Ricerca contro il cancro, un’agnonese testimonial della campagna nazionale Fil

L’alto Molise si conferma culla di talenti, fucina di eccellenze che portano lustro al Molise nel mondo. Questa volta il nome da celebrare è quello della dottoressa Rita Tavarozzi, scelta come testimonial della campagna 5×1000 della Fondazione Italiana Linfomi (FIL), un riconoscimento riservato a figure di spicco nel panorama della ricerca e della clinica ematologica.
L’anno scorso, il volto della campagna era stato l’astronauta Paolo Nespoli; quest’anno, la protagonista è un’agnonese che con passione, dedizione e competenza si batte per offrire nuove speranze ai pazienti affetti da linfomi. Nata nel cuore dell’Alto Molise, la dottoressa Tavarozzi ha seguito un percorso di eccellenza accademica e professionale che l’ha portata a distinguersi nel campo della ricerca e della cura delle malattie ematologiche. Dopo la laurea in Medicina e chirurgia, ha conseguito la specializzazione in Ematologia all’Università di Firenze, per poi approfondire ulteriormente la sua formazione con un dottorato sui linfomi presso l’Università del Piemonte Orientale. Oggi lavora presso l’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria, dove si dedica alla gestione clinica dei pazienti onco-ematologici, con particolare attenzione ai trapianti di midollo osseo e alle terapie innovative come le cellule CAR-T e le immunoterapie di ultima generazione.
Ma il lavoro di Rita Tavarozzi non si ferma alla clinica. Da anni, il suo impegno con la Fondazione Italiana Linfomi si traduce nella scrittura di studi clinici, nella partecipazione alle commissioni cliniche e traslazionali e nel delicato campo della farmacovigilanza.
Un’attività che ha portato frutti concreti, tanto da meritare il prestigioso Premio in memoria del dottor Ercole Brusamolino, assegnatole nel 2024 per la sua ricerca innovativa sui linfomi, pubblicata su “Annals of Oncology”, una delle più autorevoli riviste scientifiche del settore.
La sua storia è quella di una scienziata determinata, una professionista che porta con sé le radici della sua terra, traducendole in passione per la ricerca e cura dei pazienti.
Agnone e il Molise possono essere orgogliosi di lei: Rita Tavarozzi è una luce di speranza nella lotta contro i linfomi e un esempio di come talento e dedizione possano fare la differenza nel panorama medico internazionale.

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Agnone. Il ‘Patriarca del volley’ torna alle radici: il Molise ha bisogno dei suoi figli

È una promessa che sa di rinascita quella pronunciata da Stefano Patriarca durante l’inaugurazione del nuovo PalaBelsito. L’immagine del campione di volley che annuncia il suo ritorno in Alto Molise è il simbolo più potente di un territorio che combatte contro lo spopolamento e cerca di trattenere i suoi giovani talenti.
«È un nuovo inizio cercando mai di dimenticare il passato, perché se questo palazzetto è qui è perché ha avuto un grande passato» – ha affermato Patriarca con gli occhi lucidi, guardando la struttura che rappresenta non solo un impianto sportivo, ma una speranza per tutto il territorio.
Dopo aver indossato con orgoglio la maglia azzurra in tutte le categorie, dall’Under 19 fino alla nazionale maggiore nella World League del 2011, Patriarca ha percorso l’Italia e l’Europa del volley professionistico. Lo scudetto conquistato con la Lube Macerata, l’esperienza in Bulgaria e i recenti successi con la Romeo Sorrento (Coppa Italia e Supercoppa di A3, quest’ultima ieri l’altro al PalaVesuvio di Napoli, ndr) sono solo alcune delle tappe di un viaggio che ora lo riporta alle sue origini.
In un’epoca in cui il Molise vede troppi giovani fare le valigie, il ritorno di Patriarca rappresenta un controcorrente messaggio di speranza.
Durante l’inaugurazione, anche Fefè De Giorgi, attuale ct della nazionale italiana, presente all’evento, ha avuto parole di grande stima per quello che considera un suo figlioccio, testimoniando il valore umano e tecnico del campione agnonese.
«Non è un segreto che io abbia detto a più riprese di voler mettere la mia esperienza e il mio curriculum al servizio della mia comunità – ha confessato Patriarca –. Questa è la prima cosa che mi sono prefissato ed è un desiderio che ho forte sin da quando ho cominciato a pensare di ritornare qui».
Quando gli si chiede di rivelare qualcosa sui suoi progetti futuri, il pallavolista altomolisano mantiene un profilo riservato, ma le sue parole lasciano trasparire un’ambizione che va oltre il semplice ritorno a casa: «Credo che con le mie conoscenze, con la mia esperienza si possa fare qualcosa di bello, soprattutto si possa coinvolgere non solo Agnone, ma anche tutti i paesi limitrofi».
La visione di Patriarca abbraccia l’intero territorio alto-molisano: «Mi piacerebbe riunire la pallavolo sotto un’unica bandiera. Questa è una cosa bella, si può ripartire sicuramente. Ho delle idee in testa che non voglio svelare perché sono uno che bada molto al sodo, quindi sono uno molto pratico, mi piace mettere in pratica quello che dico. Quindi non vi svelo niente ma ho parecchie idee e faremo rivivere questo posto nel modo migliore».
Il nuovo PalaBelsito diventa così non solo un luogo dove praticare sport, ma un simbolo di resilienza e orgoglio molisano, un punto di partenza per un nuovo capitolo nella storia sportiva della regione, scritto con la penna di chi ha portato i colori del Molise nei più importanti palazzetti d’Italia e d’Europa.
Per i giovani del posto, vedere Patriarca tornare e investire nel territorio rappresenta un esempio concreto di come si possa amare la propria terra anche dopo aver conquistato palcoscenici ben più prestigiosi. Un messaggio di attaccamento alle radici che risuona potente in una regione troppo spesso dimenticata ma ricca di talenti e potenzialità.

