
Un confronto anche serrato l’altro pomeriggio in Commissione sanità ma, alla fine dei conti, il risultato è in linea con quanto (molto poco) è possibile fare. La solidarietà – ci mancherebbe – al dottor Vigliardi, sostituito alla guida del reparto di Chirurgia del Veneziale con il professore Guido Sciaudone in forza di quel protocollo d’intesa tra Regione e Unimol sottoscritto ad ottobre. E, fin dal 22 ottobre, era noto e prevedibile l’esito di quell’accordo. E nessuno – di chi avrebbe potuto farlo – ad oggi ne ha modificato la conclusione
I componenti della Commissione sanità certificano «l’amarezza e l’impotenza sul modo in cui, nuovamente, tali decisioni vengono calate dall’alto sul nostro territorio provocando sconforto nella cittadinanza». Al sindaco viene rivolto l’appello ad ogni azione utile affinché il commissario ad acta valuti diversamente la sostituzione del primario facente funzioni che per dieci anni ha guidato il reparto. A Toma l’invito – rivolto non direttamente – ad ascoltare le istanze del territorio. C’è un protocollo però, sottoscritto quattro mesi fa, e questa decisione rientra fra quelle oggetto di quell’accordo siglato con Unimol.
Fra i commissari, c’è anche Marco Amendola che però morde il freno. Condivide l’aspetto solidaristico ma rimarca con forza che bisogna fare di più, andare oltre, indirizzare un’azione politica che veda insieme i sindaci del territorio. Non solo della provincia di Isernia, penalizzati dal progressivo ed evidente smantellamento dell’unico ospedale che serve un bacino di utenti di circa 80mila persone.
«Mi aspettavo un documento diverso – commenta Amendola, consigliere di minoranza a Palazzo San Francesco -: ovviamente non mi riferisco alla solidarietà espressa nei confronti del dottor Vigliardi, che condivido e sottoscrivo. Ma alla luce di tutto quello che è accaduto e sta accadendo in queste ore, ritengo che sarebbe stato importante fornire un indirizzo diverso sull’azione da intraprendere. Ci siamo concentrati sul dettaglio, il dottor Vigliardi mi perdonerà, ma il problema è altro, più ampio, più pervasivo, più impattante. Più grave se, come è accaduto, dopo aver assistito ad un notevole indebolimento della sanità pubblica, oggi vediamo che questa mannaia colpisce anche segmenti di quella convenzionata.
Parte della maggioranza in Consiglio regionale si è accorta del disastro – riflette -, la minoranza non è riuscita ad andare a fondo nell’indagare in maniera seria i danni. I parlamentari molisani, quelli del mantra ‘Decreto Molise’ sono in silenzio da tempo e oltre agli slogan non si registra altro. C’è una questione Molise aperta a Roma?
Ovvio che il Comune di Isernia non abbia le competenze specifiche per poter agire – continua Amendola – ma il nostro primo cittadino, prima figura che deve tutelare i cittadini, che ha un ruolo nella Conferenza dei sindaci, non è in grado di trainare i colleghi, tutti ugualmente colpiti da quanto sta accadendo, in qualcosa di maggiormente ampio, impattante?
Chiedere ulteriori incontri a Toma commissario è del tutto inutile se questo è l’indirizzo, l’unica strada per me è quella di una mobilitazione seria perché oggi l’interlocutore non è la struttura commissariale ma il governo.
Occorre portare la questione Molise a Roma e dobbiamo farlo noi, devono farlo i sindaci. Qui in regione i danni sono evidenti e seri, possibile che nessuno sappia quello che accade in Molise? Nessuno che ne sia conoscenza? E se conoscono la situazione, allora fanno finta di non sapere? – si domanda Amendola -. L’ho detto anche in Commissione sanità, l’altro pomeriggio: l’unico modo per cercare di risollevarci è farci vedere, sentire, ascoltare. Immaginando anche di restituire le fasce tricolori. I gesti eclatanti sono l’unica arma, adesso.
Non basta più esprimere la solidarietà, che condivido, all’ennesima vittima di questo sistema come il dottor Vigliardi ma è il tempo di avere un indirizzo chiaro d’azione per provare a cambiare gli eventi.
I nostri interlocutori non possono più essere Regione, Asrem e delegazione parlamentare, lo ripeto. Fino ad oggi è stato tutto inutile.
Si apre una vera e propria questione morale: i sindaci devono fare qualcosa di fronte al disastro che travolge le comunità che amministrano. Non abbiamo più i servizi sanitari, non solo nel pubblico.
Non c’è dubbio che sottoscriverò il documento redatto dalla Commissione sanità ma, mi chiedo, di fronte al prossimo medico che sarà sostituito, al prossimo reparto che chiuderà che facciamo?
Occorre agire. Un presidio fisso, permanente davanti a Montecitorio: qualcuno dovrà chiederci ‘ma cosa ci fate qui’?».
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