Sarà corsa a quattro per guidare Guglionesi

Due rese dei conti, nel centrosinistra e nel centrodestra, camuffate da liste civiche. Così, ancora una volta, al culmine del commissariamento che perdura dal marzo 2024, la polveriera Guglionesi partorisce frammentazione. Allo scoccare del mezzogiorno di fuoco di ieri, quattro le liste presentate per le amministrative che dovranno ridare un sindaco alla comunità, dopo le burrascose dimissioni di Antonio Tomei nel febbraio 2024.
Dopo mesi di attesa, Guglionesi si avvicina a un momento decisivo: sabato 25 e domenica 26 maggio 2025 si terranno le elezioni comunali che segneranno la fine del periodo di commissariamento seguito alla caduta anticipata dell’amministrazione Tomei. Da allora, il Comune è stato affidato alla gestione di un commissario prefettizio, in attesa di restituire alla comunità una guida politica legittimata dal voto popolare.
Con l’apertura della campagna elettorale, i primi movimenti ufficiali hanno iniziato a prendere forma. La lista Guglionesi Progressista è stata la prima a depositare formalmente la propria candidatura, presentando Pino Aristotile come candidato sindaco: un segnale di entusiasmo e organizzazione che ha caratterizzato la formazione fin dall’inizio della sfida.
A seguire, anche la lista Progetto Comune per Guglionesi ha ufficializzato la propria partecipazione alla competizione elettorale, proponendo Riccardo Vaccaro come candidato sindaco. Con lui si è delineata una seconda opzione per la guida del paese.
La terza lista a scendere in campo è stata Guglionesi nel cuore, con Bartolomeo Antonacci, detto Leo, come candidato sindaco. Antonacci, che ha già ricoperto il ruolo di primo cittadino per due mandati consecutivi, torna a proporsi alla guida del paese con una nuova squadra e un programma incentrato su sviluppo sostenibile, solidarietà e partecipazione civica. La sua candidatura punta a rappresentare una guida esperta e vicina ai bisogni quotidiani dei cittadini.
A completare il quadro delle formazioni politiche in lizza è arrivata anche la lista Guglionesi può cambiare, che ha presentato Jimmy Rossi come candidato sindaco, arricchendo ulteriormente una competizione che si preannuncia vivace e ricca di proposte per il futuro di Guglionesi. Proprio la novità di ieri, ma che stava covando da tempo, è uscita allo scoperto: «Guglionesi può cambiare, lista civica di area moderata, presenta la sua lista per concorrere alle prossime elezioni amministrative del 25 e 26 maggio 2025. Il gruppo ha individuato nell’avvocato Vincenzo Rossi (detto Jimmy) il candidato alla carica di sindaco di Guglionesi.
La lista rappresenta in modo equilibrato le varie fasce d’età, la rappresentanza di genere e la multiculturalità, quest’ultima presente da tempo nella nostra realtà e che rappresenta un valore aggiunto.
Nel logo si è deciso di non riportare il nominativo del candidato sindaco ritenendo che la centralità vada riconosciuta al progetto di città che identifica l’intera lista e non solo il candidato alla carica di sindaco.
L’urgenza che avvertiamo è quella di ricostruire il senso perduto di comunità attraverso un clima di positività e pacificazione della vita pubblica.
La sfida della lista è in una squadra unita e motivata per il bene comune, per instaurare un clima di lavoro serio ed appassionato e costruire insieme una vera ripartenza della vita sociale, culturale ed economica di Guglionesi».
Con quattro liste e altrettanti candidati, il paese si prepara a vivere un confronto elettorale fondamentale per il suo rilancio, dopo un lungo periodo di gestione commissariale.

 

 

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Campobasso. In Prefettura tavoli ‘proficui’, intanto cinghiali a passeggio in via Mazzini

