Agnone. Contitolare l’Italo Argentino all’attrice Paola Cerimele

Contitolare il teatro Italo Argentino all’attrice Paola Cerimele: banchetto per la raccolta firme in Piazza Unità d’Italia.
Dopo le circa 2mila firme raccolte online, gli amici e la testata giornalistica l’Eco de l’Alto Molise-Vastese proseguono l’iniziativa e, questa mattina – venerdì 9 dicembre –, saranno presenti a partire dalle ore 9 con un gazebo nei pressi del monumento ai Caduti sul centralissimo corso cittadino.
L’obiettivo è coinvolgere e dare l’opportunità a quei cittadini che non hanno potuto sottoscrivere la petizione sul web.
Nelle settimane scorse la proposta ha visto firmatari amministratori, giornalisti, emigranti, uomini e donne dello spettacolo che hanno avuto la possibilità di apprezzare le doti professionali e umane di Paola Cerimele, tragicamente scomparsa in un incidente stradale il 25 agosto scorso.
«Ribadiamo che è nostra ferma volontà non cambiare il nome alla struttura bensì apportarle un valore aggiunto con il nome di una donna, un’attrice, una professionista, la quale, ha dato lustro a questa terra in tutta Italia» – sottolineano i promotori del progetto.
Anche la Regione nei giorni scorsi ha rafforzato il concetto riconoscendo alla memoria di Paola Cerimele un premio straordinario in occasione della “Giornata dell’emigrazione molisana nel mondo”. Durante la cerimonia sono nominati gli ambasciatori molisani nel mondo che con la loro opera danno visibilità e prestigio alla ventesima regione italiana.
Intanto la raccolta firme terminerà a fine dicembre, dopodiché sarà consegnata all’amministrazione comunale di Agnone chiamata a pronunciarsi sulla con-titolazione del teatro realizzato con le rimesse degli agnonesi emigrati in Sudamerica nei primi del ‘900.
«Siamo convinti della bontà della nostra azione supportata da migliaia di cittadini – concludono i promotori dell’iniziativa –. Oggi l’augurio è che il messaggio possa essere recepito e tramutato in realtà dall’intero Consiglio di Palazzo San Francesco. Restiamo dell’idea che contitolare l’Italo Argentino a Paola Cerimele è la continuazione e il modo migliore per non cancellare il suo ricordo e farlo vivere in eterno».
Per dar forza sostanza a tutto ciò, l’appuntamento è per questa mattina in Piazza Unità d’Italia a partire dalle ore 9 e fino alle 21.

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‘Ndocciata del 10 dicembre, Agnone accoglie Sangiuliano

«Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, sarà nostro ospite il prossimo 10 dicembre e prenderà parte alla ‘Ndocciata e allo speciale annullo filatelico. Siamo felici di questo riconoscimento per Agnone. Accogliere il ministro ci permetterà di condividere direttamente con il governo centrale la nostra grande ‘Ndocciata, riconosciuta come Patrimonio d’Italia per la tradizione, ma anche di portare all’attenzione del Dicastero le potenzialità e le esigenze del nostro territorio».
Sono le parole di Daniele Saia, con le quali il sindaco di Agnone ufficializza la presenza del ministro Sangiuliano, nei prossimi giorni, in Alto Molise.
«Auspichiamo che questo primo incontro possa essere l’apripista per una collaborazione proficua che ci permetta di valorizzare meglio le nostre illustri risorse culturali» – continua Saia.
I preparativi per la grande ‘Ndocciata del prossimo 10 dicembre sono ormai entrati nelle fasi finali, si tratta solo di definire i dettagli, adeguando anche alla presenza dell’illustre ospite, un ministro della repubblica appunto e proprio il titolare del dicastero della Cultura.
Il calendario sarà fitto: a partire dal mattino, infatti, Agnone sarà la cornice di un convegno tenuto dall’Università del Molise per poi proseguire con l’annullo filatelico speciale in collaborazione con Poste Italiane, dedicato alla “Ndocciata di Agnone Patrimonio d’Italia per la Tradizione”.
La giornata si concluderà quindi con la sfilata di ‘Ndocce, prevista per le ore 18 e successivamente lo spettacolo delle Fontane di Viorica, in Piazza del popolo, dalle 21.

