La Fiera d’Ottobre palcoscenico per presentare il progetto Hevon

Si avvicina la data in cui si aprirà l’edizione 2025 della Fiera d’Ottobre a Larino, e nella stessa mattinata, venerdì 10 ottobre, alle 11, la presentazione ufficiale di Hevon, l’iniziativa finanziata dal Programma Interreg Ipa South Adriatic che vuole coinvolgere le imprese e i produttori in una dimensione internazionale.
Sarà la cornice della 282ª Fiera d’Ottobre di Larino ad ospitare la presentazione ufficiale di Hevon, il progetto europeo che punta a rivoluzionare il settore dell’olio extravergine d’oliva di qualità nell’area dell’Adriatico meridionale.
L’Unione dei Comuni del Basso Biferno, capofila di questa ambiziosa iniziativa finanziata dal Programma Interreg IPA South Adriatic, lancia un invito aperto a tutti i produttori, frantoiani e operatori del settore Ho.Re.Ca. interessati a scoprire le opportunità concrete che Hevon – High quality Extra Virgin Olive Oil Network può offrire alle loro imprese.
Il progetto nasce da una visione chiara: creare una rete transfrontaliera solida e competitiva che unisca Italia, Albania e Montenegro nella valorizzazione dell’oro verde mediterraneo. Non si tratta solo di promuovere un prodotto, ma di costruire insieme nuove rotte per l’eccellenza olearia, aprendo mercati, condividendo know-how e innovando nel rispetto della tradizione.
A dare il benvenuto ai partecipanti ci saranno ospiti di rilievo: il Sottosegretario del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Luigi D’Eramo, e il Presidente della Camera di Commercio del Molise Paolo Spina. Con loro, una delegazione internazionale che testimonia la dimensione europea del progetto: dalla Coop. Kairos alla Libera Università Mediterranea Giuseppe Degennaro per l’Italia, la Camera di Commercio e Industria di Durazzo e il Comune di Berat per l’Albania, la Coop. Valdanos per il Montenegro. Un sostegno prezioso arriva anche da Coldiretti Molise, Associazione Nazionale Città dell’Olio e Associazione Frantoiani di Puglia, che accompagnano le attività sul territorio.
L’appuntamento del 10 ottobre al Polo Fieristico di Contrada Monte Arcano seguirà un programma intenso ma fluido: alle 11: i saluti istituzionali di Giorgio Manes, presidente dell’Unione Comuni del Basso Biferno, seguiti dagli interventi dei partner e degli ospiti istituzionali fino alle 11:45. Spazio poi al dibattito aperto con i partecipanti, per condividere idee, dubbi e prospettive.
Ma cosa significa concretamente entrare nella rete Hevon? Significa accedere a strumenti pensati per fare la differenza sul mercato: il kit Hevon con linee guida operative, il carrello degli oli per portare l’eccellenza nei ristoranti e nelle fiere, il menu Hevon che dà visibilità alle migliori produzioni, e una piattaforma B2B online che diventa vetrina digitale, spazio di formazione e punto d’incontro tra domanda e offerta. Significa partecipare a incontri B2B con buyer internazionali, beneficiare di campagne di valorizzazione, degustazioni guidate ed eventi dedicati. Significa, infine, crescere attraverso workshop, laboratori e masterclass che rafforzano competenze e relazioni professionali.
La scelta della Fiera d’Ottobre come palcoscenico non è casuale. Quest’anno circa cento espositori animeranno la manifestazione, portando il meglio dell’agricoltura, dell’artigianato tessile, del commercio e delle attività produttive molisane e di cinque regioni italiane. Tra stand enogastronomici, degustazioni, musica e animazioni per bambini, la Fiera d’Ottobre si propone come un laboratorio dove le radici profonde della tradizione pastorale e agricola del territorio si intrecciano con progetti innovativi di tutela ambientale e sviluppo locale. Il luogo ideale dove far germogliare il futuro dell’olio Evo di qualità.
Hevon rappresenta un’opportunità da cogliere per chi crede nella qualità, nella sostenibilità e nell’innovazione. È un ponte verso mercati europei e mediterranei, è una rete che valorizza il lavoro di chi produce eccellenza ogni giorno. Per i produttori e gli operatori del settore, è l’occasione di non rimanere soli, ma di crescere insieme in una dimensione internazionale.

