Gaza e sanità, il punto del Pd chiude la due giorni dell’Unità

Nel giorno del milione di persone in piazza a Roma, per la manifestazione a sostegno della Palestina, a Isernia la federazione del Pd ha provato a capitalizzare il ritrovato impegno civile di un mondo sfaccettato, a tratti lontano dai dem, ma che nella reazione alla guerra ha scelto di tornare a farsi sentire.
Per senso di umanità, ha sottolineato fra le altre cose dal palco Susanna Camusso, senatrice ed ex segretaria della Cgil. Perché c’è un popolo che non ce la fa più ad assistere ogni giorno a un genocidio e a un governo nazionale “prono” alle posizioni di Trump.
Tra i temi clou dell’incontro, la sanità molisana. È stato toccato in particolare da Nico Stumpo, fra i firmatari dell’interrogazione presentata in Parlamento dal Pd, nel dibattito conclusivo della Festa dell’Unità di Isernia organizzata dal segretario della federazione Marco Amendola e dalla responsabile del circolo pentro Alessia Panico. «Non un’interrogazione su un fatto puntuale ma sulla situazione della sanità in Molise perché abbiamo ritenuto gravissimo – ha spiegato – quello che è successo nel corso del tempo ma che sta continuando a succedere nonostante un commissariamento lungo anni, una condizione in cui non viene più rispettato l’articolo 32 della Costituzione. I molisani non hanno più il diritto alla salute e la Regione non è in grado in nessun modo, per incapacità, per mille ragioni, di provare a tutelare quello che è un diritto essenziale dei cittadini».
ppm

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Sanità, Castrataro a muso duro: «Via il commissariamento»

Crescono i timori per il futuro dell’ospedale Veneziale, nodo cruciale della sanità pentra. Mentre da Roma si attendono novità sulla proposta di Piano operativo sanitario 2025-2027 presentato dalla struttura commissariale, a Isernia si moltiplicano dubbi, paure e prese di posizione. La sensazione diffusa, tra cittadini e amministratori, è che il destino del presidio non sia affatto sicuro: sul tavolo c’è non solo la funzionalità del laboratorio di Emodinamica, ma la stessa capacità del Veneziale di continuare a garantire servizi essenziali a un territorio che già oggi si sente marginalizzato.
È in questo clima di incertezza che il sindaco di Isernia, Piero Castrataro – dopo la riunione della Conferenza dei sindaci – affonda il colpo, chiedendo senza mezzi termini un passo indietro della struttura commissariale e sottolineando la necessità che sia il presidente della Regione, Francesco Roberti, ad assumere le redini della partita.
A quanto pare, lo scontro avvenuto nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso ha lasciato il segno: «È successo qualcosa di molto grave dal punto di vista istituzionale – ha dichiarato ai microfoni di Teleregione dopo lo scontro con il sub Ulisse Di Giacomo e il commissario Marco Bonamico -. A questo punto è chiaro il conflitto tra la parte politica e quella tecnica, credo che sia quindi il momento di andare oltre il commissariamento, e che comunque se commissariamento deve essere, allora è giusto che il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, si assuma la responsabilità di risolvere questa questione importante per tutto il Molise, senza fare differenze fra territori – sostiene, visti i potenziali rischi di tagli sia per Isernia che Termoli -. Parliamo di territori fragili, quindi deve essere il presidente a dipanare la matassa, una questione che va risolta a livello politico a Roma».
Ciò che ha fatto infuriare Castrataro è stata l’accusa mossa nei suoi confronti da Bonamico e Di Giacomo sui numeri delle prestazioni del Veneziale. Numeri che a giudizio della struttura commissariale sarebbero addirittura “falsi”.
«Io ho citato i numeri di quest’anno, che sono quelli che vanno presi in considerazione – spiega Castrataro -. Già a fine settembre siamo oltre i 150 interventi per quanto riguarda l’Emodinamica di Isernia. Noi come provincia non possiamo accettare che questo laboratorio chiuda o che venga ridimensionato proprio perché anche dal punto di vista dell’efficienza è un laboratorio che fa mobilità attiva e che quindi dà possibilità all’ospedale di Isernia di vivere e sopravvivere, ma soprattutto dà speranza di vita a tutti i cittadini della nostra provincia e non solo».
Il confronto resta dunque acceso e segnato dalle tensioni emerse nella Conferenza dei sindaci. Ma al di là delle schermaglie e delle accuse incrociate sui numeri, resta un interrogativo che scuote la comunità isernina: quale sarà davvero il futuro del Veneziale?
Nell’attesa delle decisioni romane, in città cresce la preoccupazione che i tagli possano tradursi in una lenta erosione dei servizi, mettendo a rischio ciò che oggi appare irrinunciabile: la certezza di poter contare su un ospedale efficiente e vicino.

