Larino. «Il Carnevale è pura gioia», parola di Giletti

Non è L’Arena, ma il Carnevale di Larino, tuttavia a prendere ieri pomeriggio la scena alla prima delle quattro giornate è stato Massimo Giletti, che ha interagito alla grande col pubblico, nonostante il freddo e il maltempo che ha rischiato di rovinare un sabato atteso da un anno. Ha ballato, conversato e risposto anche alle domande della stampa, sottolineando il suo rapporto col Molise e col Carnevale. «Ho vinto una borsa di studio dopo la laurea in Brasile e arrivo durante il Carnevale, lì il direttore della banca chiuse e andammo in mezzo agli altri, questo è il mio ricordo del Carnevale, è un altro mondo, ma ci sono quelli legati agli aneddoti da bambino, come quando realizzavamo i carri. Il Carnevale è un momento da condividere assieme agli altri. In una società dove non ascoltiamo più altri e facciamo fatica a stare con noi stesso, è un momento di gioia, su cui investire. In Molise quando facevo il giornalista da strada ho girato tutta l’Italia, ho fatto conoscere agli italiani la meraviglia di Sepino, è una terra vergine di mentalità, dove la gente porta a casa in silenzio ciò che produce con la fatica del lavoro. Guardiamo anche alla questione degli agricoltori, io li avrei fatti salire sul palco, chi fa fatica merita un palco, è una riconoscenza, se la classe politica dominante europea non capisce cosa si deve fare in Paesi diversi dagli altri è un problema. Fa un errore grave, noi dobbiamo aiutarli, perché la conosco, è una terra vera. Io penso alla fuga dei cervelli, non ne ho paura, ma occorre creare le possibilità di farli tornare, li mandiamo perché qui non li paghiamo in modo sufficiente, i ricercatori devono avviare lo scambio interculturali, ma facciamoli tornare, ma qui avremo ancora Pippo Baudo… l’ideale sarebbe comunque farli crescere qui». Entusiasmo crescente ieri, perché alle 15.30 sinceramente non c’era il pienone, ma col sopraggiungere dell’oscurità si è messa in modo la macchina del divertimento, con le scuole di ballo ad animare con danze e musica davanti ai carri, delle due categorie, alle maschere, la novità dell’edizione di quest’anno. Insomma, un debutto che sicuramente ha pagato il gelo climatico, il vento, la pioggia che ha tratti è caduta, ma non ha messo ko la manifestazione, che oggi vuole tornare alla grande. La special guest star è niente meno che Fabrizio Corona, dunque rimaniamo in un campo di attualità nel mondo dello spettacolo.

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Larino. Minaccia e picchia suo padre, arrestato dall’Arma

Maltrattamenti in famiglia, vera e propria piaga sociale nel basso Molise. È stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Larino il giovane che ha minacciato di morte il padre e lo ha picchiato, anche alla presenza dei militari. Si conclude così, nella peggiore dei modi, la vicenda di un nucleo familiare che, al netto dei torti e delle ragioni delle controparti hanno visto il tristo epilogo di un genitore aggredito che, anche per amor di padre, ha sporto denuncia contro il proprio figlio. È la storia di un ragazzo, che già qualche mese addietro aveva molestato la propria fidanzata, risultando poi destinatario di un provvedimento di divieto di avvicinamento alla stessa ragazza, previsto proprio dalle ultime modifiche in tema di “codice rosso”. Questa volta il giovane, a seguito di una furibonda lite, si è scagliato con il padre, aggredendolo e minacciandolo di morte. A nulla son valsi i tentativi di un genitore che, pur di salvare il proprio figlio, ha richiesto l’intervento dei militari, cercando giustizia verso il sangue del proprio sangue. E neanche l’intervento dei militari ha, poi, calmato il ragazzo il quale si è scagliato nuovamente contro il padre minacciandolo di morte e facendo scattare la pena più severa, ovvero il carcere. È una storia che vede le ragioni del cuore andare verso una direzione diametralmente opposta a quelle della ragione, ma che seguono lo stesso “filo rosso”, cioè quello dell’amore di un padre verso il figlio. Rosso come il codice attivato proprio in queste situazioni che, ormai tristemente attuali, portano le vittime ad aggrapparsi all’unica ancora di salvataggio chiamata Stato. In sede di giudizio, la magistratura ha disposto la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare, con il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati alla parte offesa per motivi di lavoro o familiari, con divieto assoluto di mettersi in contatto con la stessa parte offesa in qualsiasi modo, anche attraverso interposta persona, per telefono e telematico. “Possiamo aiutarvi” è quanto ripetono, senza sosta, i militari dell’Arma dei carabinieri anche al termine di questa vicenda, invitando sempre a contattare il 112 per qualsiasi problematica. Lo Stato c’è e risponde, affinché quel (codice) rosso di violenza e brutalità, con una sola chiamata, possa trasformarsi nel colore dell’amore e della giustizia.