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“Non devi fare le luminarie, o ne pagherai le conseguenze”

Un episodio grave e inquietante scuote la comunità frentana. Una lettera minatoria, scritta a mano e recapitata tramite posta presso l’esercizio commerciale di Salvatore Faiella, in contrada Monte Arcano, ha gettato un’ombra di paura e indignazione su Larino. Il plico, arrivato mercoledì 1° ottobre, conteneva minacce esplicite indirizzate al presidente dell’associazione “Larino nel Cuore” e ideatore delle celebri Luminarie natalizie, una manifestazione divenuta negli anni simbolo di bellezza e coesione cittadina. Il messaggio, dal tono violento e intimidatorio, impone a Faiella di non realizzare le Luminarie, pena “gravi conseguenze” per lui e per la sua famiglia, qualora decidesse di portare avanti l’iniziativa. Per senso di responsabilità, l’interessato – d’accordo con gli altri membri dell’associazione – ha scelto di non divulgare il contenuto integrale della missiva, per non alimentare ulteriormente l’odio. Intanto, è stata presentata denuncia contro ignoti presso la Stazione dei Carabinieri di Larino. Le forze dell’ordine hanno già avviato le indagini per risalire all’autore della lettera e chiarire i contorni di quello che appare come un atto intimidatorio in piena regola, tanto nel linguaggio quanto nelle modalità. La notizia ha destato sgomento e solidarietà in tutto il paese. La comunità si interroga su chi possa avere interesse a ostacolare una manifestazione che, negli anni, ha portato soltanto benefici al territorio: un evento capace di attrarre visitatori da fuori regione, di generare movimento per le attività commerciali e, soprattutto, di regalare un sorriso ai più piccoli. «Le Luminarie – ha sempre ricordato Faiella – nascono per il bene di Larino, per valorizzare la città e farla conoscere oltre i confini regionali». E proprio per questo l’episodio appare ancora più incomprensibile e grave: colpire chi si spende per la collettività, attraverso un gesto vile e anonimo, significa tentare di soffocare l’entusiasmo e la libertà di iniziativa. Il fatto assume un peso ancor maggiore perché Faiella, oltre a essere promotore di eventi culturali, ricopre anche la carica di Consigliere comunale. L’intimidazione, dunque, non tocca solo la sfera personale ma investe anche quella istituzionale, insinuando nella comunità un clima di tensione e diffidenza del tutto estraneo alla tradizione civile e solidale di Larino. «La nostra intenzione – hanno spiegato dall’associazione Larino nel Cuore – non è quella di creare allarmismi o vittimismi, ma di invitare tutti a una riflessione: le parole e i gesti hanno un peso, e possono generare divisioni profonde, minando la serenità della comunità». La speranza è che si tratti di uno scherzo di pessimo gusto o di un’iniziativa isolata, frutto di un momento di follia, che non troverà seguito in azioni concrete. Tuttavia, il tono della lettera – con alcune frasi scritte in inchiostro rosso, in modo particolarmente minaccioso – lascia presagire un intento serio e premeditato. Nonostante tutto, l’associazione non si ferma. «Le Luminarie si faranno, come da programma – conferma Faiella – non ci faremo intimidire da chi pensa di poter spegnere la luce della nostra città con la paura. Larino continuerà a brillare, più di prima». Interviene anche il sindaco Giuseppe Puchetti, che: «A nome di tutta l’amministrazione comunale esprimo solidarietà e vicinanza al consigliere Salvatore Faiella per le gravi minacce ricevute. Un gesto da condannare in ogni dove. Da parte nostra faremo di tutto perché le Luminarie si realizzino al meglio».

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«Pronti alla battaglia regina sulla Pac in Ue»

