Lotta all’evasione: accordo fra Guardia di Finanza, Procura e Agenzia delle Entrate

Un’azione congiunta e sinergica, mirata alla repressione dei più pericolosi fenomeni di evasione fiscale. È l’obiettivo che si prefiggono di realizzare la Guardia di Finanza, la Procura della Repubblica e l’Agenzia delle Entrate con l’accordo firmato ieri dal generale Danilo Petrucelli, comandante regionale della Gdf, dal procuratore di Campobasso Nicola D’Angelo e dal direttore regionale delle Entrate Giovanni Battista Cantisani.
Si punta, dunque, a innalzare il livello della repressione delle condotte fraudolenti lesive degli interessi finanziari pubblici, garantendo il più stretto raccordo tra l’azione di controllo dell’amministrazione finanziaria e quella di indirizzo delle indagini esercitata dal pubblico ministero nella repressione dei delitti fiscali. Il protocollo, inoltre, mira a fornire all’Autorità giudiziaria una tempestiva ricognizione dei patrimoni mobiliari e immobiliari per consentire la sistematica aggressione con provvedimenti di sequestro preventivo finalizzati al definitivo recupero dei proventi illeciti frutto dell’evasione fiscale.
Un apposito tavolo tecnico di coordinamento valuterà di volta in volta l’incisività delle azioni di contrasto delle frodi, condividendo le informazioni e le procedure operative più efficaci per l’accertamento degli illeciti di natura tributaria.

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Primo sbarco tra entusiasmo e speranze

È tornata a pulsare la vita sul porto di Termoli. Dopo il fermo biologico, martedì sera i pescherecci della marineria molisana hanno solcato di nuovo l’Adriatico, inaugurando la nuova stagione con un rientro carico di aspettative e di buon pescato. La prima asta al mercato ittico ha confermato l’attesa: cassette di triglie e mazzancolle, protagoniste assolute della serata, ma anche merluzzi, polpi, moscardini e qualche seppia, hanno riempito i nastri trasportatori sotto lo sguardo attento dei veterinari e l’assalto dei commercianti, accorsi non solo dal Molise ma anche dalle regioni vicine. I furgoni hanno presto preso la via dei mercati, carichi di pesce fresco destinato a ristoranti e tavole di tutta la penisola. Un ritorno in grande stile, anche se non privo di limiti: fino al 31 ottobre le barche dovranno rispettare le regole imposte dal Ministero, che prevedono il divieto di pesca entro le sei miglia dalla costa e un massimo di tre uscite settimanali. Restrizioni che inevitabilmente orientano il pescato verso alcune varietà, penalizzandone altre. Paola Marinucci, storica armatrice termolese, racconta le sensazioni del primo sbarco: «Abbiamo visto soprattutto mazzancolle e triglie, le seppie sono poche. Restando oltre le sei miglia, come previsto dalle indicazioni ministeriali, non riusciamo a prendere alcune qualità che si pescano più vicino alla costa. Sicuramente il mercato si saturerà di queste varietà, ma l’importante è che la gente continui a comprare il pesce fresco che c’è. I prezzi, almeno per ora, non sono alti, e la priorità resta sempre la stessa: riuscire a coprire le spese e pagare i marinai». Marinucci non nasconde le preoccupazioni sul fronte degli indennizzi per il fermo pesca: «Non abbiamo ancora ricevuto nulla. Mi preoccupa la graduatoria 2023, in cui non figura nessuna barca del Molise. Spero non sia legato a contravvenzioni o ad altri problemi burocratici, ma il fatto resta. Anche sulle domande di demolizione, nessun peschereccio molisano è riuscito a entrare. La concorrenza è forte: la GSA 17 copre un lungo tratto di costa adriatica, e Termoli finisce sempre in fondo alla lista». Sul futuro, la ricetta è chiara: puntare ad ampliare i mercati. «Siamo in una posizione geografica particolare, tra Pescara e Manfredonia. Dobbiamo portare il nostro pesce fuori o attirare più commercianti a Termoli. Solo così il mercato ittico può crescere davvero». Soddisfazione anche nelle parole di Rocco Mangifesta, presente al mercato ittico martedì sera: «Dopo un’attesa logorante, finalmente siamo tornati a pescare. La qualità e la quantità del pescato sono buone e la prima asta è andata bene. Abbiamo mazzancolle, merluzzi, seppioline, polpi, moscardini, triglie: insomma, tutto ciò che serve per una gran bella zuppa». Mangifesta spiega che i prezzi sono leggermente più alti: «Si aspettava da tempo il ritorno del pesce fresco locale, quindi è normale che si paghi qualcosa in più. Ma il risultato ripaga: il nostro è pesce dell’Adriatico, fresco e di qualità». Anche lui conferma la presenza di compratori da fuori regione: «Vengono dalla Puglia, un tempo anche dal Lazio e dalle Marche. Ora la presenza è più limitata, ma speriamo di ampliarla presto. Siamo in attesa della regolamentazione delle aste digitali, un passo decisivo per la marineria: con l’acquisto da remoto si allargherebbe enormemente il bacino dei clienti». Il ritorno in mare della flotta termolese, pur tra restrizioni e incognite economiche, ha riacceso l’entusiasmo e portato una ventata di ottimismo. I prossimi giorni diranno se la domanda saprà assorbire l’offerta concentrata su alcune specie e se i prezzi troveranno il giusto equilibrio. Intanto, i pescherecci hanno riacceso le loro luci e il porto si è rianimato di voci, movimenti, aste e contrattazioni. Segnali concreti che la filiera ittica è tornata a vivere. E martedì sera, sul molo di Termoli, il mare ha ripreso a raccontare le sue storie.

