Odissea Trignina: 86 chilometri tra cantieri e disagi

La Statale 650 Trignina si conferma uno dei collegamenti più problematici d’Italia. Secondo quanto emerso dal reportage andato in onda su Teleregione, percorrere i soli 86 chilometri che separano Isernia da San Salvo può richiedere fino a due ore nel 2025, trasformando quello che dovrebbe essere un normale spostamento in una autentica «esperienza mistica».
La situazione è particolarmente critica in diversi punti nevralgici della strada. Nei giorni scorsi gli automobilisti hanno assistito alla riattivazione del semaforo all’ingresso della galleria di Pesche, rimasto bloccato per mesi a causa dei lavori. Fortunatamente, come riporta Teleregione, il disagio è durato solo alcune ore per permettere interventi urgenti.
Non meno problematico però è il bivio di Chiauci, dove l’Anas ha attivato all’inizio dell’estate un cantiere per il rifacimento del ponte. Qui gli automobilisti sono costretti a soste forzate di circa dieci minuti sotto il sole cocente di agosto, in attesa che il traffico venga liberato.
La situazione si complica ulteriormente più avanti – percorrendo la strada da Isernia verso la costa – dove due viadotti sono contemporaneamente oggetto di manutenzione, creando un “cantiere doppio” che comporta ulteriori dieci minuti di attesa. Il tutto in un contesto di traffico sostenuto, senza possibilità di sorpasso, tra mezzi pesanti, trattori agricoli e controlli delle forze dell’ordine. La situazione non migliora nemmeno per chi percorre la Trignina in direzione opposta. In territorio di Bagnoli, dove un tempo esisteva una doppia corsia che permetteva di superare i veicoli più lenti, da anni è rimasta attiva una sola corsia verso Isernia. I lavori di alleggerimento dei piloni e manutenzione sembrano «voler durare in eterno».
Un reportage, quello di Teleregione, che non risparmia considerazioni amare sulla situazione della viabilità molisana, dal momento in cui probabilmente in alcuni paesi in via di sviluppo la situazione legata alla viabilità è migliore, sottolineando come nel 2025 sia inaccettabile impiegare 120 minuti per percorrere meno di 90 chilometri su una Strada statale.
La conclusione è amara: la Trignina somiglia più a una punizione per coloro che scelgono mezzi propri per raggiungere la costa, piuttosto che a una infrastruttura realmente al servizio dell’utenza. Una arteria strategica per i collegamenti tra l’entroterra molisano e l’Adriatico che però sembra essersi trasformata in un vero e proprio incubo per migliaia di automobilisti.

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Spopolamento, Isernia perde altri 300 giovani entro il 2030

