Sistema idrico vicino al collasso, audizione dei protagonisti e poi seduta monotematica

Il sistema idrico molisano è vicino al collasso. Questa la denuncia, a metà maggio, dei vertici dei Molise Acque. Dopo aver ridotto il flusso idrico per via delle difficoltà finanziarie e in particolare per via del debito maturato con il fornitore di energia elettrica, presidente, Cda e organismo di controllo dell’ex Erim hanno reso noto che la situazione è a un livello critico.
In particolare, Molise Acque vanta un credito significativo nei confronti della Grim, la società in house dei Comuni che gestisce il servizio idrico integrato.
Al cortocircuito fra gli enti coinvolti nella gestione dell’oro blu del Molise non è estranea la fatiscenza della rete, un vero e proprio colabrodo.
Di tutto questo si discuterà nella Terza commissione consiliare di Palazzo D’Aimmo. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di via IV Novembre che nella seduta di ieri ha fatto il punto sui provvedimenti di maggiore rilievo e urgenza da inserire nell’agenda del Consiglio regionale, che sarà in riunione il prossimo 3 luglio.
A seguito dell’audizione svolta dagli stessi capigruppo negli incontri del lunedì sulle problematiche del sistema idrico integrato, il presidente dell’Assemblea legislativa Quintino Pallante, raccogliendo anche i pareri e le proposte dei diversi componenti della conferenza, ha deciso di invitare il presidente della Terza Commissione permanente, competente per materia, a convocare in audizione tutti i soggetti istituzionali interessati alla vicenda, Egam, Grim e Molise Acque, per raccogliere direttamente da loro le singole motivazioni e posizioni poste a base dei comportamenti assunti in merito alle questioni portate all’attenzione dell’Assemblea da parte di alcuni Comuni e della stessa Molise Acque.
A valle di questa audizione, come richiesto anche dei diversi capigruppo, Pallante si è detto intenzionato a convocare una seduta monotematica dell’Assise per affrontare nel loro complesso le diverse questioni e, se del caso, assumere le decisioni di conseguenza.

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Termoli. Il neo sindaco “debutta” con la Bandiera Blu

«Ciao Termoli!» Il neo sindaco Nico Balice non tradisce quello che è stato il suo saluto principe nel corso della campagna elettorale e l’ha rivolto anche ieri mattina, dove alle 10.30 ha fatto il suo debutto in sala consiliare da primo cittadino. Ha scelto l’incontro con gli operatori balneari per consegnare loro un gadget della Bandiera Blu 2024 (in attesa che arrivino i vessilli veri e propri), per lanciare anche un messaggio di attenzione alla stagione turistica. Non sono stati presenti tutti, diciamo una delegazione, capeggiata dal presidente del Sib-Confcommercio Molise, Domenico Venditti, operatori balneari radunati prima al cospetto del sindaco (affiancato dai dirigenti Gianfranco Bove e Ulisse Fabbricatore, nonché il segretario generale Fabio Del Grande), per poi attorniare Balice sui banchi della Giunta per una foto di rito.
Quindi, separatamente, uno alla volta hanno ricevuto il dono, una bandierina, che potranno magari posizionare alla reception dei rispettivi lidi.
Balice ha rimarcato l’importanza della conferma dell’assegnazione, che pone Termoli tra le 143 località premiate, sottolineando l’impegno di tutti, soprattutto degli operatori, ma già si devono porre le condizioni per inseguire la terza. Balice ha inoltre messo in rilievo il concetto della sostenibilità, a cui abbinare la purezza delle acque e la bellezza della città, «Ma dobbiamo migliore ancora, tutti dobbiamo sacrificarci».
Balice ha avuto parole di elogio per tutti i settori del Comune di Termoli e per l’ex assessore all’Ambiente Rita Colaci, per il lavoro svolto, assieme all’intera compagine che da venerdì scorso ha cessato ufficialmente il mandato, con l’avvenuta proclamazione del nuovo Consiglio comunale. Il sindaco Balice ha voluto richiamare ancora una volta l’impegno che verrà profuso nei prossimi giorni per migliorare gli aspetti del decoro urbano, con sfalcio del verde e migliore gestione della pulizia cittadina, fino a completare il cartellone dell’estate termolese, ma ha volto lo sguardo anche sulla vicenda sicurezza.