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Larino. «Telecamere in carcere per controllare gli agenti»

«In carcere telecamere usate per controllare i poliziotti? E’ proprio un mondo alla rovescia!» Non lesina critiche il Sappe all’indirizzo della direzione del carcere di Larino. E non è la prima volta. C’è grande fermento e malumore tra il personale di Polizia Penitenziaria che lavora nel carcere molisano di Larino, in provincia di Campobasso. Gli Agenti, come spiega il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Donato Capece, protestano per un uso discutibile dei sistemi di video-sorveglianza presenti in istituto. «Causa la definitiva chiusura della Sala Regia presente presso il penitenziario, ci è stato riferito che parte della strumentazione di video-sorveglianza è stata installata presso l’Ufficio Comando che ne farebbe un utilizzo improprio. Da quel che si è stato riferito, infatti, sembra che i poliziotti vengano continuamente contattati telefonicamente dal personale operante all’interno dell’Ufficio Comando, il quale, dopo aver visionato le immagini “catturate” dalle telecamere, contesterebbe loro la mancata osservanza dei plurimi ordini di servizio vigenti, ovvero chiederebbe spiegazioni in ordine a qualsivoglia scelta operativa effettuata. La cosa veramente allarmante è che, non solo il personale verrebbe controllato mediante sistemi di video-sorveglianza, ma subirebbe anche delle contestazioni disciplinari, scaturite sempre dalla successiva visione delle immagini estrapolate dagli impianti audio-visivi. Una cosa assurda, palesemente illegittima ed illegale», tuona Capece, che ha già investito della questione i vertici regionale e nazionali dell’Amministrazione penitenziaria. «Trovo questa una cosa gravissima, tanto che mi appello al ministro della Giustizia ed al Garante della Privacy perché adottino provvedimenti. Ormai, il personale di Polizia Penitenziaria in servizio nella struttura detentiva di Contrada Monte Arcano, per altro in larga parte di rilevante anzianità anagrafica e di servizio, è completamente intimorito, tanto è vero che spesso si interrogherebbe sulla opportunità o meno di recarsi in servizio. Tale stato di cose, oltre a ingenerare comprensibile malumore tra i colleghi, sta portando gli stessi a diffidare di tutto e di tutti, rendendo ancora più pesante un clima lavorativo che già di per sé non è affatto semplice. Noi, in tutto ciò, oltre a condividere le legittime preoccupazioni del personale “controllato”, ci chiediamo il motivo per il quale presso il penitenziario di che trattasi verrebbe utilizzato lo strumento del controllo da remoto», prosegue il leader del Sappe il quale, nella sua nota inviata ai vertici del Dap, rammenta che «sul tema sono state diramate plurime circolari dipartimentali che, sulla scorta di quanto previsto dallo Stato dei Lavoratori e dei consequenziali pareri della Cassazione, avevano già evidenziato la mancata possibilità di utilizzare gli impianti audio-visivi per il controllo dell’operato dei poliziotti». Da qui la richiesta del Sappe di «verificare la veridicità delle segnalazioni a noi pervenute e, in caso di positivo riscontro, si chiede di fare in modo che anche presso il penitenziario di Larino sia inibito l’uso degli impianti audio-visivi per controllare l’operato dei poliziotti. E tanto, lo si chiede anche perché molti procedimenti disciplinari avviati nei confronti del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria si fondano su comportamenti rilevati “da remoto”, circostanze che a nostro avviso li rende finanche annullabili. E’ proprio un mondo alla rovescia», conclude, amareggiato, Capece.

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