San Giovanni da Tufara, patrono della Valfortore

Finalmente, il giorno atteso da decenni da parte di generazioni di devoti è arrivato, riempiendo di gioia indicibile le comunità cristiane e civili della nostra valle fortorina. Oggi 26 agosto, infatti, Sua Eminenza il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei santi, nella cittadina sannita in provincia di Benevento, proclamerà ufficialmente il santo eremita di Tufara patrono dell’intero territorio della Valfortore. Si tratta, evidentemente, di una tappa memorabile nella storia religiosa e sociale delle popolazioni fortorine, che giunge a coronare un lungo percorso di fatiche e di ricerche lungo il quale, nel corso di anni, si sono cimentate schiere innumerevoli di studiosi e di associazioni locali che, con il loro infaticabile contributo, hanno messo in evidenza gli innumerevoli meriti del santo originario del comune molisano di Tufara il quale, a partire soprattutto dalla fondazione del monastero intitolato a Santa Maria del Gualdo, ha dato modo alla valle attraversata dal Fortore di rivelarsi, per lo meno fino agli anni caratterizzati dalla sua operosa presenza, luogo di sviluppo sociale, culturale ed agricolo.
L’eremita Giovanni da Tufara rappresenta, com’è ormai noto, una figura illustre nella storia dell’ascetismo eremitico a cavallo dei secoli XI e XII. Nativo nel 1084 del piccolo centro molisano, in età giovanile si recò a Parigi per approfondire gli studi teologici e filosofici, ma fece ben presto ritorno in Italia per dedicarsi interamente alla vita spirituale. Dopo aver sperimentato una breve parentesi di vita monastica, abbracciò la condizione solitaria di eremita, scegliendo di seguire il rigido modello di vita dei primi anacoreti. Condusse per ben quarantasei anni una esistenza contemplativa dedita unicamente alla preghiera ed alla meditazione biblica, vivendo nelle grotte dislocate sulle montagne del territorio occupato dal vasto bosco di Mazzocca ora appartenente ai territori dei comuni di Baselice e Foiano di Val Fortore. Con il trascorrere del tempo, iniziarono a farsi sempre più numerosi coloro che, spinti dal suo esempio, manifestavano il desiderio di condividere con lui una vita dedita alla contemplazione ed alla preghiera. Pertanto, pur tenendo fede ad un ideale di vita ascetico-eremitica, Giovanni decise di dare origine ad una forma di vita comunitaria fondando il monastero di Santa Maria del Gualdo che sorse proprio nel medesimo luogo del bosco di Mazzocca dove egli aveva vissuto da eremita.
Fondato intorno alla metà del XII secolo, il monastero gualdense si sviluppò notevolmente e andò acquistando sempre maggior prestigio grazie all’opera del suo fondatore che venne, in seguito, portata avanti dai suoi successori dopo la sua morte avvenuta il 14 novembre 1170. Tra i secoli XII-XIV, il monastero visse il periodo di massimo splendore e divenne uno dei maggiori centri di vita religiosa e di cultura dell’Italia meridionale. Tra le più importanti fasi di sviluppo del monastero di Santa Maria del Gualdo vale la pena segnalare, in particolare, il periodo del terzo priore, Giovanni detto il “Venerabile” (1197-1203), durante il quale la nostra struttura monastica conobbe la più alta fioritura culturale. Proprio al periodo del priorato di Giovanni (secoli XII-XIII) risalgono le uniche due fonti autentiche che ci testimoniano la biografia di San Giovanni eremita e del monastero del Gualdo: una Vita del santo eremita scritta da un monaco di nome Giacomo su richiesta del terzo priore del monastero e il Codice Vaticano Latino 5949, un manoscritto che riporta il Necrologio del monastero del Gualdo e altre preziose testimonianze relative al culto