Viaggio in alto Molise per l’attrice Saoirse Ronan

Un soggiorno tenuto lontano dai riflettori e taccuini della stampa da parte chi l’ha accompagna in giro a vitare le bellezze dell’Alto Molise. Nel giorno della sua ripartenza per gli States, trapela la notizia che ha visto l’attrice Saoirse Ronan ospite ad Agnone dove per quindici giorni ha pernottato in un bed and breakfast del centro storico. Quattro volte candidata agli Oscar di Hollywood come migliore attrice nei film Espiazione (2007), aveva appena 13 anni, Brooklyn (2015), Lady Bird (2017) e Piccole donne (2019), vincitrice del Golden Globe (2017), la Ronan ha viaggiato in lungo e largo per i centri in provincia di Isernia apprezzando storia, cultura, architettura, che unite alla genuinità di un ambiente sano e incontaminato, hanno reso la permanenza dell’attrice di origini irlandesi unica e da ripetere. Nel viaggio nella patria dei Sanniti, accompagnata dall’italo americana Jenifer Landor Marinelli, che ormai da anni organizza ad Agnone vacanze-studio per cittadini provenienti da Usa e Inghilterra, la famosa attrice è rimasta positivamente colpita da posti incantevoli dove il tempo sembra essersi fermato, lontano dalla vita frenetica e dal caos delle città metropolitane che abitualmente frequenta. Nella città delle campane la Ronan inoltre ha avuto modo di apprezzare le bontà enogastronomiche: dalla pasta fatta in casa, ai rinomati formaggi, carni e dolci lasciandosi prendere letteralmente per la gola. La tre volte candidata ai Golden Globe, ha avuto modo anche di fare un passaggio al teatro Italo Argentino, tempio della cultura locale nella quale proseguono i lavori di ristrutturazione per la riapertura, come annunciato dall’Associazione Amici dell’Italo Argentino che gestisce l’impianto. E proprio con il presidente Carmine Carosella, raggiunto telefonicamente, Primo Piano Molise ha inteso fare il punto sulla visita dell’attrice statunitense e sulle opere portate avanti all’interno della struttura. “L’arrivo tra queste mura di un personaggio come la Ronan, che non ha certo bisogno di presentazioni, è stata una sorpresa inaspettata e al tempo stesso fantastica. L’augurio è che sia di buon auspicio per l’imminente riapertura. In merito ai lavori che proseguono spediti, sono soddisfatto per l’impegno ed entusiasmo profusi senza sosta da molti componenti del sodalizio, che nelle ultime settimane, hanno dedicando il loro tempo libero per portare a compimento il progetto riapertura. Notizia dell’ultima ora la partecipazione al bando regionale (delibera di Giunta n. 185 del 16 aprile 2024, ndr) di ‘Intervento a sostegno delle società e degli enti di promozione culturale e turistica’ che prevede la programmazione di appuntamenti teatrali, musicali e cinematografici. La nostra proposta, che speriamo possa trovare accoglimento, ha come obiettivo di riportare il teatro comunale al suo status tradizionale di centro culturale e di aggregazione per l’intera area a cavallo tra Molise e Abruzzo”. Intanto Ronan ha salutato l’alto Molise per far rientro in America dove tra un mese sposerà l’attore Jack Lowden. Indovinate dove hanno programmato il viaggio di nozze? Naturalmente in Italia tra Umbria e Toscana e chissà non si ricordi anche del Molise…

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Strana moria di api, a Carovilli scatta l’allarme

Finì due volte, in pochi giorni, al Pronto soccorso, per un presunto avvelenamento da sostanze chimiche. Ora le sue api stanno morendo, con le famiglie che si spopolano sempre di più quando invece dovrebbero essere al massimo della dimensione e della produzione. Succede ad un apicoltore di Carovilli che qualche settimana fa ebbe la sventura di finire per due volte di fila al Pronto soccorso. Tosse persistente, malessere generale, vomito e dispnea, cioè difficoltà respiratoria. Con questa sintomatologia l’uomo di Carovilli si recò presso il pronto soccorso dell’ospedale “Veneziale” di Isernia chiedendo soccorso medico. Sul referto di dimissioni venne certificata una «broncoreattività aspecifica da inalazione accidentale di pesticidi». Il sospetto è che sia trattato di qualche sostanza inalata accidentalmente, presumibilmente utilizzata in agricoltura o zootecnia. Cresce, infatti, il numero di imprenditori agricoli e zootecnici molisani abilitati all’utilizzo di prodotti fitosanitari impiegati in agricoltura e classificati come “tossici”, “molto tossici” e “nocivi”. Proprio giorni fa circa cinquanta imprenditori hanno sostenuto, dinanzi