«La riforma degli Ats è inutile e assai dannosa»

Da un sindaco-presidente della Provincia all’altro, dopo Daniele Saia, arriva da Pino Puchetti la requisitoria politica e amministrativa contro la riforma degli ambiti sociali. Per l’esponente di Palazzo Ducale (si esprime come primo cittadino di Larino) la riforma «E’ inutile e dannosa. La regione sta creando una spaccatura istituzionale coi comuni». Se ne vedranno delle belle, domani, alle 10, alla nuova sessione della Conferenza dei sindaci Asrem, a Campobasso, proprio su questo tema. «Il nuovo piano è stato calato dall’alto senza alcuna costruzione con i territori. Non si tratta di una questione politica di parte, ma del tentativo di limitare ruolo e funzioni degli Enti Locali. Con uno zelo degno di miglior causa , il Governo della Regione sta portando avanti, fregiandosi di una pervicacia mai vista , invece indispensabile e non messa in campo per affrontare questioni ben più importanti, questa non necessaria né obbligatoria riforma degli Ambiti sociali, e lo fa chiudendosi ad ogni tipo di dialogo, di riflessione costruttiva, anzi alimentando una inutile polemica, che ha già incrinato il rapporto di collaborazione fra Enti Locali e Regione, che è fondamentale ad una corretta vita istituzionale.
Mai, ripeto mai, nella storia di questa Regione, è stata varata una riforma senza un tentativo di mediazione e contro il parere della maggioranza degli Enti Locali. In passato se non si raggiungeva un accordo, un accettabile punto di concordanza, ebbene ci si fermava, non si andava avanti lungo una strada non condivisa. Si prendevano in considerazione anche le istanze del più piccolo Comune e si ascoltavano i Sindaci, ai quali veniva riconosciuto il ruolo fondamentale di prima istanza degli interessi delle loro comunità. E quale istanza è più importante per i nostri piccoli paesi di quella del sostegno assistenziale agli anziani, alle sempre più diffuse povertà, alle emarginazioni sociali, che dovrebbero costituire il fulcro, il cuore pulsante della riforma e che invece nel progetto vengono solo sfiorate, nel momento in cui il controllo amministrativo dell’Ambito diventa la sola preoccupazione dominante della proposta regionale. Questo pateracchio messo in piedi, che si spaccia per riforma, è avversato dai Sindaci delle due parti politiche senza distinzione, i quali si sono espressi con Deliberazioni di Giunta (in provincia di Campobasso oltre 50 comuni), e chi non lo ha fatto nutre comunque profonde perplessità, ad eccezione di una parte che è silente, ma non so quanto sia poi effettivamente d’accordo sulla iniziativa del Governo regionale. Ma il fatto più grave è che non si siano presi in considerazione i tanti rilievi sui contenuti del Piano sociale, sulle attività e i servizi che si intendono mettere in campo. Si parla in termini generici ed astratti di tutto, ma poi non si individua veramente come affrontare gli interventi sociali, e soprattutto quali siano effettivamente le esigenze delle nostre comunità. Manca in definitiva la cognizione delle singole realtà, quando invece in una regione così piccola si dovrebbero conoscere una per una le situazioni di crisi; il Piano in definitiva è astratto, non ha rapporti con il territorio, né con la gente che vi abita. Le Amministrazioni locali hanno chiesto, senza ottenere riscontro, di porre al centro delle attività del Piano l’assistenza residenziale e semiresidenziale, soprattutto nella fascia più debole e numerosa e cioè gli anziani, i quali sopravvivono spesso in estrema indigenza e nell’area della povertà. A nostro avviso il nuovo Piano sociale si dovrebbe qualificare proprio in questo settore, che deve essere l’obiettivo principale dell’intero Piano e invece è la parte più marginale. Nell’ambito dei Leps, i servizi per la non autosufficienza sono garantiti in maniera episodica, e in via residuale; in contrasto col ragguardevole numero di operatori che s’intendono assumere/stabilizzare e senza valutare le figure professionali effettivamente necessarie per garantire sul piano concreto l’assistenza domiciliare. Identica genericità si riscontra per quanto riguarda il coinvolgimento del terzo settore o, ad esempio, anche il rapporto con le Agenzie territoriali del lavoro. Senza dilungarci , per ragioni di spazio, sulle tantissime carenze di questo Piano che come ho detto è del tutto generico, denota una grande povertà di idee su come affrontare la questione sociale nel Molise, sottolineo che la Regione non ha tenuto in considerazione né le analisi critiche né le proposte formulate ed argomentate dagli Enti Locali, dimostrando così in maniera fin troppo palese che l’unica preoccupazione è quella di una riforma diretta ad accorpare gli ambiti per assicurare una gestione degli stessi e quindi risulta fin troppo sfacciato il proposito di minare lo spazio di autonomia degli enti locali, di portare a termine un’ operazione clientelare legata alla trasformazione degli ambiti nella gestione consortile e alla previsione di figure dirigenziali degli Ambiti. Un’operazione in cui il Piano sociale, le attività di servizio a favore delle nostre disastrate comunità, rappresentano solo un insignificante dettaglio».

