Tu hai promesso, io pago. Ovvero, la cambiale è scaduta…

Con la deliberazione numero 88 del 28.03.2023 la Giunta regionale, su proposta del servizio bilancio della Regione Molise, ha dettato le linee di indirizzo per la copertura dell’ulteriore disavanzo di circa 137 milioni di euro. Significa che tale cifra non trova copertura mediante l’utilizzo delle risorse proprie regionali.
Come si è arrivati a tale ulteriore disavanzo? A cosa sono da imputare le minori entrate e/o le maggiori spese verificatesi? La questione può essere semplificata come segue:
presenza di residui attivi iscritti in bilancio ovvero crediti vantati dalla Regione Molise, pari a circa 130 milioni di euro, maturati nel corso degli anni antecedenti al 2018. Tali residui sono stati eliminati negli ultimi cinque anni, da questo esecutivo, su stimolo della Corte dei Conti, poiché insussistenti;
copertura di debiti fuori bilancio per quasi 70 milioni di euro, contratti prima del 2018, ma non inseriti nei bilanci precedenti (tecnicamente si direbbe “non impegnati”).
La causa dell’ulteriore disavanzo è da ascrivere anche al fatto che le precedenti amministrazioni non hanno provveduto ad accantonare fondi rischi e spese adeguati rispetto alle passività pregresse.
Che significa? Se sapevi che avevi cause in corso o crediti non certi avresti dovuto accantonare risorse adeguate al rischio di soccombenza o di svalutazione del credito.
Insomma, una politica di bilancio antecedente al 2018 non rispettosa delle regole contabili ha spinto questa amministrazione a dover porre rimedio a conti che non restituivano il quadro fedele della situazione finanziaria, vale a dire: dover “tappare i buchi” che altri avevano causato.
Ma le amministrazioni precedenti avrebbero potuto correggere l’infedeltà dei conti? Certo che avrebbero potuto! Con le modalità che il legislatore permise alle amministrazioni locali per far emergere il cosiddetto disavanzo tecnico e spalmarlo, addirittura, in 30 anni, con riferimento al 01/01/2015, in occasione dell’entrata in vigore dei nuovi principi contabili ex D.Lgs. 118/2011.
La Regione Molise fruì di tale occasione soltanto parzialmente. Considerato, quindi, che gran parte dei crediti inesigibili e dei debiti fuori bilancio, emersi in questa legislatura, per lo più risalivano ad anni precedenti, di fatto, quanto allora non rilevato in termini di disavanzo è servito a “ipotecare” le risorse di questa amministrazione. Frutto di un calcolo errato o piuttosto di esigenze di bilancio meno “palpabili”?
Un peso enorme sulle spalle di chi, come questa Giunta, fosse stato costretto a “parificare” i conti.
Un’altra domanda nasce spontanea: i controlli in quegli anni non hanno rilevato le problematiche contabili? In realtà, i revisori dei conti osservavano i consuntivi e formulavano raccomandazioni ma, sostanzialmente, giudicavano con esito favorevole i bilanci. La Corte dei Conti non aveva un controllo così penetrante come oggi sui bilanci regionali, anche per la circostanza che l’istituto della parifica contabile dei consuntivi regionali è stato previsto per la prima volta dal D.L. 174/2012. Tutte queste circostanze hanno determinato uno slittamento della “resa dei conti” ai giorni nostri.
Qual è, allora, la soluzione per evitare che un ulteriore disavanzo, non ripianabile in tempi compatibili con le possibilità della Regione, provochi un ‘blocco’ delle finanze regionali e una ridotta erogazione di servizi essenziali per i cittadini? La soluzione la fornisce l’articolo 119 della Costituzione ove si prevede l’istituzione di un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante, destinato al finanziamento delle funzioni pubbliche e la promozione dello sviluppo mediante impiego di risorse aggiuntive. Quindi, è lo Stato (il Governo con interventi straordinari necessari e urgenti ovvero il Parlamento con provvedimenti legislativi) che deve intervenire.
Interventi che il sottoscritto ha chiesto in più occasioni al Governo e che, nella scorsa campagna elettorale, gli aspiranti parlamentari hanno preso l’impegno di promuovere.
Nel caso in cui nelle prossime settimane il Governo non dovesse porre in campo un apposito provvedimento per il Molise, non rimarrà che avanzare richieste in ogni sede possibile che impongano al Consiglio dei Ministri l’attuazione del citato dettato costituzionale.
