Concertoni estivi, Manu Chao a Capracotta

Una notizia che, se confermata, potrebbe segnare un momento storico per l’Alto Molise e proiettare Capracotta nel panorama dei grandi eventi musicali estivi a livello nazionale.
Le indiscrezioni si fanno sempre più insistenti e porterebbero a un nome che da solo è capace di radunare migliaia di fan in ogni angolo del mondo: Manu Chao.
Il celebre cantautore francese, naturalizzato spagnolo, potrebbe essere il protagonista assoluto del concertone della vigilia di Ferragosto, in uno scenario naturalistico di rara bellezza, tra le montagne incontaminate e i cieli stellati dell’Appennino molisano.
Un’occasione irripetibile, che unirebbe la potenza evocativa della musica alla straordinarietà di un contesto ambientale unico nel suo genere. Il connubio tra arte e territorio potrebbe trasformarsi in una vetrina promozionale di enorme rilievo per tutto il Molise interno, troppo spesso lontano dai riflettori del turismo di massa, ma sempre più ricercato da chi desidera autenticità e cultura.
Manu Chao, artista poliedrico e militante, con una carriera monumentale alle spalle – tra Mano Negra, “Clandestino” e decenni di tournée internazionali – rappresenterebbe non solo un’icona musicale, ma anche un simbolo di apertura, dialogo tra culture e impegno sociale.
La sua presenza sull’incantevole pianoro di Prato Gentile, nel cuore verde del Molise, sarebbe un segnale forte e chiaro: anche i piccoli centri possono ospitare eventi di grande respiro internazionale.
Oltre all’attesissimo ospite principale, il cartellone dell’evento vedrebbe la partecipazione di altre formazioni di richiamo, tra cui gli Après La Classe, band salentina molto amata soprattutto dal pubblico giovane. Il loro mix di ska, reggae ed energia live sarebbe il complemento perfetto per una serata all’insegna del ritmo, dell’incontro e della festa collettiva.
Nelle prossime ore potrebbe arrivare la conferma ufficiale da parte degli organizzatori, ma già ora l’attesa è palpabile.
L’idea che Capracotta possa accogliere un evento di tale portata muove entusiasmo, aspettative e una voglia di riscatto per un territorio che, grazie alla cultura e alla musica, potrebbe finalmente conquistare la ribalta che merita.
Un concerto che, se confermato, non sarebbe soltanto una giornata di grande musica, ma l’inizio di una nuova narrazione per l’Alto Molise: quella di una terra viva, ospitale e capace di parlare al mondo.

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‘Non è un paese per giovani’, l’alto Molise vicino alla desertificazione

Il Molise si conferma laboratorio involontario della crisi demografica italiana, con numeri che assumono contorni drammatici nel territorio dell’Ambito sociale di zona di Agnone composto da 12 comuni (Agnone, Belmonte del Sannio, Capracotta, Carovilli, Castel del Giudice, Castelverrino, Pescopennataro, Pietrabbondante, Poggio Sannita, San Pietro Avellana, Sant’Angelo del Pesco, Vastogirardi). Secondo i dati emersi dal Piano sociale regionale del Molise 2025-2027, l’Ambito in questione registra un indice di invecchiamento del 372%, il più elevato non solo della regione ma presumibilmente dell’intera penisola. Il dato, riferito al 2022 e riportato nel documento di programmazione sociale regionale, significa che per ogni giovane sotto i 15 anni vivono nel territorio di Agnone 3,72 persone con più di 65 anni. Un rapporto che fotografa una realtà demografica ai limiti della sostenibilità sociale ed economica. La situazione di Agnone si inserisce in un contesto regionale già di per sé critico. Il Molise, con i suoi 289.224 abitanti al 1° gennaio 2024 (fonte Istat), ha perso dal 2000 circa il 10% della popolazione. L’età media regionale di 46,4 anni supera quella nazionale di 45 anni, mentre l’indice di vecchiaia del 240% è significativamente più alto della media italiana del 180%. I numeri del 2022 delineano un quadro inequivocabile: tasso di natalità al 5,8 per mille abitanti (contro il 6,7 nazionale), tasso di mortalità al 14,7 per mille (contro il 12,1 nazionale) e saldo migratorio negativo di -1.186 persone. Il risultato è un saldo naturale negativo di 2.601 unità, che evidenzia l’accelerazione del processo di spopolamento. Nel territorio di Agnone, dove gli over 65 rappresentano oltre il 30% della popolazione, l’indice di invecchiamento del 372% assume caratteristiche di vera e propria emergenza sociale. Come evidenziato nel Piano sociale regionale appena licenziato. Questo dato «indica uno squilibrio significativo in favore della popolazione anziana» e rappresenta «una grave difficoltà nel ricambio generazionale». Le conseguenze sono molteplici e interconnesse. L’indice di povertà relativa che supera il 20% nel territorio agnonese segnala una condizione di «forte fragilità economica e sociale». La ridotta base fiscale, costituita da una popolazione attiva sempre più esigua, rende l’economia locale “maggiormente dipendente dai fondi pubblici”, creando un circolo vizioso che limita le possibilità di sviluppo. Di fronte a questa situazione, il Piano sociale regionale individua diverse linee di intervento che assumono carattere di urgenza nel territorio agnonese. In primo luogo, risulta fondamentale investire massicciamente in «servizi di assistenza domiciliare» e «strutture sanitarie specializzate», considerando che la crescente popolazione anziana richiede un sistema di welfare sempre più articolato. Parallelamente, diventa essenziale sviluppare “strategie per il contrasto alla solitudine degli anziani”, fenomeno particolarmente acuto nei territori rurali caratterizzati da spopolamento. Il documento regionale sottolinea inoltre la necessità di politiche mirate al «supporto degli anziani e al riequilibrio demografico». La situazione di Agnone rappresenta un caso emblematico che richiede interventi straordinari. Come evidenziato nel Piano sociale, la «mancanza di giovani incide negativamente sulle attività economiche locali, riducendo la capacità di innovazione e crescita» e può portare a «un ristagno economico che interessa anche il settore dei servizi e del commercio». Per invertire questa tendenza, risulta indispensabile una strategia integrata che coniughi sostegno alle fasce più fragili della popolazione con politiche di attrazione di giovani e famiglie. Solo attraverso interventi mirati che affrontino simultaneamente le questioni demografiche, economiche e sociali sarà possibile evitare che territori come quello dell’alto Molise diventino laboratori di desertificazione demografica. Il tempo a disposizione è limitato e i numeri non ammettono interpretazioni: il 372% di indice di invecchiamento registrato nei 12 comuni al confine con l’Abruzzo, rappresenta una soglia critica che richiede risposte immediate e concrete da parte delle istituzioni, prima che sia troppo tardi per invertire un processo che rischia di rendere irreversibile lo svuotamento di un territorio dalla storia millenaria.

