Minaccia un 65enne con un coltello, 30enne fermato dalla Squadra Mobile

Un’altra rapina in pieno centro a Campobasso, a pochi giorni dall’episodio al Sigma di viale Manzoni. Ieri mattina, in Viale del Castello, un uomo di 65 anni è stato avvicinato da un ragazzo che, dopo averlo minacciato con un coltello, lo ha costretto a consegnare i soldi che portava con sé. Dopo avergli sottratto circa 200 euro è scappato con il bottino. La vittima ha tempestivamente sporto denuncia recandosi in Questura e, dopo qualche ora di ricerca, grazie alla descrizione dettagliata fornita, il rapinatore è stato fermato dagli uomini della Squadra Mobile guidati da Marco Graziano.
L’aggressore, 30enne di Campobasso, era già noto alle forze dell’ordine. La sua situazione dunque si aggrava e non si esclude l’arresto.

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Rapina al Sigma, rinvenuti pistola e passamontagna

La rapina messa a segno lunedì pomeriggio al supermercato Sigma di viale Manzoni torna ad accendere i riflettori sul tema della sicurezza in città. Un uomo armato di pistola, con il volto coperto da un passamontagna, ha minacciato la cassiera intimandole di consegnare il denaro in cassa. Nel tentativo di fermarlo è intervenuto anche il direttore del punto vendita, subito intimidito dal malvivente che è poi fuggito con il bottino (circa 300 euro, ndr) facendo perdere le proprie tracce.
Secondo le prime testimonianze, l’uomo – descritto come italiano, tra i 25 e i 30 anni, alto circa un metro e sessanta – sarebbe scappato a piedi attraverso una scorciatoia che collega viale Manzoni a via Verga. Da lì, ipotizzano gli investigatori, potrebbe aver proseguito in direzione di via Principe di Piemonte e via Monsignor Bologna. Strade, queste, prive di telecamere, elemento che rende più difficile la ricostruzione dell’accaduto.
La Squadra Mobile di Campobasso, guidata dal dirigente Marco Graziano, sta lavorando intensamente per risalire all’identità del rapinatore. Tra le novità il ritrovamento del passamontagna e della pistola utilizzata per la rapina rinvenute a pochi passi dal supermercato, proprio lungo via Verga, all’interno di una fioriera. Elemento che fornisce un aspetto importante, e cioè che l’uomo ha proseguito la sua fuga a volto scoperto per ‘mimetizzarsi’ tra i passanti e non destare sospetti.
Le telecamere interne al supermercato hanno fornito alcune immagini utili, ma l’assenza di un sistema di videosorveglianza capillare lungo il percorso di fuga rappresenta una criticità evidente.
Ed è proprio su questo punto che torna a far sentire la propria voce il consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Mario Annuario, sottolineando come l’episodio confermi la necessità di potenziare gli strumenti a supporto delle forze dell’ordine. «È chiaro ed evidente – ha dichiarato – che se ci fosse un impianto di videosorveglianza efficace sarebbe più facile gestire episodi del genere. Non ci sono telecamere, molte zone sono ancora ‘scoperte’ e laddove sono presenti funzionano poco o non funzionano affatto».
La settimana scorsa, proprio in Consiglio comunale, Annuario aveva sollevato la questione con un’interpellanza, trovando riscontro dall’assessore Lello Bucci. Dal confronto era emersa la volontà del Comune di destinare circa 200mila euro per la manutenzione degli impianti esistenti. Una cifra che, secondo l’opposizione, non sarebbe però sufficiente per garantire né la copertura delle aree scoperte né l’ammodernamento del sistema.
«La sicurezza deve rappresentare la priorità assoluta – ha aggiunto Annuario -. Non si può pensare di affrontare la questione con risorse così limitate. Tornerò a chiedere risposte concrete nei prossimi mesi e presenterò una mozione per riportare il tema in aula».
L’episodio di viale Manzoni si inserisce in una serie di fatti che alimentano la preoccupazione dei cittadini, non solo nel centro città ma anche nelle periferie. Una percezione crescente di insicurezza che, inevitabilmente, rende ancora più urgente il dibattito sul rafforzamento delle misure di prevenzione e controllo del territorio.
sl

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Centrodestra: i vertici ‘ordinano’, la base latita