La rivendicazione di maggiori risorse non è atto da compiersi a cura di estemporanei gruppi parapolitici in odore di campagna elettorale, ma un atto corale da attuarsi, attraverso il presidente della Regione e la delegazione parlamentare, da parte di tutti i partiti e della cosiddetta società civile.
Donato Toma

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Regionali, Greco agli alleati: con la coalizione a trazione 5 stelle la vittoria è assicurata

Sempre più determinato e convinto che se la coalizione formata da “Pd”, “5 stelle”, “sinistra” e “civici” la guiderà il Movimento, «le elezioni possiamo vincerle con il 60/70%». E per “altri” non s’intende chiunque voglia salire sul carro, è chiaro. O almeno dovrebbe esserlo a chi Andrea Greco lo conosce e conosce fin dove può estendersi il perimetro della sua filosofia.
Il capogruppo del Movimento in Consiglio regionale è ancora più convinto dopo aver appreso i risultati di una indagine affidata ad un istituto demoscopico che per conto dei 5 stelle ha sondato il gradimento e gli orientamenti dei molisani.
La strada che porta all’intesa, però, con gli alleati sembra tutt’altro che in discesa.
Greco, poche ore fa ha scritto su Facebook: «Il MoVimento 5 stelle non è e non potrà essere una succursale del Partito democratico, lo ha detto in maniera chiara il nostro capo politico Giuseppe Conte. Qualora fosse necessario, lo stesso identico principio vale a livello regionale. A maggior ragione in Molise, dove abbiamo dimostrato con il costante e incessante impegno, che siamo la totale discontinuità dal passato. Se qualcuno pensa di poter mancare di rispetto alla nostra storia e al lavoro che abbiamo svolto in opposizione in questi anni fa un gigantesco errore di valutazione». Che succede? Cosa ha scatenato la sua reazione?
«L’ennesima intervista di Micaela Fanelli».
Cosa avrà mai detto la Fanelli?
«Francamente non l’ho capito. Il Movimento si è seduto al tavolo con il Pd e con i partiti che storicamente appartengono all’area a cui il Pd fa riferimento. Abbiamo stilato una sorta di road map e ci siamo detti: voi fate le agorà, noi stimo tenendo una serie di incontri tematici sul territorio. Al Pd abbiamo anche detto: dialoghiamo con voi ma se vogliamo allargare la coalizione – e certo non la allarghiamo includendo Vincenzo Niro e Salvatore Micone perché è chiaro che preferisco l’avvocato Massimo Romano o quelle persone che nel tempo hanno dato anche prova di avere delle competenze (mi dispiace che Massimo Romano abbia deciso di lasciare la politica attiva perché c’è una miseria in giro che spaventa) – abbiamo la necessità di approfondire questioni e aspetti, limare qualche spigolo, e per farlo serve tempo. Ok? Ennesima intervista di Micaela Fanelli che sostiene che il Partito democratico nella coalizione di centrosinistra è trainante, quindi bisogna muoversi, vedersi subito e non ho ben capito cos’altro. Eh no! Sinceramente no. Se è questa la modalità operativa, andate avanti, dico al Pd. Noi per i fatti nostri, voi per i vostri. E tanti auguri. Guardi, voglio anche andare oltre quello che ci siamo detti. Ma se stai dialogando con una forza politica, non fai i comunicati stampa o le interviste. Questa cosa non la capisco. Se stai dialogando con me, se hai qualcosa da dirmi, alzi il telefono e mi chiami. Abbiamo tra l’altro stabilito: si va verso l’estate, periodo in cui l’attività fisiologicamente rallenta. A settembre serriamo le file. Ci vuole del tempo, signori miei. Se questa coalizione va costruita, va anche spiegata. Tante persone ad oggi non capirebbero. Vanno spiegate le ragioni, da dove nasce, perché nasce, dove si vuole arrivare».
Probabilmente la capogruppo del Pd ha fretta, vuole vincere le elezioni.
«Non bisogna vincere, a me non me ne frega niente – mi scusi il termine – di vincere. Io voglio cambiare la regione dove vivo, che è un concetto diverso. Perché anche Toma ha vinto ma non ha cambiato una virgola della mia regione. Se non lo capiamo, purtroppo rimarremo impantanati per altri cinque anni. Non voglio vincere e restare ingessato nelle dinamiche di una coalizione che non funziona. Se vinciamo è perché ci devono essere le basi per provare un minimo – e dico un minimo – a invertire la rotta, che già sarà difficile. Va da sé che se non ci sono i presupposti politici puoi anche vincere, ma poi non riesci a realizzare i tuoi propositi».