La provincia di Isernia si trova di fronte a una sfida demografica che va oltre i numeri: entro il 2030, i residenti tra i 10 e i 19 anni scenderanno dai 6.488 del 2023 a 6.190, registrando un calo del 4,6% secondo le previsioni mediane dell’Istat. Un dato che, seppur meno drammatico rispetto alle contrazioni più severe registrate in Sicilia e Sardegna, racconta una storia di erosione silenziosa del tessuto sociale e del futuro del territorio.
Nel panorama nazionale dipinto dall’analisi di “Openpolis-Con i Bambini”, Isernia si colloca in una posizione intermedia ma comunque preoccupante. Ci sono province come Caltanissetta (-18,6%) ed Enna (-18,1%) chiamate ad affrontare veri e propri tracolli demografici, e altre come Parma (-1,1%) e Bolzano (-1,2%) che mostrano invece una tenuta relativa. In questo scenario, il territorio molisano si inserisce in quel quadrante di regioni del Centro-Sud dove il declino demografico giovanile assume contorni sempre più definiti.
Il dato di Isernia, con i suoi 298 giovani in meno previsti nel giro dei prossimi cinque anni, potrebbe sembrare numericamente contenuto. Ma in una provincia che conta poco più di 80.000 abitanti complessivi, ogni giovane che manca rappresenta una perdita significativa: meno studenti nelle scuole, meno energie fresche nelle comunità, meno prospettive per le attività economiche locali.
La contrazione non è un fenomeno isolato, ma il riflesso di dinamiche che attraversano tutto il Mezzogiorno. Dinamiche che il Molise conosce bene. È il risultato di anni di denatalità crescente, ma anche di quella migrazione interna che porta le famiglie giovani a cercare altrove opportunità di lavoro e servizi più adeguati.
Dietro questi numeri si nascondono storie concrete: genitori che trasferiscono la residenza per seguire occasioni professionali altrove, famiglie che scelgono di non avere figli o di rimandare la genitorialità per incertezze economiche, giovani coppie che guardano ai grandi centri urbani come unica alternativa per costruire un futuro.
Se da un lato lo scenario di previsione di Isernia è ad ogni modo meno preoccupante di quello di Campobasso (-10,6%), dall’altro è importante non sottovalutare quello che i numeri sembrano suggerire. La perdita del 4,6% dei giovani tra i 10 e i 19 anni significa classi scolastiche sempre più ridotte, con il rischio concreto di accorpamenti e chiusure di plessi nelle aree più periferiche. Cosa che, di fatto, sta già avvenendo. Ma significa anche un tessuto sociale che si impoverisce, perdendo quella vivacità e quella spinta innovativa che le nuove generazioni sanno portare.
Per una provincia come Isernia, che ha fatto della bellezza paesaggistica e del patrimonio culturale i suoi principali asset, la diminuzione dei giovani rappresenta una sfida esistenziale: chi custodirà nei prossimi decenni questi territori? Chi ne tramanderà le tradizioni e ne valorizzerà le potenzialità?
Le previsioni dell’Istat, analizzate da Openpolise ed elaborate secondo lo scenario mediano sulla base dei residenti al primo gennaio 2023, tracciano un futuro che non è immutabile ma che richiede interventi mirati e forse sempre più urgenti. Invertire questa tendenza è possibile? Non si può dare per scontato che non vi sia la possibilità di scrivere ancora una storia diversa, purché si riesca a creare quelle condizioni irrinunciabili affinché restare diventi una scelta consapevole e non solo una necessità.

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Venafro. Tentano la frode spacciandosi per operatore e carabiniere, truffa sventata all’Unicredit

La prontezza dei dipendenti della filiale UniCredit di Venafro, unita alle azioni messe in campo dalla banca per contrastare un fenomeno sempre più allarmante come le truffe, hanno permesso di sventare, lo scorso 31 luglio, un tentativo di frode ai danni di un correntista.
Il cliente aveva ricevuto due telefonate, la prima da un finto operatore antifrode della banca e la seconda da parte di un carabiniere, che lo invitavano a spostare immediatamente i propri risparmi dal conto attraverso bonifico su altro istituto, su un rapporto appositamente aperto a suo nome dal momento che, sosteneva il finto militare, la filiale sarebbe stata sotto ispezione per attività sospette.
Il cliente ha quindi disposto un bonifico urgente, che prevedeva l’accredito immediato delle somme, per un importo rilevante.
Un’operazione rimasta in attesa di esecuzione dal momento che era necessaria l’autorizzazione del responsabile della filiale, visto il superamento di una determinata somma di denaro. Insospettiti dal comportamento del cliente, i dipendenti dell’agenzia UniCredit di Venafro hanno così trattenuto l’uomo per approfondimenti sulla motivazione dell’operazione e dell’urgenza: dapprima riluttante e diffidente nel fornire informazioni, il cliente ha infine raccontato nei dettagli i passaggi che lo avevano portato a disporre il bonifico. Il tentativo di frode è emerso chiaramente a seguito dell’intervento dell’Ufficio Antifrode della banca, che ha provveduto all’annullamento dell’operazione, poiché l’iban del conto beneficiario risultava esistente ma intestato ad altra persona.
La truffa è stata quindi definitivamente sventata senza che il cliente perdesse i propri risparmi e il correntista in questione, su indicazione dei dipendenti UniCredit, ha poi provveduto a denunciare il tentativo di frode presso la Polizia Postale.
La banca ha voluto sottolineare come «la sicurezza della propria clientela sia un elemento centrale per UniCredit. Oltre a investire in tecnologia e formazione sul tema, la banca mette a disposizione il numero verde del proprio servizio clienti (800.57.57.57) e un sito dedicato alla prevenzione delle frodi, dove i clienti possono trovare informazioni utili https://www.unicredit.it/it/info/sicurezza/difendersi-dalle-frodi.html.
Purtroppo, precisa UniCredit, nessun accorgimento antifrode messo in atto dalla banca può impedire la volontaria esecuzione di un’operazione dispositiva da parte del titolare del conto, anche nel caso in cui sia indotto a farlo con l’inganno».

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