Ancora grande musica a Campobasso, il 17 marzo arriva Ron

La grande musica di nuovo in scena al teatro Savoia di Campobasso. La location è stata infatti scelta da Ron, il cantautore e musicista di Pavia, che il 17 marzo farà tappa in città con il suo nuovo tour . Uno spettacolo musicale originale dal titolo eloquente “Al centro esatto della musica”, che riprende l’incipit di uno dei suoi tanti successi e che bene descrive lo stato di grazia che l’artista sta vivendo. Il debutto è fissato per il 27 febbraio dal Teatro Civico di Vercelli.
Quale metafora più congeniale se non “il centro esatto della musica” per un cantautore che esprime il meglio proprio su un palco, davanti al suo pubblico? Ma non solo: «un posto dove andrei tutte le sere a cantare è proprio il teatro — racconta Ron — dove le canzoni vivono in un ambiente ideale, a volte rivivono grazie a nuovi arrangiamenti che mi diverte fare con la mia band. Mi piace mettermi in gioco, e ora lo faccio come mai prima, vado in teatro con un concerto rinnovato, a cui abbiamo lavorato molto, perché vivo per la musica e sono felice quando sono davanti ad un pubblico… Da sempre è così, da quando ragazzino ho cominciato questo splendido mestiere di cantautore».
Così Ron si racconterà grazie a uno dei repertori tra i più belli e conosciuti della musica d’autore italiana in una scaletta ricca di oltre venti titoli tra successi e nuove canzoni, tratte anche dal celebrato album di due anni fa Sono un figlio, che includerà anche Lontano lontano di Luigi Tenco, nella versione con cui l’artista ha aperto l’ultima edizione del “Premio Tenco”, quando lo scorso ottobre ha ricevuto il prestigioso ed esclusivo Premio alla carriera, testimonianza di un affetto e di una stima nei suoi confronti sempre più ampi da pubblico e addetti ai lavori.
Sul palco con RON (chitarra, pianoforte e voce) Giuseppe Tassoni (piano e tastiere); Roberto Di Virgilio (chitarre); e Stefania Tasca (voce, percussioni e chitarra acustica).
Prodotto da IMARTS, sarà l’inizio di un lungo viaggio che lo porterà a girare per tutto il 2024, un anno che si apre con il tour “Al centro esatto della musica” e che andrà avanti con successive due nuove produzioni live e soluzioni sceniche e artistiche differenti le une dalle altre, sorprendenti anche per chi segue da sempre il cantautore.
Nei prossimi giorni partirà anche la prevendita dei biglietti.

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Campobasso. La scuola di via Crispi è solo un ricordo, dopo otto anni la demolizione