Greco, la vita di coalizione è complicata. Potrebbe anche accadere che gli alleati le chiedano di ridimensionare le sue ambizioni. Di fare un passo di lato o indietro.
«Sono fermo nella posizione di partenza: al momento non ho fatto nemmeno un passo avanti. Sa perché? Perché voglio capire prima quali sono le condizioni. Non voglio bruciare la passione che ho, la voglia che ho. Non voglio bruciare il duro lavoro di questi anni in Consiglio regionale. Glielo dico con tutta la cautela possibile: abbiamo commissionato un’indagine demoscopica. Dalla quale viene fuori – parlo di un dato scientifico – che uno su due degli intervistati, pochissimo meno di uno su due, riconosce in me la persona che si è spesa maggiormente in opposizione, la persona che ha fatto meglio il lavoro in opposizione. Dall’istituto che ha eseguito l’indagine mi hanno detto: poche volte abbiamo visto un dato così alto. Sono numeri soddisfacenti, hanno commentato. Un uscente che da candidato ha preso il 38% da solo – lo ribadisco sempre, altrimenti sembro Donato Toma: non è il 38% mio, lì c’era una grossa percentuale del Movimento 5 stelle –, in un altro scenario non si discuterebbe proprio. Dovrebbe essere la coalizione a dire: sei tu il candidato, sei il più riconoscibile e il più apprezzato, quindi abbiamo possibilità di riuscita. E questo è un fatto, documentato. Chiaramente io sono pronto non ad uno ma a dieci passi di lato se mi portano una persona che si è spesa più di me nella tutela della sanità pubblica, nell’affermazione dei diritti dei molisani, una persona che sia maggiormente riconoscibile, maggiormente spendibile. E sinceramente non accetterei il discorso del civico calato dall’alto».
Perché sui civici è scettico?
«Lei affiderebbe mai la sua bimba nelle mani di uno sconosciuto per farla accompagnare all’asilo? Io non affiderei mai il Molise nelle mani di una persona che non ho visto come vota, come si muove in Aula, come pensa, come si comporta e come ragiona sui vari temi in discussione. Magari si presuppone possa essere adatto semplicemente perché è un accademico o piuttosto un magistrato? Per me la storia professionale di una persona, per quanto costellata di successi, non corrisponde esattamente al profilo del bravo presidente di Regione. Ecco, mi dicono che Toma sia un ottimo commercialista, un bravissimo revisore dei conti, il più bravo dei presidenti degli Ordini dei commercialisti. Secondo me è stato un pessimo presidente di Regione. Questo l’assunto da cui parto. Ma naturalmente se dovesse esserci una persona su cui riusciamo a capitalizzare il consenso e la benevolenza dei molisani io sono felice».
Sembra tuttavia di capire che venderà cara la pelle.
«Non è presunzione. Vorrei solo provare a cambiare la regione. Ho 36 anni, tra poco ne compirò 37. Sento di avere l’energia necessaria per poter muovere le montagne. Quando governi devi avere anche un po’ di sana incoscienza, devi avere la voglia e l’energia per andarti a sedere in quei tavoli dove si decide di sanità, di trasporto pubblico locale, per esempio, e devi reclamare i diritti dei molisani. E per farlo serve tanta energia. Non me ne voglia l’assessore, ma quando guardo Cotugno provo un senso di sincera tenerezza. Vorrei tanto consigliargli di dedicarsi ai nipotini. Abbiamo bisogno di energie positive, nuove, giovani, di persone che hanno voglia di fare, altrimenti dal pantano non usciamo».
Le legge elettorale non prevede il voto disgiunto. Il suo sogno di cambiamento passa necessariamente per la vittoria delle elezioni. Servono le liste. Solo con i sogni la regione non cambia.
