La sicurezza delle scuole «deve essere il punto di arrivo di ogni sforzo»

«L’impegno non può che essere quello ad operare, senza distinzioni e divisioni, pur nelle diversità di ciascuno, perché la sicurezza e la prevenzione, intese in tutta la loro complessità e ampiezza, nei luoghi pubblici, e principalmente nelle scuole, siano il punto di arrivo di ogni sforzo, di ogni testimonianza e di ogni programmazione e progettazione».
Ventuno anni fa, Quintino Pallante era impegnato nei lavori di una commissione a Palazzo D’Aimmo (allora si chiamava col nome del proprietario, Moffa) quando la terra tremò in Molise, a San Giuliano più tragicamente che altrove. Partì subito per l’epicentro, che scoprì essere epicentro del dolore che non passa mai. Ieri, aprendo la seduta straordinaria del Consiglio – che oggi presiede – ha tracciato con queste parole un filo conduttore che negli interventi della vicepresidente di maggioranza Stefania Passarelli e della consigliera del Pd Alessandra Salvatore si è arricchito del punto di vista, al femminile, di un’amministratrice e di una giovanissima praticante avvocato che accompagnò il suo dominus sui luoghi del disastro, chiamato a comporre il collegio difensivo incaricato dai familiari delle vittime. E poi, quel filo conduttore, ha trovato completamento nelle conclusioni del governatore Francesco Roberti: «La Regione non lascerà nulla al caso, monitorando la situazione degli edifici pubblici e delle scuole, in particolar modo laddove ci sarà da intervenire lo si dovrà fare senza indugio. Abbiamo assunto una responsabilità nei confronti di molisani; garantire sicurezza e prevenzione è nei nostri doveri istituzionali civili e morali. Una simile tragedia non dovrà più accadere, affinché non si piangano altre vittime occorre mettere in campo tutte le risorse disponibili, sia economiche sia umane sia professionali».
I 27 angeli morti con la maestra sotto le macerie della scuola crollata durante la scossa sismica, alle 11.32 del 31 ottobre 2002, non hanno vissuto le nuove paure, i nuovi “attacchi” alla sicurezza dei più piccoli. Gli edifici, ha messo in luce Pallante, «devono essere antisismici e antincendio, con un’areazione capace di poter gestire emergenze come quelle epidemiologiche generate da pandemia». Pari unità di intenti occorre «nel garantire sicurezza, nel proteggere la popolazione scolastica nel suo complesso dai diversi pericoli che le vengono dalla droga, dal cyberbullismo, da abusi e violenze a sfondo sessuale, dall’odio raziale, ideologico o di genere, così come da ogni altro tipo di minaccia rinveniente dai disagi che la società può suo malgrado riversare nel sistema educativo».
Tanto cuore, dopo il minuto di silenzio in onore delle vittime, anche nel contributo di Stefania Passarelli. «Oggi, in quest’Aula, in ogni istituzione, in ogni scuola e in ogni casa, il tempo si ferma alle 11 e 32. La nostra storia, di donne e di uomini, quella personale e più intima e quella collettiva, da quel giorno di 21 anni fa è cambiata per sempre». La consigliera del “Molise che vogliamo” ha poi illustrato i numeri del Portale unico dei dati della scuola: sui 289 edifici presenti in regione, l’8,9% è stato sottoposto a interventi di adeguamento sismico, il 6,9% a miglioramento sismico e il 30,7% è stato progettato con criteri antisismici. «Uno dei dati migliori in Italia, secondo dopo le Marche, regione che ha purtroppo conosciuto i drammi che il terremoto porta con sé». Ex sindaca di Pozzilli, non ha mancato di rimarcare che «ogni amministratore ha l’obbligo, anche morale, di interrogarsi. E non solo in occasioni così dolorose. Ogni giorno dobbiamo chiederci: cosa ho fatto per la mia comunità, cosa posso ancora fare?».
L’esponente dem Alessandra Salvatore non dimenticherà mai «l’immagine di quella parte di edificio scolastico ridotta (unico caso in paese) in briciole, così come non scorderò mai il dolore, misto a sgomento e incredulità, per una tragedia che – lo ha accertato una sentenza ormai da tempo passata in giudicato – poteva essere evitata». Da allora, tanto si è fatto ma «tanto ancora, però – come ha dimostrato la Pandemia – occorre fare per garantire, in ogni angolo del Paese, non solo ambienti scolastici sicuri, ma luoghi che, per caratteristiche organizzative e di sistema, siano quelli in cui le nostre ragazze ed i nostri ragazzi possano costruire il loro futuro e quello delle nostre comunità».
Tragedia inaccettabile, la vita ha però saputo rinascere da quelle macerie. Un pensiero ai sopravvissuti dal governatore Roberti: «Pompeo Barbieri, una laurea in ingegneria informatica e due titoli italiani di nuoto paralimpico nella sua carriera sportiva» e «Veronica D’Ascenzo che torna tra i banchi di scuola da insegnante per portare il suo esempio ogni giorno alle nuove generazioni». Alle istituzioni, ha concluso, resta il monito: «Tutti quanti noi ricordiamo quel giorno, quell’episodio, quell’evento, tutti quanti noi ricordiamo dove eravamo quel giorno. La paura, le informazioni, le speranze e le ore che si sono susseguite hanno segnato dentro di noi una pagina indelebile della storia del Molise, quindi spetta a tutti quanti noi, alla politica, alle istituzioni, riflettere e lavorare per il bene comune».
A margine della seduta, prima di partire per le commemorazioni in programma a San Giuliano, il consigliere 5s Roberto Gravina ha sottolineato: «Il ricordo e la memoria viva vanno utilizzati per riflettere e fare un esame di coscienza costante, un punto della situazione sempre attuale, sulle garanzie di sicurezza che siamo in grado di offrire ai nostri studenti».
Anche l’Ugl Molise, nella Giornata della memoria (istituita con legge regionale nel 2003) ha espresso la sua vicinanza alla comunità colpita da quella immane tragedia: «Non dimentichiamo gli Angeli di San Giuliano».