dell’eremita Giovanni. Al riguardo, fra i precursori della ricerca sull’opera del santo tufarolo, è da annoverare senza dubbio il padre agostiniano Antonio Casamassa (Foiano di V.F. 1886 – Roma 1955), docente di patrologia in diversi atenei pontifici di Roma, il quale ha il grande merito di aver dato l’avvio alla ricerca e allo studio delle fonti che rappresentano delle testimonianze autentiche della storia dell’Eremita. In modo particolare, le sue ricerche si sono concentrate sul citato Codice Vaticano 5949, risalente ai secoli XII-XIII e custodito attualmente nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Esso è ritenuto di straordinario pregio non solo per il contenuto (vi sono compresi, ad esempio, il Necrologio del monastero e la Regola di San Benedetto), ma anche per la perfezione della scrittura (la “beneventana” dei secoli XII-XIII) e la bellezza delle decorazioni eseguite, rispettivamente, dall’amanuense Eustasius e dal miniatore Sipontinus che erano, nel loro genere, piuttosto famosi in quell’epoca. Tra gli studi più recenti intorno al nostro santo non possono poi passare sotto silenzio le ricerche del prof. Fiorangelo Morrone (Baselice 1923 – Napoli 2007), in particolare la sua editio critica della Vita di San Giovanni, pubblicata nel 1992, intitolata la Legenda del beato Giovanni Eremita da Tufara. Questa saggio critico è il risultato degli studi approfonditi che il professor Morrone ha condotto sui diversi codici che riportano la biografia del santo eremita, mediante i quali è stato possibile ricostruire in modo dettagliato l’intera tradizione manoscritta della Vita. Degni di ulteriore considerazione sono poi, in epoca moderna, gli studi giovannei curati dal francese Jean-Marie Martin (1938-2021), uno dei più grandi specialisti di storia dell’Italia meridionale nel Medioevo, oltre che dai “nostri” Donato D’Amico, Leonardo Lepore e Sonia Vadurro.
Intorno alla figura dell’Eremita di Tufara, com’è noto, è stata poi da sempre aperta una querelle circa l’attribuzione del titolo di santo o beato. Il centro della questione è stato il valore da assegnare alla cosiddetta elevatio et translatio corporis del 1221. Il 28 agosto 1221 infatti, i vescovi di Volturara, Dragonara e Montecorvino, per delega dell’arcivescovo Ruggiero di Benevento, officiarono tale cerimonia nel monastero di Santa Maria del Gualdo: il corpo dell’eremita, che fino a quel momento era stato custodito dai monaci in un luogo segreto, venne collocato in un nuovo altare da consacrare insieme alle reliquie di altri santi. A questa operazione all’epoca si dava già il valore di “canonizzazione vescovile” e, di conseguenza, il carisma di santità dell’uomo di Dio veniva quasi dato per scontato a livello popolare. Finalmente, dopo un lungo periodo caratterizzato da studi, ricerche e tesi contrastanti, il pronunciamento ufficiale della Congregazione delle Cause dei Santi ha risolto definitivamente ogni dubbio. Il 30 ottobre 2013 infatti la Sacra Congregazione comunicava ufficialmente che l’eremita Giovanni dovesse essere invocato e venerato con il titolo di “santo”, riconoscendo a tutti gli effetti la canonizzazione avvenuta, secondo la procedura all’epoca vigente, mediante il suddetto rito della elevatio et translatio corporis officiato il 28 agosto 1221.
Questa comunicazione ufficiale, recante la firma del cardinale prefetto Angelo Amato, già un decennio fa risolveva definitivamente la questione in merito all’attribuzione del titolo di santo o beato a Giovanni da Tufara e, in qualche modo, anticipava il festoso evento che culminerà oggi 26 agosto con l’attesa proclamazione del santo eremita a patrono dell’intera valle del Fortore.
Giuseppe Carozza

