Vigilanza in Regione, «qui finché Roberti non ci riceve»

Lo avevano promesso e hanno mantenuto la parola: Uiltucs e Fisascat Cisl, insieme a una delegazione di guardie giurate impiegate nel servizio di sicurezza delle sedi regionali, hanno iniziato ieri un presidio di protesta permanente davanti a Palazzo Vitale.
Motivo del contendere la gara che la Regione ha avviato in collaborazione con la Città Metropolitana di Torino. La procedura taglia le ore messe a gara e trasforma numerose postazioni da vigilanza armata in portierato. La perdita di posti di lavoro è stimata dai sindacati in 10-15, altri vigilantes verranno invece demansionati con conseguenze economiche e di trattamento in generale.
«Una gara d’appalto tremenda. C’è una riduzione importante di ore, uno spostamento di lavoratori che da vigilanti armati dovrebbero diventare vigilanti non armati, quindi con una contrazione economica. Abbiamo un duplice problema: alcuni resteranno a casa, altri invece cambieranno mestiere con tutte le conseguenze del caso», ha ribadito il segretario regionale della Uiltucs Pasquale Guarracino che ha ribadito le ragioni dell’impugnativa del bando promossa insieme ai colleghi di Fisascat.
«Il nostro stipendio da guardia giurata è una cosa, quello da operatore fiduciario è un’altra cosa
Perderemo in termini di stipendio e di mansione», la testimonianza di un addetto.
l’avvio della mobilitazione è stato deciso dopo un incontro interlocutorio con l’assessore Gianluca Cefaratti (titolare delle deleghe Bilancio e Lavoro) che non ha sortitogli effetti sperati dalle maestranze attualmente impiegate. «Cefaratti – è andato giù duro Guarracino – a questo punto si dovrebbe dimettere perché non è pensabile che un assessore al Lavoro stia creando le condizioni per i licenziamenti. Il suo assessorato deve creare e tutelare l’occupazione, invece lui in maniera molto fredda ci ha detto (nel confronto di venerdì scorso, ndr) che ci sono pochi soldi per questo tipo di servizio. A questo punto basterebbe un ragioniere, non abbiamo bisogno degli assessori e della classe politica».
Quindi il leader della Uiltucs ha concluso: «Ora chiediamo un incontro con il presidente della Regione, non ce ne andremo da via Genova finché non ci riceverà».

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Spaccio di cocaina tra costa e hinterland

Numerosi gli episodi di spaccio contestati dagli inquirenti ai 39 indagati, nel complesso, dell’operazione antidroga compiuta all’alba di lunedì scorso, quando sono state arrestate 12 persone e “avvisate” altre 15, per le misure cautelari decise dal Gip del Tribunale di Bari ed eseguite dalla Dia, per narcotraffico in tre regioni, tra cui il territorio del basso Molise. Un blitz che ha permesso di sgominare un sodalizio capace di fare milioni di euro attraverso la cessione di cocaina. Delle 39 persone accusate tra l’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e detenzione e spaccio, sei sono coloro che risiedono nel basso Molise, oppure con origini molisane. Si tratta di un 55enne nato a Campobasso e residente a Lucera, un 35enne che abita a San Giacomo degli Schiavoni, un 27enne termolese, un 33enne di San Giacomo, una 27enne di Termoli, un 25enne di Guglionesi, un 31enne di Guglionesi, un 54enne campano, ma residente a Guglionesi. Sono loro gli indagati che coinvolgono il basso Molise nell’ultima operazione antidroga della Dia di Bari, su 39 indagati complessivi. Episodi di spaccio documentati tra Foggia, San Severo, Lesina, Serracapriola, Termoli e San Giacomo, quelli che hanno coinvolto i cinque che abitano nel triangolo San Giacomo-Guglionesi-Termoli. Un traffico di cocaina che partiva dalla Puglia e si espandeva in altre regioni, come basso Molise e Abruzzo. Tra il luglio 2020 e il novembre 2021, ha distribuito sul mercato illecito oltre 20 chili di cocaina purissima equivalenti ad oltre 83.000 dosi (circa 6,6 milioni di euro). Nel corso delle investigazioni, la Dia, sotto la direzione della Dda di Bari e coadiuvata nei singoli interventi dagli Uffici e Reparti di polizia territoriali, ha sequestrato agli indagati oltre 10 kg di stupefacente, equivalente a circa 45.000 dosi, caratterizzato da un elevatissimo grado di purezza (la cui media, a seguito di analisi di laboratorio è risultata compresa fra il 42,59% e l’87,04%) e due ordigni artigianali risultati di micidiale potenziale offensivo. Oltre a ciò, nel corso di un filone di indagine facente parte dello stesso procedimento penale, nel settembre 2022, la Dia ha sequestrato ad uno degli indagati anche 100 grammi di hashish e beni immobili e mobili per un valore complessivo di circa 200.000 euro.

