Autonomia differenziata, no secco di Confindustria Molise

«Le imprese operanti nel Mezzogiorno non vogliono l’autonomia differenziata. Lo dicono a chiare lettere e senza ombra di dubbio. Un’Italia a due velocità non funziona e non funzionerà mai ed è un’illusione pensare che il Nord possa andare avanti da solo, rinunciando a sviluppare un mercato di 22 milioni di persone con una crisi della manodopera e di profili professionali specialistici».
Netto il giudizio negativo del presidente di Confindustria Molise Vincenzo Longobardi sul disegno di legge Calderoli approvato dal Senato. «Dall’entrata in vigore della riforma del Titolo V della Costituzione, le Regioni del Mezzogiorno hanno assistito inermi alla contrazione del Pil, al decremento della popolazione, alla penuria di interventi infrastrutturali di supporto al tessuto produttivo, allo sfaldamento del servizio sanitario nazionale e della formazione. Questo ulteriore disegno autonomista, nato dall’idea secessionista prima e federale poi, graverebbe pesantemente sull’economia e sul tessuto sociale meridionale, azzerandone il futuro in termini di sviluppo e prosperità», aggiunge Longobardi.
«Oltre ad essere sbagliato e iniquo, il modello proposto nel ddl Calderoli – ancora la valutazione del presidente di Confindustria – genererebbe un contenzioso enorme su materie fondamentali quali sanità e istruzione e un caos insostenibile su tutte le competenze delegate alle Regioni che sono però fondamentali per il funzionamento del sistema industriale. Insomma, le imprese continuerebbero a subire un gap competitivo dettato dalla lontananza dei mercati più vivaci, dagli elevati costi dei servizi, dal costo dell’energia e dalla scarsa domanda locale, con in più la difficoltà nel reperire le risorse professionali necessarie per operare in linea con le crescenti esigenze del mercato. I cittadini meridionali, dal canto loro, vedrebbero acuirsi le diseguaglianze già oggi molto evidenti sui diritti essenziali garantiti dalla Costituzione. Sarebbe la fine del sistema sanitario nazionale e dell’istruzione pubblica uguale per tutti. Il rapporto tra Stato e impresa, da tempo deteriorato ed incapace di generare una politica industriale degna di questo nome, si complicherebbe ulteriormente sotto la provincializzazione degli interessi, generando una dialettica che nella migliore delle ipotesi si moltiplicherebbe in 21 declinazioni inutili per lo sviluppo del Paese».
In conclusione, per il presidente Longobardi «l’industria meridionale ha bisogno di leve strategiche senza le quali il futuro diventa davvero difficile: defiscalizzazione totale degli investimenti, decontribuzione totale delle retribuzioni, defiscalizzazione degli oneri sull’energia, incentivi all’autoproduzione di energie alternative negli impianti industriali, contributi sui pedaggi autostradali. Le risorse vanno trovate in Italia o in Europa, perché è in gioco la tenuta “europea” di territori che altrimenti finirebbero abbandonati definitivamente, e non solo dall’industria».

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Campobasso. Vendita del Roxy, Comune estromesso e nessun vincolo

Mentre il Movimento 5 Stelle prende tempo e le coalizioni di centrosinistra e di centrodestra sono impegnate in tavoli e assemblee per stabilire metodi e criteri per la scelta del candidato sindaco, Costruire Democrazia, che il ‘suo’ competitor, Pino Ruta, l’ha già lanciato prima di Natale, inizia a tracciare la rotta del programma elettorale del Cantiere civico per Campobasso. E lo fa con una questione di strettissima attualità, molto sentita dai campobassani: la vendita del Roxy e la conseguente (almeno si spera) riqualificazione di piazza Falcone e Borsellino e dell’area dell’ex Romagnoli.
La Regione, in accordo con l’Unimol, è infatti orientata a riconvertire la struttura facendone uno studentato. L’immobile è stato inserito nel piano delle alienazioni e nei giorni scorsi è stato approvato il bando di vendita: costo 6 milioni. L’aggiudicazione avverrà in favore dell’offerta economica maggiore, non inferiore al prezzo a base d’asta fissato.
E proprio sulla procedura scelta dalla squadra Roberti che Massimo Romano e Pino Ruta hanno sollevato diversi dubbi. In una conferenza stampa convocata insieme a Unica Terra e Confederazione civica, il candidato sindaco ha proposto una soluzione per evitare che a decidere le sorti dell’immobile sia il privato che si aggiudicherà l’asta. «Bene le intenzioni della Regione di creare una casa dello studente per rilanciare anche l’Università del Molise – ha esordito Ruta – ma deve essere previsto un vincolo di destinazione d’uso, che al momento non è presente in nessun atto della Giunta. Mettendo l’immobile sul mercato privato si corre il rischio che le possibilità di trasformazione della struttura siano molteplici. È necessario dunque mettere dei vincoli, così come elaborare un piano che permetta di inserire la ‘nuova’ struttura nel tessuto circostante».
Inoltre estromettere Palazzo San Giorgio da ogni decisione sul Roxy appare un errore: «Il Comune – sottolinea Ruta – è l’ente preposto istituzionalmente alla pianificazione urbanistica, e non può essere tagliato fuori. È auspicabile che l’interlocuzione tra Regione e Università si estenda anche all’ente comunale».
Sul prezzo a base d’asta, Ruta ammette che potrebbero incidere sul profilo erariale, «rivenderlo a 6 milioni, lo stesso prezzo dell’acquisto di 12 anni fa, probabilmente comporterà una perdita, ma vogliamo superare gli steccati ideologici e non fossilizzarci su questo aspetto. L’obiettivo è riqualificare l’area, dunque bene la vendita, purché non stravolga il contesto urbano». E proprio l’urbanistica sarà al centro del prossimo incontro del cantiere civico per Campobasso in programma il 16 febbraio. Un incontro aperto ai professionisti e ai cittadini, puntando i fari anche sulle periferie e non solo sul centro murattiano. Un’occasione anche per parlare di uno dei problemi atavici della città, ovvero il piano regolatore fermo agli anni ’60.
A margine delle conferenza né Romano né Ruta si sbilanciano su eventuali accordi con altri partiti, e la possibilità del campo largo, senza una seria programmazione, non sembra appassionare i civici: «Arrivare all’ultimo secondo prima della presentazione delle liste – punzecchia Pino Ruta – e fare le solite ammucchiate non ci interessa. Se dobbiamo impegnarci per la città lo dobbiamo fare recuperando l’elettorato che si è sentito tradito o è rimasto scontento dalle ultime gestioni.
Non escludiamo il dialogo, solo che non sappiamo con chi parlare e di cosa parlare. In attesa che gli altri maturino una qualche idea o una ipotesi di candidatura – la stoccata a Pd e 5 Stelle – andiamo avanti per la nostra strada comunicando alla gente qual è la nostra idea di città».