alla apposita commissione regionale, gli esami per ottenere la specifica abilitazione, indispensabile per l’acquisto e l’impiego di tali prodotti nei trattamenti alle colture. L’impiego di tali sostanze, tuttavia, può creare problemi agli organismi sentinella della qualità dell’ambiente, come appunto le api. L’uomo di Carovilli chiaramente non è in grado di dimostrare una correlazione di causa-effetto, ma dopo il suo malore, presumibilmente causato proprio dalla inalazione accidentale di sostanze chimiche impiegate in agricoltura o nell’allevamento animale, ora è alle prese con un inspiegabile e massivo spopolamento delle sue colonie di api. Quelle arnie sono installate, in maniera stanziale, in agro di Carovilli, pieno alto Molise, un territorio che dovrebbe essere il massimo dal punto di vista della qualità ambientale. Invece qualcosa di anomalo sta accadendo, stando almeno a quello che riferisce il diretto interessato, perché nel periodo di massima produzione di miele, le sue famiglie di api non solo non vanno a melario, ma si stanno paurosamente spopolando fino all’estinzione completa. In letteratura scientifica è ormai accertato l’impatto negativo sulle api di diverse sostanze chimiche sia pure consentite in agricoltura. Sul banco degli imputati soprattutto i neo-nicotinoidi, tanto che la Commissione europea ha chiesto all’Autorità europea per la sicurezza alimentare di valutare i rischi connessi all’impiego di clothianidina, imidacloprid e tiamethoxam nel trattamento delle sementi o sotto forma di granuli, con particolare riguardo agli effetti acuti e cronici sulla sopravvivenza e sullo sviluppo delle colonie di api, agli effetti sulle larve e sul comportamento delle api e ai rischi associati a dosi sub-letali delle tre sostanze. Anche a dosi subletali, infatti, alcuni insetticidi neonicotinoidi danneggiano direttamente i circuiti neurali delle api coinvolti nel senso dell’orientamento, limitando la capacità di ritrovare la direzione dell’arnia. Le api escono a bottinare, si contaminano con quelle sostanze chimiche e perdono letteralmente l’orientamento, non riescono cioè a rientrare e questo spiegherebbe lo spopolamento progressivo delle colonie. E senza bottinatrici una famiglia di api muore di fame, perché non c’è importazione di nettare o di polline. Ed è quello che pare stia accadendo all’apicoltore di Carovilli che, impotente, lancia un appello: «Si parla tanto della tutela delle api, poi non si riesce a capire cosa stia succedendo qui in alto Molise. Le mie api non muoiono in massa tutte insieme, altrimenti avrei dei campioni da prelevare davanti alle arnie per farli analizzare, ma semplicemente non tornano più a casa. Le famiglie si spopolano, finiscono. È un dramma, non so cosa fare».

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Quella matta voglia d’Abruzzo

Da circa un mese è in corso – nell’intera provincia di Isernia – una raccolta di firme volta ad istituire un referendum che consentirà ai Molisani dell’Ovest di pronunciarsi con un Sì per il ritorno agli Abruzzi.
Ad animarlo un comitato guidato dall’ingegnere isernino Antonio Bucci, la cui tenacia desta da sola un’ammirazione muta, giacché egli propugna questa soluzione da più di 10 anni. A fare eco al fatto è stata la famosa giornalista Milena Gabanelli, sulla Rai nazionale, descrivendo miserie e disastri del Molise. Il bello è che questa raccolta sta suscitando una risposta entusiastica dappertutto. Perché? Risponderei con Hegel che prima o poi la Storia esige i suoi pagamenti.
Si sa bene che chi scrive è un antico sostenitore della riunificazione, seguace di Enzo Delli Quadri, il quale già ai primi anni ’90 cominciò a farsi i conti e previde lucidamente che le pressioni che venivano dal Nord in direzione del federalismo, avrebbero penalizzato definitivamente la nostra microscopica e insignificante regione, e con essa i suoi abitanti.
E’ di questi giorni il varo della temutissima riforma del regionalismo in senso para-federalista: con l’Autonomia Differenziata saranno beneficate le regioni che hanno i numeri per reggersi da sole. E in tutta Italia sono al massimo tre.
Da decenni la Fondazione Agnelli spinge per una riforma delle regioni, auspicando che quelle che hanno meno di due milioni di abitanti siano accorpate ad altre: perché è stato scientificamente calcolato che, in regime di federalismo, questa è la cifra minima di contribuenti da cui trarre la possibilità di finanziare i servizi essenziali, a cominciare dalla sanità.