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Troppa sofferenza, spinse la moglie malata dal ponte

Un dramma familiare che si trasforma in femminicidio: l’uomo la spinse giù da un cavalcavia per “non vederla soffrire”. I Carabinieri della stazione di Montenero di Bisaccia, sotto il coordinamento della Compagnia di Termoli, hanno arrestato un uomo di 78 anni, domiciliato in provincia di Campobasso, condannato a 14 anni di reclusione per l’omicidio della moglie. L’ordine di esecuzione per la carcerazione era stato emesso l’11 marzo dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanciano, dopo che la sentenza era divenuta definitiva il 1° marzo. Il dramma si era consumato alla fine del 2021 in provincia di Chieti. Secondo le ricostruzioni, l’anziano avrebbe scaraventato la coniuge giù da un cavalcavia, causandone la morte, per poi costituirsi spontaneamente presso la Stazione dei Carabinieri di Casalbordino. Un gesto estremo che, dalle successive indagini, sembrerebbe motivato dalla lunga malattia della donna: l’uomo avrebbe dichiarato di non sopportare più di vederla soffrire. Nonostante le presunte motivazioni “pietose” dell’omicida, il caso rientra a pieno titolo nella tragica casistica dei femminicidi. Anche quando non è mosso da rabbia, vendetta o possesso, il delitto contro una donna – anche se giustificato come un atto di “liberazione dalla sofferenza” – rappresenta sempre una negazione della sua autodeterminazione. Il diritto alla vita e alla dignità di una persona malata non può essere deciso da un familiare, per quanto possa provare empatia o disperazione Nel 2024 gli omicidi con vittime donne sono stati 113, novantanove delle quali in ambito familiare/affettivo; di queste, 61 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Dati, questi, tra i più bassi dell’ultimo decennio, che testimoniano il forte impegno della società per la sensibilizzazione sul fenomeno e, in particolare, delle Forze di polizia per l’attenta e costante attività di prevenzione. L’attenzione che le donne e gli uomini in uniforme rivolgono a combattere questo odioso fenomeno è testimoniata dal costante incremento delle misure adottate per prevenire possibili reati e garantire sicurezza alle vittime di violenza: nel 2024 sono quasi raddoppiati gli Ammonimenti del Questore (+94%) e più che triplicati gli allontanamenti del maltrattante dalla casa familiare (+224%). E mentre molti casi rientrano in un contesto di violenza domestica reiterata, alcuni – come quello del settantottenne di Chieti – si collocano in un’area più complessa, dove si intrecciano disperazione, solitudine e una cultura che, in alcuni casi, vede ancora la donna come “proprietà” del marito o come una persona a cui risparmiare un destino che solo lei dovrebbe poter scegliere. Dopo il femminicidio, l’uomo era stato sottoposto al divieto di dimora in provincia di Chieti e domiciliava in un comune della provincia di Campobasso. I Carabinieri lo hanno rintracciato e arrestato, conducendolo alla casa circondariale di Larino, dove sconterà il resto della pena: 12 anni, 11 mesi e 5 giorni di reclusione, al netto del periodo già trascorso in regime cautelare. Il caso solleva ancora una volta interrogativi profondi sulla gestione del dolore e della sofferenza nelle relazioni affettive, sul ruolo della sanità nel supporto alle famiglie con malati gravi e, soprattutto, sulla necessità di educare alla cultura del rispetto della vita e dell’autodeterminazione.

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Il Carnevale di Larino dà slancio al Molise