Il vertice in Prefettura si è concluso con parole di apprezzamento da parte di tutti i partecipanti. “Problema in via di risoluzione”, “l’emergenza va affrontata in maniera celere”, “la Regione è pronta a fare la sua parte”: questi, all’osso, i concetti emersi al termine del tavolo tecnico dello scorso 9 aprile. E mentre le istituzioni ‘celebrano’ il loro confronto «articolato e proficuo», i cinghiali passeggiano indisturbati a due passi dalla Prefettura, da Palazzo San Giorgio e dalla caserma dei Carabinieri, nella centralissima via Mazzini. L’ultima allarmante segnalazione risale alla tarda serata di venerdì: due grossi ungulati scorrazzano liberamente lungo il marciapiede, all’altezza del palazzo Ventura di fronte ad un noto bar e importanti attività commerciali. Una strada percorsa quotidianamente da centinaia di persone, a piedi o in auto, e molto frequentata anche nelle ore serali da giovani e residenti. Cosa potrebbe accadere se un anziano, un bambino o qualunque persona dovesse trovarsi di fronte ad un cinghiale di questa stazza? La risposta è scontata per i cittadini – che ormai vivono nella paura – ma non lo è, evidentemente, per le istituzioni che tra annunci e stette di mano ai tavoli continuano a procrastinare interventi sottovalutando un’emergenza che è sotto gli occhi di tutti. All’incontro di due settimane fa hanno partecipato la sindaca di Campobasso Marialuisa Forte, il presidente dell’Anci Molise e sindaco di Macchia Valfortore Gianfranco Paolucci, la dirigente regionale Sandra Scarlatelli, il direttore del Servizio Prevenzione veterinaria e sicurezza alimentare, il responsabile dell’Osservatorio Faunistico degli habitat naturali, il comandante provinciale dei Carabinieri, il rappresentante dei Carabinieri Forestali, il direttore del Dipartimento di Prevenzione Igiene e Sanità pubblica dell’Asrem e, in video collegamento, i rappresentanti di Ispra e dell’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise.
«Il confronto – si legge nella nota diffusa a margine – ha fissato due punti chiave: selezione di personale specializzato per l’abbattimento dei cinghiali e impegno della Regione per il prelievo e lo smaltimento delle carcasse. Grazie alla convenzione con il Formez, la Regione Molise sta selezionando personale qualificato per intervenire in maniera mirata e professionale nell’abbattimento degli ungulati, che stanno progressivamente urbanizzandosi. Si tratta di consulenti, il cui impiego potrà essere richiesto direttamente dai sindaci in caso di emergenza. La selezione, che si prevede possa essere conclusa entro dieci giorni, rappresenta un passo importante per affiancare i cacciatori con figure specializzate, come sottolineato anche dal responsabile di Ispra». Ebbene, i dieci giorni sono ampiamente trascorsi, ma la situazione è addirittura peggiorata. Da settimane, infatti, i cinghiali si aggirano nel quartiere San Giovanni e in via Piave, anche in prossimità delle scuole, ma ora si sono spinti addirittura in pieno centro dove né la folta vegetazione né i rifiuti abbandonati ne incentivano la proliferazione.
Altra misura attesa dopo il tavolo in Prefettura è «l’ok al piano economico necessario per il perfezionamento del contratto tra l’Asrem e una ditta specializzata per lo smaltimento delle carcasse negli inceneritori. Questo intervento si è reso necessario a causa del sovraccarico dell’Istituto Zooprofilattico, che in passato gestiva il conferimento, e del crescente numero di animali da smaltire, monitorati anche in ottica di prevenzione della peste suina».
È evidente che l’emergenza cinghiali non attenda i tempi della burocrazia regionale, dunque non bastano più gli impegni presi su carta: i cittadini vogliono una soluzione, anche straordinaria, e la esigono ora.

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Cibotti si è insediato a Trivento nel solco tracciato da Francesco

Dopo la nomina papale dello scorso 24 febbraio ieri pomeriggio, con una cerimonia essenziale per via dei concomitanti funerali di papa Francesco, monsignor Camillo Cibotti ha fatto il suo ingresso nella Diocesi di Trivento.
Ad accoglierlo, oltre al vescovo uscente Claudio Palumbo, numerose autorità ecclesiastiche, civili e militari. Dopo l’arrivo in Cattedrale, avvenuto puntualmente alle 17.30, ci sono stati i saluti del sindaco Luigi Pavone e del presidente della giunta regionale Francesco Roberti. Difficile elencare tutti i presenti, tra gli altri il presidente del consiglio regionale Pallante, l’assessore Iorio, l’assessore regionale abruzzese Tiziana Magnacca, il presidente della Provincia di Isernia Saia, gli altri vescovi delle diocesi molisane, rappresentanze delle Forze dell’Ordine e di diverse congregazioni religiose. Ad accogliere il nuovo vescovo c’erano, ovviamente, anche quasi tutti i sindaci della diocesi.
Fuori dalla Cattedrale è stato allestito un maxi schermo per consentire a tutti di seguire la cerimonia. Mons. Cibotti come primo atto ha reso omaggio alle reliquie dei santi patroni Nazario, Celso e Vittore. Il saluto di benvenuto della Chiesa locale è stato affidato all’ex vescovo Palumbo che da poco ha assunto la guida della diocesi di Termoli-Larino. Prima della solenne celebrazione eucaristica c’è stato l’insediamento canonico che segna la presa di possesso della diocesi. Il cancelliere don Erminio Gallo ha letto le formule di rito e il decreto di nomina di papa Francesco. Quella della diocesi di Trivento è stato una delle ultime firmate dal papa prima della morte. Monsignor Cibotti, come è stato ricordato dal cancelliere diocesano, unisce nella sua persona la guida e la cura spirituale e pastorale delle diocesi di Isernia-Venafro e Trivento, le quali, però, conservano rispettivamente il loro stato giuridico. Non è la prima volta che questo accade anche se restano alti i timori per l’autonomia di una diocesi millenaria come quella di Trivento che ha avuto come primo vescovo San Casto. Prima di arrivare in Cattedrale il nuovo vescovo si è fermato per una preghiera al santuario di Santa Maria di Canneto, uno dei luoghi di culto e devozione mariana più importanti della nostra regione.
La cerimonia di insediamento, che ha sempre avuto un’alta valenza simbolica, è stata ridotta alla sola parte religiosa per via del lutto che la Chiesa sta vivendo per la morte di papa Francesco. Diversamente dai suoi predecessori il nuovo vescovo è arrivato direttamente nei pressi di piazza Cattedrale senza fermarsi in piazza Fontana, dove si tenevano gli onori militari e civili, per salire poi lungo la scalinata di San Nicola fino alla Cattedrale. Monsignor Camillo Cibotti, nato a Casalbordino il 28 ottobre 1954, oltre che vescovo delle due diocesi è anche presidente della Ceam.

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