«Il Movimento nel 2018 correva con regole che andavano contro il Movimento stesso. Non poter stingere accordi, alleanze, è stato fortemente penalizzante per noi. Questa volta avremo la possibilità di coalizzarci che significa ovviamente poter dialogare con quelle forze politiche che sono in assonanza con noi, con i nostri temi, con i valori di sempre del Movimento. Certamente c’è un tema da mettere al centro del dibattito che è la tutela della sanità pubblica. Che non significa avversare i privati, sia chiaro. Non ho avversari tra i privati, anzi credo che alcuni di loro, in alcune zone del Molise, svolgano un ruolo importante. Però ce ne sono altri che oggi di fatto rispondono alle esigenze non del Molise ma di tutto il Centrosud, contabilmente però sono a carico nostro almeno a livello di anticipo di grosse somme di denaro. Questo crea delle situazioni di scompenso economico serio, per ammissione dello stesso presidente di Regione, che dopo tanti anni mi ha dato ragione. Toma in Aula ha affermato: Greco ha ragione quando dice che i meccanismi di pagamento sui privati accreditati non ci consentono di uscire dal piano di rientro. È quello che sostiene da anni il tavolo tecnico e finalmente pare se ne sia accorto anche Toma».
Conviene che questo non è un problema. Si tratta di gestire diversamente i flussi finanziari. E deve intervenire Roma.
«Sono d’accordo. È una questione che va affrontata e risolta a livello ministeriale. Ma nel medio tempo e in attesa che si risolva devi darti delle regole diverse. Servono regole contabili certe, tenendo presente che negli ospedali pubblici talvolta diventa difficile persino sottoporsi ad una diagnostica di base. Per una tac servono sei mesi. Sei mesi per una tac in un ospedale pubblico significa, nel caso quell’esame sia indispensabile per scoprire una patologia subdola, che sei condannato a morte. Su questi argomenti bisogna battersi in maniera feroce e rapida. Oggi abbiamo la grande possibilità dei fondi del Pnrr e non solo quelli: bisogna investire tutto in ammodernamento del parco tecnologico e creare una squadra per reclutare il personale. Serve poi un team che si occupi di comunicazione istituzionale a livello serio in tutti gli ambiti. La Regione non ha un settore specifico per la comunicazione istituzionale. Pensi ai bandi europei o alla comunicazione della stessa Asrem: sono affidate a persone che professionalmente fanno altro. Ciò si riverbera in maniera esageratamente negativa sui molisani. È necessario investire su un team che lavori senza sosta al reclutamento dei medici. Capisce che la carenza di personale è la nostra più grande emergenza sanitaria e non abbiamo chi recluta i medici? Non è possibile una cosa del genere. Bisogna investire in maniera seria, subito. E il personale deve sapere che lavorerà in strutture idonee e moderne. Oggi i medici si specializzano attraverso le più alte tecnologie, penso alla medicina robotica. Poi arrivano in Molise e non trovano un banale ecografo. Capisce cosa voglio dire? Ad Agnone hanno chiuso il laboratorio analisi e hanno attivato uno strumento per la diagnostica a distanza che tuttavia non funziona come dovrebbe. I medici non vogliono fare più i turni di notte. Dicono: arriva una persona con un infarto in corso, non abbiamo gli strumenti per la diagnosi, se accade l’irreparabile la colpa è nostra. E hanno ragione».
È evidente che la materia è troppo ampia e anche assai complessa. Necessario riparlarne appena possibile. Torniamo alla politica e alle alleanze. I paletti di Andrea Greco. Sono più o meno noti, ma magari nel tempo le cose cambiano.
«No, no! Non è cambiato e non cambierà nulla. Sì all’alleanza con il Pd e con chi ha a cuore i temi del Movimento, no forte, deciso, determinato ai trasformisti, a chi si sposta da una parte all’altra come fosse uno sport, a chi ha avuto incarichi di governo, a chi sta consentendo a Toma di distruggere il Molise».
Ascolti. Siglate gli accordi e fissate il perimetro. Il giorno della presentazione delle candidature scopre che nella lista “Molise 4.0” (nome di fantasia, ovviamente), lista satellite del Pd, è candidato “Pinco Pallo” che attualmente siede in maggioranza con Toma. Che succede?