Un botto di gente: davvero. Una madrina d’eccezione come Anna Falchi, le istituzioni che hanno supportato gli organizzatori. La 50esima edizione del Carnevale di Larino ha concluso in tripudio e se non ci fosse stato il maltempo nel primo weekend i numeri sarebbero stati da urlo. Primo classificato tra i Carri della categoria principe “Progress in action”, dell’Officina dell’Arte; per la seconda categoria primeggia “Balla Ballerina”, dei Carnevalieri. «Le ultime volte portano sempre un po’ di nostalgia, ma non a Larino. Noi torniamo per festeggiare mezzo secolo e goderci la nostra meritata festa insieme a super Gaby Ponte. Ci aspetta una incredibile anteprima dell’Eurovision 2025, nel set spettacolare costruito su misura con i nostri giganti. Ma prima, un rewind della quarta data di questa incredibile edizione. La madrina Anna Falchi ha illuminato il palco con il suo sorriso e la sua eleganza! Un intermezzo istituzionale con la presenza dei rappresentanti di Provincia e Regione e un doveroso riconoscimento ai fondatori del Carnevale di Larino. Una sfida serrata e un margine di vittoria sottilissimo, reso quasi impercettibile da standard così (e sempre più) alti. Complimenti infiniti a tutti i carristi, ballerine e ballerine, il merito di questa magia è vostro (non pensate di esservela svignata, segue post per voi, occhio).
Dulcis in fundo, il dj set dei carri, un format di party tutto made in Larino per scaricare l’adrenalina, lasciarsi andare e stare insieme. Chi c’è stato non dimenticherà facilmente queste folli giornate. Ma sabato prossimo, 15 marzo, stiamo tornando».Larino ha vissuto un’edizione straordinaria del suo storico Carnevale, che quest’anno ha raggiunto il prestigioso traguardo dei cinquant’anni. L’evento ha visto la partecipazione entusiasta di migliaia di visitatori, grazie al lavoro instancabile dell’associazione Larinella e di tutti i volontari che hanno reso possibile questa manifestazione. Il sindaco Giuseppe Puchetti ha espresso grande soddisfazione per l’evento: «Quest’anno i ragazzi dell’associazione e tutto il movimento dei costruttori di carri si sono superati. Hanno organizzato un Carnevale straordinario, con carri allegorici stupendi che hanno raggiunto livelli eccezionali. Abbiamo curato con attenzione anche il livello di sicurezza, un aspetto fondamentale vista l’enorme affluenza di pubblico. Per il futuro dobbiamo continuare a lavorare uniti, trovando sinergie tra l’amministrazione e i gruppi costruttori. È importante che i ragazzi abbiano uno spazio adeguato a lavorare liberamente alla realizzazione dei carri durante tutto l’anno». Danilo Marchitto, presidente dell’associazione Larinella, ha sottolineato l’importanza di questa edizione: «Ogni anno ci chiediamo se l’edizione successiva riuscirà a superare la precedente, e puntualmente succede. Quella che avete visto è la peggiore dei prossimi anni, perché siamo pronti a stupirvi ancora! Il Carnevale di Larino è storia: nessun’altra manifestazione, eccetto quelle religiose, ha raggiunto i cinquant’anni. Questo significa che il Carnevale è nel sangue dei larinesi e siamo orgogliosi di rappresentarlo a livello nazionale». Grande attenzione è stata dedicata anche alla sicurezza, come evidenziato dal prefetto Michela Lattarulo: “Dietro queste manifestazioni c’è un enorme lavoro di coordinamento. Abbiamo organizzato numerosi incontri per garantire un livello di sicurezza sempre più elevato. Divertirsi è importante, ma deve essere fatto in sicurezza. Devo dire che c’è stata la massima collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, e il risultato è stato un evento impeccabile. Complimenti agli organizzatori e al sindaco per questo straordinario spettacolo, che dimostra quanto lavoro e passione ci siano dietro». Anche l’assessore Iolanda Giusti ha elogiato il valore dell’evento: «È meraviglioso vedere Larino invasa da turisti. Questo è il frutto dell’impegno di tutti, in particolare dei costruttori di carri e dei gruppi coreografici, che hanno fatto un lavoro eccezionale per questa edizione speciale. Ogni carro allegorico non è solo un’opera d’arte, ma porta con sé un messaggio profondo: dalla sanità all’involuzione umana, fino all’intelligenza artificiale. Ogni anno ci sorprendiamo di fronte alla loro creatività e alla loro capacità di trasmettere messaggi attraverso la cartapesta. I ragazzi ci tengono tantissimo e grazie a loro Larino sta rinascendo». Il Carnevale di Larino, riconosciuto dal Ministero come Carnevale storico d’Italia, non è solo un evento di festa, ma un’occasione di crescita culturale e sociale. L’associazione Larinella, infatti, promuove attività durante tutto l’anno, coinvolgendo scuole e istituzioni in laboratori sulla cartapesta e iniziative a sfondo ambientale. Il futuro si prospetta luminoso per questa manifestazione, che continua a crescere e a stupire, consolidandosi come uno degli eventi carnevaleschi più importanti d’Italia. Il consigliere regionale delegato Fabio Cofelice: «Un evento che ha regalato alla nostra regione numeri importanti per la promozione del territorio. Dalla raccolta dei dati si evince che i visitatori per le 4 date in programma sono stati 39.000 di cui 12mila abbonati. In merito ai pernottamenti su Larino ne sono stati in totale 275 di cui 72 il primo fine settimana, purtroppo bagnato dalla pioggia, e 203 nel weekend successivo. In prevalenza turisti dalla Puglia, a seguire Lazio, Campania e Abruzzo. La spesa media giornaliera si è aggirata intorno agli 80 euro per un trattamento di mezza pensione, mentre 45 euro per una colazione con pernottamento. I camperisti, invece, sono stati 155, provenienti principalmente dal Centro-Sud. Il Carnevale di Larino – ha precisato ancora il delegato al Turismo Cofelice – attira soprattutto un pubblico giovane e adulto, come risulta dalla percentuale raccolta dal modello elaborato per l’occasione; sicuramente rappresenta un fiore all’occhiello in quanto è tra i Carnevali Storici d’Italia che meglio simboleggiano tradizioni e cultura. Un modo efficace anche per destagionalizzare i flussi turistici».

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