md

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Strade, chiese e impianti sportivi: dalla Regione quasi tre milioni di euro

Oltre cinque milioni a Comuni ed enti; è quanto stanziato dalla Giunta regionale del Molise ha ripartito e assegnato le risorse destinate per il 2024 dalla legge 145/2018, ad investimenti per la realizzazione di opere pubbliche.
I contributi sono finalizzati, in particolare, alla messa in sicurezza degli edifici e del territorio, nonché per interventi di viabilità (messa in sicurezza di strade, ponti e viadotti) e per la messa in sicurezza e lo sviluppo di sistemi di trasporto pubblico, anche con la finalità di ridurre l’inquinamento ambientale, per la rigenerazione urbana e la riconversione energetica verso fonti rinnovabili, per le infrastrutture sociali e le bonifiche ambientali dei siti inquinati. Ma serviranno anche all’acquisto di impianti, macchinari, attrezzature tecnico-scientifiche, mezzi di trasporto e altri beni mobili a utilizzo pluriennale.
Alla provincia di Campobasso sono andati 2.890.000 euro. Tra gli interventi ‘spiccano’ i lavori di completamento e rifacimento della Cattedrale di Campobasso (che dovrebbe riaprire a marzo) con 100mila euro assegnati alla diocesi di Campobasso – Bojano.
Nell’elenco dei beneficiari figurano Castellino del Biferno con 130mila euro per i lavori di “rigenerazione e riqualificazione dell’impianto sportivo esistente sito alla località Pietrale”; a Limosano 200mila euro per la manutenzione immobile adibito a Comunità Alloggio per Minori; San Felice del Molise ha ottenuto 100mila euro per il completamento del centro polivalente; alla parrocchia Santa Maria la Nova di Palata sono andati 120mila euro per la ristrutturazione e completamento canonica, centro sociale e Santuario della Madonna di Santa Giusta. E ancora, 100mila euro a Provvidenti per la manutenzione straordinaria degli immobili del villaggio comunale per accoglienza persone con disagio abitativo; Castelmauro ha ottenuto 140mila euro per la manutenzione della strada di collegamento con l’Osservatorio Astronomico Boccardi, mentre 200mila euro sono stati assegnati a Macchia Valfortore per i lavori di risistemazione del campo sportivo comunale. La riqualificazione e adeguamento funzionale dell’impianto sportivo comunale localizzato in via Nino Bixio a Bonefro ‘costerà 30mila euro e l’ente beneficiari è la Parrocchia Santa Maria delle Rose. In ‘lista’ anche Baranello con 250mila euro per il completamento della palestra comunale e Rotello a cui andranno 200mila euro per la risistemazione dell’impianto di fognatura pubblica.
Roccavivara ha ottenuto 140mila euro per la messa in sicurezza strada comunale Fonte Tudino, mentre Sant’Angelo Limosano 190mila euro destinati al ripristino e messa in sicurezza delle strade comunali e accesso al cimitero comunale. Altro importante intervento quello finanziato a Mirabello Sannitico con 150mila euro per il ripristino della viabilità in contrada Fonte Nuova, strada interrotta da diverso tempo per una frana.
Anche Trivento ha beneficiato di un contributo di 200mila euro per la messa in sicurezza della strada comunale Pontoni.
300mila euro le risorse destinate alla Comunità Montana Molise Centrale e alla Comunità Montana del Fortore Molisano rispettivamente per la strada di bonifica montana “Campobasso – Campodipietra – Taverna del cortile” e per la messa in sicurezza della strada di bonifica montana “Agro”. Infine, 40mila euro a Campomarino per la manutenzione della strada via Moscato – Via Rio Salso.

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