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Il Molise “si ferma” alle 11.32: il ricordo delle vittime è vivo

Un doppio esordio nelle funzioni e prerogative istituzionali quello di ieri a San Giuliano di Puglia, dove il prefetto di Campobasso, Michela Lattarulo, e il governatore del Molise, Francesco Roberti, hanno partecipato in queste vesti per la prima volta alla Giornata della memoria. A 21 anni dal sisma devastante che sconvolse il basso Molise, costando la vita a 27 angeli, alla maestra Carmela Ciniglio e ad altri due residenti, la campana ha suonato i 30 rintocchi che ogni 31 ottobre fa tornare la mente a quella mattinata infernale, quando alle 11.32 il mondo si accorse del Molise, della sua esistenza, dei lutti e della disperazione. Non c’era l’aura solenne che magari è stata vissuta nel 2022, per il ventennale, o per il decennale del 2012, ma c’è stata sempre viva la commozione, l’emozione, perché la generazione infranta dalla calamità naturale e dal crollo della scuola Jovine ha segnato per sempre la comunità, anche se il sindaco Giuseppe Ferrante si è mostrato fiducioso nell’esito di quel percorso di ricucitura morale e sociale del territorio, che non si è sostanziata con la stessa velocità di quella materiale. Un appuntamento col passato, guardando al futuro, coi giovani allievi delle scuole del territorio e della gemellata Loseto di Bari, come testimone da tramandare proprio perché da lutti e sofferenze si traggano quelle lezioni di vita utili a non cadere più nel baratro degli errori. Vasta la rappresentanza della comunità, delle associazioni di volontariato come la Misericordia, del mondo scolastico e diocesano, consiglieri regionali, candidati alla Provincia, sindaci, accanto al primo cittadino, col parroco a benedire le corone di fiori quando la campana è tornata muta. Presente anche il senatore Costanzo Della Porta, tra i parlamentari molisani, così come gli assessori Michele Iorio e Gianluca Cefaratti. Difficile riuscire a scorgerli tutti, perché dopo i lunghi minuti di raccoglimento nel cimitero, preceduto dall’omaggio floreale alle tombe degli angeli, il corteo si è mosso con gonfaloni e striscioni, portati da occhi riflessivi che hanno pianto nell’anima, soprattutto per le affrante famiglie che hanno perso i loro piccoli cari per sempre. Un percorso verso il Parco della Memoria, inverso a quanto il destino malevolo ha portato gli angeli dalla scuola in cui si trovavano, come segnale di ripartenza di una comunità che non dimentica e l’abbraccio collettivo, sempre in un rigoroso silenzio, che caratterizza l’intera cerimonia, se non per le benedizioni e preghiere, fino alla deposizione delle corone. Non ci sono parole che possano rappresentare i momenti tragici vissuti 21 anni fa, ma c’è la necessità di tenere desto il ricordo di chi non c’è più, come ha ribadito Ciro Riggio, il papà dei gemellini Luca e Giammaria, che a 9 anni hanno visto il loro sentiero esistenziale interrotto, lui da vicepresidente del comitato vittime si dà forza proprio per non disperdere l’enorme valore che rappresenta quel sacrificio.