«Posso risponderle con un “no comment”? Guardi, se sono questi i presupposti, il Pd o chi per loro può tranquillamente giocarsi la sua partita e noi faremo altrettanto. Secondo il sondaggio (non propriamente un sondaggio, ndr) di cui le parlavo, il Movimento 5 stelle in Molise si colloca in una forbice che va dal 25 al 30%. Questo deve essere il punto di partenza. Non vorrei essere frainteso, non sto dicendo che il Movimento deve avere una posizione predominante rispetto agli altri: pari dignità al Pd e a tutte le ulteriori componenti. Ma nessuna fuga in avanti. Ho una convinzione: se la coalizione la guiderà il Movimento 5 stelle, per quello che abbiamo fatto, per la nostra storia, per quello che ci riconoscono i molisani, quel 30% diventa 60/70, sicuro. Se non saremo noi a guidare la coalizione, non lo so. Ovvio che la nostra percentuale può solo crescere ma a patto che l’alleanza rispetti i canoni del buon governo e non del vincere a tutti i costi. Altrimenti, non vorrei sembrare ripetitivo, amici come prima».
Un’ultima domanda. La chiama il segretario del Pd Facciolla e le dice: fermo restando tutto quanto stabilito, lasciami passare il candidato “X” e per “X” si intende uno di quelli che lei e il Movimento ritenete non abbia fatto bene al Molise. Ma è uno solo. Che fa?
«Direttore, la mia voglia di fare si trasforma in energia negativa quando sento certi ragionamenti, davvero. Credo che queste ipotesi non appassionino nessuno e nemmeno il segretario del Pd, che sa bene come io e il Movimento la pensiamo. Andiamo avanti e proviamo a cambiare questa regione».
Luca Colella

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Regionali, «ok all’alleanza tra Pd e 5 stelle ma non decidono Greco e Facciolla»

Le regionali del 2023 le seguirà dallo scranno più alto di Palazzo San Giorgio. Da spettatore, ma non passivo. Non metterà veti, «non sono nessuno per farlo». Da sindaco pentastellato della città capoluogo vorrà tuttavia dire la sua. Anzi, qualcosa già lo ha detto, proprio da queste colonne, diversi mesi fa, quando affermò che «in Regione non si poteva immaginare di fare un percorso con coloro che sono stati parte attiva di governi regionali». E questa volta va anche oltre. Sì, perché – ragiona Gravina – non possiamo far finta di nulla: Toma ha vinto dopo cinque anni di governo del centrosinistra. Non fa nomi il sindaco. Ma è chiaro il riferimento a Frattura e alla ‘sua’ squadra. Di cui faceva parte l’attuale segretario del Pd Vittorino Facciolla, mentre Micaela Fanelli coordinava il partito.
Il sindaco di Campobasso si dice comunque certo che 5 stelle e Pd correranno insieme, anche in Molise per le regionali. È necessario però che ognuno faccia un passo di lato: troppi personalismi. Nessun cenno al candidato presidente, ma è convinto che non lo decideranno Greco, Facciolla e Fanelli. Ovvero, non lo decideranno da soli.
Nella lunga intervista Gravina parla anche dello stato dell’arte della ‘sua’ città, del Cis e dell’imminente Corpus Domini.
Le condizioni di alcune zone della città lasciano a desiderare. Contrada Macchie, per esempio. Critici i residenti di Mascione per il cantiere della scuola fermo da mesi. Il rifacimento del marciapiede di Corso Bucci: lavori a rilento e disagi infiniti per i commercianti.
«C’è una rotonda a contrada Macchie, precisamente sulla strada che scende verso lo stadio, in condizioni pietose. È in quelle condizioni credo da una quindicina di anni. Per quanto riguarda la nostra amministrazione, siamo intervenuti su strade e marciapiedi sin dal primo anno e, costantemente, stiamo cercando di intervenire ogni anno, nei limiti della capienza del bilancio».
Quindi è un problema di risorse?
«Problema di risorse da un lato, gestione degli appalti da un altro. Gli appalti non riguardano la politica ma le imprese. Corso Bucci, per esempio. I lavori sono stati aggiudicati con una procedura aperta, ovvero, quella più democratica possibile. Quando è così, purtroppo, puoi incappare in situazioni rispetto alle quali un’impresa vince grazie al ribasso offerto e magari non è strutturata per quel tipo di intervento. Le conseguenze poi le pagano le amministrazioni a livello di danno di immagine e i cittadini e i commercianti che vanno incontro a difficoltà economiche o pratiche, secondo i casi».
Se un’impresa è inadempiente va perseguita in termini di legge.