San Martino in Pensilis, la Lega apre il confronto sulla nuova Pac: “Agricoltura a rischio, servono risorse certe e identità da difendere”. Il Molise agricolo guarda a Bruxelles con apprensione. La sala consiliare di San Martino in Pensilis ha ospitato un incontro organizzato dal Dipartimento Agricoltura della Lega dal titolo eloquente: “La politica agricola comune europea. Sfide ed opportunità in vista della riforma post 2027”. Un momento di confronto che ha riunito esponenti istituzionali nazionali e regionali, rappresentanti delle principali sigle di categoria e amministratori locali, per discutere del futuro del settore primario in un momento di grande incertezza. La nuova Politica Agricola Comune, che dovrebbe entrare in vigore dal 2027, è ancora in fase di discussione, ma i primi documenti della Commissione europea destano forte preoccupazione. L’elemento che più colpisce è il taglio di 87 miliardi di euro rispetto alla dotazione attuale, una riduzione che andrebbe a pesare direttamente sui bilanci degli Stati membri e sugli agricoltori. Ma non è solo la diminuzione delle risorse a far discutere. Il progetto di riforma, infatti, prevede la confluenza dei due pilastri storici della Pac– Feaga e Feasr – in un unico fondo, insieme ad altri strumenti finanziari europei. Una scelta che rischia di snaturare la natura stessa della Pac, rendendo l’agricoltura una voce tra tante nel bilancio comunitario e non più un settore prioritario. «La nostra preoccupazione – è stato sottolineato nel dibattito dall’europarlamentare Aldo Patriciello– è che in un contesto segnato dalla guerra, dalle tensioni commerciali e dall’aumento dei dazi, l’agricoltura finisca per essere il vaso di coccio tra i colossi dell’economia europea. Il rischio concreto è di assistere allo spopolamento delle campagne, all’abbandono delle aziende e al disinteresse dei giovani verso un settore strategico per l’Italia e il Mezzogiorno». Il Sottosegretario all’Agricoltura Luigi D’Eramo ha portato a San Martino la posizione chiara del governo: «No al fondo unico, sì a una politica che continui a sostenere direttamente gli agricoltori e le aziende agricole. Questa è la linea che abbiamo difeso e continueremo a difendere in Europa». D’Eramo ha ricordato gli interventi già messi in campo dall’esecutivo negli ultimi tre anni: «Sono stati investiti 11 miliardi di euro per sostenere il comparto, a cui si aggiunge il provvedimento Coltiva Italia da un miliardo. Abbiamo rafforzato le filiere, sostenuto la pesca, accompagnato le imprese agricole in una fase di straordinarie difficoltà». Non è mancato un passaggio sulla lotta al lavoro nero nei campi, tema molto sentito anche in Molise: «La piaga del lavoro nero non deve trovare spazio. Non arretreremo di un centimetro e continueremo a colpire chi sfrutta i lavoratori, perché la dignità delle persone viene prima di tutto». A rappresentare la Regione Molise c’era l’assessore Michele Marone, che ha posto l’accento sull’identità agricola e culturale del territorio: «L’agricoltura non è solo economia, è custodia dei nostri paesaggi, delle comunità e delle tradizioni. Il Molise, pur con numeri contenuti, vanta eccellenze straordinarie, soprattutto nel comparto vitivinicolo, che meritano di essere tutelate e valorizzate». Marone ha toccato anche un nodo cruciale per il futuro: quello delle risorse idriche. «Il Molise ha una fortuna, l’acqua. Ma il tema del trasferimento delle eccedenze verso altre regioni è delicato. L’acqua è un bene pubblico, e laddove il fabbisogno regionale sia soddisfatto, il surplus può essere condiviso. Tuttavia, la priorità resta garantire i bisogni delle nostre aziende e la competitività del sistema produttivo locale». Il confronto è stato arricchito dalla presenza dei rappresentanti di Cia, Coldiretti, Confcooperativa-Copagri e Confagricoltura, che hanno espresso a più voci i timori del comparto. Il settore primario molisano soffre di una struttura aziendale frammentata, con tante piccole imprese familiari, spesso prive di ricambio generazionale. A questo si aggiungono le sfide globali: l’aumento dei costi di produzione, la concorrenza delle importazioni a basso prezzo, le difficoltà logistiche e burocratiche. «Se la nuova PAC ridurrà ulteriormente le risorse disponibili – è stato osservato – molte realtà rischiano di non sopravvivere. E senza agricoltura non c’è presidio del territorio, non c’è qualità alimentare, non c’è futuro per le aree interne». L’incontro di San Martino è stato anche l’occasione per presentare il lavoro dei dipartimenti regionali della Lega, pensati come laboratori di confronto e proposta, prima con Antonello Di Toro, delle attività produttive, quindi, il professor Pino Acciaro, tecnologo alimentare e responsabile del Dipartimento Innovazione, ha evidenziato il ruolo strategico di questo strumento: «I dipartimenti sono la casa delle idee e delle competenze. Raccoglieranno le istanze degli operatori, elaboreranno progetti, forniranno supporto alle istituzioni. È un modo per non lasciare soli i territori e per tradurre in azione concreta le preoccupazioni degli agricoltori». L’incontro ha registrato l’assenza dell’onorevole Giorgio Maria Bergesio, responsabile nazionale del Dipartimento Agricoltura della Lega, fermato da un lutto familiare. Un’assenza pesante sul piano simbolico, ma che non ha impedito di ribadire con forza la centralità del tema agricolo nell’agenda politica del partito. «La battaglia regina dei prossimi anni sarà proprio la riforma della Pac – è stato detto in chiusura – e non possiamo permettere che il settore primario venga marginalizzato. L’agricoltura è vita, è presidio, è identità. Senza di essa i nostri territori rischiano di perdere non solo economia, ma anche la propria anima». Dal dibattito di San Martino emerge un dato chiaro: il Molise non vuole subire passivamente le scelte di Bruxelles. Pur essendo una piccola regione, intende giocare un ruolo attivo, facendosi portavoce delle esigenze dei suoi agricoltori e rivendicando il diritto a politiche che tengano conto delle specificità territoriali. Il percorso sarà lungo: la nuova Pac entrerà in vigore solo nel 2027, ma la discussione politica e tecnica è già avviata. Anticipare i tempi, costruire alleanze trasversali, sensibilizzare l’opinione pubblica: sono queste le azioni che la Lega e le istituzioni locali indicano come necessarie per difendere l’agricoltura molisana e, più in generale, il modello agricolo italiano. La sfida non è solo economica, ma anche culturale e sociale. Perché, come è stato ricordato con forza a San Martino, «l’agricoltura non è un settore merceologico tra gli altri: è la vita stessa dei territori, il futuro delle comunità, il legame con la nostra storia e con la nostra identità».

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