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Piano sociale, sindaci sulle barricate e appello a Roberti

La ‘guerra a distanza’ tra i sindaci e la consigliera regionale Stefania Passarelli sembra non avere tregua. Ieri mattina i due presidenti delle Province di Campobasso e Isernia, Giuseppe Puchetti e Daniele Saia, hanno chiamato a raccolta i sindaci dei comuni capofila degli Ats in una conferenza stampa a Palazzo Magno, lanciando un appello in primo luogo al presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, e poi alla consigliera delegata alle Politiche sociali Stefania Passarelli, affinché si torni a dialogare e si riveda l’ipotesi del nuovo piano sociale regionale che prevede la riduzione degli ambiti dagli attuali sette a tre. L’assenza di un reale coinvolgimento del territorio e di chi ne rappresenta il primo baluardo, i sindaci, ha suscitato forti critiche sia sul metodo che sul merito della riforma.
Presenti il sindaco di Larino e presidente della Provincia di Campobasso, Pino Puchetti, la sindaca di Campobasso, Marialuisa Forte, il sindaco di Agnone e presidente della Provincia di Isernia, Daniele Saia, il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, il sindaco di Venafro, Alfredo Ricci, la sindaca di Casacalenda, Sabrina Lallitto e il sindaco di Pietracatella, Antonio Tomassone Unico assente è stato il sindaco di Termoli, che non ha mai partecipato alle discussioni precedenti.
I sindaci hanno ribadito la funzione strategica degli ambiti sociali attuali nel rispondere tempestivamente alle esigenze delle comunità, sottolineando che un ridimensionamento rischierebbe di compromettere l’efficacia degli interventi.
È stato poi evidenziato che la riforma non deve “cambiare ciò che funziona”, ma intervenire su ciò che presenta criticità, senza penalizzare le strutture esistenti che hanno dimostrato di operare in modo efficiente.
Altra nota dolente, secondo i sindaci, è stata la mancanza di ascolto e condivisione. Con oltre 80 delibere di comuni che chiedono di essere ascoltati, è emerso un fronte comune per garantire che le decisioni siano frutto di un confronto condiviso e rispettino le peculiarità di ogni territorio. Non bastano gli appuntamenti in cui vengono meramente illustrati i punti della bozza attraverso delle slide, senza, di fatto, chiedere all’apporto e il parere degli amministratori.
Inoltre, ridurre i costi reali della riforma deve andare di pari passo con l’introduzione di nuove risorse aggiuntive, per evitare di gravare ulteriormente sulle comunità locali già in difficoltà.
Dunque, in un clima di collaborazione istituzionale, i sindaci hanno chiesto con forza un passo indietro, invitando il presidente e la consigliera a riconsiderare la bozza di piano sociale regionale e a costruire una riforma che parta dal confronto reale con il territorio e con i sindaci, primo punto di riferimento dei cittadini per i servizi socio-sanitari.
A stretto giro è arrivata la replica della consigliera Stefania Passaralli che ha smentito le accuse di un mancato dialogo con i sindaci che, al contrario, sono stati convocati per questa mattina. «Mentre nella sala della Provincia i sindaci si sbracciano per chiedere di essere coinvolti, si appellano alla sottoscritta perché dia seguito a quanto annunciato – ha scritto ieri pomeriggio l’inquilina di Palazzo D’Aimmo – sarà il caso di spiegare ai cittadini del Molise che dallo scorso venerdì sulle loro scrivanie giace la convocazione tanto attesa. La riunione del Gruppo operativo si terrà domani mattina (oggi, ndr), alle 10.30. E oggi (ieri) non ne sapevano niente (o facevano finta di non saperne nulla)? Pazzesco!».

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