«Certo. Ma avviando un contenzioso che può causare danni incalcolabili. Prendiamo ad esempio la scuola di Mascione. Il progetto lo abbiamo ereditato. Un progetto che conteneva, ahinoi, errori – e non voglio puntare il dito contro nessuno – che hanno inficiato il buon andamento dei lavori. Poi ci è piombata addosso la pandemia. E, ancora, difficoltà legate ai prezzi e ai materiali. Ad un certo punto ci siamo consultati con la struttura tecnica e abbiamo riscontrato una serie di problemi non certo dipendenti dalla pubblica amministrazione, ma altri erano a causa nostra – non nostra, mi sia consentito, ma di chi ci ha preceduto –. Per evitare il contenzioso che probabilmente si sarebbe protratto per decenni, abbiamo preferito conservare il conservabile. Quindi l’impresa ci ha portato il progetto modificato, questa volta sui materiali e non sulle sagome come già avvenuto in precedenza. In sostanza, originariamente non era stato previsto il trattamento ignifugo e antifuoco della struttura in acciaio, che ha ovviamente comportato un aumento considerevole dei prezzi. Quindi, se in parte ha torto la pubblica amministrazione e in parte ha torto l’impresa, conviene trovare un punto di incontro».
Ma adesso ci siamo?
«Ci dovremmo essere. Guardi, la nostra amministrazione non ha problemi politici. La politica decide in fretta. Poi, però, c’è la parte amministrativa e burocratica che ha i suoi tempi. Probabilmente a Campobasso siamo anche fortunati perché il dirigente, l’architetto Giarrusso, lavora molto e lavora bene. Al tempo stesso ci scontriamo con le lungaggini della burocrazia. Spero sia chiaro il concetto: quello che la parte politica poteva fare, lo ha fatto di volta in volta, celermente e senza esitare. Poi ci sono vicende tecniche nelle quali la politica non entra e non deve entrare. La struttura soffre di meno rispetto a quando ci siamo insediati, ma la carenza di personale è ancora notevole. Il 1° giugno entreranno in servizio un ingegnere e un architetto e, a breve, due geometri. Sulla scuola di Mascione vorrei aggiungere che ci siamo messi a completa disposizione di tutti coloro che erano e sono interessati all’intervento, assecondando nei limiti del possibile ogni richiesta. Dispiace poi leggere proprio su Primo Piano delle dichiarazioni un po’ scomposte da parte di chi, evidentemente, non lo so… ha una sorta di ossessione. Come se noi ci avvantaggiassimo di una situazione che non piace a nessuno. Non piace alla politica, non piace all’amministrazione, non piace ai cittadini».
Facendo un passo indietro, sembra di capire che per contrada Macchie e per le altre zone della città messe male ci siano poche speranze.
«Non è così. Mi dia il tempo. In questo mese partiranno i lavori, abbiamo già concluso le procedure di gara. Riguarderanno contrada Macchie ma anche altre zone della città. Abbiamo stanziato 450mila euro. Saranno realizzati asfalto, marciapiedi e rotonde. Stiamo inoltre approntando una variazione di bilancio per altri 200mila euro. A conti fatti entro fine anno dovremmo aver speso circa un milione di euro per le strade. Come le dicevo, lo stiamo facendo quotidianamente e non alla vigilia della campagna elettorale. Lo sforzo è rilevante, dobbiamo rimediare a troppi anni di assenza di manutenzione».
C’è chi sostiene che passata la luna di miele, Gravina si è chiuso nelle stanze del palazzo, evita il confronto con i cittadini. È freddo, distaccato.
«Se c’è chi afferma ciò avrà i suoi buoni motivi. Mi piacerebbe andare in giro, passeggiare. Un po’ come faceva la vecchia politica. Per fortuna il mondo è vario: c’è chi apprezza che se non ti vede sa che stai lavorando, chi si accontenta di un altro aspetto, che è quello della passeggiata. La ricetta ideale non la conosco. Chiaro che cerco di essere sempre presente, rispondo personalmente ad una miriade di messaggi che ricevo ininterrottamente. Poi se qualcuno – torniamo un attimo su Mascione – crede che la funzione del sindaco sia quella di aggiornare in ogni istante anche quando non c’è nulla da aggiornare, francamente non so cosa dire. Ci sono gli uffici preposti dove chiedere informazioni, il ruolo dell’amministrazione è un altro. Come su Corso Bucci: la parte politica trova i soldi per l’intervento, poi subentra il settore tecnico. Affermare che è colpa del sindaco o dell’assessore se i lavori vanno a rilento è un retaggio antico».