Già la regionalizzazione della sanità operata da una riforma di D’Alema, ha ampiamente dimostrato che le regioni non sono in grado di mantenere degli ospedali con un minimo di efficienza. Se si continua su questa strada – senza prima fare le macroregioni, come ha fatto la Francia pochi anni fa – lo sfascio del sistema sarà inevitabile.
Certi storici da operetta – servi dei consiglieri regionali – raccontano la conquistata autonomia del Molise con dei toni epici che sarebbero cominci se non facessero da sfondo alla tragedia dei Molisani, prigionieri di una minoranza di politicanti, che li condannano alla miseria pur di non rinunciare alla poltrona, con l’eccezione di pochi, che vorrebbero davvero fare il bene dei cittadini e non ci riescono perché gli altri – più smaliziati e “consapevoli” – si rendono conto in partenza che dalla realtà di una micro regione simile non si può spremere nulla di buono, se non il semplice  mantenimento dei Consiglieri stessi. E qui penso a Franco Giorgio Marinelli, per il quale ho lavorato con onore; e quante volte gli ho letto negli occhi la frustrazione di chi doveva rassegnarsi ad un “sistema” che non permetteva nessuna concreta azione per il bene comune! Direi lo stesso di Andrea Greco, che praltro è stato sempre all’opposizione, e quindi con poco o nullo potere decisionale.
Ma basta leggere i lavori seri di uno storico di alto livello come Luigi Picardi, per vedere che la presuntuosa secessione dagli Abruzzi, nel ’63, ebbe motivi miseri e prospettive da irresponsabili avventurieri. Molti eminenti costituzionalisti si opposero all’autonomia del Molise, profetizzando disastri. A prevalere furono bassi calcoli carrieristici ed elettoralistici il tale deputato che voleva diventare ministro, e non ci sarebbe riuscito se non si creava una regione “tutta sua”, il talaltro che voleva diventare senatore, ed aveva bisogno che i posti da senatore diventassero almeno due, la DC abruzzo-molisana che desiderava ridurre il numero degli elettori regionali, eliminando la parte meridionale, per rubare il quorum a socialisti e missini ed ottenere così ben 9 senatori democristiani invece dei 5 abituali… E quando, alla fine, il “colpo” riuscì, Fanfani riunì nel suo ufficio i parlamentari molisani (tra cui era mio padre) e disse: “Mi avete fatto fare un aborto giuridico!”. E sì che di sospetti di illegalità ce ne sono di gravi, perché la Costituzione prevedeva il distacco di una parte di qualche regione solo a seguito di un referendum… che non fu mai fatto.  Il tutto con l’entusiasmo degli anni del boom economico, e la convinzione che – se pur fosse andata sempre in deficit – questa regioncella, di per sé asfittica, sarebbe stata mantenuta in eterno dal governo centrale. Ora la Storia esige il pagamento: la cuccagna è finita e bisogna far da soli.
Qualche lettore dirà tra sé: “E patrete? Che facette?”. Qui basterebbe dire che non sono certo obbligato ad avere le stesse idee di mio padre Remo, il quale comunque si adeguò per pura disciplina di partito, ma anche perché sperava che finisse l’eterna corsa dei Molisani verso uffici che erano dislocati tra L’Aquila, Napoli, Roma … Magari avrebbe gradito un’autonomia puramente amministrativa, ma non politica, con tanto di Consiglio Regionale. Peraltro, negli ultimi anni, anche lui ammetteva che il mondo era cambiato e “bisognava andare verso le grandi aggregazioni”.
Ci informa Carlo Cottarelli, docente di Economia alla Bocconi e di Milano e alla Cattolica di Roma, direttore dell’Osservatorio Italiano sui Conti Pubblici, che nel 2014 il Molise era in testa alle regioni con il più alto tasso di spesa per il mantenimento del Consiglio Regionale: 177.000 euro per abitante, a fronte di soli 19.800 per il cittadino lombardo. Questa somma enorme ogni molisano la paga sia in accise e in imposte (che gravano pure sulle utenze energetiche) che in rinuncia a servizi degni, perché la Lombardia ha servizi all’altezza dell’Europa, ma il Molise è nel gradino più basso di efficienza sanitaria e globale. Non sono chiacchiere da bar: è l’Istat a informarci che nel 2023 il Molise era la regione con il più basso livello di qualità e di speranza di vita in buona salute (54,9%).