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L’arte contemporanea trova ‘casa’ nel castello di Civitacampomarano

Un museo a cielo aperto tra le stradine del borgo, dove gli artisti di tutto il mondo hanno lasciato il segno grazie al Cvità Street Fest, e presto anche un museo di arte contemporanea nel Castello angioino dove, mercoledì, è stata inaugurata la prima sezione con le opere di Gino Marotta, William Congdon e Titina Maselli. Queste costituiscono il primo nucleo della collezione del progetto ideato e realizzato dalla Direzione Regionale Musei Molise in collaborazione con Aratro, il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Unimol.
William Congdon è uno dei protagonisti della generazione statunitense legata all’Action Painting, un pittore che ha saputo unire le esperienze eroiche della grande astrazione americana alle nuove ricerche informali sulla pittura e sul dramma esistenziale che ha segnato l’arte europea del secondo dopoguerra.
Gino Marotta è stato tra i primissimi artisti a sperimentare materiali naturali e sintetici e a intuire la direzione tecnologica della scultura contemporanea, passando dai metalli dei suoi lavori degli anni Cinquanta alle installazioni fatte di balle di fieno nella mostra Arte povera più azioni povere tenuta nel 1968 ad Amalfi, fino ai suoi celebri metacrilati e alla sperimentazione del laser nel corpo plastico del suo lavoro.
Titina Maselli ha creato una nuova iconografia della pittura contemporanea, dove le anticipazioni della Pop art e le riflessioni sul Futurismo si mescolano alle ricerche sullo sport e sulla dimensione notturna ed elettrica delle città contemporanea.

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Il Baloma bikers festival riaccende i motori, Cercemaggiore capitale del rock per tre giorni

Torna in grande stile dopo quattro anni di sosta il Baloma Bikers Festival Memorial Pippo D’Amico.
La 19esima edizione è in programma dal 4 al 6 agosto, presso il suggestivo Parco Santa Maria a Monte a Cercemaggiore: tre giorni indimenticabili all’insegna della musica rock, delle moto e dell’avventura.
«Anche quest’anno – si legge in una nota degli organizzatori – il festival presenta una lineup d’eccezione che soddisferà tutti i gusti dei veri appassionati di rock. Sulle note dei brani indimenticabili e delle melodie coinvolgenti, gli artisti regaleranno performance straordinarie che vi lasceranno senza fiato».
Questo il programma del 19° Baloma Bikers Festival. Venerdì 4 agosto: saliranno sul palco principale per un concerto imperdibile i leggendari Animals and Friends, che proporranno i grandi successi che hanno scritto pagine importanti nella storia del rock;
sabato 5 agosto: gli Atomic Rooster, un’autentica icona dell’hard rock, faranno vibrare il pubblico con la loro potente e travolgente energia. A seguire i Nazareth, indiscussi maestri dell’hard rock che faranno vivere un’esperienza straordinaria, portando sul palco la loro carica e la loro inconfondibile voce.
«Inoltre – ancora gli organizzatori –, siamo lieti di annunciare che anche quest’anno la lotteria del festival mette in palio una favolosa Harley Davidson Nigthster S. Avrete l’opportunità di vincere la leggendaria moto, che incarna lo spirito libero e l’avventura dei veri bikers. I concerti imperdibili della 19esima edizione saranno una nuova pagina nella storia musicale del Baloma Bikers Festival – Memorial Pippo D’Amico. La tradizione è iniziata nel 2001 con i leggendari Creedence Clearwater Revived e ha visto la partecipazione di molte altre band straordinarie. Nel 2003 si sono esibiti i potenti Whitesnake, seguiti dagli Iron Butterfly, Uriah Heep, Earth Wind & Fire e Living Colour. Ogni edizione del festival ha offerto concerti indimenticabili di band che hanno scritto la storia della musica internazionale».
Per ulteriori informazioni sul programma completo, gli orari dei concerti, le modalità di partecipazione e tutte le ultime notizie sul 19esimo Baloma Bikers Festival, è possibile visitare il sito web ufficiale all’indirizzo www.balomabikers.com. All’interno delle pagine web dedicate al Bikers Festival i dettagli aggiornati sugli artisti, i concerti, le attività collaterali e tutte le informazioni pratiche per vivere al meglio l’evento.
«Preparatevi a immergervi nell’atmosfera unica di questo festival – concludono gli organizzatori –, circondati da appassionati di rock e bikers provenienti da ogni parte del Paese. Il Baloma Bikers Festival vi aspetta per offrirvi un’esperienza indimenticabile!».
Facebook: https://m.facebook.com/balomabikersfestival; Instagram: https://www.instagram.com/baloma_bikers/.