Aspettando Lotito, ancora. Sembra davvero il titolo di un film senza fine, e invece è la fotografia plastica di un centrodestra comunale che, tra rinvii, vertici lampo e tatticismi, ha finito per regalare ulteriore ossigeno politico alla sindaca Marialuisa Forte. Lei, per dirla alla Gomorra, procede “senza pensieri” e come un treno, mentre l’opposizione resta prigioniera delle sue stesse contraddizioni.
La novità è arrivata giovedì, quando il senatore Claudio Lotito ha convocato a Isernia, con pochissimo preavviso e lontano da occhi indiscreti, un tavolo con i vertici regionali della coalizione. Tanto breve l’annuncio che molti consiglieri comunali hanno disertato per impegni già assunti e persino i coordinatori regionali non erano al gran completo. Attorno al tavolo, comunque, c’erano Fratelli d’Italia con Filoteo Di Sandro, la Lega con Aldo Patriciello, Forza Italia con Lotito stesso e il presidente della Regione Francesco Roberti.
Un incontro che si è concluso con una consegna chiara: i consiglieri di centrodestra a Palazzo San Giorgio dovranno individuare una rosa di due o tre nomi per la candidatura a sindaco, in vista di un nuovo vertice fissato a metà ottobre. Operazioni che sanno di prove generali per interrompere anticipatamente la consiliatura.
Eppure, nei corridoi del Comune si respira un’altra aria. Per le stesse ragioni già emerse nei mesi scorsi, la gran parte dei consiglieri d’opposizione non sembra avere alcuna intenzione di “staccare la spina”. «Che senso ha dimettersi ora? – è la frase che continua a circolare sottovoce – Aspettiamo l’esito del Consiglio di Stato». Un alibi perfetto, visto che i tempi della decisione di Palazzo Spada sono tutt’altro che brevi e potrebbero slittare di mesi, se non di anni.
In Aula, intanto, si consuma il paradosso. Il consigliere Esposito di Forza Italia, ad esempio, garantisce puntualmente il numero legale alla sindaca Forte, consentendole di proseguire senza scossoni, mentre fuori dal Consiglio invita i genitori degli studenti di via Berlinguer a non mandare i figli a scuola per l’inadeguatezza delle aule. Una contraddizione che, al di là delle buone intenzioni, suona come un insulto all’intelligenza dei cittadini.
E poi c’è il caso del consigliere di Noi Moderati, Pietro Montanaro, che durante l’ultima seduta ha liquidato la mozione di sfiducia come «inutile», salvo poi rettificare con una nota ufficiale della segreteria: «Concordo pienamente con la linea politica del partito e della coalizione – ha spiegato –. Intendevo dire che le mozioni di sfiducia non servono se non sono in grado di centrare l’obiettivo. Diversamente si rafforza il centrosinistra e si perde tempo. Resto comunque disponibile a ogni iniziativa del centrodestra che porti davvero alla sfiducia della maggioranza». Una toppa che però non cancella la sensazione di una coalizione divisa e confusa.
Il risultato resta una commedia che sconfina nella farsa. La crisi esplosa nella maggioranza avrebbe potuto spalancare un’autostrada all’opposizione: dimissioni in blocco e fine anticipata della consiliatura. Invece, il centrodestra sceglie la via più comoda: temporeggiare, rinviare, mantenere in vita il Consiglio comunale e i relativi gettoni. Un consigliere presente con costanza alle commissioni può arrivare a portare a casa più di duemila euro al mese. Un’entrata che, sommata al proprio lavoro o professione, non dispiace affatto.
E così, mentre i cittadini attendono risposte e scelte chiare, la città rimane impantanata in una palude politica che rischia di diventare cronica. Campobasso avrebbe bisogno di responsabilità, di coraggio, di politica vera. Invece, assiste al teatrino di chi, con un occhio ai propri tornaconti e l’altro al calendario giudiziario, preferisce l’immobilismo.
La verità è che la crisi al Comune non è solo politica, ma di credibilità. In una terra tanto bella quanto fragile, dove la fiducia nelle istituzioni è già minima, tale farsa quotidiana mina ulteriormente il rapporto tra cittadini e politica.
La sensazione, sempre più diffusa, è che gli attori della scena amministrativa locale stiano sottovalutando la capacità critica dei campobassani. Ma davvero credono che la gente abbia ancora “l’anello al naso”?
Il resto è un’offesa. All’intelligenza delle persone, alla dignità della città, a chi ancora crede che Campobasso e il Molise possano meritare di meglio. Lu.Co.

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