Montemitro in festa, nato il primo bimbo in paese dopo quasi 10 anni

Come si può combattere l’inesorabile calo demografico, che colpisce non soltanto le aree interne, ma persino la costa: tra spopolamento, più nell’hinterland, ovviamente, e la denatalità, a deprimere le statistiche sulla popolazione. Primo Piano Molise ne ha fatto un cavallo di battaglia, una linea editoria, perché la sopravvivenza del Molise dipende dalla sua capacità di avere vita sul territorio e la stessa battaglia politica per la salvaguardia dei Punti nascita ne è l’emblema. Per fortuna, ci sono segnali di speranza, come quelli che si colgono nei centri più piccoli, come accaduto a Montemitro, dove un bimbo è nato dopo quasi dieci anni: si chiama Libero Luigino Giorgetta e gli diamo il benvenuto. Una giornata storica per tutta la comunità di Montemitro che si apre nel dono più grande, quello della vita. Dopo quasi dieci anni nel paese di minoranza linguistica croata è nato un bambino. E’ venuto alla luce all’ospedale San Timoteo di Termoli per l’immensa gioia dei genitori Rocco Giorgetta ed Emanuela Pasciullo che ieri, martedì 13 maggio 2025, spegne anche quaranta candeline. Gli auguri sono arrivati da tutti i parenti, dagli amici del posto e di tutto il circondario come segno di grande condivisione e, soprattutto, speranza. Il piccolo centro conta meno di 250 abitanti. «Per accogliere il piccolo le campane della chiesa madre di Santa Lucia, patrona di Montemitro, hanno suonato a festa nel mese a lei dedicato e nel giorno in cui ricorre la festa della Madonna di Fatima. Ogni grazia e benedizione per Libero Luigino Giorgetta e per la sua famiglia».

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Palata. Colate di fango sulla SP 78, bus bloccato

Viabilità dell’entroterra solo croce e nessuna delizia e a farne le spese, sempre più spesso, sono i mezzi pubblici. Verso le 19,30 di sabato scorso, a seguito di segnalazione giunta alla sala operativa del 115 da parte dei Carabinieri, i Vigili del fuoco del Comando di Campobasso sono intervenuti con il distaccamento di Termoli sulla SP78 in territorio di Palata per un autobus rimasto bloccato, al termine del suo orario di servizio e dunque senza passeggeri a bordo, tra una frana che aveva coinvolto la strada e il guardrail. Per liberare la sede stradale e consentire al bus di riprendere la circolazione si è reso necessario l’intervento, in supporto, anche dell’autogrù proveniente dal Comando dei vigili del fuoco di Isernia. All’ arrivo di questa si provvedeva a rimettere l’autobus in sicurezza sulla carreggiata. Sul posto presenti anche i Carabinieri di Palata e personale della Provincia che, tenuto conto della frana, disponeva la chiusura della viabilità sulla provinciale fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. Le operazioni si sono concluse all’1 di ieri. In mattinata, poi, a causa delle piogge torrenziali che hanno caratterizzato il pomeriggio e la sera di sabato 10 maggio 2025, complici le recenti arature dei terreni, si sono verificate sulla Strada Provinciale 78 ‘Cerritello’ (Santa Giusta – Fondovalle Biferno), in agro del Comune di Palata, colate di fango, che hanno invaso la carreggiata, rendendo impossibile la percorrenza di circa un chilometro di strada, la Provincia interdetto al traffico la ‘Cerritello’, la situazione sarà rivalutata nei prossimi giorni, compatibilmente con le condizioni meteorologiche per l’indispensabile e necessario lavoro di ripulitura della suddetta strada. Sul posto si è recata la squadra di dipendenti della Provincia di Campobasso, in turno di reperibilità, per valutare le condizioni e, in accordo con le autorità competenti, è stata disposta la chiusura al traffico del tratto di strada.

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Vittime del terrorismo, la famiglia di Giulio Rivera a Montecitorio

Il 9 maggio è una data che porta con sé un profondo significato storico e morale per l’Italia. È il Giorno della Memoria, dedicato a chi ha perso la vita a causa del terrorismo e delle stragi che hanno segnato il nostro paese, in particolare negli anni di piombo.
Ogni anno, questa ricorrenza diventa un momento per riflettere su quanto accaduto e sul valore imprescindibile della democrazia, della giustizia e della libertà. È un impegno collettivo: ricordare serve a costruire un futuro in cui la violenza e l’intolleranza non trovino spazio. Alla cerimonia ufficiale di Montecitorio, ieri mattina, hanno partecipato le più alte cariche dello Stato: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ad altre figure istituzionali, come il vice premier Antonio Tajani e i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi. Un segnale forte, che dimostra quanto sia importante mantenere vivo il ricordo di queste vittime. Tra i momenti più toccanti c’è stato il ricordo di Giulio Rivera, agente di Polizia della scorta di Aldo Moro, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1978. I suoi pronipoti, Emma Rivera e Alessio Notarelli, hanno preso parte alla commemorazione, testimonianza di un legame tra passato e presente, tra chi ha vissuto quei drammatici eventi e le nuove generazioni che devono custodire e trasmettere la memoria. Ricordare significa non solo rendere omaggio a chi non c’è più, ma anche educare le generazioni future affinché simili tragedie non si ripetano. La memoria non è solo un esercizio storico: è una responsabilità collettiva. Troppe volte il terrorismo ha tentato di spezzare l’identità democratica del paese, colpendo uomini e donne che servivano lo Stato o difendevano i suoi ideali. Non possiamo permettere che il loro sacrificio venga dimenticato.
In questa giornata, il Giorno della Memoria diventa quindi un monito e un impegno: continuare a difendere la libertà, la giustizia e la dignità di ogni cittadino, nel nome di chi ha pagato il prezzo più alto per questi valori. Questa commemorazione è una voce che dice forte e chiaro: mai più.
A diffondere ieri un messaggio anche il presidente della Giunta regionale del Molise, Francesco Roberti: «Il 9 maggio 1978 l’Italia visse uno dei momenti più bui della sua storia repubblicana. Fu ritrovato, dopo 55 giorni di prigionia, il corpo esanime di Aldo Moro, segnando una ferita profonda nella coscienza civile del Paese. In quel periodo, il Molise e la comunità di Guglionesi piansero la scomparsa dell’agente di Polizia di Stato, Giulio Rivera, componente della scorta di Aldo Moro, ucciso durante il rapimento dello statista. Giulio Rivera, insieme agli altri colleghi della scorta, rappresentarono quella generazione dei giovani dell’epoca, che avevano posto le proprie speranze e il proprio futuro nella loro opera di servizio al Paese. A 47 anni di distanza, il nome di Aldo Moro resta simbolo di una politica alta, fondata sull’ascolto, sul dialogo e sulla responsabilità. Statista di rara intelligenza e sensibilità, Moro fu capace di immaginare un’Italia più coesa, in cui le differenze non fossero motivo di scontro ma occasione di confronto, sempre nel rispetto della persona e dei principi costituzionali.
Nel ricordarlo, non celebriamo solo il leader politico, ma l’uomo che seppe anteporre il bene comune agli interessi di parte, con una visione della democrazia come costruzione paziente e condivisa. La memoria di Aldo Moro non appartiene solo al passato. È un’eredità viva, che ci sollecita ogni giorno a custodire con coerenza i valori della Repubblica. Come rappresentanti delle istituzioni, sentiamo il dovere di tradurre quegli insegnamenti in impegno concreto, responsabile, lungimirante».

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