Di recente l’addizionale Irpef ha avuto un aumento regionale del 3,3% per ogni molisano, per contrastare il debito regionale e sanitario.
Il settore infrastrutture (strade, ferrovie, aerotrasporti) giace in un’arretratezza paralizzante; quel po’ di industria che era sorta tra gli anni ’60 e ’70 è tutta in chiusura, come i nostri ospedali. I bilanci della Regione Molise vengono condannati puntualmente dalla Corte dei Conti e dalla Corte dei Costituzionale. E’ aumentato il turismo? Sì, di poco, e non certo per l’efficienza della nostra dirigenza politica: sono gli operatori privati che fanno pubblicità ai loro sistemi ricettivi su internet.
Trascuriamo quelli che dicono “Molise! Molise!” come se tifassero allo stadio, senza che dietro questi slogan del cavolo ci sia un vero pensare, e soprattutto una sufficiente informazione. Altri mi dicono: “Anche l’Abruzzo ha i suoi problemi!”. Bella scoperta! Non abbiamo mai detto che l’Abruzzo è l’Eldorado. L’Abruzzo ha l’11% di famiglie sotto la soglia di povertà. Il Molise il 22%: giusto il doppio. Dall’Abruzzo se nel vanno il 35% dei giovani sotto i 30 anni. Il Molise supera il 60%. Il Molise dal 1971 ha perduto 30.000 abitanti. L’Abruzzo è aumentato di 120.000. Sono dati di Altroconsumo di alcuni anni fa. Oggi probabilmente si sono aggravati. Quelli che paventano disastri se diventiamo “la periferia dell’Abruzzo” mi dicano, se possono, in quale maniera il ritorno all’Abruzzo potrebbe ridurci peggio di come già stiamo. Seppure non avanzasse in nulla il nostro patrimonio di strutture, almeno smetteremmo di pagare da soli – in meno di 300.000 pveracci quanti siamo – un Consiglio Regionale che costa più di quello della Lombardia; riunendoci all’Abruzzo ne pagheremmo uno solo, dividendo la spesa con 1.400.000 concittadini. Il numero abbassa la spesa pro-capite, ovviamente. Difficoltà di raggiungere i capoluoghi d’Abruzzo? Come ci siamo abituati male, in questa micro-regione in cui tutto è vicino! E che dovrebbero dire, allora, i Toscani, gli Emiliani, i Piemontesi, i Calabresi, i Pugliesi, che da sempre hanno regioni vaste con distanze notevoli? E poi siamo nell’era dell’informatica! Oggi si fanno le riunioni online. Basta un PC per parlare con un assessore lontano chilometri. Immaginiamo una selezione dei maggiori centri del territorio, in cui si possano collocare uffici di comunicazione rapida con le istituzioni, nei quali il cittadino si potrà recare senza fare troppa strada né consumare benzina.
E poi, periferia? Siena è periferia della Toscana. Vi pare che soffra? Il Cadore è periferia del Veneto. Vi pare che soffra? Il Salento è periferia della Puglia, la Romagna è periferia dell’Emilia. Vi pare che soffrano? Il vero problema casomai è restare soffocati da una regione-periferia, di cui ancora tanti Italiani non sanno che cosa sia e dove si trovi. Persino per un fatto di semplice dignità culturale, a molti di noi piacerebbe poter rispondere “sono abruzzese”, quando siamo lontani e ci si chiede di dove siamo, senza perdersi in spiegazioni umilianti. Ci piacerebbe tornare – noi che siamo nati abruzzesi, prima della presuntuosa secessione – ad essere conterranei di Ovidio, di D’Annunzio e di Ingazio Silone, del pittore Michetti e del musicista Tosti…
Ma al di là di queste amenità, nutriamo forte il sospetto che se la Provincia di Isernia ritorna all’Abruzzo, si potranno riprendere certi progetti possibili, tipo la superstrada Isernia-Atina, che ci porterebbe a prendere l’autostrada per Roma già sotto a Frosinone, e che servirebbe l’intero Vastese e il Basso-Aquilano. E comunque, l’aver lanciato questa sfida, costringerà Parlamento e Governo e dismettere quell’assurda congiura del silenzio sulle macroregioni, che continua ad affamare i popoli d’Italia per non disturbare il sonno a tanti consiglieri regionali sparsi per lo Stivale. Il Popolo Pentro avrà la gloria di aver agito – per una volta – da pungolo per la sollevazione di un’intera nazione, che soffre ancora per certe isterie della Costituente, che ci portarono a questo costosissimo regionalismo multiplo, incapace di sopportare adeguatamente le sfide della modernità.
Sergio Sammartino

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