Del vecchio edificio non è rimasto più nulla. Partiti i lavori di demolizione della scuola di via Crispi, uno dei primi istituti a chiudere i cancelli dopo lo sciame sismico del 2016. Il plesso, risultato tra i meno sicuri della città, come accertato dello studio di vulnerabilità commissionato all’Unimol, è stato al centro di un corposo finanziamento per la sua ricostruzione nell’ambito del progetto ‘Scuole Innovative’ del Miur e Inail, pari a 3 milioni e 162 mila.
Tra gli adempimenti della convenzione stipulata tra il Comune e il Miur, propedeutici alla realizzazione dell’intervento, l’amministrazione si è impegnata a mettere a disposizione dell’Inal il lotto d’intervento, privo delle costruzioni esistenti. Ora, a distanza di quasi otto anni, la vecchia scuola è stata finalmente demolita, per un importo che si aggira intorno a 1.170.000 euro, compresi gli oneri di discarica e di trasporto, nonché i corrispettivi professionali per le figure tecniche interessate.
Stando al progetto esecutivo approvato dalla Giunta di Palazzo San Giorgio, la nuova scuola andrà ad aggiungersi all’altro edificio previsto nel polo di via Crispi, progetto curato dall’ingegnere Maurizio Monaco e dall’architetto Antonio Gianfelice, vincitore del famoso Concorso di Idee. Due dunque le strutture: la scuola primaria tra via Berlinguer e via IV novembre (dove è attualmente ospitata la materna) le cui classi saranno occupate dagli alunni della ‘Nina Guerrizio’ (l’ex scuola di via D’Amato messa all’asta dal Comune). Mentre nella ex scuola di via Crispi saranno trasferiti gli alunni temporaneamente ospitati in via Sant’Antonio dei Lazzari.
L’idea di progetto è quella di installarle in un locale tecnico interrato accessibile dalla parte a valle di via Berlinguer, dove sono presenti anche il locale antincendio e il sistema di recupero dell’acqua piovana, così da facilitarne la manutenzione.
La scuola, composta da 17 aule, conserverà la doppia possibilità di accesso attuale, favorita dalla presenza delle due grosse arterie di traffico adiacenti. Lo stesso doppio accesso permette di beneficiare dei naturali spazi verdi. La mancanza di ampi spazi su cui erigere la nuova scuola, in special modo su via Berlinguer, fa sì che la struttura occupi quasi tutta l’area , integrando il civic center nello spazio della hall e cercando, nella reciproca complicità, di elevare le possibilità di destinazione d’uso, sia nella fase scolastica sia in quella extra scolastica. Il portico civic center a doppia altezza può ospitare la sosta, l’attesa del genitori e può offrire ai ragazzi e agli abitanti del quartiere nuove opportunità di incontro e di aggregazione. Può essere utilizzato, inoltre, per mostre e piccole attività mercatali. Dal portico si accede nella hall sempre a doppia altezza, la hall è collegata al piano superiore con una gradonata utilizzabile sia come aula magna, sia come area ludica sia, infine, come area che ospita piccole rappresentazioni teatrali o recite. Al livello della hall è presente, oltre all’aula insegnanti, un piccolo laboratorio da utilizzare quale necessario ambito per la polivalenza della hall stessa, altrimenti impossibilitata a funzionare.
Delle 17 aule, 10 sono esposte sul lato sud, protette da un ballatoio in legno lamellare e da un giardino di pertinenza; 5 sono esposte al lato est fronteggianti gli spazi verdi su via IV Novembre; le restanti 2 sono esposte ad ovest nel piano terra e protette dal portico del civic center.
L’obiettivo è di trasformare in una struttura nzeb (a energia quasi zero, ndr) l’intero plesso, emancipandolo così da consumi di energia derivanti da fonti fossili e abbassando costi che, per strutture energivore di simili metrature, si aggirano intorno al 40- 45 mila euro.

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Nuove verifiche sugli alimenti, il Nas torna all’ospedale Caracciolo

Pasti all’ospedale di Agnone provenienti da Isernia, continuano i controlli dei Nas nel presidio altomolisano. Ieri mattina, ad ora di pranzo, gli uomini del Nucleo antisofisticazione all’ingresso del San Francesco Caracciolo hanno visionato e preso nota degli alimenti arrivati dal ‘Veneziale’ di Isernia a bordo di un furgoncino condotto da un ragazzo extracomunitario. Dopo aver fatto qualche domanda all’autista del mezzo che ha risposto in un italiano stentato, gli uomini dell’Arma si sono intrattenuti a lungo all’interno della struttura dove presumibilmente hanno eseguito altre verifiche del caso. Con i Nas presente anche una ispettrice del Servizio igiene degli alimenti e nutrizione (Sian). Il tutto accade dopo alcuni articoli di stampa e un video che hanno registrato commenti negativi da parte di diversi pazienti sulla qualità dei pasti somministrati. Come ormai nota la vicenda, il servizio mensa dell’ospedale di Agnone, è stato soppresso con un provvedimento dell’Asrem ad inizio gennaio a causa del pensionamento di uno dei tre cuochi. Di fatto la preparazione dei pasti è passata all’ospedale di Isernia con il trasporto affidato ad una società del Napoletano che impiega oltre un’ora per portare il cibo sui tavolini dei ricoverati al ‘Caracciolo’. La situazione ritenuta inaccettabile è stata denunciata dal consigliere regionale Andrea Greco che nelle ultime ore è tornato all’attacco. «Nelle ultime ore ho scritto al direttore generale, Giovanni Di Santo – riporta Greco – e chiesto di effettuare un sopralluogo all’interno dell’ospedale di Agnone nell’ambito dello svolgimento del mio mandato istituzionale e in piena aderenza alla funzione pubblica ricoperta. Confido che in tempi brevi mi sia data l’opportunità anche in virtù dell’ultima interrogazione presentata in Consiglio regionale nella quale chiedevo spiegazioni sul mancato arrivo della Tac, sulla carenza di personale nel laboratorio Analisi e quella di farmaci salvavita in Dialisi, come tra l’altro ammesso in una intervista dal responsabile».

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