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Jack Giacaman, l’artigiano di Betlemme ringrazia l’alto Molise

«Shukran» è la parola che dalla Palestina martoriata dalla guerra arriva fino in alto Molise, grazie a questa corrispondenza esclusiva da Betlemme che siamo in grado di offrire ai nostri lettori. Jack Giacaman, artigiano di Betlemme, padre di due figli, durante il Covid ha chiesto un prestito alla banca per sostenere le spese dell’affitto e per poter continuare e lavorare. Una sorta di San Giuseppe del ventunesimo secolo: intaglia legno per produrre statuine del presepe. Ora con la guerra è entrato in crisi anche il giro dei pellegrinaggi. I turisti e i pellegrini non arrivano più come prima e il falegname artista ha dovuto rimandare a casa i suoi operai, perché nella bottega non riesce più a guadagnare nemmeno il necessario per mangiare. Poi succede che don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana di Trivento e del centro di ascolto di Agnone, prende un aereo e si reca in quelle terre da sempre insanguinate, per testare con mano cosa sta accadendo e, soprattutto, per dare una mano, per aiutare qualcuno, fosse anche una sola persona. Il parroco originario di Capracotta ha percorso oltre tremila chilometri per entrare in quella piccola bottega, per incontrare il San Giuseppe dei nostri giorni e portare alla sua famiglia l’aiuto della Caritas dell’alto Molise. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente, don Alberto, chiedendo di approfittare del suo prezioso tempo per una corrispondenza dalla Terra Santa. «In questi giorni la Caritas diocesana è in Palestina, a Betlemme, per costruire progetti di solidarietà e sostenere il lavoro dei piccoli artigiani che vivono lavorando il legno e realizzando presepi ed altri manufatti artistici – ci comunica il sacerdote – A circa un’ora di macchina da qui, da dove siamo noi, nella Striscia di Gaza, si sta consumando una sanguinosa e terribile guerra. A causa della guerra tutta la Terra Santa, ma Betlemme in particolare, ha perso tutti i pellegrini ed è entrata in crisi la piccola economia locale, quella che sostiene la vita delle famiglie. I negozi sono chiusi e le famiglie disperate, perché non sanno come portare il cibo in tavola. Allora insieme a Padre Rami, francescano della Custodia della Terra Santa e parroco di Betlemme, la Caritas vuole tentare di sostenere e accompagnare in questo difficile momento gli artigiani del posto, acquistando i presepi che poi saranno disponibili nei paesi e nelle parrocchie della nostra diocesi, in cambio di una offerta. Abbiamo voluto dare a questo progetto lo stesso nome che diamo alle iniziative che realizziamo, già da qualche anno, nella nostra diocesi: “Resto nella mia Terra”. Perché, esattamente come in alto Molise e in alto Vastese, il sostegno a questi lavoratori e artigiani è la ragione di sopravvivenza di famiglie cristiane che altrimenti avrebbero come unica possibilità quella di lasciare la Terra Santa per emigrare all’estero». Il lavoro che non c’è o che viene meno, in questo caso a causa della guerra, in Palestina, come in Alto Molise e la Caritas che si sostituisce alle istituzioni e allo Stato e cala sul territorio progetti concreti e solidali. «Le sofferenze e le preoccupazioni, in questi giorni, sono davvero tante qui in Terra Santa. – riprende don Alberto Conti nella sua corrispondenza dal fronte orientale – Padre Rami e suoi collaboratori cercano di portare nei cuori smarriti un po’ di consolazione e soprattutto speranza, perché oggi in questa terra c’è tanto bisogno di speranza. Siamo qui, in questi momenti così difficili, per costruire “ponti” di pace, di giustizia e anche di amicizia. Perché senza la pace e la giustizia, ma direi anche senza solidarietà e amicizia appunto, non c’è futuro». Una vicinanza e un aiuto concreti che sono stati apprezzati da Jack Giacaman, l’artigiano di Betlemme, che ha commentato, commosso, con queste parole: «Una Provvidenza che apre il cuore alla speranza. Shukran».

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