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Agnone. Don Alberto Conti: i nostri diritti negati da una politica indegna

«Dobbiamo batterci per vivere. Per il diritto alla salute anzitutto, con la sanità decapitata dai tagli. Ci vogliono quaranta minuti di strada dissestata per arrivare al “Caracciolo” di Agnone, che con centocinquanta posti letto una volta era ospedale d’eccellenza e oggi è stato ridimensionato a presidio di zona disagiata. La sua sorte pareva segnata, perciò lo scorso 10 novembre la diocesi ha scelto di far partire dal pronto soccorso una marcia della pace, ma negli ultimi giorni si è riaccesa una piccola speranza di salvarlo. I posti sono di nuovo occupati dai pazienti acuti degli altri ospedali molisani la cui sorte, però, non è chiara». È un passaggio dell’articolo a firma di Paolo Lambruschi, inviato di “Avvenire”, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, che nei giorni scorsi si è recato in Alto Molise e Alto Vastese per incontrare don Alberto Conti, direttore della Caritas diocesana di Trivento. Il focus dell’articolo è lo spopolamento dei centri montani, pubblicato proprio alla vigilia dell’evento “MontagnAperta” in programma per il fine settimana a Capracotta. E don Alberto Conti non ha usato mezzi termini per dipingere la realtà di chi vive nei comuni dell’entroterra. «I nostri diritti, anche quelli fondamentali, sono negati da una politica indegna. Dopo l’estate restare in questi paesi è una forma di resistenza». «Se c’è un simbolo dello spopolamento delle aree interne italiane, che colpisce il sessanta per cento del territorio nazionale, – commenta l’inviato di “Avvenire” – è questa diocesi di 50mila abitanti, tra le più piccole del Belpaese, divisa con i suoi suggestivi borghi arroccati tra Abruzzo e Molise. Perché don Alberto aveva previsto tutto 30 anni fa e oggi ci troviamo nel cuore della desertificazione demografica nazionale». «Appena nominato direttore della Caritas – spiega il parroco – commissionai uno studio al Cnca in cui si prevedeva lo spopolamento che si vede oggi. “Nel 2030 ci saranno solo lupi e cinghiali”, titolarono i giornali, ma non mi ascoltò nessuno, anzi». «Intanto il Molise – prosegue don Alberto – perde undici abitanti al giorno, circa quattromila all’anno». Il fatidico 2030 della ricerca si avvicina, eppure questa è definita l’Italia più vera e genuina e va salvata. Si spopola per motivi demografici, per il clima mutato, ma soprattutto per scelte politiche che guardano troppo ai numeri e poco alle persone. «Anche la mobilità è difficoltosa – commenta il giornalista – I collegamenti diretti interregionali tra Alto Vastese e Alto Molise sono bloccati da quattro anni, quando il viadotto Sente Longo è stato chiuso per danni riscontrati dai controlli post tragedia del ponte Morandi a un pilone che reggeva una delle strutture più alte d’Italia. Secondo gli operatori economici locali le tortuose deviazioni per andare da Castiglione Messer Marino, provincia di Chieti, a Belmonte del Sannio, provincia di Isernia, sulla ex statale Istonia hanno fatto perdere il trenta per cento all’economia di due territori depressi. Riaprire il viadotto costa quaranta milioni, l’unica speranza di reperirli è far tornare all’Anas la gestione. Ma anche i collegamenti intercomunali sono precari come dimostra la statale Trignina, strategica per la connessione tra aree interne e costa, ribattezzata “strada killer” per i numerosi incidenti stradali. I sindaci dei paesi molisani e abruzzesi della valle si stanno battendo con le istituzioni per metterla in sicurezza e raddoppiarla». Ora cresce l’attesa per l’evento “MontagnAperta” di Capracotta, una tre giorni dedicata proprio allo spopolamento delle “terre alte”. «La montagna ha bisogno di vivere e dunque servono quei servizi essenziali di cui sentiamo sempre e solo parlare: una sanità di prossimità, scuole e mobilità su strade che non siano più “mulattiere” – ha spiegato il sindaco di Capracotta, Candido Paglione – La montagna può vivere una stagione nuova. In questi tre giorni di “MontagnAperta” non faremo solo chiacchiere, ma daremo una ricetta, tracceremo una strada da percorrere per la quale però ci serve la collaborazione delle istituzioni a tutti i livelli».

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