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Poggio Sannita, quando i pupazzi ‘salvano’ un borgo dall’oblio

Ci sono storie che nascono dal silenzio dei borghi dimenticati e finiscono per conquistare le prime pagine dei giornali nazionali. È quella di Maria Porrone e Fausta Mancini, due donne che hanno deciso di non arrendersi al destino di un paese che muore lentamente, vittima dell’emigrazione e dello spopolamento che attanaglia l’Italia interna.
Il loro campo di battaglia è Poggio Sannita, provincia di Isernia, uno di quei borghi che sulle cartine geografiche appaiono ancora, ma nella realtà rischiano di diventare solo un ricordo. Loro, però, hanno trovato un’arma insolita per combattere l’oblio: ago, filo e tanta fantasia.
L’idea che ha fatto il giro d’Italia è semplice quanto geniale: se gli abitanti veri se ne vanno, perché non creare abitanti di stoffa? Così sono nati i “babàci”, centinaia di pupazzi a grandezza quasi naturale che oggi popolano ogni angolo del borgo, dalle finestre ai balconi, dalle piazzette ai vicoli. Non si tratta di semplici decorazioni. Ogni pupazzo racconta una storia, rappresenta un mestiere, incarna la memoria di quello che Poggio Sannita era prima che l’esodo svuotasse le case e chiudesse le botteghe.
Ci sono i contadini con i loro attrezzi, gli allevatori, gli artigiani al lavoro, le casalinghe affaccendate, i bambini che giocano. Un’intera comunità di stoffa che tiene viva la memoria di quella vera.
L’iniziativa non è nata dal nulla. Le due donne si sono ispirate all’esperienza di Maranzana, in provincia di Asti, dove anni fa l’allora sindaca Marilena Ciravegna aveva lanciato un progetto simile. Ma quello che poteva essere solo un atto di imitazione si è trasformato in qualcosa di unico, capace di attirare l’attenzione di televisioni e giornali, generando un flusso turistico impensabile per un borgo semi-spopolato.
Dietro ai babàci c’è un lavoro immane che Maria e Fausta portano avanti con la tenacia di chi sa di lottare contro il tempo. Ogni pupazzo va progettato, cucito, vestito, posizionato. E poi manutenuto, perché il sole, la pioggia e il vento non risparmiano nemmeno gli abitanti di stoffa. Ma le due donne non si limitano a questa iniziativa, per quanto eclatante. Da anni sono il motore culturale del borgo, organizzando eventi che coinvolgono tutte le generazioni: il Presepe Vivente che richiama visitatori da tutta la regione, il Carnevale che fa rivivere tradizioni antiche, la Via Crucis Vivente che trasforma le strade in un percorso di fede e arte, la Festa della Primavera che celebra il rinnovarsi della natura e della speranza.
Il loro raggio d’azione va oltre i confini comunali. Nel 2018, a Pietrabbondante, hanno guidato una rappresentanza di Poggio Sannita al Concorso interregionale di costumi e attività tradizionali, conquistando il primo premio assoluto. Un successo che ha dimostrato come la passione e l’impegno possano trasformare anche le realtà più piccole in eccellenze riconosciute.
Il riconoscimento che premia la resistenza. Il loro lavoro instancabile non è passato inosservato. L’Università delle Generazioni ha deciso di assegnare a Maria Porrone e Fausta Mancini il “Gran Premio della Cultura” 2025, un riconoscimento che viene consegnato ogni 2 giugno, in occasione della Festa della Repubblica, a chi si distingue nella tutela delle tradizioni e nella promozione dell’aggregazione sociale. Un premio che va oltre il riconoscimento personale e si trasforma in un simbolo per tutte quelle comunità che lottano contro lo spopolamento. Perché quello che sta accadendo a Poggio Sannita è lo specchio di una tragedia nazionale: l’abbandono dei borghi dell’Italia interna, con tutto il patrimonio di cultura, tradizioni e saperi che rischia di scomparire per sempre.

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