Campobasso. Il nuovo terminal pronto entro ottobre, ecco come cambierà la struttura

Proseguono a pieno ritmo i lavori di riqualificazione del Terminal dei bus di Campobasso, un progetto che rientra tra le iniziative finanziate con i fondi del Pnrr e intercettati dalla precedente amministrazione guidata da Roberto Gravina.
La sindaca Marialuisa Forte e l’assessore ai Lavori Pubblici, Piero Colucci, insieme all’architetto Stelvio Bagnoli, hanno effettuato un sopralluogo per monitorare l’avanzamento dei lavori di questo importante hub della mobilità urbana ed extraurbana, fondamentale per la vita quotidiana di tanti cittadini e pendolari.
L’intervento, che mira a modernizzare e migliorare la fruibilità della struttura, è destinato a diventare un punto di riferimento per la città, facilitando gli spostamenti e offrendo nuovi spazi di accoglienza e servizi per tutti. Il completamento dei lavori è previsto tra settembre e ottobre 2025, con un ampio restyling che trasformerà il Terminal in un luogo più moderno, sicuro e funzionale.
Attualmente, sono stati già ultimati importanti lavori: l’immobile è stato completamente ripulito, la vetrata è stata sostituita, e la scala antincendio è stata installata per garantire la sicurezza degli utenti. Si sta lavorando attivamente alla tramezzatura degli interni, che porterà alla creazione di spazi più ampi e organizzati. Un’altra importante novità è rappresentata dall’installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura della struttura, per rendere l’edificio più sostenibile e ridurre l’impatto ambientale, in linea con gli obiettivi del Pnrr.
Una delle principali novità che la riqualificazione del Terminal porterà è la creazione di diversi nuovi servizi per i cittadini e i pendolari. Tra questi, un bar, una tavola calda, una biglietteria e un info point. Saranno inoltre previsti spazi dedicati al relax e allo studio, per consentire a chi aspetta il proprio bus di trascorrere il tempo in modo confortevole, al riparo dal caldo estivo o dal freddo invernale. Questo è un aspetto particolarmente significativo per gli studenti, che ogni giorno arrivano da comuni limitrofi e sono spesso costretti a stare all’aria aperta per molte ore, in attesa della partenza dei mezzi.
A completare il progetto ci sarà una scalinata che collegherà il Terminal al tunnel pedonale che porta direttamente al cuore del centro città, insieme a un ascensore, che garantirà la massima accessibilità alla struttura, in particolare per le persone con disabilità o a mobilità ridotta.
«Il Terminal sarà presto un luogo nuovo, più moderno e funzionale, dove i cittadini e i pendolari potranno trovare spazi sicuri e confortevoli», dichiarano la sindaca Marialuisa Forte e l’assessore Piero Colucci. «La riqualificazione non riguarda solo l’adeguamento strutturale, ma mira a trasformare il Terminal in un vero e proprio punto di incontro e di servizi per la comunità, dando un nuovo impulso alla mobilità cittadina e migliorando la qualità della vita per tutti. Con il supporto dei fondi Pnrr, la seconda vita del Terminal sarà un simbolo di innovazione, sostenibilità e accessibilità».
L’intervento, del costo complessivo di circa 3 milioni di euro, rappresenta un primo lotto funzionale di un più ampio progetto di riqualificazione e riorganizzazione dell’intera area del Terminal.

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Traffico di rifiuti e corruzione, 47 indagati nel fascicolo Dda