Abbia pazienza, ma il commerciante che ha l’ingresso del negozio ostruito dal bancale di mattoni per sei mesi, a chi lo deve dire? Magari nemmeno sa chi è il dirigente del Municipio.
«È chiaro che lo dice ai politici ed è altrettanto chiaro che i commercianti hanno assolutamente ragione. Mai messo in dubbio. È triste tuttavia sentir dire che il cambiamento si misura su queste cose. Ci assumiamo le responsabilità e anche l’onere di capire cosa è accaduto a Corso Bucci e in ogni luogo della città, ma più di verificare il contratto, chiedere a dirigenti e funzionari il massimo impegno, non possiamo fare. Non riesco nemmeno ad immaginare come potremmo fare. So per certo invece che non mi sono chiuso nel palazzo e so che lavoro, tanto e nell’esclusivo interesse di tutta la città. Certo è che due anni di Covid, oltre a sconvolgere la vita di tutti, hanno anche impedito tanto il contatto tra le persone».
Scusi sindaco, e da cosa si misura il cambiamento?
«Rapidità di decisione, ad esempio. Leggo di maggioranze che si scontrano su tutto e il contrario di tutto. Ditemi in quale circostanza la mia maggioranza ha sofferto nel prendere una decisione. Mai!».
Ovvio, la sua è una maggioranza monocolore.
«E non le sembra un cambiamento? È un cambiamento importante che speriamo si traduca in fatti per i cittadini. Vuole un altro esempio? Nessuna nomina è stata decisa in funzione dell’appartenenza politica ma in funzione del valore delle persone. Non abbiamo, come si suol dire, silurato nessuno. Vogliamo parlare di raccolta differenziata? Le amministrazioni precedenti hanno incassato milioni di euro, noi non abbiamo avuto favori dall’amministrazione regionale. Il servizio lo stiamo autofinanziando ed entro la fine dell’anno si differenzierà in tutta la città. Spero che il cambiamento si possa apprezzare al termine del mandato. Sia in termini di opportunità nuove per il capoluogo, sia in termini di gestione dell’ordinaria amministrazione. C’è tanto da lavorare, non mi sto assolutamente lodando, sto solo cercando di evidenziare quelli che secondo me sono aspetti che riguardano un cambiamento. Che poi ci sia tanto da fare ancora ne sono assolutamente consapevole».
Il Cis?
«Stiamo spostando il progetto su una nuova viabilità, un nuovo accesso a Porta Napoli. Visto tuttavia che per noi l’idea del centro storico resta valida, con un intervento meno costoso e soprattutto meno impattante rispetto al progetto precedente, stiamo cercando di realizzare un sistema di trasporto che consentirà di raggiungere per scopi turistici la parte più alta della città».
Entro quando?
«Con un po’ di ottimismo spero si possano affidare i lavori prima della scadenza del mandato».
Va meglio da quando a capo del Cis c’è Michele Scasserra?
«Ci siamo sentiti più di una volta, totale disponibilità da parte sua. Ottimo dialogo, lavoriamo per la stessa causa».
Tra meno di un mese Campobasso sarà in festa per il Corpus Domini. Dopo due anni di stop forzato…
«Dal punto di vista logistico-tecnico siamo a buon punto. Chiaramente quando avremo la certezza dell’area dove svolgere il concerto potremo sciogliere la riserva sugli artisti».
Circolano tanti nomi.
«Credo che ne circoleranno anche altri. Accade sempre così. Le posso dire che stiamo cercando di non scritturare artisti che già si sono esibiti in città. È tuttavia un periodo un po’ strano: per via del Covid, diversi tra coloro che dal nostro punto di vista sarebbero all’altezza delle aspettative di Campobasso e dell’importanza del nostro Corpus Domini, a metà giugno ancora non iniziano il tour. Ed è questo l’ostacolo più serio da superare. Ecco, le posso dire che tuttavia stiamo già lavorando anche per l’anno prossimo, pensando ad un grande evento a pagamento a cui collegare un altro grande evento gratuito».
Si ragiona alla grande.
«Organizzaremo un Corpus Domini che certamente rispecchierà la tradizione sia per numeri sia per le aree della città interessate, con questa accortezza in più che è quella di delocalizzare l’area eventi – troppo piccola piazza della Repubblica –. E stiamo cercando anche di dare un tocco di qualità ai concerti, qualità che possa attirare gente da fuori».
