Carovilli, lupo ‘attacca’ una fattoria in pieno giorno

Alto Molise wild. Non è il titolo di una nuova serie lanciata su Dmax, ma la realtà che si vive quotidianamente nei vari centri montani del comprensorio interno del Molise.
La storia, che ha dell’incredibile, ma è supportata da prove video inviate alla nostra redazione, mostra l’attacco di quello che sembra un esemplare di lupo in pieno giorno, intorno a mezzogiorno di ieri appunto, e all’interno di una fattoria dove tra l’altro era presente il proprietario. La scena del tentativo di predazione è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza installate a tutela e protezione della fattoria in agro di Carovilli.
Dai filmati si vede chiaramente un lupo che tenta di catturare un pollo prelevandolo dall’interno del pollaio. Il predatore si è introdotto furtivamente nella fattoria in pieno giorno dunque, incurante della presenza di una persona sul posto, e ha raggiunto il sito dove sono custoditi gli animali da cortile. Ha catturato, o meglio tentato di farlo, un grosso pollo, il quale per sua fortuna è riuscito, dimenandosi, a sfuggire dalla presa delle fauci del lupo riuscendo a mettersi in salvo dirigendosi proprio verso il suo proprietario. Il predatore, probabilmente infastidito dalla presenza di un umano, ma per nulla intimorito, ha desistito dal suo intento, allontanandosi poi nelle campagne circostanti. L’attacco in pieno giorno, quasi sfrontato, da parte di un lupo che si introduce all’interno di una attività antropica, desta una certa preoccupazione. Ciò che preoccupa, infatti, è la confidenza mostrata dall’animale selvatico, senza alcun timore per le presenze umane. Solo nei giorni scorsi, tra Belmonte del Sannio e Castiglione Messer Marino, due cani da caccia sono stati attaccati e portati via da altri due lupi, come regolarmente denunciato ai Carabinieri della stazione competente per territorio da parte del proprietario. Episodi così ravvicinati nel tempo che certificano, anche se non ce ne sarebbe stato bisogno, la massiccia presenza di lupi su tutto il territorio dell’Alto Molise. Mentre la predazione dei due cani da caccia, tuttavia, è avvenuta in ambiente impervio, alle pendici di Monte Castel Fraiano, in località Lago La Croce, piena montagna dunque, il secondo episodio, quello registrato ieri in agro di Carovilli, è accaduto praticamente a ridosso del centro abitato del paese altomolisano. Al momento di andare in stampa l’attacco non era stato ancora segnalato alle autorità competenti da parte del conduttore della fattoria.

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Investì e uccise l’orsetto Juan Carrito, 33enne risarcito dalla Regione Abruzzo

È stato risarcito dalla Regione Abruzzo il 33enne di Castel di Sangro che investì, uccidendolo, l’orso Juan Carrito sulla statale 17.
Davanti al giudice civile del Tribunale di Sulmona si è infatti arrivati a una conciliazione: il 33enne, difeso dagli avvocati Aldo e Gaetana Di Ianni, ha rinunciato a portare a termine la causa civile e in cambio la Regione Abruzzo gli ha riconosciuto 15mila euro a titolo di risarcimento del danno e tremila euro per il pagamento delle spese legali.
Un accordo che è destinato comunque a far discutere, vista l’eco che suscitò la morte dell’orso simbolo del Parco nazionale.
L’incidente risale al 23 gennaio 2023 quando, sulla statale 17 all’altezza di Castel di Sangro, la Volkswagen Golf guidata dal giovane non riuscì a evitare l’animale, sbucato dal lato sinistro della carreggiata.
Furono chiamati i Carabinieri che a loro volta allertarono il servizio veterinario Asl, ma il decesso del plantigrado avvenne di lì a poco. Dall’informativa stilata dai militari si evince che quella sera «la statale 17 era priva di illuminazione pubblica. L’asfalto era bagnato. Presenza di nebbia. Dunque scarsa visibilità e andamento dell’automobilista a velocità moderata».
Inoltre, in quel tratto non c’erano segnali che indicavano il pericolo di attraversamento della fauna selvatica. Per questo la Regione ha detto sì all’accordo transattivo, risarcendo il 33enne. Il filone penale era stato archiviato, mentre vanno avanti le indagini sulla diffamazione aggravata. L’automobilista era stato riempito di offese sui social e il giudice ha disposto ulteriori accertamenti per risalire agli autori.
Juan Carrito era uno dei quattro cuccioli dell’orsa Amarena, il più intraprendente, il più insistente. Spesso, di sera, arrivava in paese, prima a Villalago e poi a Roccaraso, e faceva scorribande, arrampicandosi sugli alberi e correndo per strada.
La prima volta era stato avvistato a Bisegna, ma si spostava tranquillamente tra Roccaraso e Pescasseroli, nel Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

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Orso, api e attività antropiche: convivenza in Alto Molise possibile