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Ocone confessa la strage, 58enne in cella in sorveglianza rafforzata

Una famiglia distrutta, un paese intero annientato dal dolore, un uomo che ammette ogni responsabilità e una ragazza che lotta per sopravvivere in un letto di ospedale. È questo lo scenario che emerge all’indomani della strage di Paupisi, piccolo centro del Beneventano, dove martedì mattina Salvatore Ocone, 58 anni, ha ucciso la moglie Elisa Polcino, 49 anni, e il figlio Cosimo, 15 anni, riducendo in fin di vita la figlia Antonia, 16 anni.
L’uomo, operaio agricolo, ha confessato tutto la notte scorsa davanti al procuratore di Benevento, Gianfranco Scarfò, nel corso di un interrogatorio durato circa un’ora e mezza. Poco dopo è stato trasferito nel carcere di Campobasso con l’accusa di duplice omicidio , tentato omicidio e sequestro di persona. Da quanto si apprende, si trova in cella singola, sottoposto a sorveglianza rafforzata per scongiurare gesti autolesionistici.
Secondo la ricostruzione investigativa, la mattina del 30 settembre tra le 5 e le 6 Ocone ha afferrato una grossa pietra e ha colpito a morte la moglie, sorpresa nel sonno. Subito dopo si è accanito sui figli minorenni: Antonia sarebbe stata raggiunta ancora a letto, Cosimo invece – forse già sveglio – avrebbe tentato di reagire. Per lui non c’è stato scampo. I due ragazzi, sanguinanti, sono stati trascinati fino alla Opel Mokka nera parcheggiata davanti all’abitazione di contrada Frasso. È iniziata così la fuga disperata che si è conclusa dopo oltre 12 ore, in Molise.
L’auto è stata localizzata intorno alle 18 di martedì, nascosta in un uliveto tra Ferrazzano e Mirabello Sannitico, grazie a una complessa operazione che ha visto in campo Carabinieri, Polizia Locale e un elicottero dell’Arma. Quando i militari hanno aperto lo sportello, il 15enne era già morto, mentre la sorella respirava ancora. Immediata la corsa verso l’ospedale di Campobasso. E poi, in tarda serata, con un’ambulanza scortata dall’Arma, il trasferimento al Neuromed di Pozzilli, dove la ragazza è stata operata per un trauma cranico gravissimo.
Gli investigatori cercano ora di capire il perché di tanta ferocia. Alcuni vicini raccontano di litigi recenti tra i coniugi, anche accesi, ma mai violenti. Il sindaco di Paupisi, Salvatore Coletta, parla di «un paese tranquillo, sconvolto da una tragedia mai vista prima». Eppure il passato di Ocone lascia intravedere fragilità: episodi di depressione, cure psichiatriche, e almeno un Tso nel 2011 per psicosi cronica. «Qualche volta si era persino denudato in piazza – ricorda qualcuno – rifugiandosi poi in chiesa».
Sui social restano fotografie di una famiglia apparentemente serena: Elisa che sorride con i figli davanti a una torta di compleanno, scatti di vacanze lontane nel tempo, un album fermo al 2018. Ma dietro quelle immagini, negli ultimi mesi, si consumavano tensioni sempre più difficili da sostenere.
Il paese si stringe ora attorno al figlio maggiore, Mario, 23 anni, che lavora come cameriere a Rimini e che martedì sera è tornato d’urgenza per piangere la madre e il fratello e vegliare la sorella in ospedale. «Come ha potuto fare questo?» è stata la prima frase rivolta ai parenti.
Nel giorno dei funerali, che si terranno nei prossimi giorni, a Paupisi sarà proclamato il lutto cittadino.

ppm

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