Quindi saranno due i concerti?
«Due serate di festa, dovrebbero essere due anche i concerti».
Sindaco, tra meno di un anno si vota per il rinnovo del Consiglio regionale. Crede che 5 stelle e Pd riusciranno a trovare l’intesa?
«Se ne discute da tempo e se ne sta discutendo attualmente. Il segretario Enrico Letta e il nostro presidente Giuseppe Conte mi pare non abbiano mai nascosto l’intenzione di strutturare anche a livello locale alleanze politiche. Salvo decisioni o strategie diverse, credo che sia una realtà. Anche per le elezioni regionali del Molise».
Letta e Conte sono d’accordo. Facciolla, Fanelli e Greco troveranno una intesa? Le sembra facile?
«In parte non dipenderà solo dalla loro volontà».
E da chi dipende? Lo sa che una delegazione di consiglieri regionali guidata da Andrea Greco ha già incontrato il segretario del Pd Vittorino Facciolla? Crede abbiano parlato dello scudetto o di vacanze estive?
«Lo so che si sono visti, è normale e fisiologico. Ci mancherebbe altro. Sono colleghi di opposizione: è assolutamente normale che ci siano incontri, che ci siano stati e che ci saranno ancora. Voglio solo dire che una parte delle decisioni non è che viene presa in totale autonomia. È qualcosa che va condiviso anche a livello nazionale. Il tema delle regionali interessa inevitabilmente anche la politica nazionale».
Quindi decide Roma?
«Co-decide, mettiamola così. Per ora, tuttavia, non vedo anomalie nel percorso».
Dunque è fiducioso che l’alleanza Pd-5 stelle sia cosa fatta?
«Non sono fiducioso ma consapevole. In tempi non sospetti, proprio in occasione di una intervista rilasciata a Primo Piano Molise, ho detto una cosa rispetto alla quale ho notato un cambio di atteggiamento da parte di una serie di persone. Ho affermato che per quanto mi riguarda in Regione non si può immaginare di fare un percorso con coloro che sono stati parte attiva di governi regionali. Quel concetto è stato più o meno ripreso, seppur con delle sfumature, anche da altre persone. Sia del Pd, sia del Movimento 5 stelle. Credo, molto umilmente, di aver dato in anticipo una lettura di quello che potrebbe essere il prossimo futuro. Quindi, ricapitolando, per me l’alleanza è possibile ma chiaramente va strutturata perbene, tenendo bene a mente l’esperienza presente, ma anche quella meno recente. Perché poi non è che possiamo dimenticare che Toma ha vinto a danno del centrosinistra. Ogni tanto dobbiamo pure fare memoria del passato».
Se per “passato” si riferisce all’esperienza Frattura, con quali presupposti crede di poter trovare un accordo con Fanelli e Facciolla?
«Eh… Innanzitutto si vede chi sono i candidati e i soggetti in campo, coloro che quindi spendono la propria persona, la propria immagine…».
Mi perdoni se la interrompo, sta mettendo il veto sui candidati?
«Assolutamente no, sto solo esprimendo un parere. Secondo me bisogna mettere da parte i personalismi. Se devi ragionare su una alleanza politica, consapevole di un fatto, ovvero, che il centrodestra – inutile girarci troppo intorno – per quanto io sia disincantato, di fatto è forte, devi farlo ragionando su persone nuove, programmi e credibilità. La credibilità spesso è collegata alle persone nuove e ai programmi. Altrimenti sei debole. Quindi è chiaro che la consapevolezza deve guidare le scelte al di là dei personaggi».
Pare che la Conferenza delle Regioni stia ragionando su un provvedimento che riporti il numero dei consiglieri regionali all’epoca pre Monti. Una norma che varrebbe per tutte le Regioni, ovviamente, e non solo per il Molise. Dunque, gli scranni a Palazzo D’Aimmo potrebbero nuovamente salire a 30. Trenta consiglieri per meno di 290mila abitanti.
«Vorrà dire alimentare ulteriormente il vento dell’antipolitica. Il discorso è molto complesso. Limitandomi al Molise, non mi pare che la Regione in questo quinquennio si sia distinta per produzione e qualità legislativa. Trenta consiglieri regionali vuol dire aumentare la capienza del serbatoio per distribuire incarichi. Teniamo ben presente che per alcuni l’elezione in Consiglio regionale è la svolta della vita».
Luca Colella

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