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Sanità, Isernia pronta a una mobilitazione oltre gli steccati

Non uno scontro di bandiere, ma una chiamata alla mobilitazione generale. L’ultima seduta di Consiglio comunale si è trasformata in un’agorà sulla sanità molisana: un confronto acceso, non previsto all’ordine del giorno, che ha intrecciato rimpianti per la coincidenza con il presidio in Prefettura promosso dal Comitato ‘Sanità bruciata’ e la ricerca di una linea comune capace di superare divisioni politiche.
A contestare inizialmente la coincidenza dell’assise con l’iniziativa sulla sanità a Palazzo di Governo è stata la consigliera Elvira Barone. Il presidente Sergio Sardelli ha spiegato subito dopo che l’urgenza della convocazione fosse però dettata dalla necessità di deliberare entro il 30 settembre in merito al bilancio consolidato, pena conseguenze serie per il Comune. Motivazioni, dunque, di responsabilità amministrativa che hanno imposto il prosieguo dei lavori nonostante la richiesta di alcuni di sospendere simbolicamente la seduta per unirsi al presidio.
Sul merito della questione sanità, toni duri ma sostanzialmente convergenti tra maggioranza e opposizione: dai banchi della minoranza gli interventi di Mancini, Fabrizio, Di Luozzo e Chiacchiari, per cui – in sintesi – «la sanità deve tornare in mano al Consiglio regionale e al Presidente» – ha affermato in Aula; per la maggioranza, invece, gli interventi di Altopiedi, Amendola e Paniccia, con quest’ultimo che ha sollecitato la “filiera” di governo, sostenendo che la responsabilità di trainare la battaglia oggi ricada sul centrodestra «che ha la possibilità di dialogo» nei ministeri chiave.
Ci ha pensato il primo cittadino Piero Castrataro a indicare la rotta: coordinamento tra sindaci, comitati e partiti per «una grande mobilitazione fino a Roma».
«A livello nazionale da oltre 15 anni assistiamo a uno smantellamento della sanità pubblica. In Molise la politica non ha più potere sulla sanità dal 2009, intanto si continuano a perdere posti letto, ma i conti e i debiti restano. Nel frattempo i nostri ospedali si sono svuotati anche di medici. E invece di assumere nuovo personale, paghiamo prestazioni aggiuntive. Ma non voglio fare polemiche. Serve un disegno a livello nazionale, perché la questione non riguarda solo il Molise, ma tutte le aree interne a cui bisogna garantire servizi fondamentali come l’emergenza-urgenza e punti nascita.
Sono pronto ma questa battaglia deve essere unitaria – ha detto Castrataro -. Ai cittadini interessa essere curati. Va benissimo partire da qui ma le prossime proteste devono essere portate a Roma e devono riguardare tutto il Molise. Una “stoccata” – ha concluso – la devo dare al centrodestra: ho i miei dubbi che due parlamentari che sono stati catapultati qui portino a Roma le nostre istanze – ha detto riferendosi a Cesa e Lotito -. Spero per tutti che domani, quando ci sarà da fare nuove candidature alle politiche, si scelgano da una parte e dall’altra persone di questo territorio che facciano politica per questo territorio, sapendo che se non veniamo rappresentati come si deve a livello centrale, noi questa partita la perdiamo».
L’invito emerso ad ogni modo da ambo le parti è a non farne una questione politica, a superare gli steccati e l’impressione che tutto possa ridursi a una questione di campanile.
Chiusura con un raro allineamento: «È il tempo della lotta per la salvezza del nostro territorio, oltre i colori politici» – ha detto Mancini al sindaco, rilanciando una road map di audizioni (commissari, presidente della Regione, parlamentari) e, se necessario, una grande manifestazione che veda coinvolta l’intera regione. Proposte a cui Raimondo Fabrizio ha aggiunto l’idea di un Consiglio monotematico “allargato” e un documento unitario come “carta in più” anche per i parlamentari, rivendicando il lavoro svolto a Roma per l’ottenimento dei 90 milioni di euro da destinare proprio alla sanità.
Sul tema, ieri, anche la riunione in Conferenza dei sindaci a cui ha partecipato lo stesso Castrataro, che si è detto preoccupato per le informazioni trapelate in merito al futuro dell’emodinamica del Veneziale.

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