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Bojano. Vertenza pediatria: le mamme non arretrano, nuova diffida all’Asrem

Le famiglie dell’area matesina tornano a far sentire la propria voce sul tema della carenza di assistenza pediatrica a Bojano. Le mamme del Matese, comitato spontaneo nato da alcune settimane proprio in difesa del servizio pediatrico locale, hanno infatti inviato una nuova diffida all’Azienda sanitaria regionale del Molise e alla Regione, con copia ai Comuni interessati dell’area. Nella lettera, i genitori sollecitano nuovamente l’Asrem ad intervenire con urgenza per garantire la copertura pediatrica nella zona.
L’atto di diffida stragiudiziale arriva dunque solo come ultimo atto di una battaglia che va avanti dalla metà di agosto e che ha coinvolto centinaia di famiglie, particolarmente preoccupate per la scadenza, avvenuta l’8 settembre scorso, del contratto della dott.ssa Maria Grazia Gallo, pediatra con incarico provvisorio che ha seguito circa 700 bambini nella zona di Bojano. La decisione di non prorogare l’incarico della giovane e apprezzata professionista ha scatenato una mobilitazione che ha portato alla raccolta di circa 1700 firme, inviate all’Asrem proprio per chiedere di prendere provvedimenti urgenti sull’argomento.
Alle rimostranze popolari è seguito un incontro pubblico che si è svolto a Palazzo Colagrosso tra le stesse mamme e i vertici sanitari, incontro da cui è emerso che il tema sarebbe stato presto affrontato in sede di Comitato permanente per la pediatria di libera scelta, con l’auspicio di addivenire ad una soluzione.
Ora, le mamme tornano in pressing ribadendo nella diffida la necessità di ripristinare immediatamente il presidio sanitario pediatrico, appellandosi all’Accordo collettivo nazionale che «prevede la possibilità di attivare zone carenti straordinarie» – spiegano. Le mamme evidenziano con forza che qualsiasi impedimento, seppur legittimo, sia secondario rispetto al diritto all’assistenza dei loro figli, e perciò chiedono risposte immediate.
Proprio di questo si parlerà in un nuovo incontro fissato per oggi, alle ore 18:00, a Palazzo Colagrosso, con le mamme intenzionate a non indietreggiare e a riaffermare le richieste di intervento urgente, a fronte delle soluzioni prospettate non molti giorni fa.
Le mamme del Matese sottolineano un’altra preoccupazione per il futuro della pediatria nel territorio. A partire dal primo gennaio 2025, infatti, entrerà in vigore il nuovo Accordo collettivo nazionale di categoria, che comporterà modifiche nei parametri di assegnazione dei pediatri. Tuttavia, le mamme temono che ulteriori pensionamenti di medici possano aggravare la situazione, col rischio che un’intera generazione di bambini non possa fruire di un’adeguata assistenza sanitaria.
Il Comitato, dunque, chiede non solo la copertura immediata della zona di Bojano – dove è bene ricordarlo, c’è un altro pediatra con possibilità di scelta, ma titolare a Campobasso -, ma anche un piano a lungo termine che tenga conto delle dinamiche future.
L’attesa sta diventando ormai insostenibile per tanti genitori che sperano ancora di ricevere risposte certe e rassicuranti da parte delle istituzioni nel più breve tempo possibile. Nel frattempo, la scuola è iniziata, le patologie stagionali sono tornate a colpire e le famiglie avvertono sempre di più la necessità di recarsi dal proprio pediatra di fiducia, ma sono sospese in un limbo che ad oggi contribuisce ad alimentare un senso di incertezza e preoccupazione che non fa bene a nessuno, in primis ai più piccoli.

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