La Direzione distrettuale antimafia di Campobasso ha chiuso un’inchiesta di ampio respiro che ha portato alla notifica degli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a 47 soggetti (persone fisiche ma anche due società), accusati a vario titolo di reati che spaziano dalla criminalità organizzata al traffico di rifiuti, dalla turbativa d’asta alla corruzione.
L’indagine svolta dai finanzieri del Gico e dai carabinieri del Noe, coordinata dal procuratore di Campobasso Nicola D’Angelo e dal sostituto Vittorio Gallucci, ha consentito di disarticolare un presunto sistema criminale operante tra il Molise e la Puglia, capace di infiltrarsi in settori chiave dell’economia e dell’amministrazione pubblica.
Tra gli indagati figurano imprenditori, funzionari pubblici e persino un avvocato, a dimostrazione di come l’organizzazione avesse solidi agganci nel tessuto economico e istituzionale, riuscendo a condizionare appalti e affari pubblici con una rete di connivenze e corruzione.
Secondo la ricostruzione della Dda, l’organizzazione non si limitava a singoli episodi criminosi, ma operava con una logica sistemica, radicandosi in diversi settori strategici. Tra i reati contestati: associazione a delinquere di stampo mafioso. Il gruppo avrebbe infatti gestito le proprie attività illecite con metodi tipicamente mafiosi, avvalendosi di intimidazioni e di un controllo pervasivo del territorio;
turbativa d’asta e corruzione: gli indagati avrebbero pilotato gare d’appalto pubbliche, favorendo aziende compiacenti grazie alla complicità di alcuni funzionari;
traffico illecito di rifiuti: l’inchiesta ha rivelato un sistema di smaltimento irregolare di rifiuti, con gravi conseguenze ambientali e profitti illeciti milionari;
usura ed estorsione: commercianti e imprenditori sarebbero stati costretti a rivolgersi al gruppo per ottenere liquidità, finendo poi in una spirale di minacce e vessazioni;
spaccio di stupefacenti e riciclaggio: l’organizzazione avrebbe gestito un florido traffico di droga, reinvestendo i proventi in attività apparentemente lecite.
L’indagine, portata avanti tra il 2018 e il 2023, si è basata su intercettazioni telefoniche e ambientali, che hanno svelato le dinamiche interne del gruppo, oltre a sequestri di documenti e materiale informatico che hanno permesso di ricostruire il flusso di denaro e il giro d’affari.
Determinanti per la ricostruzione dei fatti sono state anche le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, che hanno fornito agli inquirenti informazioni cruciali per delineare il ruolo di ciascun indagato e le modalità con cui l’organizzazione operava sul territorio.
L’operazione rappresenta uno dei più importanti colpi alla criminalità organizzata in Molise, grazie all’incessante lavoro della Dda di Campobasso sotto la guida del procuratore Nicola D’Angelo e del sostituto Vittorio Gallucci.
D’Angelo, figura di primo piano nella lotta alla criminalità, ha coordinato l’inchiesta con rigore e determinazione, dimostrando ancora una volta il suo impegno per garantire legalità e trasparenza in un territorio dove la criminalità organizzata cerca sempre più di radicarsi. Gallucci, sostituto procuratore, ha lavorato con la stessa determinazione, mettendo in campo competenza e dedizione per scardinare una rete criminale che sembrava intoccabile.
Il loro operato è stato fondamentale per smantellare un sistema che minava le basi della legalità, mettendo in pericolo l’economia locale e la libera concorrenza.
Ora che le indagini preliminari sono concluse, il prossimo passo sarà la valutazione delle richieste di rinvio a giudizio da parte della Procura. Gli indagati hanno 20 giorni per presentare memorie, produrre documenti, depositare atti relativi a investigazioni del difensore, presentarsi agli inquirenti e rendere dichiarazioni o chiedere di essere interrogati. Venti giorni, dunque, per esercitare i mezzi difensivi previsti per questa fase.
Nei prossimi mesi si attendono gli sviluppi processuali, che potrebbero portare alla conferma di un quadro accusatorio di assoluta gravità.
L’inchiesta della Dda di Campobasso non è solo un’operazione giudiziaria, ma un messaggio chiaro: lo Stato c’è, la magistratura è vigile e determinata, e la criminalità organizzata non può più agire indisturbata.

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Montenero Val Cocchiara, rinvenuti tre bovini morti nel fiume Zittola

Durante un servizio di controllo del territorio, in località Pantano Zittola di Montenero Val Cocchiara, la pattuglia di Guardiaparco del Reparto di Pizzone seguendo gli spostamenti di un lupo ha individuato le carcasse di tre bovini morti all’interno del fiume Zittola.
È scattata immediatamente l’allerta al Servizio veterinario dell’Asrem di Isernia e al Nucleo di Polizia Forestale dei Carabinieri Forestali pentro. Successivamente, a seguito delle prime verifiche che hanno determinato il sito a confine con il Comune di Castel di Sangro, sono stati interessati anche il Nucleo dei Carabinieri Forestali di Castel di Sangro e il Servizio veterinario del capoluogo altosangrino. A causa della posizione degli animali nel fiume, e considerato che in Comune di Montenero Val Cocchiara i Servizi veterinari hanno accertato la presenza ormai diffusa di un’epidemia di Tubercolosi Bovina, è stato impossibile svolgere ulteriori verifiche e per la rimozione delle carcasse dei bovini è stato necessario richiedere l’intervento dei Vigili del Fuoco di Castel di Sangro che sono intervenuti ieri mattina.
Le carcasse sono state sottoposte a sequestro amministrativo da parte del Servizio veterinario di Castel di Sangro e sorvegliate tutta la notte da pattuglie di Carabinieri Forestali e di Guardiaparco per evitare che venissero illecitamente rimosse o che qualche animale selvatico si avvicinasse per cibarsene.
Nella mattinata di ieri, dopo la rimozione delle carcasse dal fiume, i prelievi del caso a cura di tecnici dell’Istituto Zooprofilattico di Isernia per verificare le cause della morte degli animali, con l’auspicio di poter escludere la presenza di Tubercolosi Bovina, la cui diffusione nell’area in questione sta destando non poca preoccupazione tra gli allevatori e non solo.
Nelle scorse settimane, sul tema, il vertice al Palazzo di Governo di Isernia tra istituzioni, forze dell’ordine, enti preposti e rappresentanti degli allevatori, per lavorare ad un piano di eradicazione della malattia.

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