EB

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Campobasso. Il candidato sindaco passa per le primarie, spunta anche Pino Ruta

I fari sono tutti puntati sulla scelta del nuovo segretario del Pd. Prima di allora ogni ragionamento risulterebbe prematuro o incompleto. Eppure a Campobasso le elezioni per il rinnovo del Consiglio di Palazzo San Giorgio sono alle porte e la campagna elettorale, seppur non ufficialmente, è di fatto già partita all’indomani della decadenza di Roberto Gravina dalla carica di sindaco. Mentre nel centrodestra si iniziano ad intravedere le prime ‘manovre’, con la casella di sindaco che sembrerebbe essere già stata assegnata a Fratelli d’Italia (circola il nome dell’avvocato Fausto Parente, ndr) e le dichiarazioni di alcuni esponenti della minoranza – Tramontano e Colagiovanni – che invece sperano ancora di poter aver un ruolo nella partita, tra i dem nulla trapela.
Le elezioni provinciali di domenica diranno molto anche sulla possibilità di riproporre il cosiddetto campo largo, esperimento del tutto fallimentare alle regionali. Secondo indiscrezioni il Movimento 5 stelle cittadino sarebbe orientato a dissertare le urne di Palazzo Magno: un’assenza che, considerando il voto ponderato e il ‘peso’ dei consiglieri campobassani, consegnerebbe la vittoria al candidato di centrodestra Orazio Civetta. Uno ‘sgarbo’ al Pd che non consentirebbe, poi, di ragionare su un programma unitario e comune per Palazzo San Giorgio. Ma si tratta, al momento, solo di una ipotesi. Quello che è invece certo è il dato delle elezioni regionali a Campobasso che ha cambiato, di parecchio, il peso dei partiti in città. Il risultato più eclatante è ovviamente il tonfo del Movimento 5 Stelle e la sonora sconfitta di Roberto Gravina che, nonostante il sostegno del Partito Democratico e delle altre forze progressiste, ha perso nella città che amministrava da quattro anni: 11.958 le preferenze ottenute contro gli 11.964 voti incassati da Roberti. L’altro esponente dei 5 Stelle in corsa, l’assessore all’Ambiente e alla Mobilità Simone Cretella, ha ottenuto complessivamente 701 preferenze, 522 a Campobasso. Numeri che non gli hanno consentito di entrare in Consiglio regionale. Insomma, sono lontane le percentuali non solo delle Politiche, ma pure delle scorse amministrative, quando i pentastellati guidati da Gravina riuscirono, da soli, a battere nettamente la squadra dell’uscente Battista ed evitare la vittoria al primo turno della corazzata del centrodestra, conquistando Palazzo San Giorgio al ballottaggio.
Di contro, il Partito democratico, si è imposto nel capoluogo: Alessandra Salvatore è riuscita a conquistare lo scranno a Palazzo D’Aimmo, mentre il capogruppo Giose Trivisonno ha mancato di poco l’elezione in consiglio regionale ma è risultato primo eletto nel centrosinistra con 932 voti.
E infatti il consigliere, fedelissimo dell’ex senatore Roberto Ruta, sarebbe in pole per la candidatura a sindaco. La ‘casella’ spetterebbe ai dem, vista la convergenza del Pd su Gravina alle regionali, ma come vuole la ‘tradizione’ del centrosinistra, i papabili candidati dovranno necessariamente passare per le primarie. Nelle ultime ore, però, è spuntato un altro nome, quello di Pino Ruta. Secondo i rumors l’avvocato, vicino al consigliere regionale di Costruire Democrazia Massimo Romano, potrebbe giocarsi la carta dei gazebo per guidare la coalizione di centrosinistra. I 5 Stelle resteranno guardare o saranno della partita insieme al Pd, rinunciando a proporre un proprio candidato (Paola Felice, ndr) per il secondo mandato? Già lunedì, dopo lo scrutinio di Palazzo Magno, potrebbero arrivare le prime risposte.

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