Crediti verso la Regione, le imprese hanno più tempo

Le imprese che vantano crediti nei confronti della Regione hanno 45 giorni di tempo, a partire dal 28 marzo scorso, per presentare la domanda di ammissione al piano di rilevazione dei debiti commerciali.
La proroga è stata decisa dalla giunta regionale con una delibera del 27 marzo (pubblicata il giorno dopo all’albo pretorio) che modifica la precedente decisione (la numero 48 del 29 gennaio 2024) impugnata da Confindustria Molise e sospesa dal Tar il 18 marzo scorso.
Il piano di rilevazione dei debiti commerciali è una procedura prevista dalla legge di Bilancio nazionale fra le disposizioni collegate alla concessione del contributo annuale di 20 milioni di euro (fino al 2033) finalizzato alla riduzione del disavanzo di Palazzo Vitale. L’iter è stato contestato, oltre che da Confindustria, dalla consigliera dem Fanelli e dai colleghi delle opposizioni anche perché prevede una decurtazione: chi si inserisce nella procedura si vedrà applicare un taglio che va dal 20 al 60% a seconda della “vetustà” del credito.
Questi elementi non sono cambiati, ma la prima delibera prevedeva la decadenza dal diritto se non si fosse prodotta l’istanza trascorsi 60 giorni dalla pubblicazione. Ora i fornitori di Palazzo Vitale hanno un altro mese e mezzo più o meno.
Con il provvedimento del 28 marzo, inoltre, l’esecutivo Roberti ha precisato altri aspetti che erano stati oggetto di domande e dubbi nelle scorse settimane. Con riferimento al perimetro della sanità non possono «essere ricompresi nell’ambito della procedura di cui alla citata Dgr n.48/2024 i crediti vantati dagli erogatori di servizi sanitari nei confronti della Gestione Sanitaria Accentrata (Gsa), anche tenuto conto dell’articolo 1, comma 859, della legge n.145 del 2018 (legge di bilancio 2019), espressamente richiamata dal comma 460 della Legge di bilancio 2024, che esclude dall’applicazione delle misure correttive gli enti del servizio sanitario, nonché in considerazione del vigente commissariamento della Regione Molise per il rientro dal disavanzo sanitario».
La stessa procedura non può essere seguita per i crediti «derivanti dai trasferimenti di fondi del Pnrr, in forza della deroga normativa prevista, nonché per altre situazioni derivanti dalla concessione di analoghi finanziamenti pubblici».

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Il rettore Brunese nel Cda dell’Iss, lo ha voluto il ministro Schillaci

Il rettore dell’Università degli studi del Molise Luca Brunese è stato designato nel Cda dell’Istituto superiore di sanità in rappresentanza del ministero della Salute.
Ordinario di Diagnostica per immagini e Radioterapia , Brunese è uno dei tre esperti, si legge nel decreto di nomina del ministro Schillaci, «di alta, riconosciuta e documentata professionalità nelle materie che rientrano nell’ambito delle attribuzioni dell’Istituto»
Il Consiglio di amministrazione dell’Iss – organo con compiti di indirizzo in materia amministrativa e finanziaria – è nominato dal ministro della Salute ed è composto da cinque membri: il presidente dell’Iss, un rappresentante eletto tra i ricercatori e tecnologi dell’Istituto e tre esperti di alta e riconosciuta professionalità nelle materie tecnico-scientifiche e giuridiche designati rispettivamente dal ministro della Salute, dal ministro dell’Università e della Ricerca e dalla Conferenza Unificata. Tra loro, per i prossimi quattro anni, il professor Brunese.
«Essere componente del Consiglio di amministrazione dell’Istituto Superiore di Sanità, in rappresentanza del Ministro, il professor Orazio Schillaci, che ringrazio molto per la fiducia, è per me motivo di grande soddisfazione», il commento del rettore di Unimol. «L’Istituto Superiore di Sanità – ha proseguito – è centro di riferimento per il Servizio sanitario nazionale e per quelli regionali; attraverso le attività che mette in campo indirizza tutte le politiche in materia di salute pubblica. Esserne parte significa avere l’opportunità di collaborare, assieme agli altri autorevoli componenti, a questa missione così importante».

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“Licenziò” Giarrusso, la Corte dei conti: Frattura deve risarcire Palazzo Vitale

Qualcuno lo chiamava, con benevolenza ma non senza ironia, “Bertolaso”. Lui, è ovvio, non se ne dispiaceva ma ci teneva a precisare che all’occorrenza aveva discusso, quando sentiva di essere nel giusto, anche con l’allora potentissimo capo dipartimento.
Uomo forte dell’amministrazione Iorio, Giuseppe Giarrusso. Con il successore del presidente più longevo della storia del Molise la scintilla invece non scattò mai. O meglio, scattò al contrario. Modi diversi di intendere il sistema di assistenza alla popolazione e, soprattutto, la ricostruzione post sisma 2002 che nel 2013 era ancora quasi nel pieno. Tanto che Paolo di Laura Frattura, eletto presidente della Regione a fine febbraio del 2013, firmò la rimozione di Giarrusso dall’incarico di direttore della Protezione civile regionale il 23 ottobre successivo.
La Corte dei conti ha stabilito che per quell’ingiusto “licenziamento” (fra virgolette perché l’architetto tornò dirigente semplice) Frattura deve risarcire l’ente di Palazzo Vitale per il danno erariale causato. Giarrusso, infatti, si rivolse al Giudice del lavoro che nel 2024 stabilì «l’illegittimità della risoluzione dell’incarico» condannando la Regione a pagare il compenso ancora dovuto fino alla scadenza della nomina e il parziale pagamento delle spese di lite.
Con la transazione firmata nel 2016 (la trattativa fu seguita dall’Avvocatura dello Stato), a Giarrusso fu corrisposto molto di più, chiudendo così anche altri contenziosi: 196132 euro.
Questa la cifra che la Procura erariale regionale ha contestato all’ex governatore. Costituitosi in giudizio con l’avvocatessa Francesca Fazzolari, all’esito del giudizio davanti alla Sezione giurisdizionale di via Garibaldi, Frattura si è visto ridurre di molto “il conto”. Il collegio presieduto da Maurizio Stanco, e composto anche dai giudici Gennaro Di Cecilia e Luigi Iocca, ha svolto a ottobre scorso l’ultima udienza in cui è stato ascoltato il sostituto procuratore regionale Stefano Brizi e, per Frattura, l’avvocato Salvatore Di Pardo su delega della collega Fazzolari.
La Corte dei conti ha ritenuto convincente la decisione del Giudice del lavoro sull’illegittimità del “licenziamento”. Ma ha accolto parzialmente la domanda della Procura, limitatamente cioè alle «differenze retributive non godute dal direttore rimosso, per il periodo dall’1/1/2014 al 4/5/2015» e agli «oneri fiscali e previdenziali consequenzialmente sopportate dalla Regione», oltre che alle spese di giudizio affrontate dal dipendente in relazione alla rimozione da capo della Protezione civile regionale.
La sentenza 63/2023, di cui è stato relatore il magistrato Iocca, ha condannato in primo grado quindi Frattura a pagare alla Regione 24.600 euro (oltre a interessi e rivalutazione).

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