del 1998, il programma nazionale straordinario di investimenti in sanità, con il quale sono state attribuite alla Regione Molise risorse per euro quasi 105 milioni di euro. Da lì in poi, dal 2006 al 2009, le leggi hanno elevato la dotazione complessiva. Un lungo elenco di atti che portano, poi, alla seduta del 6 luglio 2022 della Conferenza Permanente per i Rapporti tra Io Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano nel corso della quale si è sancita l’intesa sullo schema di decreto dell’allora ministro della Salute, di concerto con il Mef per il riparto delle risorse. Alla Regione Molise sono stati assegnati altri 10 milioni circa.
Al netto degli accordi già sottoscritti, le risorse rese disponibili dallo Stato per la Regione Molise ammontano complessivamente a 100 milioni 304mila 219,16, somma alla quale devono aggiungersi i fondi derivanti dall’accordo tra il ministero della Salute e la Regione Molise attinenti il fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle amministrazioni centrali dello stato e allo sviluppo del paese che assegna 46 milioni 155.432,38 euro per le opere di adeguamento strutturale del presidio ospedaliero Veneziale. Che, presumibilmente, saranno utilizzati per il nuovo presidio ospedaliero e non per ammodernare una struttura che poi sarà smantellata.
Il governatore ha incontrato i dirigenti medici del Veneziale, affrontando con loro il tema, assai sentito, della carenza di personale medico e infermieristico. Qualche ora prima della sua presenza a Isernia, il presidente Roberti aveva incontrato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, a Torino, nell’ambito di un incontro istituzionale con
tutti i presidenti di Regione.
«Al Governo abbiamo espressamente specificato che, in materia di sanità, tutte le Regioni sono in difficoltà. Motivo per il quale dovranno essere stanziati almeno altri 11 miliardi di euro a livello nazionale. Il nostro – ha specificato Roberti ai giornalisti -, in particolare, è un debito strutturale: dobbiamo far capire che bisogna metterci mano e stanziare ulteriori risorse. Necessariamente dovremo passare per una riorganizzazione sanitaria: ieri a Torino ho parlato col ministro Schillaci sia della carenza di personale sia di quella delle risorse. Bisogna intervenire anche sulla retribuzione per ridare dignità, nel pubblico, alle professioni sanitarie».
Presente al Veneziale anche il nuovo manager dell’azienda sanitaria regionale che ha spiegato come il problema della carenza di personale sia all’attenzione del Governo e come non sia questione solo molisana. Ovvio che il problema sia particolarmente sentito nelle aree interne.
«Dobbiamo riportare la ‘sana sanità’, la sana medicina e dobbiamo valorizzare le eccellenze che ci sono sul territorio. Solo se valorizziamo le eccellenze – ha spiegato il dg Asrem Giovanni Di Santo – possiamo creare attrattività per i medici e riusciremo anche a riportare quella mobilità attiva che può essere anche un viatico importante per la soluzione di tanti problemi».
Il presidente Roberti e il dg Asrem Di Santo hanno poi preso parte alla presentazione del progetto «Un albero per la salute», nell’area verde a servizio del Veneziale, che simboleggia la stretta correlazione tra la salute dell’ambiente e quella dell’essere umano.
«Un gesto simbolico che abbiamo condiviso con trenta strutture ospedaliere su tutto il territorio nazionale – ha commentato il presidente in una nota stampa -. La messa a dimora delle piante davanti agli ospedali vuole anche essere il simbolo della rinascita e del potenziamento del nostro sistema sanitario, su cui stiamo lavorando per restituire ai cittadini i necessari servizi e la giusta serenità».
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