L’apiario di Civitanova del Sannio “attenzionato” nei giorni scorsi da un esemplare affamato di orso bruno marsicano è stato messo in sicurezza in tempi record, ma la vera notizia è che l’animale selvatico, dallo «straordinario valore ecosistemico, al pari delle api», si sta diffondendo progressivamente su tutto il territorio dell’Alto Molise, lungo i cosiddetti corridoi ecologici che dal “cuore” geografico dell’Abruzzo, il massiccio dei monti Marsicani e il Pnalm, arrivano fino alle Mainarde e addirittura al Matese.
Se le istituzioni fossero rapide ed efficaci come l’associazione ambientalista “Rewilding Apennines” l’Italia e il su della Penisola in particolare avrebbero il vento in poppa.
Neanche il tempo di segnalare il danno, una predazione a carico di due arnie in un apiario in località Spelonga, sul territorio comunale di Civitanova del Sannio, che l’associazione in parola ha inviato sul posto una task force di volontari per l’installazione di un innovativo sistema di protezione delle api e, per logica conseguenza, dello stesso orso.
Gli operatori sono stati coordinati sul campo dal biologo Pietrantonio Costrini, “Bear ambassador” di Rewilding Apennines. La nostra redazione ha avuto il privilegio di raggiungere telefonicamente il dottore Costrini proprio mentre erano in corso le operazioni di posa in opera della recinzione di protezione.
«Abbiamo fatto un bel viaggio dalla Marsica all’Alto Molise, in compenso qui abbiamo trovato piena disponibilità alla collaborazione da parte dell’apicoltore di Civitanova del Sannio, che ci ha aiutati nella realizzazione della protezione delle sue arnie e ci ha anche invitati a pranzo – spiega Costrini ai nostri cronisti –. Il sistema installato e già funzionante è un recinto elettrificato su tre linee con un voltaggio di 8mila Volt, ma con un basso amperaggio, in modo tale da non poter arrecare danni all’orso, né rappresentare un pericolo per l’uomo in caso di accidentale contatto con la recinzione. Abbiamo utilizzato dei pali in legno, con materiali ecocompatibili dunque, e non di plastica come si faceva un tempo. Anche questa è una scelta ambientale non da poco. Il sistema ha già dato prova di assoluta efficienza ed efficacia anche a distanza di tempo dalla posa in opera in zone dove la presenza dell’orso è molto più consistente rispetto all’Alto Molise».
I costi della messa in sicurezza dell’apiario sono stati a carico dell’apicoltore che ha subito il danno da predazione da parte dell’orso?
«Il sistema che abbiamo installato è stato fornito a titolo completamente gratuito dall’associazione “Rewilding Apennines” – sottolinea il bear ambassador –. Siccome ci siamo mossi dalla Marsica, un paio di ore abbondanti di viaggio, al fine di agevolare la tempistica realizzativa, abbiamo solo chiesto all’apicoltore molisano di farci trovare già installati i pali di sostegno in legno sui quali noi abbiamo applicato la recinzione elettrificata e fatti tutti i collegamenti elettrici».
In questo modo, dunque, le oltre 20 arnie dell’apiario sono state messe in sicurezza in tempi record, a soli due giorni dall’attacco, o meglio dalla predazione dell’esemplare di orso.
Dottor Costrini, come si spiega la presenza di questo orso in una zona considerata al di fuori dell’areale classico che è situato ben più in quota in Alto Molise, tra Capracotta e San Pietro Avellana?
«Questo che al momento è un primo caso isolato è la conferma che le azioni di conservazione e tutela poste in essere in questi anni stanno funzionando e anche bene. La popolazione di orso bruno marsicano è in espansione e si è giunti ad un livello molto vicino alla saturazione nell’area “madre” di questi animali selvatici. È possibile dunque che esemplari di più basso rango vengano allontanati e dunque si spostino sul territorio, anche percorrendo molti chilometri, per trovare nuovi areali sui quali insediarsi. Questa segnalazione e la presenza confermata a Civitanova del Sannio, dunque, non mi stupisce affatto, anzi è un elemento di soddisfazione per chi da anni si occupa di tutela e conservazione dell’orso bruno marsicano. Si tratta di una specie che in questi territori era endemica, esattamente come le api che, forse è opportuno ricordarlo, sono specie selvatiche che l’uomo, o meglio gli apicoltori, tentano di allevare e gestire per trarne reddito o per altri scopi. Api e orsi hanno sempre vissuto in questo territorio che va dalla Marsica al Matese e magari adesso stanno solo “ricolonizzando” il loro areale, certo trovando una realtà molto più antropizzata rispetto ai secoli scorsi. Tra l’altro sono due specie dall’elevato valore ecosistemico, che possono assolutamente convivere ponendo in essere queste minime e basilari misure di prevenzione, come nel caso del recinto elettrificato che abbiamo appena installato a Civitanova del Sannio».
Coesistenza e conservazione, dunque, sia delle api mellifere, cruciali insetti impollinatori e sentinelle ambientali, sia dell’orso bruno marsicano.
In chiusura di intervista abbiamo chiesto al dottor Costrini se dalle impronte lasciate sul terreno nei pressi dell’apiario predato fosse stato possibile farsi un’idea circa l’esemplare di orso che si aggira in zona, sesso, età e via elencando.
«Dalle impronte sicuramente possiamo escludere che si tratti di una femmina con piccoli al seguito. Le orme non sono chiarissime, perché dilavate dalla pioggia, tuttavia credo si tratti di un esemplare erratico non troppo grande, piuttosto giovane, magari un subadulto, che sta cercando il suo territorio sul quale vivere».
Un esemplare giovane, quindi, probabilmente proveniente dalla Marsica, dal Parco nazionale o chissà da dove, che ha scelto l’Alto Molise, e nello specifico la parte marginale verso sud, come suo areale. E proprio la presenza ormai conclamata di questi preziosi animali selvatici dimostra la qualità ambientale del territorio altomolisano.
Ora la parola d’ordine è coesistenza pacifica tra l’uomo, con le sue varie attività anche da reddito, apicoltura, allevamento e agricoltura, e il plantigrado.
Insomma, tutto l’Alto Molise può diventare davvero una “comunità a misura d’orso”, che è il progetto di Rewilding Apennines che ha già coinvolto diversi sindaci di zona.

ppm

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