LE BAND OSPITI

THE ANIMALS AND FRIENDS
Venerdì 4 agosto, ore 22
Con la partecipazione del membro originale degli Animals, John Steel, insieme a Danny Handley, Roberto Ruiz e Barney (Boogie) Williams. Dopo i loro tour acclamati dalla critica e di grande successo nel 2008, 2011 e 2012, questa leggendaria combinazione di musicisti si esibirà ancora una volta sullo stesso palco. Con oltre 20 hit internazionali in classifica, gli Animals rimangono una band di rhythm and blues seminale che gode ancora di grande rispetto. Aspettatevi un fantastico concerto di classici puri, tra cui House Of The Rising Sun, We Gotta Get Out Of This Place, Baby Let Me Take You Home e molti altri. Dopo oltre 50 anni, la leggenda continua a crescere.

ATOMIC ROOSTER
Sabato 5 agosto ore 22
Nel 2016, una nuova formazione degli Atomic Rooster si è riformata con il permesso della vedova di Crane. Il primo concerto è stato un evento informale a Clitheroe, Lancashire, il 14 luglio 2016. La formazione comprendeva Pete French e Steve Bolton, oltre al tastierista Christian Madden, al bassista Shug Millidge e al batterista Bo Walsh. Nel 2017, Madden è stato sostituito da Adrian Gautrey. ​ Nel 2019, Walsh è stato sostituito da Paul Everett.

NAZARETH
Sabato 5 agosto ore 24
Nazareth, una delle band rock più influenti della storia, continua a lasciare il segno nella scena musicale mondiale. Fondata nel dicembre 1968 a Dunfermline, Scozia, Nazareth ha conquistato i cuori di milioni di fan in tutto il mondo con il loro sound unico e la loro straordinaria carriera.
La band, composta da Dan McCafferty alla voce, Manny Charlton alla chitarra, Pete Agnew al basso e Darrell Sweet alla batteria, ha iniziato la sua avventura musicale ispirata dalle grandi icone come i Beatles e i Rolling Stones.
Con una serie di album di successo come “Razamanaz” e “Loud ‘N’ Proud”, Nazareth ha guadagnato un posto di rilievo nella storia del rock. La loro musica, che unisce elementi di rock, blues e soul, ha lasciato un’impronta indelebile sulla scena musicale, ispirando generazioni di artisti successivi.
Nazareth ha regalato al mondo dei veri classici, tra cui “Broken Down Angel”, “This Flight Tonight” e l’incredibilmente popolare “Love Hurts”, che ha scalato le classifiche di tutto il mondo. Con oltre 50 anni di carriera, Nazareth ha dimostrato una longevità straordinaria e la loro musica continua a essere amata da fan di tutte le età.
Nonostante le sfide incontrate lungo il percorso, Nazareth ha saputo reinventarsi e rimanere rilevante nel panorama musicale in continua evoluzione. La band ha recentemente annunciato l’ltimo album, “Tattooed on My Brain”, che è stato accolto con entusiasmo da critici e fan.
Con l’aggiunta del talentuoso cantante Carl Sentance alla formazione, Nazareth continua a offrire spettacoli live straordinari in tutto il mondo, dimostrando una passione e un’energia ineguagliabili sul palco.
Il lascito di Nazareth è indiscutibile. La loro musica rimane un punto di riferimento per il rock e la band continua a influenzare artisti e appassionati di musica in tutto il mondo.

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